RISORSE STRATEGICHE
(Le nostre armi segrete)
Mi fanno ridere tutti questi allarmismi sul terrorismo batteriologico che va tanto di moda.
Non è questione d’irresponsabilità. E’ proprio che una società abituata a convivere come niente fosse a contatto di armamentari molto più sofisticati e pericolosi dovrebbe mostrarsi meno nevrotica nei confronti di certi pericoli.
La ragione per cui le armi batteriologiche ci fanno un baffo sta tutta nella singolare perizia che abbiamo acquisito selezionando e sviluppando ben altri agenti patogeni ; agguerrite colonie di micidiali parassiti al confronto della cui azione i tanto strombazzati effetti dell’antrace servirebbero si e no ad animare gli scherzi di carnevale.
Guai se l’esigenza di un’estrema difesa dovesse spingerci ad impiegare per scopi bellici le potenzialità di questo nostro terrificante arsenale.
Chi ha qualche dimestichezza con gli armamenti messi al bando dalle società civili avrà già intuito che sto parlando delle letali potenzialità legate alla proliferazione dei "bruchi italiani"; individui che, a dispetto del nome, nulla hanno a che spartire con gli animaletti che si muovono nel verde imitando le graziose movenze d’una fisarmonica.
Liberati dai nostri vivai, questi mostri causerebbero ovunque danni solo lontanamente paragonabili alle imprese dei cavalieri dell’Apocalisse. Quelli, in fin dei conti, erano solo quattro, mentre i nostri formano intere legioni.
Che ne direste di una simpatica carrellata tra le specie perfettamente testate per l'impiego in conflitto ?
Io partirei dal "BRUCO BUROCRATICO" (d’obbligo il singolare al fine di evitare crisi di panico nei lettori).
Opportunamente potenziato, l’attuale esemplare ha ormai ben poco a che spartire con il suo lontano progenitore. Ora lo si alleva in colonie che hanno molti punti in comune con i termitai, e tutto perchè possa crescere e moltiplicarsi al riparo dall’intrusione di agenti esterni.
Il suo potenziale bellico sta tutto nell’incredibile quantità di cellulosa che è in grado di divorare.
Sapientemente paracadutato oltre le linee avversarie, si rivelerebbe arma altamente strategica dal momento che priverebbe il nemico di ogni possibile risorsa cartacea. Fin troppo intuibili gli ammutinamenti e le diserzioni di massa che determinerebbe in combattenti resi intrattabili dall’impossibilità di scrivere a casa e finanche di pulirsi il c.
Oltretutto, considerata la sua straordinaria coriaceità, l'insetto risulta perfettamente attrezzato a sopravvivere e riprodursi senza subire condizionamenti dalle variazioni ambientali. Sarebbe indistruttibile, se non ci fosse di mezzo la sua vulnerabilità ai prodotti della controffensiva digitale. Sottoposto a massicce irrorazioni di BIT, incontrerebbe sorte analoga a quella d'un comune insetto precipitato in un barattolo di DDT..
Di gran lunga più insidiosa l'azione del "BRUCO POLITICO".
Trattandosi d'un micidiale onnivoro che prolifera per partenogenesi, la distruzione di risorse avversarie sarebbe tale da andare ben oltre le scorte cartacee.
La sua natura lo rende poco adatto alla paracadutabilità. Per un proficuo impiego e' indispensabile ricorrere all'infiltrazione; peraltro agevolata dalle doti di camuffamento proprie dell'insetto, tanto spiccate (non dimentichiamo che è un mutante) da renderlo del tutto refrattario a contromisure del tipo "se lo conosci lo eviti". Quanti ne vengono a contatto privi di adeguate cognizioni sono indotti a considerarne la presenza in termini positivi. L'errore più comune consiste nell’attribuirgli proprietà antiparassitarie. Ciò spiega la facilità con cui ci si dispone a lasciarlo pascolare liberamente ovunque ci siano derrate alimentari, prodotti zootecnici, strutture finanziarie e presidi sanitari. Non di rado il soggetto assume le sembianze del "BRUCO SINDACALE" (erroneamente scambiato per una variante della specie) onde non tralasciare occasioni di sabotaggio in altri settori chiave (leggi "socio-assistenziali") del paese che si intende sottomettere.
