C. IV CI SI RITROVA
Notai che
Franco accusava qualche difficolta' ad afferrare quest'ultima parte del
discorso.
Il
convoglio s'era fermato. Dall'esterno una voce stentore annunciava dai
megafoni: "Alessandria...stazione di Alessandria", e, sovrastando
ogni altro rumore, continuava a sfornare informazioni.
Sporsi il
capo dal finestrino e vidi gente che si affrettava a salire sulla nostra
carrozza.
Poiche'
occupavamo una posizione centrale, la gran parte defluì provvidenzialmente
inghiottita negli scompartimenti che la distanziavano dal nostro.
Quando la
massa risulto' del tutto diluita, notammo che restava, evidentemente indecisa,
una grossa signora sulla trentina. Aveva al lato due enormi valige e teneva per
mano un ragazzino sui dieci anni. Allorche' s'affaccio' al nostro
scompartimento capii che avremmo dovuto dire addio alla tranquillita'.
Mentre il
bimbo saltellava allegramente da un sedile all'altro la nuova venuta guardo' il
proprio bagaglio tuttora fermo nel corridoio ed allargo' sconsolata le braccia;
naturalmente ci tocco' l'incombenza di prelevarglielo e sistemarlo a dovere.
Trascorsi
i primi minuti di comprensibile trambusto, Franco si aspettava che riprendessi
il racconto. Dovetti fargli cenno piu' volte di pazientare.
Mancava
poco a Tortona quando notai che la donna rassettava la maglietta addosso al
ragazzo riuscendo finanche a trattenerlo per il tempo necessario a passargli il
pettine sulla testa; erano segni inconfondibili che stavano per togliere il
disturbo.
Allorche',
dal finestrino, la vedemmo allontanarsi spedita con quelle valige mio fratello
ed io ci fissammo in volto. Non so cosa pensasse Franco, ma io non mancai di
lasciarmi andare a qualche considerazione sulle capacita' di simulazione
dell'essere umano.
Ben presto
il treno si rimise in movimento.
I bassi
fabbricati che seguivano agli impianti ferroviari lasciavano scorgere un ampio
tratto di cielo . Ormai non pioveva
piu'. Cercavo, senza riuscirvi, d'individuare tra le nubi qualche squarcio
d'azzurro.
Chissa'
che tempo avremmo trovato a Bologna.
Il mio
compagno di viaggio provvide ben presto a distogliermi dalle meditazioni
meterologiche. Da quando c'eravamo riappropriati dello scompartimento
scalpitava per conoscere il resto della storia.
"Allora?"
aveva cominciato a toccarmi la manica della giacca, "cos'accadde al
rientro dalle ferie?"
"Ci
ritrovammo tutti a casa di Luca, come da programma".
"E..."
Prevedevo
la domanda e, prima che si affannasse a porla, gli anticipai la risposta:
"Pino
e Rodolfo avevano applicato alla lettera il consiglio di Luca; s'erano disfatti
delle monete, anche se, per ragioni facilmente intuibili, avrebbero evitato,
per l'intera serata, di scendere nei dettagli dell'operazione. Ne avevano anche
speso il ricavato per cui, immagino, si stessero disponendo ad affrontare
l'autunno con le stesse limitazioni che li avevano accompagnati fino al tempo
delle vacanze.
Ti starai
chiedendo perche' non abbia incluso Luca. Beh! Per lui il programma aveva
riservato qualche variante della quale ti diro' piu' avanti. Ora pero' basta!
Mi spingi a rimescolare le cose. Non voglio che abbia a risentirne
l'esposizione dei fatti. Datti quindi una calmata e lasciami procedere con
ordine.
Ci si
ritrovo' che potevano essere, piu' o meno, le otto.
Luca aveva
provveduto a ritirare in rosticceria tutto quanto occorreva ad una buona cena
per quattro. Dio solo sa quanto doveva essergli costato. Non disponeva di
grandi mezzi e nemmeno mi risulta che fosse di manica larga. Tuttavia aveva un
debole per la buona cucina e sufficiente orgoglio per rispettare al meglio i
doveri dell'ospitalita'.
Aveva
fatto le cose alla grande, anche a rischio di tirare la cinghia per il resto
del mese.
Sai
benissimo che non sono tipo da disprezzare i piaceri della tavola. Ebbene,
posso assicurarti che Pino e Rodolfo lo erano anche meno. Mi tornava strano, di
conseguenza, che si temporeggiasse a gustare tutto quel ben di dio allestito
sul tavolo che occupava gran parte dell'esiguo soggiorno.
Sulle
prime, per la verita', non vi feci molto caso. Alle otto di sera, per effetto
dell'ora legale, la luce del giorno inondava ancora il verde della collina e da
quella casa si godeva una vista stupenda. In fondo, poteva essere del tutto
naturale attardarsi in terrazzo per godersi lo spettacolo del tramonto.
