C. XX PRESENZE
"Da
un pezzo, ormai", disse il vecchio, " vi starete chiedendo come
faccia a sapere delle apparizioni".
Si rivolse
a Baretti: "ricorda la cifra per la quale fu ceduto il negozio?"
L'altro
mostro' di pensarci su e: "per ot...No!..Per novecentocinquantamila".
"Che
oggi equvarrebbero?"
"Non
saprei,....Intorno agli ottantacinque milioni, immagino".
Tonetti
tradì un gesto di stizza: "piuttosto poco,...non le pare?"
"Effettivamente...pensandoci
bene..."
"Ed a
suo padre", incalzo' l'altro, "non salto' in mente che, per averlo ad
un prezzo che lasciava trapelare la fretta del venditore, una qualche ragione
dovesse pur esserci?"
Il
negoziante ci riflette' sù, poi allargo' le braccia: "quando non si
dispone di grandi risorse e' giocoforza immaginare che la fortuna, almeno una
volta, possa essersi ricordata di noi...Dovette pensare che gli si stesse
prospettando un'occasione unica; irripetibile....Ma perche'? Cos'era che non
andava al tempo della vendita?"
"Una
cosa che, per tanti anni, m'e' pesata proprio qui!" e batte' ripetutamente
sullo stomaco con la punta delle dita.
"Lo
vedemmo, sa?... Proprio come ora vedo voi due. Fossi stato solo avrei creduto
d'essere ammattito, ma la presenza di Giacomo escludeva che potesse trattarsi
di un'allucinazione".
Ancora una
volta tornò a versarsi del vino, ed in tale abbondanza che poco manco'
traboccasse dal bicchiere. A me e Baretti torno' spontaneo scanbiarci uno
sguardo preoccupato. Temevamo che, a forza di bere, Gorati cominciasse a
sproloquiare proprio sul passaggio piu' delicato di quella storia.
L'altro
parve intuire il senso di quelle occhiate. Sollevo' il bicchiere:
"Questo?...Vi preoccupate per questo?...Se non ci fosse dubito che
troverei la forza di andare avanti", e riprese a bere.
Quand'ebbe
raggiunto il fondo del bicchiere fece schioccare la lingua e si deterse le
labra con un lembo di quel suo enorme fazzoletto.
Riprese.
"A
quel tempo non avevo molta voglia di ripartire per l'Argentina. C'e' da
stupirsi?
Il piacere
del ritorno, il fatto di ritrovare i luoghi dell'infanzia e della giovinezza,
la buona accoglienza di vicini e conoscenti erano tutti aspetti che mi
spingevano a rinviare di mese in mese la data del rientro. Cominciavo a
vagheggiare la possibilita' di stabilirmi qui definitivamente.
Nel
frattempo, i modesti risparmi ch'ero riuscito a raggranellare s'andavano
assottigliando a vista d'occhio e questo rendeva sempre piu' impellente la
necessita' di trovare una nuova occupazione.
Forse,...fossi
stato piu' giovane, qualcosa di decente sarebbe pure saltata fuori. Invece, per
farvela breve, resto', alla partenza, un'unica alternativa; dividere con
Giacomo la conduzione del negozio.
Non era
una scelta delle più allettanti, ma contavamo che, congiungendo i nostri
sforzi, saremmo riusciti a risollevare le sorti dell'esercizio.
Sei mesi
d' attivita' ed ecco presentarsi l'evento che avrebbe stravolto ogni nostro
progetto.
Quella
sera avevamo chiuso da poco. Ce ne stavamo a discutere dietro il bancone quando
udimmo distintamente alcuni rumori. Strani scricchiolii che provenivano dal
piccolo vano al fondo della sala; dal locale che, proprio per le sue dimensioni
ridotte, avevamo finito per adibire a ripostiglio.
Incuriositi,
piu' che allarmati, attraversammo la sala, aprimmo con circospezione la porta
che immetteva a quel vano e ci trovammo spettatori di una scena
indimenticabile.
Proprio lì
dentro, ritto davanti allo scaffale di fondo, ci volgeva le spalle un uomo con
indosso il tipico indumento di nostro padre; uno spolverino nero dai connotati
inconfondibili.
Sentii il
sangue affluirmi alla testa fino a martellarmi le tempie. Ero in preda a mille
interogativi. Com'era possibile che uno sconosciuto si fosse intrufolato in
negozio? E perche' vestiva a quel modo? Come mai, soprattutto, testa e statura
corrispondevano a quelle di mio padre?
