Capitolo III

  I CONSIGLI D'UNA MOGLIE

 

    La giornata del mercoledi successivo era trascorsa priva di alti e bassi: i soliti grattacapi legati alla professione, solite chiacchiere con gli amici e consueto rientro a casa per   l'ora dicena. Per concludere la serata, un noioso programma televisivo seguito dall'immancabile battibecco con Aberto prima di andare a dormire.

  Ricordo ancora che, nell'attesa del sonno, m'ero arrovellato a lungo su di un problema banale e di difficile soluzione come lo sono, in genere, tutti quelli legati a beghe di condominio.

    Poi...l'incubo ritorno'.

Le sensazioni furono identiche a quelle della volta precedente.

    Dovetti agitarmi parecchio dato che, quando il sogno volgeva ad una conclusione analoga a quella gia' descritta, Elsa mi sveglio' scuotendomi ripetutamente. Così com'era accaduto all'alba di sabato, stentai non poco a riprendere la padronanza di me stesso.

    Con la vista ancora annebiata notai mia moglie seduta sul letto. Mi teneva una mano sulla spalla e continuava a fissarmi con evidente preoccupazione.

  "Si puo' sapere", domando',"che ti succede?" e, senza attendere risposta, proseguì: "è da un po' che ti lamenti; ti agiti. Non ti ho mai visto in questo stato!"

    Con le membra intopidite mi costo' un notevole sforzo mettere i piedi a terra. Ancora intontito, restai seduto sulla sponda del letto. Bevvi un sorso d'acqua e cominciai a cercare freneticamente le sigarette. Ne accesi una ed aspirai a lungo e profondamente.

  Elsa continuava a fissarmi con uno sguardo di curiosita' misto ad irritazione.

  Probabilmente, se avessi avuto il pieno controllo della mia emotivita', avrei preferito non raccontare nulla. Un po' per naturale ritrosia; per una sorta di pudore caratteriale, ma anche per non trasformare in un caso familiare un fenomeno che avrei ritenuto giusto sopportare e superare nella sfera strettamente personale.

    Poiche' non ero in condizioni di vera e propria normalita'; spinto, per giunta, dall'impellente esigenza di sottrami al piu' presto al disagio che accompagnava quel brusco risveglio, decisi di coinvolgere Elsa nella faccenda.

  "Qui occorre un buon caffe'!" borbottai a fatica ed apparentemente contrariato.

    Mia moglie abbozzo' un sorriso, non so se per dimostrami d'aver captato i reali termini del messaggio o se per la soddisfazione di averla spuntata sulle mie resistenze anche in quella particolarissima circostanza.

    Dopo lumghi periodi di convivenza talvolta si preferisce parlarsi in codice con la certezza che,  anche con un siffatto tipo di linguaggio, ci si riuscira' a comprendere a meraviglia.

    "E che sia ben ristretto! Non come quello dell'altra volta!" le urlai dietro mentre si allontanava. Era un modo come un altro per prendermi una rivalsa.

    Seduto al tavolo in cucina, tra una sigaretta e l'altra,   dapprima   con   qualche reticenza poi con la  loquacità favorita dalla quiete della notte, finii per raccontarle tutto ciò che mi era capitato.

  "Domani", conclusi, " imballo il quadro e lo spedisco in cantina".

  Elsa ebbe una reazione inattesa quanto negativa.

  "Sbagli!" osservo', " se credi di risolvere in tal modo il tuo problema".

  "Perche' mai?"  chiesi contrariato.

  Mia moglie assunse l'espressione tipica di chi scopre di aver a che fare con un interlocutore duro di comprendonio.

    "Dopo tanti anni di vita in comune", dichiaro', "mai e poi mai avrei sospettato in mio marito un debole per il paranormale".

  "Non vedo, ora, cosa c'entri il paranormale".

  "C'entra, eccome!" Salto' sù Elsa e proseguì:

  "Vediamo di analizzare con calma la faccenda. Pensi di rimuovere il tuo incubo liberandoti di un quadro. Ne deriva che attribuisci a quel dipinto poteri evocatori che invece risiedono esclusivamente nella tua testa".

  Continuavo a fissarla dubbioso.

  "Cerca, se ti riesce", incalzo', "di valutare le cose con un pizzico di razionalita'....Quel cimelio e' appeso in salotto da piu' di cinque mesi, come puoi imputargli inconvenienti che sono solo di questi giorni?...Vogliamo dire di piu'?...Vogliamo aprire una parentesi sul tuo grado di suggestionabilità?"

  Quando Elsa toccava questo tasto era meglio lasciar correre e non ostinarsi a contrariarla.

  "Ti hanno raccontato una storia un po' fuori dall'ordinario", incalzò, "e ne sei rimasto colpito al punto da lasciartene coinvolgere. Se aggiungi che quando sei solo tiri a farti compagnia con qualche bicchiere di troppo non dovresti stentare a darti una spiegazione razionale del fenomeno".

   Era troppo! Pazienza per la patente di persona impressionabile, ma passare anche per potenziale ubriacone proprio non ero disposto ad accettarlo.

   "Sono cinque giorni che non tocco un dito d'alcool" protestai, "come ti spieghi la riedizione del sogno questa notte?"

  Il colpo doveva aver centrato il bersaglio; mia moglie ridivento', tutto d'un tratto, piu' malleabile; quasi arrendevole.

  "Che ne sappiamo", riprese, "di come lavora la nostra mente?...Non ti e' mai capitato di esserti scervellato inutilmente a rammentare un nome o un fatto, per ricordarli poi improvvisamente quando meno ne sentivi il bisogno?...Io dico che potrebbe essersi verificato un caso analogo. Per cinque giorni ti sarai sforzato a dimenticare quella brutta esperienza, ma, quando le tue resistenze hanno cominciato a cedere, ecco che il subconscio s'e' presa la sua brava rivincita".

  Tacque per qualche istante; giusto il tempo per avere conferma che poteva avermi convinto.

  "Ti suggerirei", insinuo', "di affrontare la situazione con grande serenita'...Non fartene, come al solito, una questione di vita o di morte. Considera che si tratta di un'esperienza ne' piu' ne' meno rilevante di tante altre e che, certamente, non vale nemmeno la pena di affannarsi a rimuoverne il ricordo" e  concluse: "poi,....se vuoi un consiglio, lascia stare il quadro dov'e', altrimenti rischieresti di scivolare nel patologico...Convinciti, una volta per tutte, che non c'e' nulla che agisca al di fuori del tuo cervello".

  Bisogna riconoscere che, in fatto di razionalita', le donne spesso danno dei punti agli uomini.

  Le argomentazioni di Elsa non facevano una grinza, così, nei giorni che seguirono, mi sforzai di attenermi scrupolosamente a quei suoi consigli. Purtroppo, sforzarsi a fare qualcosa non sempre significa riuscirci al cento per cento. Malgrado l'impegno restavo, di fatto, condizionato da resistenze che sarebbe ipocrita  negare; quasi una sorta di contrasto latente tra raziocinio ed istinto.

  Pur ritenendomi aperto alla veridicita' di fatti che hanno dell'inspiegabile, devo onestamente riconoscere di non aver mai avuto particolare propensione verso i fenomeni dell'occulto e del paranormale. Non potevo fare a meno, allora, di dar ragione a mia moglie. E tuttavia...tuttavia, c'era qualcosa che istintivamente mi spingeva a stare lontano da quel quadro. Era, tutto sommato, una posizione non dissimile da quella riassunta in un celebre motto di spirito attribuito al Croce che, in tema di malocchio, insinuava "non e' vero...ma ci credo".