C. XIX
DIVERBI TRA FRATELLI
"A
quel tempo", continuò Gorati, "dormivo in un bugigattolo strettamente
attiguo alla camera dei genitori. Preferivano tenermi vicino poichè, fin dalla
nascita, ero stato di salute piuttosto cagionevole.
Da non
crederci! Erano tante le notti che, per non sentirli litigare, dovevo tapparmi
le orecchie o nascondere il capo sotto le coperte.
Non
passava sera, infatti, senza che lei rinfacciasse al marito la responsabilita'
di quella morte. L'altro, per un pò incassava senza fiatare, poi reagiva
furiosamente, convintissimo com'era che la responsabilità della sciagura
dovesse ricadere sui ladri penetratigli in negozio. Chi, se non loro, l'aveva
spinto a tentare un gesto disperato?
Col passar
del tempo la frequenza di quegli alterchi comincio' a calare. Pensavo, nella
mia ingenuita', che la mamma s'avviasse a condividere le argomentazioni del
babbo; non potevo capire che, di giorno in giorno, la situazione precipitava
sempre piu' verso quel tipo di radicata incomprensione che chiude ogni strada
al dialogo e che, alla lunga, genera stati di mutismo sempre piu' chiuso ed
ostinato.
Mia madre
avrebbe preceduto di due soli anni il babbo nella tomba e, finche' visse, non
fece niente per nascondergli l'astio che provava nei suoi confronti."
Era da un
pezzo che Baretti, con cenni discreti ma insistenti, cercava d'inserirsi nel
discorso. Alla fine vi riuscì:
"Quel
che proprio non riesco a spiegarmi e', come mai, per tanto tempo ancora dopo la
sciagura, Giacomo abbia potuto restare all'oscuro di come realmente s'erano
svolti i fatti". E volle essere piu' esplicito: "Comprendo le ragioni
che possono aver chiuso la bocca ai suoi genitori,...ma lei?...Possibile che,
nemmeno per un istante, abbia ceduto alla tentazione di dividere con lui il
peso di quel terribile segreto?"
"Osservazione
fin troppo giusta", ammise Gorati: "Per quanto strano possa
sembrarvi, ogniqualvolta ero sul punto di lasciarmi andare a qualche
rivelazione, scattava immancabilmente, ad impedirmelo, una forte resistenza
psicologica". Abbassò il tono di voce: "Vedete,...quando si e'
piccoli, non ci si sta a chiedere il motivo d'un atteggiamento; ci si comporta
così e basta.
Solo piu'
tardi, crescendo, sarei riuscito a spiegarmene le ragioni. E v'assicuro che non
erano delle piu' lineari.
Che devo
dirvi?...Mentr'era vivo il mio fratello maggiore ero stato io il piu'
vezzeggiato della famiglia. Non e' forse usuale che l'ultimo nato s'accaparri le
attenzioni e le moine dei genitori?
Da morto,
invece, Adelio finì per contare molto piu' che da vivo.
La
drammaticita' della sua fine; il fatto, soprattutto, che fosse dovuta al
tentativo di salvare la vita del padre, lo ponevano su di un piedistallo che
s'andava rivelando, per me, di giorno in giorno piu imgombrante. Se avessi
messo Giacomo a parte del segreto, non avrei fatto altro che accrescere in
famiglia la considerazione per il defunto, al punto da restarne
soffocato".
Si
soffermo' a riflettere:
"Volete
che vi dica tutto fino in fondo?
Ci tenevo
a conservare una condizione da privilegiato nei confronti del fratello
superstite.
Ora...,
non so mio padre, ma la mamma sapeva benissimo che avevo capito la dinamica
della disgrazia. Il fatto che continuassi a custodirne gelosamente il segreto
finiva per ingenerare....come dire?....Un sodalizio; quasi una forma di
complicita' tra me e lei, che di certo sarebbe sfumata qualora mi fossi deciso
a vuotare il sacco con Giacomo".
Pero'! E
pensai a come Baretti m'aveva descritto il nostro interlocutore. Altro che
svanito! A sentirlo, gli si sarebbe potuto imputare un fondo di carognaggine,
non certo una di quelle debolezze mentali che, di solito, accompagnano la
senilita'. Ne' potevo fare a meno di chiedermi quale potesse essere lo scopo
ultimo che lo muoveva a quelle rivelazioni.
Ancora una
volta, Baretti, che doveva esser tipo da non lasciare le cose a meta', intervenne:
"Ma,...dopo?...Col
trascorrere degli anni?"
"Intende
sapere perche' mi sia ostinato a non parlargliene?... Spesso sono i casi della
vita a decidere per noi.
Se avete
idea di cosa fosse l'esistenza nell'immediato dopoguerra non dovrebbe stupirvi
il fatto che andai a trascorrere all'estero, in Argentina , gran parte
dell'esistenza.
Se
anche avessi voluto, me lo dite come
avrei dovuto fare, in quelle condizioni, per rivelare a Giacomo una verita'
così scabrosa? ...E vogliamo sottovalutare il danno che una siffatta
esternazione avrebbe causato in famiglia? Gia' tra i genitori i rapporti erano
quelli che sapete. Dovevo essere proprio io ad esaspere certe tensioni?
