C.II “ACQUISTI” IN COMITIVA

 

 

 

Avevo buoni motivi alla base di quella mia riservatezza e penso che, mi fossi trovato di fronte una persona diversa da mio fratello, difficilmente mi sarei lasciato convincere a raccontare quella storia.

"Non c'e mai stato verso di farti venire al bowling della Vanchiglia".

"Che c'entra, ora, il bowling?" esclamò l'altro contrariato; era convinto che stessi cercando di cambiare argomento.

"Se te ne parlo è per il fatto che, proprio in quel luogo, avevo fatto la conoscenza dei protagonisti di questa vicenda".

Si rasserenò di colpo. Lo vidi che posava i gomiti sulle ginocchia mentre sosteneva il mento tra i pugni chiusi.

"Erano in tre: Rodolfo, Pino e Luca, il più intraprendente di tutti.

Formavano un gruppo scanzonato e simpaticissimo col quale sembrava impossibile non legare.

Potevano avere, press'a poco, la mia età, anche se ostentavano una spensieratezza che avrebbero dovuto perdere da un pezzo.

 

Verso la fine del luglio scorso c'eravamo ritrovati nella solita palestra di via Buniva, ma erano bastati pochi lanci per farci capire che non era quella la serata adatta. La giornata, caldissima, doveva averci stancato più del solito, così decidemmo di mollare tutto. Luca ne approfittò proponendoci di accompagnarlo per certi suoi acquisti che aveva fretta di realizzare.

Mancavano pochi giorni alle vacanze.

Molti, e Luca era tra questi, attendono il 27 per lo shopping pre-feriale; per quel dannato periodo dell'anno, vale a dire, in cui l'armamentario vacanziero, per quanto guardinghi si voglia essere, finisce per ingoiarsi, con i risparmi, anche una parte dello stipendio.

Era, soprattutto, alla disperata ricerca di alcuni sofisticati aggeggi da sub che contava di trascinarsi appresso fino a Rimini, dove pensava di trascorrere il resto dell'estate".

"E che difficoltà c'è a reperire oggetti di quel genere?"

"Nessuna, suppongo, se si è disposti a spendere in proporzione. Il fatto è che Luca intendeva economizzare. Così, all'approssimarsi della partenza, trascorreva gran parte del tempo tra la consultazione degli annunci economici e le visite sempre più sconsolate ai negozi di articoli sportivi.

Rodolfo, che per esigenze del tutto analoghe doveva aver battuto palmo a palmo borgo Vanchiglia, quella sera gli era venuto in soccorso. S'era ricordato di una segnalazione che gli indicava in via Guastalla, a qualche isolato da corso San Maurizio, la presenza di un certo negozio dell'usato. Gli era stato descritto come un vero e proprio emporio di articoli d'occasione dove, oltre alle operazioni di compravendita, era anche possibile praticare il baratto.

 

Per un buon quarto d'ora camminammo sù e giù senza riuscire a localizzare quel decantato punto di vendita.

L'approssimazione della notizia risultò evidente quando scoprimmo che il locale in questione aveva, in via Guastalla, solo una modesta edicola di richiamo; per accedere all'ingresso era necessario attraversare un cortile in via Balbo.

Quando si dice che l'apparenza inganna!

Le condizioni esterne dello stabile erano talmente pietose che, per un momento, fui tentato di inventare qualche pretesto ed abbandonare la compagnia per non dover sprecare quel che restava della serata. Invece..."

"Invece?"

(Scoprivo che Franco s'era lasciato prendere dalla curiosità al punto da non lasciarmi tirare il fiato)

"Al di là del cortile c'era un moderno magazzino dall'aspetto quantomai invitante.

Ci ritrovammo in un enorme salone dall'antica volta a botte perfettamente restaurata le cui protuberanze ad arco posavano elegantemente su sei grossi pilastri.

La potente illuminazione al neon era disposta in modo da assicurare una gradevole luce diffusa che  consentiva di apprezzare al meglio la mercanzia sapientemente disposta lungo le pareti e persino a ridosso dei sostegni centrali.

A testimonianza della perfetta organizzazione va aggiunto, ancora, che una miriade multicolore di cartellini contrassegnava prezzatura e caratteristiche di ciascun articolo.

Ritto dietro il registratore di cassa, un tipo sulla cinquantina pareva recasse stampato il volto l'orgoglio di dirigere un esercizio che non aveva proprio nulla da invidiare ai più blasonati magazzini del centro.

Al nostro arrivo stava parlottando con due clienti. Sono certo che se non fosse stato così impegnato ci sarebbe venuto incontro; si limitò, invece, ad un sorriso che sembrava la quintessenza della cortesia mentre, con un eloquente gesto della mano, ci invitava a curiosare liberamente.

Fu così che cominciammo a sciamare, chi di qua chi di là, guidato ciascuno dal proprio estro del momento.

In capo ad una decina di minuti eravamo in fondo alla sala.

Penso che, per una tacita intesa, ci si fosse riservati di acquistare qualcosa solo dopo aver passato completamente in rassegna tutto quel ben di dio.

