ARS MISTIPHICANDI
Per quanti lo ignorassero, "Miserabilismo" è il termine appioppato a quel ramo della ritrattistica pseudo-verista che nel tardo ‘800 condizionava (fino a deturparlo irrimediabilmente) il lavoro di fotografi interamente concentrati nella ripresa di cenciosi, storpi e mendicanti. Gente affascinata dagli stracci, alla perenne ricerca di volti emaciati e, manco a dirlo, assolutamente refrattaria a qualsiasi soggetto potesse rientrare anche solo vagamente nella normalità.
Qualche inguaribile ingenuo potrebbe pensare che, posseduti dal demone della denuncia sociale ed armati di fotocamera, passassero il tempo vagando per ospizi, vicoli malfamati, ed altri luoghi idonei ad assicurare all’intruso bottigliate sul cranio e possibili coltellate. Niente di più falso. Mai e poi le attrezzature dell’epoca avrebbero consentito la ripresa dell’ "attimo fuggente". Ed allora ? Semplice ! Le immagini di accentuata disgraziataggine venivano costruite in studio. Modelli, che un’ora prima avevano posato nei panni di Cupido per qualche pittore vecchia maniera, abbandonavano abbigliamenti di foggia mitologica per ricoprirsi di cenci, imbrattarsi di carbone e restare immobili per il tempo richiesto dagli otturatori di quelle grosse trappole per sorci che erano le macchine dell’epoca.
Una volta realizzate, le foto venivano accuratamente associate ai testi dell’antico buonismo ed il gioco era fatto. Sociologi che mai avrebbero messo piede nei quartieri dell’autentico disagio sociale potevano attingervi a piene mani per concionare e teorizzare su problematiche del tutto avulse dalla realtà. Tra i più accaniti consumatori delle pubblicazioni pietisti doc ed accaparratori di collette, che potevano trarvi spunti edificanti, quando non l’occasione di riempirsi le tasche. Altri utenti di tutto rispetto gli agitatori di professione, ma anche gli eterni fannulloni che, se sprovvisti d’ogni altra risorsa, potevano sempre acconciarsi secondo i dettami delle fotografie per far leva sulla dabbenaggine altrui.
Siamo all’archeologia della mistificazione di massa; una neonata ben decisa, fin dai suoi primi vagiti, a scombussolare vecchi codici comportamentali, sradicando usi e consuetudini per puntare diritto alla rimozione genetica d’ogni facoltà raziocinante degli individui.
Qualche esempio riconducibile ai condizionamenti indotti dai media nelle tipologie del vivere moderno ?
CELEBRITA’ E NO
Gli occupanti d’un condominio si attaccano con ansia al telegiornale della sera per apprendere gli ultimi bollettini medici sulla nota soubrette impegnata tra la vita e la morte nel candido lettino d’una clinica alla moda. La tipa non è particolarmente appetibile, anche perché di primavere deve averne collezionate un bel po’; impossibile tuttavia metterne in dubbio la bravura dal momento che, quasi volessero testare un necrologio, le emittenti non fanno che decantarne la fulgida carriera artistica. L’attesa diventa straziante, al punto da scavalcare ogni altra preoccupazione per collocarsi, nelle hit parade dei grattacapi, prima e al di sopra delle cambiali in scadenza e dello sfratto incombente. Tutti, è naturale, tireranno un sospiro di sollievo quando la voce commossa dell’annunciatrice rivelerà che la diva ha superato la crisi e, gioia suprema, ha ripreso a trangugiare del commestibile sulla cui natura, potete scommetterci, nessuna TV sarà avara di particolari.
L’esultanza condominiale sarebbe totale se non fosse per quello strano fetore che da qualche giorno aleggia a tratti per il caseggiato. La causa ? La si appurerà di lì a poco quando si scoprirà che l’anziana inquilina del quinto piano, malata e prossima all’indigenza, era deceduta da chissà quanto in perfetta solitudine.
LA CACCA DEI CANI
C’è stato un tempo in cui tutto lasciava supporre che i direttori dei giornali fossero affetti da morbosa cinofilia.
Non potevi sfogliare un periodico senza incappare nell’immagine di cani la cui espressione era un’ode alla sottomissione. Facce velate di dolce mestizia occhieggiavano imploranti al di là di sordide griglia. Grande o microscopica che fosse la loro taglia le bestiole erano colte in pose di decoroso raccoglimento significanti devozione e sofferta attesa. E sono certo che se qualche sprovveduto avesse proposto lo scoop del cagnaccio attaccato ai pantaloni del postino sarebbe stato adeguatamente redarguito. Sembrava che tutta intera la carta stampata volesse riecheggiare un imperativo; assoluto ed "impegnativo per tutti": "ADOTTARE !".
