C. XV AMMISSIONI E PRIMI INDIZI
Non sono particolarmente
tagliato per l'alcool, ma la situazione in cui m'ero cacciato imponeva uno
strappo alla regola.
Entrai,
allora, ad ordinare un doppio wishy nel piccolo bar che quasi fronteggiava il
negozio.
Accuso
qualche difficoltà a tracannare quel liquido con fare deciso. Pur sapendo di
sbagliare, preferisco centellinarlo. E fu proprio cio' che cominciai a fare
anche in quella particolarissima occasione.
Me ne
stavo con i gomiti al banco. Affondavo la vista nel bicchiere ricolmo o la
dirigevo sull'ampia specchiera che, posta alle spalle del barmann, rifletteva
tutto l'interno del modesto locale.
Pensavo.
Capita,
quando si vivono momenti d'intensa emozione, di percepire la realta'
circostante in maniera sfumata; quasi nebulosa. Questo, tuttavia, non c'impedisce,
una volta acquietati, di richiamare mentalmente in tutta la loro nitidezza
aspetti e dettagli che giureremmo ci fossero sfuggiti.
Un esame
pacato di cio' che avevo visto mi portava a concludere che nessuna modifica,
nessun intervento di camuffamento, potevano essere intervenuti dietro quella
porta dal tempo della mia prima visita al negozio. Il motivo? E' presto detto.
L'intera parete in fondo al corridoio recava i segni d'un'antica decorazione
con motivi floreali. I colori, ormai slavati, si ravvivavano, decisamente ed in
maniera uniforme, solo nell'area coperta da quella dannata porta, dove anche la
tonalita' di fondo della trama risultava piu' chiara ed evidente.
Nessun
decoratore, anche se abilissimo e superpagato, avrebbe potuto ricreare artificialmente
un analogo effetto.
Per quanti
sforzi facessi non riuscivo a trovare uno straccio d'indizio che facesse
pensare ad una partecipazione del negoziante nell'occultare cio' che per me era
stata, e restava, una realta' indiscutibile.
E,... se
veramente oltre il muro non ci fosse stato altro che un cortile? Ogni mia
ulteriore insistenza sarebbe valsa soltanto a farmi passare per squilibrato.
Gli unici che, oltre a me, erano penetrati in quella stanza erano andati
incontro ad una morte orrenda. Chi altro avrebbe potuto sostenere le mie
ragioni?
Ricordai
il particolare che, una volta sganciata dal muro, la porta era stata lasciata
giacere distante dal punto in cui, a detta del negoziante, era rimasta fissata
per tanti anni. Me ne chiesi la ragione, ma finii col convinermi che il fatto
non toglieva e non aggiungeva nulla ad una situazione priva di vie
d'uscita.
Scrutai il
bicchiere quasi vuoto che continuavo a rigirare tra le mani, come se dal suo
fondo giallognolo dovessero sbucare risposte agli interrogativi che mi
assillavano.
Guardai
ancora nello specchio e vi scorsi qualcosa che mi fece aguzzare la vista.
I vetri
semischermati dell'ingresso lasciavano intravvedere fino al colletto la testa
d'un uomo; il negoziante d'articoli usati.
Ebbi
l'impressione che sbirciasse l'interno alla ricerca di qualcuno. Un attimo dopo
era nel bar.
Vederlo
approssimarsi al banco mi causo' qualche imbarazzo, che si tramuto' in sorpresa
quando l'altro, sfoderando un sorriso smagliante, mi saluto' come fossimo stati
amici di vecchia data.
Ordino' un
caffe' e fece cenno di volersi addossare anche la mia consumazione. Protestai,
ma fu fatica sprecata.
Mi
chiedevo i motivi di tanta inattesa familiarita'.
Considerai,
poi, che l'ubicazione del bar era tale da renderne l'ingresso perfettamente
visibile dal cortile che avevo attraversato. Quell'uomo doveva aver calato da
poco la serranda e non ci voleva molto a capire che poteva aver seguito i miei
movimenti fin dall'uscita del negozio.