Lentamente,
l'uomo in fondo al vestibolo si volto' e cio' che vedemmo spazzo' via ogni
quesito; ogni capacita' di ragionare secondo logica. Era proprio lui!...Il
morto!
Aveva il
volto assai piu' pallido del solito e mi parve che il suo sguardo fosse
assente; come perduto nel nulla. Afferrai, per reazione, una mano di Giacomo e
gliela strinsi con forza. L'altro reagì con una stretta altrettanto vigorosa.
Per il resto eravamo come inchiodati al suolo. Non ci riusciva di muoverci e
nemmeno di articolare qualche parola.
Mentre la
fissavamo trasognati, l'apparizione, lentamente, comincio' a dissolversi. Era
come se si diradasse, perdendo in consistenza e mostrando contorni sempre meno
definiti. Vedemmo, poi, che assumeva una trasparenza tale da lasciarci
distinguere il mobile retrostante. Alla fine scomparve del tutto.
Per un
pezzo ancora ce ne restammo come inebetiti; paralizzati, e quando riprendemmo
la padronanza dei nostri gesti scoprimmo che soffrivamo entrambi di un capogiro,
tanto accentuato da renderci estremamente faticoso ogni movimento.
Vi
risparmio i commenti che intrecciammo nel corso d'una notte che dovett'essere
la piu' travagliata della nostra esistenza.
All'alba,
con la luce, comincio' a prender corpo un altro fantasma; quello delle
conseguenze che il ripetersi delle apparizioni avrebbe potuto comportare.
C'era da
chiedersi che fine avrebbe fatto il negozio, e noi con quello, qualora un
cliente, o un estraneo qualsiasi, si fosse imbattuto, da lì a qualche tempo, nella
terrificante presenza.
Concordammo,
a conti fatti, che la scelta migliore sarebbe stata quella di porre in vendita
la baracca".
"E
non vi chiedeste...", reagi Baretti
"Cosa
ne sarebbe stato del nuovo proprietario?" lo anticipo' il vecchio, dimostrando,
con tale tempismo, una prontezza di riflessi quale mai avrei sospettato in un
uomo di quell'età.
"Ce
lo chiedemmo,...stia pur certo che ce lo chiedemmo", confermo' poi in tono
rassicurante "Perche'? Crede che ci avrebbe fatto piacere se qualcuno
avesse dovuto rinfacciarci d'avergli ceduto una casa infestata?...E sa quando
ci tranquillizzammo? Dopo aver letto, non ricordo piu' dove, che la presenza
dei fantasmi, in novanta casi su cento, si spiega con la tendenza d'un
trapassato a stabilire contatti con i familiari sopravvissuti.
Ne
deducemmo che, una volta andati via noi, il ritorno di quella presenza sarebbe
stato estrememente improbabile".
Dovette
trovarci dubbiosi; di fatto riluttanti a prendere per oro colato
quell'assicurazione di buona fede ed allora protesto':
"Volete
dirmi in base a quali elementi avremmo potuto intuire il reale significato del
fenomeno?"
Quel
significato, per la verita', m'era saltato agli occhi, evidentissimo, quando
ancora il vecchio era a meta' del racconto. Baretti, che avevo tenuto
all'oscuro del furto, s'affretto' invece a chiedere a cosa l'altro stesse
alludendo.
"Quell'entita'",
esclamo' il vecchio, "sara' tornata a cercare la sua vendetta....Penso
proprio che le apparizioni abbiano tutta l'aria d'un appostamento; d'un agguato
teso a possibili ladri. Quale altra spiegazione potremmo avanzare dal momento
che il fenomeno torna a ripetersi a tanti anni da quando abbiamo abbandonato il
negozio?
Non vi ho
forse detto quali rancori, quali incubi avessero accompagnato mio padre fino
alla tomba?"
Aveva
pronunciato queste ultime frasi in tono accorato e la cosa doveva averlo
lasciato senza fiato. Quand'ebbe superato l'affanno: "ad ogni buon
conto", tenne a puntualizzare, "prima ancora d'avviare tentativi di
vendita, non mancammo di adottare misure che, al tempo, giudicammo idonee a
contrastare il ripetersi delle apparizioni. Capisco che non hanno funzionato e
me ne dolgo.
Ci
preoccupammo, soprattutto, di rimuovere la porta..."
"Quale
porta?" incalzo' Baretti.
