Capitolo XXI

 

 

  RIVELAZIONI

 

 

 

 

  "Immagino", riprese Marco, "che l'insieme di questi fatti fosse noto a Franca gia' al tempo in cui si verificarono. Quanto sto invece per rivelarti quella donna pote' apprenderlo solo a seguito della brutta esperienza toccatale con l'ultima delle sue sedute spiritiche".

  "Ricordi", mi chiese, "cos'ebbe a dirti Irene su quell'esperimento la sera in cui venisti a trovarci?"

   Non ero sicuro di rammentarlo con precisione.

  Marco richiamo', allora, l'episodio delle resistenze che quella aveva frapposto per impedire ll'esperimento medianico.

    "Credi ancora", domandò, "che quelle rimostranze fossero dettate da una forma di rispetto per l'uomo ch'era stato assassinato?"

  Non sapevo cosa rispondere.

  "La verita'", continuo', "e' un'altra; molto piu' brutta, te l'assicuro........ Se la medium avesse potuto anche solo sospettarla si sarebbe ben guardata dal dare corso alla riunione.

  Perfettamente a conoscenza dei rischi ai quali la sorella si sarebbe esposta, Irene volle compiere un ultimo tentativo per indurla a desistere. Elevo' infatti la sua protesta al punto di piantare tutti in asso e di allontanarsi da casa.

Come sai la faccenda finì per prendere una brutta piega; poco mancò che la piu' anziana non ci rimettesse la pelle.

  "Normalmente", tenne a puntualizzare, "e' impossibile che una medium ricordi cio' che accade mentr'e' in trance. Quella volta fu diverso. Anche se la poveretta non riuscì mai a descrivere le sensazioni provate, assicuro' che, nel corso di quella terribile riunione, la presenza di Gritti le si era rivelata con una violenza inaudita ed assolutamente estranea alla natura dei fenomeni tipici dello spiritismo.

  La dimestichezza che aveva con i fenomeni paranormali le fece intuire, un volta ripresasi, che qualcuno prima di lei doveva aver manipolato quel quadro per finalita' molto piu' oscure e pericolose. Le tornarono in mente le resistenze frapposte da Irene; mise allora alle strette la sorella fino a quando questa non si decise a...vuotare il sacco.

  Immagino lo faesse a ragion veduta poiche' sapeva benissimo che nulla sarebbe trapelato di quelle sue ammissioni. Io stesso, ne sono piu' che certo, mai e poi mai sarei stato messo al corrente dei fatti che ti sto rivelando qualora Irene avesse accettato di distruggere il quadro in presenza della sorella. Oppose invece un netto rifiuto ed a Franca non resto' da fare altro che tacitarsi la coscienza affidandomi, in punto di morte, l'incarico di reperire il dipinto e di convincere Irene affinchè provvedesse lei stessa alla sua distruzione".

   Ritenni che le parole di Marco rappresentassero la conferma, quasi una replica, delle teorie di quel singolare avvocato conosciuto in Puglia; la medium doveva sapere benissimo che, se una mano estranea avesse distrutto il quadro, la sventura si sarebbe abbattuta sulla sorella.

 

  Marco, intanto, si stava lasciando andare a qualche considerazione:

   "Davvero una strana accoppiata quella tra Franca ed Irene...Avevano caratteri diversissimi. Alla moderazione e ad una certa bonomia tipicche del temperamento della prima si contrapponeva la personalita' astiosa, chiusa e vendicativa della seconda".

  Feci notare che, nell' incontro avuto, m'era stato impossibile giudicarla così severamente.

  "Chiaro!" esclamo' l'altro: "possedeva in alto grado la capacita' di dissimulare alla perfezione questi suoi tratti; specie con gli estranei, ai quali, anzi, riusciva a trasmettere la parvenza di persona aperta e paziente, se non proprio affabile.

  Considera, tuttavia, che se c'era una cosa in grado di tenere unite due donne tra loro così diverse questa era proprio la costante determinazione dell'una a non commettere mai azioni che potessero risolversi a danno dell'altra. Non era infrequente che litigassero, anche aspramente, per il più futile dei motivi, ma, all'occorrenza, rappresentavano un raro esempio di unione; sapevano confidarsi reciprocamente e consigliarsi l'un l'altra per il meglio.