Perche'?
Mi
rafforzai nel sospetto che potesse saperne
di piu' sul mistero della porta.
"Ma
lo sa", lo sentii esordire, "che lei e' un tipo veramente originale?
Mi sto ancora domandando come puo' aver scambiato un pannello per una
porta".
"Forse",
risposi, "con la stessa tecnica che mi aveva permesso, tempo fa, di
scambiare per un vano cio' che avevo trovato oltre il pannello".
Seguì,
nell'altro, una reazione spettacolare; una vera e propria metamorfosi. Il volto
avvampo' d'improvviso come se avesse ricevuto una sberla. Cavo' di tasca il
fazzoletto e se lo passo' due volte tra collo e camicia.
"C'e'
caldo quì dentro!...E dopo una giornata trascorsa al chiuso", aggiunse,
"non riuscirei a resisterci un minuto di piu'".
L'aria
della strada parve giovargli.
"Vuol
parlarmi di quel vano?" riprese.
Quell'insistenza
cominciava a darmi sui nervi.
"Senta!"
esplosi, "potrei narrarle di quella stanza ed anche del vecchio che c'era
dentro. Prima, pero', parliamoci chiaro! Se le fossi sembrato il visionario che
ha bistrattato in presenza dei clienti non avrebbe avuto motivo di corrermi
dietro e...".
"Ha
visto il vecchio? Me ne parli!" lo sentii implorare
"Sarebbe
comodo!......Ho parlato anche troppo. Mi pare tocchi a lei cominciare a dire
qualcosa; a partire dal suo nome, dal momento che non ho nemmeno il piacere di
sapere con chi sto sprecando il fiato".
Anselmo
Baretti, come disse di chiamarsi, cerco' di smuovere la mia diffidenza:
"Nemmeno
per un istante, glielo assicuro, ho pensato che lei potesse avere la testa
fuori posto".
"Perche',
allora, ha fatto di tutto affinchè mi ridessero dietro?"
La
risposta tardava a venire.
Avevamo
superato, intanto, l'incrocio di via Tarino e ci stavamo incamminando lungo il
corso Regina Margherita. Era un itinerario di tutto comodo visto che avrei
potuto prendere la linea tre quando mi fossi deciso per il rientro.
Riprese a
parlare, con evidente imbarazzo, per chiedermi quale fosse la mia occupazione.
"Che
fa?" reagii "Risponde ad una domanda con un'altra domanda?"
"Glielo
chiedevo", disse in tono dimesso, "nella speranza che fosse anche lei
un commerciante; nel qual caso potrebbe meglio comprendere le ragioni che hanno
motivato il mio comportamento..."
Non
riuscivo ad afferrare.
"Cautela!"
esclamo' "Niente altro che cautela!"
"E
per cosa?"
"Gia'
e' difficile tirare avanti in condizioni normali. Figuriamoci se dovesse correr
voce che in negozio ci sono i fantasmi".
"Non
mette in conto che potrei essere per davvero un visionario?"
L'altro
sorrise e scrollo' il capo:
"Crede
che le sarei venuto dietro se fosse stato l'unico a sollevare il problema?"
Questa
frase mi lasciò ammutolito.
"Lei
", rivelò, "e' gia' la quarta persona a parlarmene. Ai primi due,
devo ammetterlo, avevo dato poco credito. La terza l'avrei fermata, se non si fosse
affrettata a dileguarsi. Ora c'e' lei. Non me ne voglia, ma penso proprio che
non la mollero' fino a quando non avremo chiarito il mistero di quella
porta".
Mi vide
incerto e s'affretto' a tranquillizzarmi: "No! No! La capisco!...Lasci
pure che sia io a parlare per primo".
E prese a
narrarmi una storia che, se anche non avrebbe squarciato il mistero, sarebbe
servita pur sempre ad inquadrare ed a circoscrivere la natura della singolare
esperienza che avevo vissuto.
"Lei
vede il mio negozio cosi com'e' oggi. Avrebbe dovuto visitarlo agl'inizi degli
anni '50; al tempo che lo aveva rilevato mio padre. Era tutt'un'altra cosa.