Da parte sua il cinema, non volendo esser da meno, sfornava a ritmo serrato pellicole, riedizioni e rivisitazioni di film con protagonisti canini che, dai e dai, ridussero miriadi di genitori nella difficile alternativa di abbattere a scapaccioni la propria prole o di portarsi in casa il primo randagio pescato sotto casa.
Quando l’ultimo dei reietti ebbe trovato vitto e cuccia gratis, e dopo che l’ultimo pargolo si fu stancato della compagnia canina, la palla del condizionamento comportamentale saltò pari pari dalla mano degli animalisti a quella degli igienisti e per genitori e nonni, ormai delegati vita natural durante a prendersi cura dell’animale, iniziarono a fiorire cavoli amari.
La paletta ! Ecco il tormentone che affligge la generazione degli over ’50.
Se avete avuto la fortuna di evitare tumori ed infarti è difficile che siate sfuggiti a qualche acciacco. Sciatica, reumatismi, lombaggini ed altre consimili bazzecole non risultano particolarmente idonee ad incoraggiare genuflessioni alle terga della bestiola che vi tirate dietro con l’unico scopo di salvaguardare la pace domestica.
Tutto il sentimentalismo riversato sulla superprotetta categoria di quadrupedi si è ormai trasformato in
istigazione al sadismo contro quanti hanno avuto da dabbenaggine di accollarsi il mantenimento delle bestiole.Esagerazioni ?
Conosco un tizio che non può fare quattro passi senza che gente impietosa lo additi al pubblico disprezzo. Il poveretto (settant’anni portati male), ormai sul punto d’un collasso nervoso, si aggira guardingo scansando accortamente pattuglie di vigili ed insidie di delatori. Farebbe meglio, osservereste, a cedere sul fronte della paletta. Facile a dirsi. Lo sventurato, che arranca su di un arto di legno, è costretto dalla condizione vedovile a pascolare un terranova afflitto da costante diarrea.
Dobbiamo ammettere, in tutta franchezza, che non mancano cagnetti tanto discreti e comprensivi da dedicarsi alla defecazione solo in presenza di stradine buie e poco frequentate. Ma quanti ce ne sono che, per provvedere (è il caso di dirlo) alla bisogna, si sistemano di preferenza sotto le luci delle vetrine ? Quando ciò accade e siete impossibilitati ad emulare le gesta degli antichi raccoglitori di sterco è difficile sottostare agli sguardi accusatori delle vecchiette in libera uscita. E so di dignitosi signori che, sorpresi dall’evento presso qualche boutique alla moda, pur di sottrarsene hanno preferito simulare sospette forme di totale concentrazione su capi di biancheria intima femminile.
Svillaneggiata dai quotidiani, che ormai assimilano ai monatti di manzoniana memoria i refrattari della paletta, questa gente non ha scampo né futuro. I più sono convinti che la cacca canina superi di molto in pericolosità la polvere d’antrace, il benzene, e l’inquinamento elettromagnetico.
La vita non sorride nemmeno a coloro che, beccate le prime contravvenzioni, si sono uniformati alle ordinanze comunali.. Poniamo che abbiate trascurato di comprare l’occorrente per la cena. Guardate l’orologio; le 19 e 30 ! Raggiungete trafelati la drogheria, ma qualcosa vi blocca presso la serranda a "mezz’asta". Al di sopra delle cibarie campeggia il cartello che riproduce in scala le sembianze del vostro migliore amico cui associa la scritta "
Io qui non posso entrare". Che fare ? Legare ad un palo la bestiola col rischio di non ritrovarla ? Ignorare il divieto ed esporsi a severe reprimende sulle quali non mancherebbero individui pronti a riecheggiarle nel vicinato ? Lasciate perdere e vi rassegnate a sopravvivere con gli avanzi della minestra che già vi aveva dato il voltastomaco.Non v’è dubbio che si tratti d’un accanimento a senso unico. Salta agli occhi che, se si volessero impostare le cose con un minimo di equità, occorrerebbe incoraggiare la gente a bighellonare armata di pala onde rimuovere, col dovuto rigore e senza cedere a favoritismi, tutti gli stronzi che sono per strada. Volontari provvisti di autentico spirito ecologico potrebbero iniziare scaricando nel cassonetto il famigerato salumiere che tira oltre l’orario al solo scopo di fottere sul prezzo i ritardatari. Si potrebbe continuare rimuovendo dall’angolo quanti vivono sullo spaccio o i tizi che, fuorusciti avvinazzati dalle pizzerie, provvedono a rompere i timpani fino a notte inoltrata. Quand’anche i bidoni della raccolta differenziata dovessero traboccare per l’abbondanza di siffatti rifiuti organici, nulla impedirebbe di ammucchiare con la dovuta cura l’eccesso di pattume fidando sulla capienza dei camion preposti al carico mattutino dell’immondizia.