  Penso che queste peculiarita' fossero da ricondurre al fatto che erano rimaste orfane giovanissime. Anche il matrimonio di Franca trasformatosi in vedovanza in capo a dieci anni avrebbe concorso a rinsaldare ancor piu' il loro legame.  

  Non ci fosse stata una tale confidenza è certo che Irene non si sarebbe lasciata andare a quelle ammissioni; piuttosto avrebbe negato l'evidenza.

  Confesso' cose tali da lasciare inorridita la sorella che, pure esperta di arti magiche e ben consapevole delle potenzialita' negative di Irene, mai e poi mai avrebbe potuto immaginare che questa stesse praticando, da tempo immemorabile, tali e tanti micidiali sortilegi da aver perso ormai il conto delle vittime che aveva sulla coscienza".

 

   Anche se restavo comprensibilmente scettico sull'attendibilita' di queste ultime notizie, le parole di quell'uomo sortirono l'effetto di richiamarmi visivamente alla memoria, come la rivedessi alla moviola, una sequenza del mio sogno piu' recente; quella delle terribili immagini disposte in lenta successione dal rigattiere del Balon, poi, quasi a voler stornare il disorientamento che mi derivava dall'inspiegabile concomitanza tra sogno e realta' mi sforzai a sollevare qualche quesito:

  "Quantunque mi torni difficile credere che si possa danneggiare il prossimo col solo supporto della magia, mi resta pur sempre la curiosita' di capire le motivazioni che possono spingono a tanto".

   Marco allargo' le braccia:

   "Che vuoi che ti dica?...Possono essere delle piu' svariate. Una; forse la piu' ricorrente e certo la meno pericolosa, riguarda quanti agiscono su commissione;....per soldi...via!"

  "E perche' sarebbe la meno pericolosa?"

  "Per il fatto che al mondo ci sono piu' imbroglioni che assassini e la mappa della differenza tra le due grandezze, quantomai estesa e variegata, lascia ampio spazio a quanti vivono sfruttando la credulita' altrui. Ce n'e' per tutti i gusti e per tutte le borse; comprendendo una scala sociale che si estende dai guru più rinomati fino ai piccoli maghi di paese.

  C'e', poi, la ristretta cerchia di quelli che mai e poi mai agirebbero per denaro. Sono individui forniti di doti particolari che, tuttavia, si rivelano sporadicamente e solo in presenza di determinate circostanze. Così, ad esempio, e' molto improbabile che i loro malefici attecchiscano su soggetti scarsamente ricettivi o del tutto refrattari sotto il profilo di una specifica emotivita' sensoriale".

   Dovette rendersi conto che un discorso siffatto lo avrebbe portato lontano dal caso che m'interessava. Si arresto' bruscamente e chiuse con una precisazione:

  "Tieni ben presente, comunque, che quello di Irene rappresenta un caso a parte; piu' unico che raro. Quella donna non aveva proprio nulla a che spartire con gli imbroglioni, con i sensitivi e, men che meno, con quelle pittoresche figure del nostro folclore che sono le 'masche' .

  Comprendo il tuo scetticismo", e si affretto' ad aggiungere: "Avevo anch'io le tue stesse riserve sulle affermazioni di Franca......Aspetta, pero', che ti racconti il resto della storia".

  Riprese.

  "Sai bene che Luigi Gritti restò vedovo anzitempo. Cio' che invece ignori e' che la povera Elena, afflitta da un male che nessun medico sarebbe riuscito a diagnosticare, non venne a mancare di botto; dalla sera alla mattina. Si spense lentamente nell'arco di tre mesi. Chi credi che provvedesse, in quel tempo e per molti mesi dopo, ad accudire le necessita' di quella casa?"

  "Irene?"

  "L'hai detto!"

  "Si verificò in quel periodo  un fatto che avrebbe mutato completamente il corso degli eventi.

  Non si sa come, forse durante le estenuanti veglie al capezzale dell'ammalata, fu rispolverata la faccenda dell'antico manoscritto. Irene sembrava affascinata dall'idea di riuscire a recuperare il talismano. Immagino fosse animata anche da una volonta' di ripicca; quasi un tentativo di rivalsa sulle apprezzate facolta' paranormali di Franca.