Mia madre
se la porto' via un infarto; una morte rapida e tutto sommato auspicabile che,
pero', non mi lascio' il tempo di rientrare per vederla un'ultima volta. Sarei
tornato quando il babbo era sul letto di morte.
A funerali
avvenuti pensavo al modo migliore d'affrontare quell'argomento ormai lontano
quando intervenne, a guastarci i rapporti, una brutta faccenda d'interessi.
Tanto vale
che ve ne parli.
Non so per
quali vie, ma, attorno agli anni '30, mio padre era riuscito a mettere le mani
su di una preziosa raccolta di antiche monete d'oro che, per chissa' quale
ragione, non si sarebbe mai deciso a porre in vendita. Ricordo che le custodiva
gelosamente in un lungo sacchetto di pelle nera.
Ogni tanto
lo sorprendevamo ad ammirarsele di nascosto ed a soppesarle lungamente nelle
mani. Se gli si domandava cosa intendesse farne ci piantava addosso uno sguardo
stralunato o ghignava in maniera del tutto innaturale. Mai che ci avesse
degnato d'una risposta".
Il vecchio
scosse il capo ripetutamente:
"Bisognava
capirlo...Dal tempo della disgrazia era come se avessimo a che fare con
un'altra persona. S'era incupito, spesso trascurava gli affari ed era
perennemente in preda ad una sorta di monomania alimentata da un odio feroce
per i ladri.
Giacomo
non riusciva a farsene una ragione. Come avrebbe potuto, dal momento che
restava all'oscuro di certi precedenti? Ero il solo a possedere la chiave d'un
tale atteggiamento.
Quello ce
l'aveva a morte con chi, avendogli messo a soqquadro il negozio, lo aveva
spinto ad un gesto che gli era costato
la perdita del primogenito. Senza contare che, col passar del tempo, doveva
aver addossato a quella gente anche il fardello dei suoi dissapori familiari.
Pensate!
Anche mentre l'ultimo dei suoi malanni stava per portarselo via, era lì che
continuava a rimurginare fermi propositi di vendetta. E tanto radicati erano
quei sentimenti da impedirgli di considerare che quei ladri potevano essere
molti e sepolti da chissa' quanto".
Mi parve
che Gorati stesse per concludere quest'ultima riflessione con una risata; era
invece un violento starnuto che lo coglieva di sorpresa.
Si
strizzo' il naso con un enorme fazzoletto a palline poi: "veramente non gradite
un altro sorso di moscato?" e fece il gesto di riaccostare ai bicchieri la
bottiglia. Mossi il capo ad indicare un rifiuto mentre Baretti si limitava a
coprire il calice con la mano.
"Io
trovo, invece, che mi fa un bene dell'anima", dichiaro' il vecchio e
s'affretto' a versarsene quattro dita che tracanno' in due sole sorsate.
Avevo
impiegato questo intermezzo fuori programma a riflettere sulla piega presa da
quel racconto ed a tracciare, senza quasi avvedermene, inquietanti connessioni
con le modalita' surreali del furto a cui avevo assistito.
Gorati
torno' a toccare il tasto delle monete.
"Vi
starete chiedendo cos'abbiano a che vedere con i rapporti tra me e Giacomo.
Ebbene, dovrete convincervi che, se non fossero mai esistite, io e mio fratello
avremmo potuto continuare a vivere d'amore e d'accordo.
Ancora non
capisco perchè Giacomo non s'inventasse una balla meno incredibile....Avrebbe
potuto dire che il babbo le aveva vendute...E invece no! Volle impuntarsi a
sostenere di non essere mai riuscito a trovarle.
Per
l'intera settimana che seguì alla scomparsa di nostro padre ci affannammo a
perquisire scrupolosamente il negozio, l'abitazione e finanche le cantine.
Passammo al setaccio il contenuto di mobili e ripostigli. Niente! Tutta fatica
sprecata!
Dovevo
pensare che si fossero volatilizzate? Ne dedussi che Giacomo se ne fosse
appropriato prima ancora del mio rientro e che gli affanni della ricerca altro
non fossero che sequenze d'una farsa architetta al solo fine di fregarmi.
Da quel
momento i nostri rapporti non sarebbero stati piu' quelli d'un tempo.
Dovete
credermi se vi dico che alla base del mio risentimento non stava tanto l'aver
dovuto rinunciare alla mia quota su quella parte d'eredita', quanto la rabbia
per il modo con cui n'ero stato estromesso.
Non fui
tentato, nemmeno lontanamente, di farmene un dramma, ma, ed era il meno con cui
potessi reagire, decisi che avrei continuato a serbare il mio segreto per
ripagare l'altro dall'essersi appropriato delle monete. Feci male?" e
torno' a soffiarsi il naso fragorosamente.
"Beh!"
riattacco', senza darci tempo di rispondergli, "forse sono andato
parecchio lontano dal seminato...La colpa non e' mia", e lo vedemmo
sorridere maliziosamente, "ma di voi due che mi ci avete spinto con la
vostra curiosita'".