Capitolo XXI
"Immagino", riprese Marco, "che l'insieme di questi fatti
fosse noto a Franca gia' al tempo in cui si verificarono. Quanto sto invece per
rivelarti quella donna pote' apprenderlo solo a seguito della brutta esperienza
toccatale con l'ultima delle sue sedute spiritiche".
"Ricordi", mi chiese, "cos'ebbe a dirti Irene su
quell'esperimento la sera in cui venisti a trovarci?"
Non ero
sicuro di rammentarlo con precisione.
Marco
richiamo', allora, l'episodio delle resistenze che quella aveva frapposto per
impedire ll'esperimento medianico.
"Credi ancora", domandò, "che quelle rimostranze fossero
dettate da una forma di rispetto per l'uomo ch'era stato assassinato?"
Non sapevo
cosa rispondere.
"La
verita'", continuo', "e' un'altra; molto piu' brutta, te
l'assicuro........ Se la medium avesse potuto anche solo sospettarla si sarebbe
ben guardata dal dare corso alla riunione.
Perfettamente a conoscenza dei rischi ai quali la sorella si sarebbe
esposta, Irene volle compiere un ultimo tentativo per indurla a desistere.
Elevo' infatti la sua protesta al punto di piantare tutti in asso e di
allontanarsi da casa.
Come sai la faccenda finì per prendere una brutta
piega; poco mancò che la piu' anziana non ci rimettesse la pelle.
"Normalmente", tenne a puntualizzare, "e' impossibile che
una medium ricordi cio' che accade mentr'e' in trance. Quella volta fu diverso.
Anche se la poveretta non riuscì mai a descrivere le sensazioni provate,
assicuro' che, nel corso di quella terribile riunione, la presenza di Gritti le
si era rivelata con una violenza inaudita ed assolutamente estranea alla natura
dei fenomeni tipici dello spiritismo.
La
dimestichezza che aveva con i fenomeni paranormali le fece intuire, un volta
ripresasi, che qualcuno prima di lei doveva aver manipolato quel quadro per
finalita' molto piu' oscure e pericolose. Le tornarono in mente le resistenze
frapposte da Irene; mise allora alle strette la sorella fino a quando questa
non si decise a...vuotare il sacco.
Immagino lo
faesse a ragion veduta poiche' sapeva benissimo che nulla sarebbe trapelato di
quelle sue ammissioni. Io stesso, ne sono piu' che certo, mai e poi mai sarei
stato messo al corrente dei fatti che ti sto rivelando qualora Irene avesse
accettato di distruggere il quadro in presenza della sorella. Oppose invece un
netto rifiuto ed a Franca non resto' da fare altro che tacitarsi la coscienza
affidandomi, in punto di morte, l'incarico di reperire il dipinto e di
convincere Irene affinchè provvedesse lei stessa alla sua distruzione".
Ritenni
che le parole di Marco rappresentassero la conferma, quasi una replica, delle
teorie di quel singolare avvocato conosciuto in Puglia; la medium doveva sapere
benissimo che, se una mano estranea avesse distrutto il quadro, la sventura si
sarebbe abbattuta sulla sorella.
Marco,
intanto, si stava lasciando andare a qualche considerazione:
"Davvero una strana accoppiata quella tra Franca ed Irene...Avevano
caratteri diversissimi. Alla moderazione e ad una certa bonomia tipicche del
temperamento della prima si contrapponeva la personalita' astiosa, chiusa e
vendicativa della seconda".
Feci notare
che, nell' incontro avuto, m'era stato impossibile giudicarla così severamente.
"Chiaro!" esclamo' l'altro: "possedeva in alto grado la
capacita' di dissimulare alla perfezione questi suoi tratti; specie con gli
estranei, ai quali, anzi, riusciva a trasmettere la parvenza di persona aperta
e paziente, se non proprio affabile.
Considera,
tuttavia, che se c'era una cosa in grado di tenere unite due donne tra loro
così diverse questa era proprio la costante determinazione dell'una a non
commettere mai azioni che potessero risolversi a danno dell'altra. Non era
infrequente che litigassero, anche aspramente, per il più futile dei motivi,
ma, all'occorrenza, rappresentavano un raro esempio di unione; sapevano confidarsi
reciprocamente e consigliarsi l'un l'altra per il meglio.