  Per ragioni di ben altra natura Gritti sembrava tutt'altro che insensibile alla realizzazione di un tale intento. I due presero a ragionarci sopra in termini sempre meno empirici fino a concordare sulla fattibilita' dell'impresa.

  Quantunque fossero trascorsi piu' di tre secoli dalla scomparsa del duca il tentativo di recuperare quell'oggetto si presentava meno disperato di quanto, a prima vista, si potesse ritenere. La circostanza, innanzitutto, che si trattava di un anello lasciava sperare che fosse ancora addosso al cadavere; specie considerando che nessuno poteva averne sospettato i poteri. Fosse stato un monile di materiale prezioso, le probabilita' si sarebbero ridotte drasticamente. Ma chi poteva aver pensato a privare un defunto dei suoi ornamenti bronzei?

  La vita del duca era stata sempre ammantata da un'ombra di mistero, ma altrettanto non si poteva dire delle residenze e degli altri luoghi della sua casata che erano ancora arcinoti.

  Elena era morta da poco quando i due dettero il via alla fase pratica del progetto.

  Sapevano che, per tutto il '600, i membri di quell'antica famiglia avevano trovato sepoltura in una chiesa tutt'ora esistente nel centro storico della citta'. Corsero, allora, ad aggirarsi tra quei sarcofaghi che, ricchi di busti e stemmi, adornavano, all'epoca, le navate dell'edificio, ma non trovarono traccia della tomba.

  La visita, tuttavia, non era stata inutile. Interpellato sul perche' di quell'assenza, un religioso di quella chiesa aveva finito, sia pure involontariamente, per metterli sulla pista giusta. Aveva spiegato che il duca era morto in odore di eresia ed i familiari, rispettando i veti del tempo, avevano dovuto inumarne la salma nella cripta sottostante alla  loro antica dimora.

  Non si trattava di una costruzione particolarmente inaccessibile. Per due terzi era disabitata, senza contare che, al tempo di questi fatti, i sistemi antifurto, quando c'erano, erano assai meno efficaci e sofisticati degli attuali.

  "Ormai decisissimi a voler tentare la sorte, i due tentarono la sorte. Scelsero, per calarsi nei sotterranei della casa, una notte in cui imperversava un furioso temporale per far sì che il fragore dei tuoni coprisse i rumori che immancabilmente si producono quando si opera uno scasso.

  In capo ad un paio d'ore l'operazione era conclusa ed i profanatori di quella tomba poterono allontanarsi felici di aver raggiunto lo scopo. Avevano dovuto scardinare la pesante pietra tombale scheggiandola in piu' punti. Pare avessero trovato la salma in pessimo stato; pressoche' polverizzata. Tuttavia, frugando tra i brandelli delle vesti, all'altezza del petto, erano riusciti a tastare un oggetto metallico. Era piu' grosso del previsto ed immagino che Gritti dovesse faticare non poco per estrarlo dalla stretta fessura che era riuscito a praticare.

 L'anello recuperato era, inequivocabilmente, quello indicato dal manoscritto."

 

  Marco si schiarì la voce con l'ultimo dito di birra che ondeggiava nel boccale.

 

  "Quei due", considerò, dopo aver fatto schioccare la ingua, "dovettero superare qualche esitazione prima di decidersi a mettere in pratica formule e rituali richiesti. Si tratto' di vincere la ripugnanza che immancabilmente colpisce i neofiti della necromanzia. Una volta riusciti, si resero conto della veridicita' dell'antico autografo. Scoprirono le incredibili possibilita' evocatorie del talismano e restarono sbigottiti a verificare i primi contatti con le terrificanti entita' del mondo ultraterreno".

 

  Mi arrischiai ad interrompere Marco con un accostamento che si sarebbe rivelato disastroso.

  "In sostanza", osservai, "potremmo dire che sperimentarono una variante dello spiritismo".

  Lo sguardo che ne ebbi in risposta rivelo' chiaramente la divergenza di opinioni che doveva intercorrere tra me e lui su di un tale argomento.

  "E no!" tenne a puntualizzare:"Sono cose tra loro diversissime...Prendi me, per esempio. Ho qualche esperienza di sedute spiritiche, non per questo permetterei che mi si definisse un necromante".