Si apriva, in quel punto, un breve corridoio con le pareti coperte da vetrine il cui contenuto (articoli di bigiotteria) non poteva che lasciarci del tutto indifferenti.

Stavamo per tornare sui nostri passi quando, proprio al fondo di quel vano, una strana porta attrasse la nostra attenzione.

Quantunque stretta e piuttosto bassa, non mancava di rivelarsi degna d'attenzione. Un delicato lavoro di ebanisteria ne aveva trasformato la superficie in un pregevole bassorilievo che associava numerosi elementi floreali a motivi tipici dell'architettura classica.

Oggi non c'è più chi sia disposto a sobbarcarsi un lavoro del genere; immagino dovesse risalire ai primi del '900.

A mezz'altezza, non una vera maniglia, ma un raffinato incavo in una sporgenza del legno indicava un punto di presa. Prima che mi rendessi conto del dettaglio Rodolfo vi aveva già infilato la mano. Un gesto deciso e la porta cigolò pigramente sui cardini rivelandoci l'accesso ad un vano la cui illuminazione, quantunque scarsa, era sufficiente a rivelarcene la modestia.

Aveva le pareti disadorne e tutto lasciava dedurre che la disposizione degli oggetti ivi  contenuti dovesse limitarsi alle due tozze scaffalature che si fronteggiavano a breve disanza l'una dall'altra.

Una volta entrati notammo, proprio alla nostra destra, un pesante tavolo di quercia dietro il quale sedeva un anziano signore vestito di scuro. Lo vedemmo sollevare lentamente il capo da un grosso volume e ci parve che abbozzasse un mesto sorriso prima di ripiombare nella lettura.

Anche se di brevissima durata quel gesto mi consentì di memorizzarne i lineamenti . Mi colpì il pallore del suo volto ed anche gli occhi mi sembrarono incredibilmente chiari.

A causa della sua posizione non saprei pronunciarmi sulla statura che, tuttavia, al momento, dovette sembrarmi minuta e come rattrappita.

Giudicammo alquanto singolare quel suo modo di fare. Ci aveva degnato appena di un'occhiata che è ancora poco definire distratta. Ebbi anzi l'impressione che non ci avesse nemmeno notati e che quei suoi gesti fossero dovuti, più che al nostro arrivo, alle meditazioni suggeritegli dalla lettura.

Lo ripagammo con identica noncuranza e procedemmo oltre.

Sul primo dei due scaffali figurava, in buon'evidenza, una targa ovale con la scritta: "7. NON RUBARE"; oltre che di pessimo gusto, la trovavo alquanto demodè.

"Guardate un pò qua!" esclamò Rodolfo, che ci precedeva. Lo disse con un tono assai basso come se la mutata atmosfera del luogo lo inducesse a moderare la voce.

La sua meraviglia era pienamente giustificata.

Quantunque più dimesso e disadorno del resto del negozio quel vano conteneva oggetti di gran lunga più interessanti.

Le cose che ci si paravano alla vista avevano, infatti, assai poco in comune con quelle tipiche dell'usato; c'era di che deliziare i più schizzinosi cultori d'antiquariato.

Notai, dapprima, due magnifici completi da scrittoio in puro stile impero, un raffinato vaso di alabastro, alcuni soprammobili in onice di squisita fattura.

Lo stupore cresceva man mano che continuavo a passare in rassegna quella singolare mercanzia; doveva valere chissà quanto sul mercato amatoriale e, francamente, non riuscivo a spiegarmi le ragioni che avevano indotto il negoziante ad affidarne la custodia ad un aiutante tanto decrepito e trasognato. Ed ancora, perchè relegare tutta quella roba in uno spazio così remoto; perchè stiparla nella penombra, quasi la si volesse sottrarre all'apprezzamento dei potenziali compratori?

Cercando un'impossibile risposta alla mia curiosità continuavo ad ammirare un monumentale orologio da tavolo impreziosito, sulla sommità, da una vittoria alata in bronzo dorato. E, proprio in quel momento, avvertii una fastidiosa pressione alle costole; era Pino che, assestandomi lievi gomitate, cercava di richiamare la mia attenzione. Mi girai e feci in tempo a notare Luca tutto intento a riversarsi nelle tasche il contenuto di un piccolo vassoio.

Ancora incredulo, allungai il collo. Anche se tenue, la luce della stanza mi consentì di scorgere un'ultima manciata di grosse monete che stavano cambiando di proprietà a quel modo.

Ero esterrefatto, ma lo fui ancor più quando, dai gesti secchi degli altri due, compresi, senza ombra di dubbio, che l'azione di Luca li trovava pienamente consenzienti".

"Però!" (e Franco condì questo laconico commento con un'occhiata tutt'altro che lusinghiera).

"Che tu ci creda o meno", tenni a puntualizzare, "la cosa mi lasciò profondamente contrariato.

Frequentandoli da poco, e non potendo conoscerli a fondo, volevo illudermi che stessero facendo per scherzo e che, una volta in presenza del vecchio, Luca non avrebbe esitato a vuotare le tasche per farsi conteggiare ciò che aveva preso.