"Dio
mio!" protesto' il vecchio, "...se ve ne sto parlando...volete o no
lasciarmene il tempo?" e si sforzo' a reprimere una smorfia di disappunto
: "All'epoca, quella specie di
vestibolo ch'e' in fondo al locale era chiuso da una porta,...o meglio",
puntualizzò, "da una sorta di antico pannello che mio padre aveva
recuperato da qualche parte e che s'era ingegnato a trasformare in quel modo
pochi anni prima che morisse..."
Lo
interrompemmo perche' ce la descrivesse.
Gorati
doveva ricordarne bene i dettagli, poiche', da come ce ne parlo', capimmo che
sarebbe stato impossibile nutrire incertezze sull'identita' di quel singolare
cimelio.
Apprendemmo,
poi, che i due fratelli, dopo averla rimossa dalla prima destinazione,
l'avevano sistemata, a mo' di decorazione, sul muro di fondo di quel corridoio
cieco. Distruggendo ancora lo stipite, allargando l'architrave e ritoccandone
l'intonaco sugli spigoli, avevano cancellato ogni traccia della vecchia
chiusura, certi che l'aver dato piena luce a quel vano bastasse a scongiurare il
ripetersi delle apparizioni.
"Insistevo
spesso con Giacomo", aggiunse Gorati, "perche' si decidesse a far
benedire il negozio. Ma l'altro, che da tempo ormai cercava inutilmente di
porlo in vendita, tornava a rispondermi che, prima, avremmo dovuto impegnare un acquirente. E non aveva torto!
L'impresa si stava rivelando piu' ardua del previsto.
Quantunque
giocassimo continuamente al ribasso con le nostre pretese, non ci riusciva
ancora di veder spuntare un compratore.
Io,
intanto, non potevo trattenermi oltre in citta'. Se lo avessi fatto avrei perso
l'ultima possibilita' che avevo di accettare un nuovo ingaggio in Argentina.
Dovetti
mettermi l'animo in pace ed affrettare la partenza.
Da lì a
qualche tempo, Giacomo, che aveva una mia delega, riuscì, finalmente, a
disfarsi dello stabile,...anche se, per farlo, dovette accontentarsi d'un
prezzo stracciato".
Emise un
sospiro profondo, liberatorio, e concluse:"il resto lo sapete".
Per un
pezzo continuammo a guardarci senza parlare.
Avevo
ancora una domanda che mi bruciava sulle labra, così azzardai: "perche'
mai, per tanti anni, ha preferito tacere?"
Gorati mi
guardo' stupito, fece un'alzata di spalle
che accompagnò con una risposta disarmante nella sua banalita': "per
il fatto che nessuno, prima del vostro arrivo, mi ha mai chiesto niente".
Ed
aggiunse:
"Prendiamo
la disgrazia del povero Adelio. A chi pensate potrebbe piu' interessarne la
storia dopo che son trascorsi tanti anni?
Certo,...avrei
potuto decidermi a parlarne con Giamo. Ma,...mettetevi nei miei panni,...lo
rividi al tempo del mio definitivo rientro, quando non gli restavano che sei
anni di vita ed era tutto acciaccato dai postumi d'un infarto. Mi sarebbe
mancato il coraggio anche solo per ricordargli la beffa delle monete,
figuriamoci se ne avrei avuto per rivelargi i risvolti d'una tragedia così
lontana.
Quanto
alla storia delle apparizioni, perche' mai avremmo dovuto metterne al corrente
degli estranei? Era un'esperienza che io e lui avevamo condiviso e che non ci
piaceva ricordare. Temevamo, sprattutto, che a parlarne in giro, ci avrebbero
preso per matti. Solo oggi, sapere che altri hanno fatto la stessa nostra
esperienza mi ha consentito, finalmente, di parlarne in piena
liberta'..e..spero proprio", confidò, " che questo serva a farmi
sentire in pace con me stesso".
Non c'era
piu' niente che gli si potesse chiedere per il semplice fatto che niente altro
avrebbe potuto rivelarci.
S'era
fatto tardi; altro che la 'mezza serata' preventivata da Baretti. Ringraziammo
il vecchio e ci congedammo da lui.
L'altro
non volle sentir ragioni, si calco' sulla testa un berretto di lana e ci fece
strada fino al cancello.
Mentre ci
stavamo avviando all'auto sentimmo ancora una volta, alle nostre spalle, la sua
voce roca del vecchio che raccomandava:
"E...non
dimenticate di farlo benedire quel locale!"