IL MIGLIORE DEI PUBBLICITARI
Non lasciatevi infinocchiare dalle pubblicazioni che dicono mirabilia di questo e quell’altro studio. Toglietevi anche dalla testa l’illusione che le vendite dei prodotti siano proporzionali al fascino dei testimonial.
Non c’è santo che tenga ! Oggi il miglior pubblicitario appartiene alla categoria dei morti ammazzati.
Scannano un tizio (meglio se in maniera efferata e misteriosa)? I quotidiani vomiteranno sul fattaccio pagine e pagine il cui fondo risulterà immancabilmente delimitato da messaggi pubblicitari che non mancheranno di avere effetti ben più rilevanti degli analoghi richiami disseminati nel bel mezzo dei servizi c.d. culturali.
Il rispettabile numero di quanti conservano qualche ostilità nei confronti della grammatica contribuirà poi ad ingrassare le emittenti, che sfrutteranno la morbosa attenzione sul fatto di cronaca per interromperne il resoconto con sapienti appelli al consumismo.
Tirature ed audience andranno alle stelle.
Peccherò di esagerazione, ma mi è impossibile non accostare il comportamento dei media a quello degli antichi ambulanti che si affannavano a piazzare bancarelle su bancarelle il più vicino possibile al luogo in cui stavano per aver luogo esecuzioni capitali. La differenza con i tempi che furono sta tutta nel fatto che, smontata la forca, gli accorti mercanti sbaraccavano l’armamentario contando di risistemarlo al successivo errore giudiziario. Oggi è peggio; dal momento che le teste d’uovo preposte alla teleinformazione non si stancano di farci soccombere sotto gli occhi più volte la stessa vittima. Chi dovesse individuare in siffatto malvezzo un’ulteriore e gratuita forma di martirizzazione per i congiunti dello scomparso, farebbe bene ad astenersi da oscurantistiche recriminazioni. Impossibilitati a mettere in discussione il sacrosanto diritto di cronaca, dovremo sorbirci per intere settimane gli sproloqui serali di mezzibusti che, sospetto, possano aver dirottato sul giornalismo inconfessabili pulsioni da serial-killer.
Naturalmente, affinchè il congegno giri a pieno ritmo, sarà indispensabile che i criminali d’ogni specie si rimbocchino le maniche e provvedano a produrre omicidi di crescente repellenza. Non è pensabile che, all’apertura d’un telegiornale, tra una papera e l’altra, la figliola di turno possa uscirsene con la storia della vecchietta massacrata a martellate; una banalità ormai degna di figurare, tutto al più, tra i brevi di cronaca dei giornaletti di provincia. Un mezzo busto che si rispetti non può che esordire con le imprese di minori impegnati in stragi possibilmente multifamiliari. Questo in mancanza di meglio, essendo un vero peccato che quei sozzoni dei pedofili nostrani risultino tuttora estranei alle propensioni sadiche dei loro colleghi belgi.
PUBBLICITARI DI COMPLEMENTO
In America, si sa, è tutta un’altra musica. L’assiduità di stragi, omicidi seriali e/o rituali, per non parlare delle rapine effettuate al solo scopo di accoppare ostaggi, offrono occasioni che da noi nemmeno ce le sogniamo. Accade, così, che molti eventi presi a pretesto per imbottirci la testa di pubblicità finiscono, presto o tardi, per sgonfiarsi miseramente. Spunta il tizio che tiene in ostaggio una scolaresca ? Non fai in tempo a piazzare le telecamere che lo sventurato si arrende invocando un posto di lavoro. Un’intera famiglia scompare misteriosamente ? Prima di architettarci su tre o quattro puntate di passabile suspence arriva il solito guastafeste che te la segnala rifugiata all’estero per sfuggire alle tasse.