Dovetti purtroppo ricredermi quando vidi che i tre si dirigevano alla  porta con la massima disinvoltura. A quel punto avrei anche potuto scombinare il loro gioco, ma, a ragione o a torto, mi trattenne dal farlo la considerazione di conseguenze che mi prefiguravo estremamente imbarazzanti.

Eravamo ormai sulla soglia quando una voce alle nostre spalle intimò:

"Un momento!"

Ci girammo. Per la seconda volta il vecchio aveva sollevato il capo dal libro e ci fissava con uno sguardo indefinibile.

Aveva pronunciato quell'esclamazione in tono deciso, ma con una voce flebile ed in tono talmente basso da renderla appena percepibile. Poi, contrariamente ad ogni aspettativa, quello sguardo parve addolcirsi.         Con voce suadente e quasi atona il vecchio aggiunse:"Non vorrete andarvene senza ritirare l'omaggio della casa".

Passai dallo stupore allo sbigottimento quando lo vidi porgere, proprio a Luca, un piccolo plico che doveva aver estratto, senza che ce ne accorgessimo, da un cassetto della scrivania.

Mentre sentivo crescere l' imbarazzo per la singolarita' di questa nuova situazione ero meravigliato a vedere che Luca riponeva con la massima calma il regalo nel borsello. Ebbe ancora il coraggio di rivolgersi al vecchio:

"Distribuite omaggi anche a chi non compra niente?" e sorrise malignamente. "Procedendo di questo passo", aggiunse in tono provocatorio, "rischiate di ridurvi sul lastrico".

Senza più distogliere lo sguardo dal volume l'altro ribattè:

"L'offerta e meno frequente di quel che crediate e, indubbiamente, non la si riceve senza meritarla".

La situazione era, a dir poco, grottesca. Valutai che, con quel gesto e con quelle parole, il vecchio stesse aggiungendo la beffa al danno appena subito. Eppure, stranamente, non mi riusciva di cogliere il lato comico della situazione.

 

Seguii i miei compagni fino in cortile e, una volta in strada, non mi trattenni dal palesare il mio stato d'animo.

"Un minimo di amor proprio dovrebbe indurvi a tornare ed a riconsegnare tutto", dissi, "potreste sempre dichiarare che s'è trattato di onorare una scommessa".

Forse protestavo soprattutto per tacitare un possibile senso  di colpa. Non potevo aspettarmi che considerassero una tale proposta, ma mai avrei immaginato la reazione sfottente di Pino: "Se lo facessimo, quel povero vecchio rischierebbe il licenziamento in tronco...Sono proposte da farsi le tue?"

Gli altri sghignazzarono a lungo divertiti.

"Adesso facciamola finita", interloquì Rodolfo, "e vediamo cosa diavolo ha rimediato Luca".

"Giusto!" fece eco Pino. Poi, rivolgendosi al maggior artefice della bravata, "se te la lasciassimo tenere tutta quella roba finirebbe per rovinarti le tasche . Che amici saremmo se dovessimo permetterlo?

Anche se meno brillante della precedente questa battuta non mancò di strappare qualche sorriso.

Ancora Pino parve riflettere sul da farsi e subito propose: "C'e una vecchia piòla proprio qui in via S.Ottavio ch'è quasi sempre deserta; l'ideale per starcene al riparo da occhi indiscreti".

Si avviarono.

Avrei dovuto andarmene ed invece preferii seguirli.

Strada facendo, Luca dovette intuire la ragione che mi teneva ancora in loro compagnia. Mi si affiancò e, lasciando che gli altri andassero avanti per conto loro:

"Sarai curioso", insinuò, "di scoprire se lo facciamo per abitudine".

Vide che ero al colmo della tensione ed aggiunse:

"Ma certo che no!"

Accompagnò quest'assicurazione con un risolino che avrebbe voluto essere rassicurante. Non mi vide affatto convinto e continuò:

"Che vuoi che ti dica?...Per noi ha il valore di una sfida. Di questo si tratta...; nient'altro che di una sfida. Se avessi voluto compiere un banale furto avrei dovuto fare in modo che nè Pino nè Rodolfo se ne accorgessero; tra noi è bastata, invece, una rapida occhiata d'intesa per deciderci a raccogliere la sfida rappresentata da un custode così vicino, ma anche tanto imbranato".

"Allora avreste dovuto trovare il modo di restituire tutto!" obiettai.

"No! replicò l'altro seccamente, "ciò che abbiamo preso rappresenta la posta della partita e,...come in qualsiasi gioco che si rispetti, anche in questo caso chi perde paga".

Quantunque allucinante la teoria non mancava di  una sua logica, anche se perversa, e fui tentato di associare il comportamento dei tre a quello di tanti altri individui che, pur non motivati dal bisogno, avvertono, in presenza di beni malcustoditi, l'impellente tentazione di appropriarsene. Scatta, per loro, una molla che ha poco o nulla a che vedere con la cupidigia, mentre appare determinante il piacere del rischio. Si potrebbe pensare che siano, a modo loro, dei giocatori d'azzardo.