Penso che
queste peculiarita' fossero da ricondurre al fatto che erano rimaste orfane
giovanissime. Anche il matrimonio di Franca trasformatosi in vedovanza in capo
a dieci anni avrebbe concorso a rinsaldare ancor piu' il loro legame.
Non ci
fosse stata una tale confidenza è certo che Irene non si sarebbe lasciata
andare a quelle ammissioni; piuttosto avrebbe negato l'evidenza.
Confesso'
cose tali da lasciare inorridita la sorella che, pure esperta di arti magiche e
ben consapevole delle potenzialita' negative di Irene, mai e poi mai avrebbe
potuto immaginare che questa stesse praticando, da tempo immemorabile, tali e
tanti micidiali sortilegi da aver perso ormai il conto delle vittime che aveva
sulla coscienza".
Anche se
restavo comprensibilmente scettico sull'attendibilita' di queste ultime
notizie, le parole di quell'uomo sortirono l'effetto di richiamarmi visivamente
alla memoria, come la rivedessi alla moviola, una sequenza del mio sogno piu'
recente; quella delle terribili immagini disposte in lenta successione dal
rigattiere del Balon, poi, quasi a voler stornare il disorientamento che mi
derivava dall'inspiegabile concomitanza tra sogno e realta' mi sforzai a
sollevare qualche quesito:
"Quantunque mi torni difficile credere che si possa danneggiare il
prossimo col solo supporto della magia, mi resta pur sempre la curiosita' di
capire le motivazioni che possono spingono a tanto".
Marco
allargo' le braccia:
"Che
vuoi che ti dica?...Possono essere delle piu' svariate. Una; forse la piu'
ricorrente e certo la meno pericolosa, riguarda quanti agiscono su
commissione;....per soldi...via!"
"E
perche' sarebbe la meno pericolosa?"
"Per
il fatto che al mondo ci sono piu' imbroglioni che assassini e la mappa della
differenza tra le due grandezze, quantomai estesa e variegata, lascia ampio
spazio a quanti vivono sfruttando la credulita' altrui. Ce n'e' per tutti i
gusti e per tutte le borse; comprendendo una scala sociale che si estende dai
guru più rinomati fino ai piccoli maghi di paese.
C'e', poi,
la ristretta cerchia di quelli che mai e poi mai agirebbero per denaro. Sono
individui forniti di doti particolari che, tuttavia, si rivelano sporadicamente
e solo in presenza di determinate circostanze. Così, ad esempio, e' molto
improbabile che i loro malefici attecchiscano su soggetti scarsamente ricettivi
o del tutto refrattari sotto il profilo di una specifica emotivita'
sensoriale".
Dovette
rendersi conto che un discorso siffatto lo avrebbe portato lontano dal caso che
m'interessava. Si arresto' bruscamente e chiuse con una precisazione:
"Tieni
ben presente, comunque, che quello di Irene rappresenta un caso a parte; piu'
unico che raro. Quella donna non aveva proprio nulla a che spartire con gli
imbroglioni, con i sensitivi e, men che meno, con quelle pittoresche figure del
nostro folclore che sono le 'masche' .
Comprendo
il tuo scetticismo", e si affretto' ad aggiungere: "Avevo anch'io le
tue stesse riserve sulle affermazioni di Franca......Aspetta, pero', che ti
racconti il resto della storia".
Riprese.
"Sai
bene che Luigi Gritti restò vedovo anzitempo. Cio' che invece ignori e' che la
povera Elena, afflitta da un male che nessun medico sarebbe riuscito a
diagnosticare, non venne a mancare di botto; dalla sera alla mattina. Si spense
lentamente nell'arco di tre mesi. Chi credi che provvedesse, in quel tempo e
per molti mesi dopo, ad accudire le necessita' di quella casa?"
"Irene?"
"L'hai
detto!"
"Si
verificò in quel periodo un fatto che
avrebbe mutato completamente il corso degli eventi.
Non si sa
come, forse durante le estenuanti veglie al capezzale dell'ammalata, fu
rispolverata la faccenda dell'antico manoscritto. Irene sembrava affascinata
dall'idea di riuscire a recuperare il talismano. Immagino fosse animata anche
da una volonta' di ripicca; quasi un tentativo di rivalsa sulle apprezzate
facolta' paranormali di Franca.