  Mi sembrò che lo indignasse perfino l'idea di un larvato accostamento. Volle spendere ancora qualche parola sull'argomento per accentuare la distanza tra le due cose.

  "Lo spiritismo", s'affannò a sostenere, "trae le sue motivazioni dall'umana vocazione a speculare oltre i limiti della realta' sensoriale. La necromanzia, invece, e' cosa completamente diversa. Non a caso nei secoli passati la si considerava come la forma piu' perversa di stregoneria. A parte gli orribili rituali che ne accompagnano le pratiche, resta un'attivita' che non ha nulla a che vedere con le ricerche di ordine metafisico.

  Lì si opera, in definitiva, per piegare ai propri voleri le forze malefiche ultraterrene forzandole . Esattamente cio' che quei due cominciarono a fare.

  Pare che Irene confidasse a Franca i particolari agghiaccianti delle oscure pratiche messe in opera con il cognato. Si trattava, stando a quanto mi fu riferito, di evocazioni che esigevano tutto un complesso rituale legato alla recitazione di arcane formule, accompagnate da una messa in scena particolarmente macabra ed orripilante, talvolta cruenta. Non mancava, ovviamente, la presenza del cerchio magico, al riparo del quale, e grazie ai poteri dell'anello, pare riuscissero a stabilire contatti con realta' demoniache e con le ombre di alcuni trapassati.

  Da uomo pratico, ed avido com'era, Gritti ne approfitto' per indirizzare fin dall'inizio questi poteri alla ricerca di quel benessere al quale aveva sempre agognato inutilmente".

 

  Marco mi parlo' di una sorta di patto scellerato che avrebbe consentito, a lui e ad Irene, di mettere le mani su di un vecchio tesoro, tanto ricco da doverlo asportare a piu' riprese ed in piu' tempi.

  "Il fatto, poi", aggiunse ammiccando malignamente, "che il grosso di quelle fortune restasse a disposizione di Gritti aprirebbe la porta a varie illazioni circa la possibile evoluzione dei rapporti tra quei due......

  "Comunque", riprese ricomponendosi, "l'acquisizione di quelle ricchezze segnava, anche, l'inizio di una fase ancor più ambigua e pericolosa, che si sarebbe via via colorita di tinte sempre piu' fosche.

 Sì! Perche' occorre sapere che quell'anello non resto' a lungo alle dita di Luigi Gritti. Costui lo smarrì, ed in circostanze a dir poco singolari. Accadde durante una giornata di pesca; aveva recuperato un remo e, nel riassicurarlo allo scalmo, il talismano gli scivolo' via e s'inabisso' in un tratto di mare tanto profondo che sarebbe stato impensabile tentarne il recupero. Svanirono i poteri, ma non cessarono i contatti con le creature demoniache tante volte evocate.

  La sera una di quelle entita' si presento' ai due complici ormai privi della protezione dell'anello. Pretese obbedienza e li legò, in cambio di favori e della vita stessa, ad un vincolo infernale che li avrebbe spinti a compiere mortali sortilegi per il resto dell'esistenza. Era l'unico modo che restava loro per ripagare quelle strane entita' delle ricchezze  che erano state costrette ad elargire per i poteri legati al talismano".

 

  Queste cose mi tornavano esagerate al punto che non riuscii a trattenermi dal sorridere.

"In tutta sincerita'...", chiesi,  "ci credi?"

  L'altro parve rifletterci sopra.

  "Mah!......Anche a me sembrerebbero enormità", disse, "resta il fatto, tuttavia, che, respingendo in blocco questa storia, non vedo quali altre ipotesi si potrebbero formulare per spiegare l'origine delle enormi ricchezze venute in possesso del Gritti..........Intanto resta un punto fermo l'episodio dell'anello.

  Dopo la morte di Franca ottenni dall'archivio de 'Il Mattino' una copia di alcuni numeri dell'epoca..."

   "Ed allora?"

 "Effettivamente......in cronaca figuravano notizie, anche dettagliate, sulle modalita' con cui quella tomba era stata profanata.

  "Certo", s'affrettò ad aggungere, "nessuno puo' impedirci di considerare che questa storia fosse stata montata ad arte per mascherare ben altre attivita'. Dovremmo dedurne che la vicenda dell'anello e quella dei rituali necromantici, anche se vere, non c'entrassero affatto con l'arricchimento del soggetto. Solo che, dandoci questa spiegazione, tornerebbe difficile far quadrare i conti..."