Il
sospetto che qualcosa non andasse per il verso giusto si tramuto' in certezza
quando, ancora al calar del sole, nessuno dei tre accennava a staccarsi dalla
ringhiera.
La
conversazione, del resto, procedeva stentata al punto da rivelarsi forzata;
l'esatto contrario di quanto ci si sarebbe atteso tra amici che non
s'incontravano da tempo.
Era
impensabile che avessero poco da raccontarsi; perche' allora quella tendenza al
mutismo?
L'atmosfera
non cambio' di molto nemmeno quando, finalmente, ci si decise a prendere posto
a tavola.
Pur di
movimentare la serata avrei parlato delle mie vacanze. Purtroppo mi difettava
la materia prima. Come sai, da quand'ho preso quella benedetta topaia nel
vercellese, non passa anno che non mi rovini le ferie nel tentativo di riuscire
a riattarla. Così spreco il tempo a tirarla su alla meno peggio pur sapendo
che, comunque, l'anno dopo mi tocchera' affrontare il doppio del lavoro...e
delle spese.
La
riunione stava prendendo una piega deludente e la cosa mi seccava. Ero andato a
quell'incontro convinto che non mi sarei annoiato.
Durante
l'estate m'ero trovato piu' volte a paragonare la modestia di quelle mie
vacanze con il soggiorno riminese di Luca ed avevo immaginato che anche
Rodolfo, a Pesaro, non dovesse passarsela affatto male.
Ricordo
che, dei tre, Pino era stato l'unico ad avere buoni motivi per trascorrere
l'intero mese lontano dai centri balneari; sapevo che s'era fermato a Roma
senza piu' muoversi fino al rientro. E comunque, anche in piena estate, la
capitale non manca certo di attrattive.
Sentendoli
parlare stancamente del piu' e del meno ebbi netta la sensazione che
gareggiassero a far dimenticare la ragione di fondo che li aveva portati a
quell'incontro conviviale.
Occorreva
provvedere.
"Toglietemi
una curiosita'", domandai, "chi di voi era partito per primo?"
Lentamente
Rodolfo drizzo' il pollice e si tocco' il petto ripetute volte.
"Sara'
bene, allora, che tu, per primo, cominci a tirar fuori qualche ricordo"
Mi
sembro', sulle prime, che l'altro non se ne desse per inteso. Mostro', anzi, di
voler concentrare l'attenzione su quella stessa bistecca che, fino ad un
momento prima, ostentando massima inappetenza, s'era limitato a sfilacciare
pigramente.
Vide
piantarsi addosso gli occhi degli altri due e si arrese all'impossibilita'
d'ignorare la richiesta.
Esordì con
un "nulla d'eccezionale" e, tentando disperatamente di scantonare,
proseguì: "immagino non v'interessi sapere quanti e quali luoghi posso
aver visitato quest'estate con mia moglie..."
"Esatto!"
lo stronco' impietosamente Luca, "visto che ormai la pentola ha perso il
coperchio, sara' bene che ciascuno di noi riveli cosa puo' aver combinato col
ricavato di quelle monete...Se a
qualcuno non va di parlarne, padronissimo; vuol dire che quando verra' il mio
turno, e sara' l'ultimo visto che ero partito dopo di voi, mi limitero' a
riempirvi la testa con le mie imprese da sub".
Finalmente
l'incantesimo era rotto. Esauriti i
convenevoli, a Rodolfo non restava che tener fede all'impegno preso nella
stamberga di via sant'Ottavio.
Iniziò in
tono sconsolato:
"Per
conto mio maledico la sera che mettemmo piede nel negozio di via Balbo".
L'affermazione
non manco' di sorprendermi. Nei discorsi avviati al momento dell'incontro
ciascuno aveva ammesso, sia pure fugacemente, d'aver realizzato qualcosa in
conseguenza di quella spartizione. Perche' Rodolfo se ne usciva, ora, con una
frase del genere?
Rivelo',
dopo qualche esitazione, d'aver impiegato gran parte del ricavato nell'acquisto
d'un orologio di pregio; mi pare parlasse di un 'Cartier', ma non ci giurerei.
Alle
insistenze perche' lo mostrasse, rispose, cupo in volto, che l'oggetto era
andato perduto.
Pino non
seppe trattenersi dal commentare biblicamente:
"Dio
da e dio toglie" ed aggiunse che non gli sembrava il caso di buttarla
tanto sul tragico.
"Sono
sicuro", sentii ribattere all'interessato, "che mi giudicherete meno
emotivo quando avrete conosciuto le circostanze in cui l'ho perduto". Luca
s'affretto' a garantirgli che nessuno piu' si sarebbe azzardato ad
interromperlo e lo sollecito' a continuare.