Le conseguenze del suo impiego non richiedono lunghe attese. Dopo una breve incubazione nel territorio preso di mira, e prima ancora d’aver individuato la reale causa delle loro disgrazie, le vittime si ritroveranno con una mano davanti ed un'altra sul di dietro. Cercheranno riparo dalle mortali insidie dell'insetto camminando senza mai staccare il sedere dal muro. Ma dovete ammettere che posizioni siffatte sono tra le meno indicate per manovrare a dovere le armi convenzionali di cui si dispone.
In presenza di avversari tosti; di quelli, per intenderci, che preferiscono la morte alla resa, pur consci di rischiare imputazioni per crimini contro l’umanità, forse non potremmo fare a meno di ricorrere al massiccio impiego del "BRUCO TZE -TZE"; un prodotto di laboratorio capace di sfidare le più avveniristiche prospettive della genetica finalizzata all'annientamento altrui.
Per trovare qualche remoto antesignano di questo feroce agente patogeno dovremmo riandare alle tecniche di guerriglia psicologica sperimentate dai vietnamiti negli anni ‘50. Ricordate la storia degli altoparlanti mimetizzati nelle foreste e che non cessavano di alternare cupe minacce ad assordanti inni politici? Finì che i francesi, dopo essersi sorbiti per un po tutta quella solfa, preferirono tornarsene in patria. Ci arrivarono con le palle a pezzi, conservando, tuttavia, residue capacità d’intendere e di volere. Miracolo, quest’ultimo, sul quale non potrebbero fare affidamento quanti dovessero subire gli effetti del bruco nostrano. Opportunamente introdotto in congegni audiovisivi di tipo bellico, l’insetto, allevato con la dovuta cura nei vivai della Rai-Tv, produrrebbe danni irreversibili nella psiche dell’avversario. Tale è infatti la sua azione da causare sindromi implicanti effetti soporiferi (da cui il riferimento all'omonima mosca) destinati a degenerare nel totale rincoglionimento per quanti dovessero restarne colpiti.
La realizzazione di questa micidiale coltura ci induce all'orgoglio per aver concretizzato un traguardo lungamente agognato dall'umanità. Cos'altro era il mito delle sirene se non l'ancestrale aspirazione al rimbecillimento di quanti possono starci sui c.? Ed a cos'altro possono aver mirato tutte le scuole di eloquenza, dall'antica Grecia giù giù fino alla più scadente retorica contemporanea ?
Disponiamo, finalmente, di un'arma che tutti ci invidiano per la sua straordinaria versatilità. Dosata con oculata moderazione rappresenterebbe, fra l'altro, un eccellente strumento di difesa contro il dilagare della criminalità metropolitana. Una volta catturati, i grossi calibri della mala potrebbe essere posti nell'alternativa di scegliere tra tot anni di detenzione in un carcere di massima sicurezza ed il più efficace trattamento "rieducativo" a base di Bruco Tze-Tze. Poche ore al giorno sotto l'azione di siffatto agente basterebbero a trasformarli in individui tanto scimuniti da non riuscire più a rubare nemmeno un lecca lecca.
Scorrendo queste note qualcuno potrebbe allarmarsi al sospetto di vivere in un paese pervaso da pruriti guerrafondai.
Non esageriamo ! Una repubblica nata dalla resistenza non può che rivoltarsi al solo pensiero di danneggiare le mosche. Se dedica tanta attenzione a questi strumenti di distruzione lo fa solo in funzione di deterrente per quanti potrebbero attentare all'integrità dei nostri sacri confini; simili si ad una sorta di gruviera, ma solo per quanto riguarda le incombenze di una sacrosanta solidarietà interplanetaria.