   "Perche'?"

  "E' presto detto", ribattè "Quando un malvivente riesce a mettere a segno qualche buon colpo, non e' certo tanto ingenuo da affrettarsi a spendere e spandere, con il rischio di tirarsi immediatamente addosso ogni sorta di sospetto. Non solo, ma, facendo conto degli incerti del mestiere, studia come salvaguardare al meglio il maltolto; progetta qualche buon investimento; in una parola, pensa al futuro.

  Per Gritti, invece, sembra che si verificasse l'esatto contrario. L'attitudine allo sperpero massiccio e sistematico pare fosse diventata la costante fondamentale dell'esistenza. Chi puo' permettersi di comportarsi a quel modo se non chi ha la certezza di potersi rifare, come e quando vuole, delle sostanze dilapidate?

  Ed ancora......Se il ricorso alle arti magiche non fosse servito che a stornare altri sospetti, a rigor di logica avrebbe dovuto lasciar trapelare l'esercizio di siffatte pratiche che, invece, teneva a nascondere, ........fino al punto da preferire che le malelingue attribuissero la fonte del suo benessere ad una spregevole attivita' di strozzinaggio".

 

  Marco tacque e si abbandono' con le spalle sullo schienale della poltrona. Il gesto indicava chiaramente che su quella storia non aveva altro da dire.

  Volli porgli, allora, la domanda che da tempo mi frullava per il capo.

  "Perchè", gli chiesi, "quella sera ti accalorasti a mettermi in guardia dalla possibilita' che l'incubo avesse a ripetersi per la quinta volta?"

  Lo vidi ammutolire di colpo ed mmaginai che stentasse a rievocare un episodio che in quel momento doveva essere lontano dalla sua memoria.

  Si carezzo' a lungo il mento con i gesti tipici di chi si vede chiamato a sbrogliare un quesito imprevisto ed impegnativo.

 "Bada", tenne a precisare, "che questo esula dalle rivelazioni della vecchia.....E' frutto di una mia supposizione, alla quale, tuttavia, non sarei giunto se non mi fossero state confidate le cose che ti ho rivelato".    

  Tradì qualche esitazione.

 "Riconoscere a quel quadro la sola funzione di veicolo per un sortilegio significa limitarne fortemente la malefica portata.

  A mio avviso, l'oggetto doveva aver assunto un valore molto più inquietante e sinistro; quello di una vera e propria 'porta' ".

  Comprese da un mio gesto la difficolta' che incontravo ad intendere cio' che lui, indubbiamente, aveva dato per scontato e spiegò:

  "Nella terminologia iniziatica rappresenta un luogo, od anche un oggetto, che ha il potere singolarissimo di costituire un valico; un'occasione permanente di contatto tra il nostro mondo e quello ultrasensoriale.

  Di certo", tenne a ricordarmi, "quel quadro era stato l'ultimo oggetto sul quale Gritti aveva messo le mani prima che la sua esistenza si chiudesse nel modo tragico che conosciamo. Ad esso potrebbe aver affidato una traccia della propria vitalità; il ricordo delle nefandezze compiute; la speranza, forse, in una qualche forma di sopravvivenza".

  Sostenne, ancora, che Irene, sottoponendo quella tragica immagine alle pratiche arcane di cui era rimasta la sola depositaria, potesse averne potenziato la carica negativa di cui era intrisa, esaltandone le proprieta' evocatorie fino al punto da rendere possibile alla nefasta entita' dello scomparso di stabilire un contatto con chiunque ne fosse venuto in possesso.

  Quantunque non mi riuscisse di sottrarmi al fascino di questa tesi, non potevo fare a meno di valutarne il conflitto che ne derivava dall'impatto con i riferimenti razionali che guidano i processi mentali dell'uomo moderno. Temevo che accoglierne i contenuti, anche solo sul piano delle ipotesi, equivalesse a rinnegare le certezze acquisite in almeno tre secoli di progresso.

 

  Marco, ora, taceva. Sembrava intento a scrutare sul mio volto gli effetti prodotti dalle sue parole.        "D'accordo!" esclamò. "Sei liberissimo di darmi del visionario,...non prima pero' d'avermi detto quale significato attribuisci ai segni tracciati sul retro del dipinto".