Gliel'assicuro.
Era stato,
in precedenza, un negozio d'antiquariato ed il vecchio proprietario ce l'aveva
ceduto ad un prezzo veramente stracciato. Immagino dovess'essere alla fame.
Poca merce, scansie cadenti, mura scrostate. E le cose non migliorarono
granche' nei primi anni che seguirono all'acquisto.
D'altra
parte, erano altri tempi; duri e chi li ha vissuti non li rimpiange.
La baracca
comincio' ad andare nel '63; un anno dopo ch'era scomparso mio padre.
Quantunque
fossi poco piu' d'un ragazzo, gia' m'industriavo ad investire parte delle
entrate nella ristrutturazione del locale fino a portarlo, anno dopo anno, alle
sue condizioni attuali che, deve ammetterlo, non sono delle peggiori. D'allora
ad oggi posso dire d'aver cambiato quasi tutto. Tutto, tranne lo sfondo che
chiude il corridorio cieco in cui c'e' il reparto bigiotteria. L'avevamo
trovato così come lo vede oggi. Era, a quel tempo, anche l'unica parte decorosa
dello stabile.
Ha visto i
ganci a sostegno del pannello? Con gli anni si sono arruginiti.
Avevamo
trovato quella falsa porta gia' bell'e sistemata.
Per un po'
eravamo rimasti indecisi sul da farsi. Avevamo finanche ipotizzato di aprire in
quel punto un'uscita di sicurezza. Ma le riserve del condominio ci avevano
costretto ad ubicarla altrove, adattando allo scopo il passaggio che immette
agli alloggi del piano rialzato.
Piu' d'un
intenditore, nel frattempo, aveva ammirato la fattura di quel pannello.
Pensammo che lasciarlo dov'era avrebbe conferito all'esercizio un tocco
d'eleganza. Trovammo che anche l'antica decorazione della parete non guastava
affatto, ed anzi s'intonava alla perfezione con il bassorilievo che ne impreziosisce
la superficie. Ecco spiegata la ragione della sua conservazione, anche se la
crescente evanescenza dei colori sulla parete mi costringeranno, prima o poi, a
qualche intervento manutentivo".
Riflette'
un momento. Forse per riprender fiato o, fors'anche, a valutare per quanto
tempo ancora quella decorazione avrebbe potuto reggere.
"Ma
veniamo al dunque", riprese e, come parlasse a se' stesso, aggiunse:
"Anche
se e passato tanto tempo lo ricordo come fosse ieri.
Era una
sera d'estate del '64 e mi apprestavo a chiudere quando entrarono due clienti;
un uomo ed una donna, distinti, entrambi sulla trentina.
Lei,
bellissima, slanciata ed elegante, aveva un grazioso cappellino alla moda ed un
tailleur leggerissimo e vaporoso come s'usava allora. Lui era ben piantato,
addirittura imponente nel suo completo di lino chiaro.
A quel
tempo, almeno meta' del negozio traboccava di articoli d'antiquariato; molti li
avevo disposti, per mancanza di spazio, a ridosso delle pareti del corridoio.
I due
erano alla ricerca di qualche soprammobile d'epoca; 'carino', come tenne a
puntualizzare la donna, ma anche originale.
Cos'altro
avrei potuto fare se non lasciarli scorrazzare a loro agio? E' la mia regola;
mai forzare il cliente! Men che meno ossessionarlo con proposte e suggerimenti.
Trascorsero
otto, forse dieci minuti. Visto che ancora non si decidevano, ne approfittai
per calare a meta' la serranda.
Di lì a
poco tornarono al banco con un vaso cinese d'inizio '800. Era un articolo dei
piu' pregiati e sparai una cifra adeguata.
L'uomo
pago' senza batter ciglio.
Mentre
incartavo l'oggetto li pregai di far attenzione alla serranda al momento
d'uscire. La donna accolse l'avvertimento con un gesto d'imbarazzo; immagino
temesse, chinandosi, di ammaccare il cappellino.
