C. X   DINAMICA DI UN DRAMMA

 

 

M'ero arrestato.

Ora il mio sguardo tornava a vagare sulle fuggevoli immagini trasmesse dal finestrino.

Dovetti trattenermi a lungo in quell'atteggiamento; al punto, addirittura, da ridestare in Franco le apprensioni che gli avevo causato al momento della partenza.

Con le nocche delle dita mi colpė ripetutamente un ginocchio. Mi rigirai e vidi che mi fissava con curiosita' mista a preoccupazione.

Non poteva immaginare che la storia era ormai terminata.

Mi levai in piedi; ero intorpidito per la prolungata immobilita' e dovetti stiracchiarmi. Sfilai allora La Stampa dal portapacchi, rintracciai la pagina di cronaca, la ripiegai in quattro e gliela porsi senza parlare.

Franco e' tra coloro che, messi repentinamente di fronte a notizie sensazionali, non sanno trattenersi dall'imprecare. E' un modo come un altro per manifestare stupore o meraviglia.

"Porca puttana!"

Glielo sentii ripetere piu' volte, in sordina, e suppongo che l'esclamazione coincidesse con i capiversi dell'articolo.

Sollevava, di tanto in tanto, gli occhi per piantarmi addosso uno sguardo sempre piu' esterrefatto.

Alla fine se ne resto' immobile, incapace, perfino, di trattenere il giornale che ora gli scivolava tra le gambe.

Il volto aveva assunto un'espressione attonita accentuata da una smorfia che gli faceva sporgere ed arcuare il labbro inferiore.

"Che brutta fine!" ebbe la forza di commentare.

"Com'e' possibile", aggiunse dopo essersi ripreso, "che un semplice fornello a gas determini un simile massacro?"

"Che vuoi che ti dica?....Non lo so! Posso solo azzardare delle ipotesi.

La stanza nella quale stavamo aveva dimensioni molto modeste; ad occhio e croce tre metri per quattro.

Luca ci aveva condotto lė facendoci transitare dal ballatoio del balcone che la univa all'ingresso, al di la' della camera da letto. La porta interna, comunicante con il resto della casa, risultava chiusa a chiave. Nessuno s'era permesso di chiederne il motivo; immagino fosse per occultare il possibile disordine presente negli altri vani. Gli unici sfoghi del tinello erano quandi costituiti da un minuscolo bagno di servizio e da quella che, pur definita dal nostro ospite 'cucinotta', altro non era se non un angusto angolo di cottura separato da una tenda oltre la quale, fin dal suo arrivo, Pino era corso a ficcare il naso.

Curiosando tra i surgelati  vi aveva scovato un grosso polipo ed aveva insistito perche' glielo lasciassimo cucinare secondo una sua ricetta. Durante la mia permanenza quella proposta non aveva avuto seguito. La presenza sul fornello della grande pentola di cui parla il giornale lascia supporre, tuttavia, che fosse tornato alla carica trasmettendo agli altri quella sua mania per le insalate di mare.

Gia' a sera inoltrata l'umidita' ci aveva costretto a chiudere la porta-finestra che dava al balcone.

Non mi risulta che il fornello a gas disponesse di un qualche sistema aspirante. Il giornale non ne parla; se esisteva doveva esser rimasto inattivo.

Indubbiamente il vapore della bollitura, producendo qualche fastidio, avrebbe potuto indurre a far schiudere l'accesso al balcone. Disgraziatamente, la presenza della tenda, trattenendo il vapore al di la' del tinello, deve aver precluso quell'ultima via di salvezza, contribuendo non poco al tragico epilogo della riunione".

Franco scosse il capo sconsolato ed osservo':

"Possibile che se ne siano andati senza nemmeno rendersene conto?"

"Possibilissimo! Al momento di lasciarli m'erano parsi piuttosto sbronzi. Se, come immagino, di lė a poco Pino puo' aver messo la pentola sul fuoco, niente di piu' facile, nelle condizioni in cui erano, che se ne siano poi completamente dimenticati. L'acqua, fuoruscendo a piu' riprese, deve aver spento la fiamma dando via libera alle esalazioni di metano mentr'erano gia' storditi dal vino e dai liquori.

Immagino, anche, che sarebbero saltati in aria se gia' ore prima non avessero dato fondo alle sigarette".

Col fare tipico di chi si trova a dover digerire notizie inconsuete, Franco torno' a scorrere l'articolo.

Leggeva scandendo le sillabe lentamente per darmi modo d'ascolarlo. D'improvviso, prossimo alla fine del brano, il tono di voce salė: "...la presenza di un'antica moneta in tasca ad uno dei cadaveri potrebbe lasciar supporre..." Franco lascio' andare il giornale e tornō a piantarmi gli occhi addosso.

"E allora?" brontolo' "Come la mettiamo con la storia del lancio?"

Ammisi che, dopo la fine dei tre, era quella la cosa che m'impressionava di pių.

"Sei il solito ingenuo", e si lascio' andare ad un sorriso "Chissa' Luca cos'avra' scagliato dalla finestra al posto della famigerata moneta;...probabilmente un pezzo da duecento lire".

Ripensai al battibecco che aveva preceduto la tragedia. Effettivamente le resistenze di Luca erano state molto piu' blande di quanto il suo temperamento avrebbe dovuto lasciar presagire. Che ci avesse giocati con uno stratagemma da ragazzi?

A conti fatti, lo ritenni possibile.

"Ma...", obiettai, se le cose stessero in questi termini...." e non andai oltre.

"Non penserai che il mio giudizio vada ad avvalorare la 'tesi' del professore!?"

 

Il silenzio che ne segui lo confermo' nei suoi sospetti.

"Allora", e vidi che allargava le braccia, "sei proprio irrecuperabile!. ..D'accordo! Ne convengo!...La storia e' parecchio inquietante, ma cio' non autorizza a trarne conclusioni avventate".