  Non capii, dapprima, di quali segni stesse parlando. Poi, improvvisamente, come per una folgorazione, un'immagine mi baleno' nella mente; era associata ai gesti rapidi e nervosi che avevo compiuto mentre davo fuoco al quadro. Ricordai, allora, di aver intravvisto sul dorso del soggetto naif una figura; come di un piccolo cerchio, o qualcos'altro del genere, le cui tracce erano ben presto svanite nel processo di rapido incenerimento della carta.

  Trovandomi pensieroso,Marco ebbe la conferma che il particolare non era passato del tutto inosservato e ne sembro' visibilmente soddisfatto. Torno' a rievocare, allora, un momento dell'ultima seduta medianica tenuta in casa Vitris.

  "Come sai", ricordo', "quella sera eravamo fortemente preoccupati per le condizioni della vecchia. Stentava a riprendersi dalla trance travagliata in cui era caduta e, quando alla fine vi riuscì, ebbe, come prima reazione, quella di allontanare il quadro. Lo fece bruscamente e questo finì per terra.

  Mentre gli altri cercavano di soccorrere la sensitiva, mi ero chinato a raccattare l'oggetto. Nella caduta, la cornice, fissata al dorso in maniera approssimativa, si era spostata fino a lasciare scoperto un ampio bordo del foglio. Recuperando il quadro con gesti malaccorti avevo lasciato scivolare via il vetro di protezione.

  Volevo risistemare le cose e rigirai il dipinto per riallinearlo alla cornice. Notai, ciò facendo, la presenza di cinque piccole macchie rosso-scure dai contorni irregolari. Seguivano una disposizione circolare e m'incuriosì il fatto che le loro dimensioni aumentavano progressivamente procedendo in senso antiorario".

  "Sul momento non mi soffermai piu' di tanto su questo particolare che, invece, mi avrebbe dato non poco da pensare a seguito delle rivelazioni della medium".

  Quei segni, mi spiego', avrebbero simboleggiato le ferite inferte a Gritti e la loro disposizione ( proprio nel retro del punto in cui avevo scorto il volto di quell'uomo) avrebbe potuto indicare un percorso magico inteso a favorire il contatto con la dimensione remota ed indefinibile in cui doveva agitarsi l'ombra dello scomparso.

 

  Anche a volerla accogliere, questa spiegazione non avrebbe diradato a fondo il mistero legato all'opera di Renier.

  Molte cose restavano da spiegare e da capire; impresa impossibile dal momento che Irene Vitris, se pure avesse avuto le facolta' demoniache che le si attribuivano, le custodiva ormai cristallizzate in quella testa semicarbonizzata sulla quale doveva già esser calata l'armatura di zinco della bara.

 

  Marco  continuava ad argomentare con altre sue congetture; animato, ormai, dall'intento di fare sfoggio della propria cultura in materia.

  Ormai non riuscivo a seguirlo; forse non ne sentivo nemmeno piu' l'interesse.

  Da lì a mezz'ora mi sarei congedato da lui avendo chiaro il presentimento che non ci si sarebbe rivisti mai più.

 

 

 

* * * *  *

 

 

  Dal tempo di questi fatti sono trascorsi ormai cinque anni.

  Quando passo in via Principe Amedeo getto un'occhiata in direzione del n.37;  penso di rivedere la cartoleria e, sistematicamente, dimentico che, al suo posto,c'è, adesso, un minimarket piccolo ma appariscente e sempre affollato. Anche al Balon c'è stato qualche cambiamento. E' sparita la bottega del rigattiere, la facciata dello stabile ha assunto un aspetto decisamente più decoroso e nel vasto locale, il cui interno ha però mantenuto tutti i connotati dell'antro, s'è piazzato un rivenditore di motocicli.

  Ah!...Dimenticavo che domani rivedrò Enrico. E' appena rientrato da una vacanza nell'entroterra calabro dove, a quanto pare, dev'essersi procurato uno strano reperto archeologico. Dice di volermene fare dono per il mio imminente compleanno. La cosa mi costringe a chiudere queste mie note per affrettarmi  ad inventare qualcosa che lo induca a desistere.