C. VIII LE RIVELAZIONI DELLA NUMISMATICA
Il
professore mi venne incontro con il sorriso sulle labra; non so se per una
forma di cortesia o per il contenuto della telefonata.
Prima che
m'invitasse a girare per il resto della casa estrassi la moneta e gliela
piazzai sotto gli occhi.
L'altro la
sollevo' delicatamente e la osservo' a lungo senza parlare.
Cominciavo
a temere che nemmeno lui sarebbe
riuscito a tracciarne un responso.
Si porto',
ancora, sotto il lampadario centrale e vidi che continuava a rigirarsela tra le
dita, tenendola ad un palmo dai suoi occhi da miope grandi ed acquosi.
Scuotendo
la testa si diresse, poi, verso la scaffalatura e ne estrasse un elegante
volume in mezza pelle che ando' a consultare sul tavolo.
Sfogliava
pagine su pagine e, ad ogni pausa, si soffermava a riesaminare quel mio cimelio.
Tutto
preso dalla ricerca doveva aver dimenticato perfino la mia presenza in sala;
notai, infatti, che, rialzando gli occhi, tradì un attimo di smarrimento nel
vedermi attento ed immobile al bordo del tavolo. Si ricompose immediatamente,
ma l'espressione decisamente contrariata che gli restava in volto mi lasciò
intendere che il tentativo
d'identificazione era andato a vuoto.
"Direi...",
e torno' a guardare ancora una volta la moneta,"...che sia da collocare
alla fine del quarto secolo avanti Cristo". Mi fece cenno di accostarmi ed
indico' l'effige della trireme: "un tipo d'imbarcazione che sarebbe
impossibile far risalire al di la' di quell'epoca.....Purtroppo", ed
allargo' sconsolato le braccia, "le lacune del mio testo rendono problematica una datazione piu' precisa".
"E
per quanto riguarda l'origine?"
"Greca,
senz'ombra di dubbio, ma, nel dettaglio,....buio assoluto!"
Mostro' di
riflettere, come per richiamare qualcosa alla memoria:
"a
meno che...", lo sentii mormorare, e torno' difilato alla libreria.
S'inerpico'
sulla scaletta a pioli e cerco' di qua e di là tra i volumi della fila piu'
prossima al soffitto, fino a quando non ridiscese trasportando sottobraccio un
antico librone legato in pergamena. Lo scosse un paio di volte per eliminare
l'eccesso di polvere e lo poso' sul tavolo accompagnando il gesto con
l'espressione soddisfatta di chi e' appena venuto a capo di qualcosa.
"E'
cio' che fa al caso nostro!...Quasi dimenticavo d'avercelo".
Ribalto'
la copertina ed indico' compiaciuto il frontespizio.
Ricordo
una scritta in latino a caratteri rossi e neri con in calce l'indicazione d'un
luogo ed una data: 'Patavi 1734'.
"Edizione
piu' unica che rara", declamo'; "la stessa che avrebbe consentito a
Winkelmann di classificare le monete rinvenute nei primi scavi di Pompei...Eh
sì! Una vera e propria summa in materia...".
Cio'
dicendo, indugiava con amorevole compiacimento nella contemplazione del libro.
Non volevo
che la cosa andasse per le lunghe e cominciai a picchiettare nervosamente sulla
moneta. L'altro dovette capire l'antifona, diede un taglio al discorsi e si
reimmerse nella ricerca.
Tutt'altro
che fiducioso sull'esito di quell'ulteriore consultazione, mentre il vecchio
leggeva, ripresi a gironzolare nello stanzone.
Raggiunsi
la finestra.
Per strada,
una coppietta intenta a litigare aveva scelto, per fare cio', il punto meno
indicato; la base d'un potente lampione.
La donna,
giovane ed avvenente, era lì che protestava e non la finiva piu' di
gesticolare. Dei due mi parve fosse l'uomo quello piu' sulla difensiva. Potenza
delle apparenze! Non trascorsero cinque
minuti che la ragazza rimedio' un sberla in pieno viso, scoppio' a singhiozzare
e fece mostra d'allontanarsi. L'altro, forse gia' pentito di uel suo gesto,
s'affretto' a tenerle dietro fino a quando non scomparvero entrambi nel buio.
Una scena
come tante, ma che aveva avuto il merito di sottrarmi per qualche momento
all'atmosfera sempre meno sostenibile che aleggiava nella casa.
Avvertii,
alle mie spalle, un colpo secco. Mi girai; il professore aveva richiuso
bruscamente il libro ed ora mi fissava con uno sguardo strano, decisamente
inquietante.
Mi
riaccostai al tavolo.
"Come
ha fatto ad entrarne in possesso?" chiese deciso indicando la moneta.
Cos'avrei
dovuto dirgli? Accennai vagamente ad un acquisto fatto tempo prima.
"Beh!"
esclamo', "in fondo, del come e del quando poco importa...Se ne
disfi!"
"Non
appena avro' trovato un acquirente..."
"Forse
non mi sono spiegato", ribatte', "deve buttarla; distruggerla!"
Pensai, lì
per lì, che stesse dando i numeri:
"Scherziamo?
Se anche fosse un falso l'oro e' autentico...e non pesera' meno di venti
grammi".
"Si
regoli come vuole", sbraitò spazientito; "...io l'ho avvertita!"
e non ci fu verso di cavargli altro. Mi colpì, poi, il fatto che, non appena ebbe
pronunciato queste parole, si affretto' a spingere verso di me quell'oggetto,
non con le dita, ma impiegando la matita che gli era servita da segnalibro.
L'incontro
del giorno dopo al solito bar e soprattutto, suppongo, la generosa bevuta che
l'aveva accompagnato, mi avrebbero consentito di saperne di piu'.