"Potremmo
usare l'altra uscita?" chiese guardando in direzione del corridoio.
"Forse",
la corressi, "vorra' riferirsi al passaggio verso l'alloggio,... ma devo
avvertirla ch'e meno comodo della serranda..."
"No!
No!" m'interruppe sicura di se', "intendevo...", ed allungo' il
dito diritto al fondo del corridoio.
Sorrisi.
"Non
e' la prima, sa?...E temo che non sara' nemmeno l'ultima a scambiarla per una
porta (il sorriso minacciava di trasformarsi in risata); lì non c'e' altro che
un pannello".
I due si
guardarono interdetti, poi l'uomo ebbe una reazione inattesa:
"Chi
vuol prendere in giro?...Scusi!...Mia moglie ed io ci siamo passati attraverso
meno di cinque minuti fa!"
Stavolta
ero io a restare esterrefatto.
Che fossi
alle prese con due pazzi? Ma quando mai si son visti dementi che girano in
coppia, vestiti a quel modo e con tanta disponiblita' di denaro?
Dovetti
guardarli come si puo' guardare un marziano. Al chè l'uomo ebbe una reazione
rabbiosa: strappo' il pacco di mano alla donna e lo poso' malamente sul banco,
ritiro' le banconote che non avevo ancora raccolto, prese per mano la sua
compagna e se la trascino' al di là della serranda.
Nei giorni
che seguirono tornai piu' volte a riflettere sull'eccezionalita' di quel vero e
proprio rompicapo. Alla fine, costretto a farmene una ragione, optai per
l'unica spiegazione possibile; vale a dire che liquidai la faccenda
immmaginando di aver avuto a che fare con individui in vena di scherzi.
Non ci
avrei piu' pensato, e sono certo che avrei finito per dimenticarmene del tutto
se, diversi anni dopo, l'evento non si fosse ripetuto.
Quel
giorno avevo il negozio pieno di gente. Tra i tanti, un ragazzo vestito da
hippy che m'aveva chiesto..." e Baretti ebbe un'intoppo terminologico,
"come si chiamano quei fregi che si applicano ai giubbotti?"
"Patacche?"
"Bhe..si!...delle
patacche.
Avevo
liquidato da un pezzo gli ultimi residui d'antiquariato ed il corridoio era
zeppo di chincaglieria che poteva fare al caso di quel tale. Ve lo indirizzai
sbrigativamente e me n'ero dimenticato del tutto allorche' me lo vidi
rispuntare.
Era
incazzato nero.
"Si
puo' sapere perche' trattate male i clienti?"
Lo
squadrai stupito studiandomelo dalla testa ai piedi. L'aspetto d'insieme non
era tale da deporre in suo favore.
"Oltre
quella porta", protesto' vivacemente, infischiandosene delle gente che
avevo intorno, "quel vostro aiutante non mi ha degnato d'una
risposta".
"Ma
di quale aiutante parla?"
"Eh
che?" lo sentii ribattere in tono rabbioso "ora non conosce nemmeno
quelli che lavorano con lei?...Le sto parlando del vecchio seduto al tavolo
oltre la porta" e torno' ad indicare il pannello.
Stavolta
avrei proprio voluto approfondire la cosa.
Cercai di
calmarlo per potergli parlare. L'altro si limito' ad agitare le braccia in
segno d'insofferenza dopodicche' infilo' arrabbiato l'uscita.
Troncai di
brutto con i due clienti che avevo di fronte e gli tenni dietro. Giunto al
portone, feci appena in tempo ad avvertire il rombo d'una motoretta ed a
scorgere il ragazzo che s'allontanava a tutto gas.
Stasera",
concluse, "il compito di riaprire questa vecchia piaga e' toccato a
lei...Poiche' non ho alcuna intenzione d'impazzire le sarei grato,...
veramente,... se volesse mettermi al corrente della sua esperienza".