Come cavarsela quando i grossi calibri della delinquenza proprio non se la sentono di fare straordinari? Non resta che ripiegare sugli scandali.
Il termine, già sinonimo di trasgressioni coniugali, non ha più il significato d’un tempo; cosa naturalissima in una società dove le corna spuntano più numerose delle antenne televisive. Oggi uno scandalo che si rispetti non può che riguardare i tangentisti (veri o presunti che siano). Difettando la zuppa orrorifica si ripiega sul panbagnato dell’ indignazione (ingiustificabile in un paese dove truffe e raggiri forse superano le corna, ma spiegabilissima se si considera che non tutti hanno la possibilità di arrivare a mungere le finanze pubbliche).
PROGRESSI DELLA MINCHIONATURA DI MASSA
Quando fu chiesto a Barnum (fondatore dell’omonimo circo) il segreto del suo strabiliante successo economico, costui, indicando il fitto via vai di Piccadilly, "quanti individui" rilanciò all’interlocutore "pensi che possano transitarvi quotidianamente?" "Venti …..venticinquemila…" azzardò l’altro. "Assai di più!" lo corresse Barnum "saranno almeno centomila. E quanti di questi ritieni che siano in grado di ragionare di testa propria?" L’amico meditò per un po’ e si lasciò andare a "diecimila ?". "Molti di meno ! " lo corresse l’imprenditore "Non più di mille,…..a voler proprio largheggiare." Quindi spiegò come, intendendo creare la propria fortuna finanziaria, avesse operato puntando esclusivamente sui restanti 99mila.
Pur ammettendo qualche esagerazione nelle valutazioni del celebre personaggio, sta di fatto che da secoli i giornali prosperano sulla pubblicità delle lozioni contro la calvizie. L’umanità pelata (specie se riluttante a trapiantarsi sul cranio la peluria pubica) non ci ha mai ricavato la crescita d’un capello. Ciò nonostante la vendita di quegli intrugli è lontanissima dal registrare flessioni. Fino a quando fede e speranza sconfineranno nell’autentica cretineria le industrie di cosmetici potranno assicurarsi la grana semplicemente cambiando nome a prodotti il cui contenuto si manterrà immutato per intere generazioni di deficienti.
Sui detersivi (che gira e rigira si uniformano tutti su di un’identica formula) ci fu, anni addietro, chi ebbe l’estro di ricorrere ad un originale slogan che rivendicava per i propri la facoltà di fare il bucato nottetempo. Da non crederci ! Un intero esercito di brave massaie sciamò per drogherie alla ricerca della fatidica marca. Guai, risultandone sforniti, a suggerire il ripiego su analoghi prodotti. I negozianti che tentarono di farlo passarono da imbroglioni e finirono col giocarsi la clientela.
Se consultate qualche aggiornato manuale di management scoprirete come, di norma, i costi legati alla qualità del prodotto siano di gran lunga inferiori a quelli richiesti dalla sua commercializzazione. Diciamo pure che un buon 70% se lo pappa la pubblicità. Prendiamo ora un soggetto con il pallino dell’imprenditorialità, immaginiamocelo impossibilitato a produrre beni per il mercato, ma consideriamo che, al pari degli altri mortali, possiede anche lui una bocca sotto il naso. Siamo umani ! Cos’altro potrebbe fare se non arrotondare a 100 l’impegno pubblicitario riducendo a 0 il valore della materia prima ? E siamo a fenomeni del genere Vanna Marchi. Una tipa che, suppongo, avrà qualche problema a dimostrare la propria estraneità nella cornucopia di raggiri per i quali è indagata.
Ciò che fotte questa singolare categoria di imprenditori è la tendenza a sovradimensionare il proprio mercato. L’esagerazione genera rigetto anche nella folta categoria dei minchioni e, quel ch’è peggio, attira le attenzioni della magistratura. Un’organizzazione che da sola giunga a fatturare in fregature quanto non si sognano di raggiungere tutti gli altri maghi, maghetti, imbonitori e persuasori messi insieme è peggio d’un cartello; un vero e proprio trust impegnato a togliere il pane di bocca alle legioni di venditori di fumo che continuano a mettercela tutta per irretire allocchi nelle capienti teletrappole di emittenti che, senza di loro, non so proprio come riuscirebbero a tirare avanti.