I fatti, del resto, dimostrano che avevamo visto giusto. Viviamo in un'epoca in cui, come non bastassero i delinquenti stanziali e quelli d'importazione, ora si ci mettono anche i fanatici del terrorismo; gente che come niente ti tira giù il Colosseo perchè simbolo delle antiche conquiste romane (dopo la sorte toccata ai Budda dell'Afganistan non mi sembra di esagerare).
Apprezzabile, oltretutto, il fatto che l'allestimento di questi nostri arsenali di morte non ci è costato un gran che dal momento che la materia prima, costituita dai bruchi, ha sempre rappresentato una delle principali e più abbondanti risorse naturali del paese.
Una prova della nostra volontà di pace ? La cura dedicata all'allevamento del "BRUCO GIUDIZIARIO". Un agente che solo la miopia dell'ONU, unita alla nostra timidezza diplomatica, impedisce d'impiegare in funzione anti-bellica. E dire che, per evitare conflitti, basterebbe poco; forse una semplice determinazione ad hoc della rispettabile organizzazione internazionale.
Cosa succede quando gli abitanti di due paesi proprio non riescono a prendere sonno se prima non se le suonano di santa ragione ? Reazioni a catena di consultazioni tra esponenti di grandi e meno grandi potenze, valzer diplomatici a non finire e costose mobilitazioni di "forze di pace" (che poi sono tutte cose che se le piange il contribuente); senza contare rotture di timpani ed attentati alla digestione per quanti di sera s'attaccano alla TV.
. Fa rabbia pensare che un semplice via libera all'impiego del bruco renderebbe di fatto obsoleti tutti gli attuali macchinosi (quanto fallimentari) tentativi di pacificazione.
Non occorre disporre d'un fiuto napoleonico per capire quando sta per scoppiare un conflitto. Contrabbando di armi, ubriacature da petrolio, contestazioni di tipo minerario, monopoli della droga e svariate altre bazzecole del genere sono tutte cose capacissime di accentuare le incompatibilità etnico-politico-religiose tra i popoli. Segnali tanto evidenti da far pensare che la meraviglia dei diplomatici, maledettamente postuma all'esplosione dei pateracchi, sia da attribuirsi al fatto che devono aver sbagliato mestiere, o che proprio non se la sentono di rinunciare ai vantaggi degli straordinari.
Poniamo che il paese A stia per passare a vie di fatto con il paese B. Senza fare preamboli e cerimoniali si potrebbero convocare al palazzo di vetro i plenipotenziari delle due parti e ter loro un discorso che, stringi stringi, potrebbe suonare press'a poco così:
"Lasciamo perdere chi ha torto e chi ha ragione. Volete spaccarvi le ossa gli uni con gli altri ? Padronissimi di farlo. Fatta eccezione per ricorso a predicazioni di tipo messianico-millenaristico, potrete usare tutte le armi chimiche, nucleari e batteriologiche che più vi aggradano senza che l'ONU si sogni d'intervenire. A patto, tuttavia, che, prima di cominciare a scannarvi, presentiate l'oggetto del contendere ad un’apposita corte di giustizia".
Dal momento che nessuno sarebbe tenuto a rispettarne il verdetto non vedo quale difficoltà i contendenti potrebbero avere ad accettare la proposta.
Una volta contaminato umanitariamente il giurì mediante appropriata immissione di nostri burchi giudiziari il conflitto risulterebbe, di fatto, scongiurato. In attesa di sentenza i militari delle due parti avrebbero tutto il tempo d’invecchiare e di godersi in santa pace la meritata pensione. Le armi, continuamente lubrificate, passerebbero alla generazione successiva, che intanto dovrebbe liquidarle a prezzo di realizzo perché ormai tecnologicamente superate. Qualora (ipotesi tra le più remote) il giudizio dovesse giungere a conclusione, c’è da scommettere che le spese legali sostenute da entrambe le parti sarebbero tali da determinare spaventose voragini nei bilanci di A come in quelli di B. Ai falliti duellanti non resterebbe che rimboccarsi le maniche nel tentativo di risanare l’economia da salassi di norma più esorbitanti di quelli richiesti a titolo di risarcimenti post-bellici.