Non potevo
spiattellargli i fatti nella loro interezza, ma mi era anche impossibile
sottrarmi del tutto alla richiesta. Mi limitai, allora, a rivelargli cio' che
avevo visto al di la' della porta.
Lo trovai
attentissimo.
"Abbiamo
entrambi", volli osservare, "un'eta' che non ci consente divagazioni
sui fantasmi...Penso, tuttavia, che non sarebbe male cercare d'acquisire
qualche informazione sui precedenti di quel locale..."
"E le
pare", m'interruppe, "che non ci abbia pensato? Fu anzi questa la
prima cosa che feci dopo l'episodio dell'hippy".
"Ed
allora?"
"Si!
Lo rintracciai;...quello, intendo, che aveva ceduto il negozio a mio padre.
Gia' era
una persona matura al tempo della vendita e, rivedendolo, mi trovai di fronte
un uomo ormai vecchio. Abitava alla Barca e tirava avanti alla meno peggio con
un minuscolo laboratorio di orologiaio.
Feci
mostra di trovarmi a passare per caso nella zona e, non sapendo come avrebbe
potuto prenderla, mi guardai bene dal tirar fuori la storia dell'apparizione.
Mi limitai a girare molto vagamente sull'argomento e finii col non riuscire a
cavargli gran chè.
Venni a
sapere che l'attivita' legata al negozio era stata intrapresa dal padre e che
s'era protratta per molti anni con tutta una serie di alti e bassi.
Spentosi
il genitore alla rispettabile eta' di 82 anni, il figlio, da sempre poco
tagliato per quel genere di lavoro, dopo averci vivacchiato per un po', s'era
deciso a mollare tutto.
Tutte
cose, come vede, di una banalita' disarmante. Tra quelle mura non era mai
accaduto nulla che potesse collegarsi.....a meno che..." e scosse la
testa, "ma no! Che non vale nemmeno la pena parlarne..."
E non
ando' oltre.
Lo forzai,
insistendo, affinchè proseguisse.
"Niente...",
minimizzò, "il ricordo d'una disgrazia, ma che nulla puo' avere a che
vedere..."
"Comunque",
incalzai, "dal momento che siamo in argomento"
Venni così
a sapere che, in tempi ormai remoti; intorno agli anni '20, il primogenito
dell'antico proprietario, un ragazzo, all'epoca, sui dodici anni, era rimasto
vittima d'un brutto incidente. Maneggiando incautamente un vecchio revolver
aveva lasciato partire un colpo che, penetrandogli dal mento, gli aveva
fracassato il cranio.
Come
vede", commento', "una brutta storia, ma che non puo' collegarsi in
alcun modo alla nostra...Anche se volessimo credere alle apparizioni dei morti,
come si potrebbe conciliare il fantasma d'un vecchio con la tragica scomparsa
d'un ragazzo?...Dobbiamo ammettere che continuiamo a brancolare nel buio".
Passo dopo
passo, arrestandoci a piu' riprese nel bel mezzo del marciapiede, eravamo
giunti in prossimita' d'una fermata della linea 3 che transita in direzione
Vallette.
I lampioni
s'erano accesi da poco.
A rendere
l'aria piu' fresca del necessario s'era levato un forte vento di tramontana
mentre, dal fogliame dei platani disseminati a brevi intervalli lungo lo
spartitraffico, venivano giu' gli spruzzi della pioggia depositatasi nel
pomeriggio. Ancora una volta la pensilina modello Giugiaro si fece apprezzare
per la sua praticita'.
"E se
facessimo", proposi, "una seconda visita al vecchio
proprietario?"
"Dovremmo
prima passare dal fioraio...E' morto che saranno dieci anni".
Ritenemmo
inopportuno, al momento,improvvisare altre congetture; eravamo certi che non ci
avrebbero portato da nessuna parte.
Dal fondo
dell'imponente viale s'intravvedevano le luci del maxitram. Era inutile che
perdessi altro tempo ad attendere il successivo.
Ci fu, tra
me ed il Baretti, un frettoloso scambio di biglietti da visita e l'intesa a
risentirci qualora fossero emersi elementi nuovi.