"Cosa
ne ha fatto?" lo sentii esordire e mostrai di non capire.
"Ma...di
quella moneta?"
Sorrisi
senza rispondere.
La cosa
parve irritarlo, ma servì anche a spingerlo verso l'unica soluzione che ormai
gli restava : quella di decidersi a fornirmi una spiegazione.
Comincio'
con una domanda:
"Crede
lei nel potere malefico di certi oggetti?"
Non
intendevo sorbirmi una dissertazione sul tema e m'affrettai ad assecondarlo
rispondendo con cenni affermativi.
La cosa
dovette contribuire a rasserenarlo.
"Veda",
proseguì, "certi reperti portano male anche solo a parlarne. Non voglio,
pero', che mi si giudichi severamente per il comportamento di ieri e tanto mi
costringe a rivelarle che, cio' che lei definisce una moneta, simboleggia,...in
realta',...il trapasso dalla vita alla morte.
E' un
oggetto infausto", e torno' ad insistere, "lo butti in mare!"
Ebbi, a
quel punto, la malaugurata reazione di sorridere e questo lo mando' in bestia,
al punto che la foga dottrinaria prese il sopravvento sulle precauzioni con le
quali aveva mostrato di voler affrontare l'argomento.
"Quell'arnese,
che con tanta incoscienza continua a portarsi indosso, proviene dalla
Tessaglia; un paese che a lei, forse, non dirà niente, ma che, per chi conosce
a fondo certe cose, rappresenta il paese d'origine delle conoscenze esoteriche
piu' oscure e sinistre".
Infervorandosi,
parve perdere completamente il controllo e quasi mi urlo':
"Cosa
pensa che stiano a significare il caduceo e la nave?"
Chiaramente
non poteva attendersi una risposta, per cui, dopo una studiata pausa di
silenzio, proseguì:
"il
benessere e l'importanza dei traffici...Sono simboli che ricorrono di
frequente,...ma in presenza dell'alfa e dell'omega?" e richiamò
l'attenzione su due piccoli particolari del conio che m'erano sfuggiti.
"La
vita e la morte!" esclamò, "giusto due facce d'una stessa
medaglia...Guardi un lato della moneta; troverà l'emblema della medicina, la
rivolti, ed ecco la nave che, procedendo dall'alfa all'omega, trasporta agl'Inferi; nell'Ade.
Vuol
conoscere il valore della moneta? Ne' piu' ne' meno di quello del pedaggio per
traghettare un individuo da quì nell'aldila'".
Se anche
avessi voluto non sarei piu' riuscito a fermarlo.
"Al
momento stesso del trapasso, quel frammento d'oro veniva cacciato a forza nella
bocca del morto perche' potesse pagarsi l'ultimo viaggio. Se ne fosse rimasto
sprovvisto la sua ombra sarebbe tornata sulla terra a tormentare i vivi".
Lo vidi
inspirare profondamente. Poi:
"L'esemplare
che possiede doveva essere di quelli destinati a gente di rango; quasi
certamente notabili del luogo....Non era, mi creda, una moda esclusiva per
cadaveri eccellenti e Gregovius, l'autore del trattato che mi ha visto
consultare, fa esplicito riferimento a monete del tutto simili, coniate in
argento, bronzo...e perfino stagno; come a dire che nessuna famiglia avrebbe permesso ai suoi morti di salire
sulla pira privi di quel viatico.
Vuole
saperne di piu'? Nessuno mai si sarebbe azzardato a toccare un oggetto del
genere. All'occorrenza, lo si prelevava da una ciotola con un paio di tenaglie
e lo si spingeva, con quelle, tra i denti del cadavere".
A due
tavoli dal nostro, un'anziana signora, esile ed elegantissima, s'era seduta a
consumare un the. Doveva aver captato qualche brano di quella che stava
diventando una vera e propria predica ed immagino che le stessimo avvelenando
la degustazione. Di lì a poco, infatti, la vidi che prendeva bicchiere e
borsetta ed andava a collocarsi ad un tavolo sul limitare opposto della
piattaforma.
Com'era
suo costume, il professore non fece una grinza.e "quella moneta",
continuò, "non puo' appartenere ad alcun essere vivente; e' destinata alle
divinita' infernali. Trascinarsela dietro equivale ad invocare la disgrazia e
la morte".
Aveva
pronunciato le ultime parole attenuando di molto il tono della voce; uno dei
camerieri, sbucato all'improvviso da un ingresso secondario, gli si era
piazzato accanto e continuava ad agitargli sotto il naso quattro o cinque
quotidiani. Sono certo che, se avesse dovuto attendere ancora i comodi
dell'altro, non avrebbe esitato a scaraventare i giornali tra i bicchieri.
Il
professore protesto' brevemente col nuovo venuto per il ritardo della consegna
e questo contribuì a stornarlo in parte dall'animosita' con cui aveva sostenuto
quelle sue argomentazioni.
Penso
anche che la disponibilita' dei giornali giungesse a fornirgli un ottimo
pretesto per porre fine ad una dissertazione che non gli stava procurando i
consensi che si attendeva.
Spiego' in
tutta la sua ampiezza uno dei quotidiani e, usandolo come una provvidenziale
barriera, se lo tenne incollato al bordo del cappello, manifestando
un'attenzione alla carta stampata troppo esagerata per non risultare sospetta.
Immagino
che lo scetticismo col quale avevo accolto le sue rivelazioni dovesse averlo
indispettito, contrariandolo fino al mutismo.
Quella
volta si astenne perfino dal commentare i fatti di cronaca. Avrebbe ripreso a
farlo nelle serate successive, ma si sarebbe guardato bene dal tornare, anche
solo larvatamente, sull'episodio della moneta.
E questo
e' tutto!"