Per ragioni
di ben altra natura Gritti sembrava tutt'altro che insensibile alla
realizzazione di un tale intento. I due presero a ragionarci sopra in termini
sempre meno empirici fino a concordare sulla fattibilita' dell'impresa.
Quantunque
fossero trascorsi piu' di tre secoli dalla scomparsa del duca il tentativo di
recuperare quell'oggetto si presentava meno disperato di quanto, a prima vista,
si potesse ritenere. La circostanza, innanzitutto, che si trattava di un anello
lasciava sperare che fosse ancora addosso al cadavere; specie considerando che
nessuno poteva averne sospettato i poteri. Fosse stato un monile di materiale
prezioso, le probabilita' si sarebbero ridotte drasticamente. Ma chi poteva
aver pensato a privare un defunto dei suoi ornamenti bronzei?
La vita del
duca era stata sempre ammantata da un'ombra di mistero, ma altrettanto non si
poteva dire delle residenze e degli altri luoghi della sua casata che erano
ancora arcinoti.
Elena era
morta da poco quando i due dettero il via alla fase pratica del progetto.
Sapevano
che, per tutto il '600, i membri di quell'antica famiglia avevano trovato
sepoltura in una chiesa tutt'ora esistente nel centro storico della citta'.
Corsero, allora, ad aggirarsi tra quei sarcofaghi che, ricchi di busti e
stemmi, adornavano, all'epoca, le navate dell'edificio, ma non trovarono
traccia della tomba.
La visita,
tuttavia, non era stata inutile. Interpellato sul perche' di quell'assenza, un
religioso di quella chiesa aveva finito, sia pure involontariamente, per
metterli sulla pista giusta. Aveva spiegato che il duca era morto in odore di
eresia ed i familiari, rispettando i veti del tempo, avevano dovuto inumarne la
salma nella cripta sottostante alla
loro antica dimora.
Non si
trattava di una costruzione particolarmente inaccessibile. Per due terzi era
disabitata, senza contare che, al tempo di questi fatti, i sistemi antifurto,
quando c'erano, erano assai meno efficaci e sofisticati degli attuali.
"Ormai
decisissimi a voler tentare la sorte, i due tentarono la sorte. Scelsero, per
calarsi nei sotterranei della casa, una notte in cui imperversava un furioso
temporale per far sì che il fragore dei tuoni coprisse i rumori che
immancabilmente si producono quando si opera uno scasso.
In capo ad
un paio d'ore l'operazione era conclusa ed i profanatori di quella tomba
poterono allontanarsi felici di aver raggiunto lo scopo. Avevano dovuto
scardinare la pesante pietra tombale scheggiandola in piu' punti. Pare avessero
trovato la salma in pessimo stato; pressoche' polverizzata. Tuttavia, frugando
tra i brandelli delle vesti, all'altezza del petto, erano riusciti a tastare un
oggetto metallico. Era piu' grosso del previsto ed immagino che Gritti dovesse
faticare non poco per estrarlo dalla stretta fessura che era riuscito a
praticare.
L'anello
recuperato era, inequivocabilmente, quello indicato dal manoscritto."
Marco si
schiarì la voce con l'ultimo dito di birra che ondeggiava nel boccale.
"Quei
due", considerò, dopo aver fatto schioccare la ingua, "dovettero
superare qualche esitazione prima di decidersi a mettere in pratica formule e
rituali richiesti. Si tratto' di vincere la ripugnanza che immancabilmente
colpisce i neofiti della necromanzia. Una volta riusciti, si resero conto della
veridicita' dell'antico autografo. Scoprirono le incredibili possibilita'
evocatorie del talismano e restarono sbigottiti a verificare i primi contatti
con le terrificanti entita' del mondo ultraterreno".
Mi
arrischiai ad interrompere Marco con un accostamento che si sarebbe rivelato
disastroso.
"In
sostanza", osservai, "potremmo dire che sperimentarono una variante
dello spiritismo".
Lo sguardo
che ne ebbi in risposta rivelo' chiaramente la divergenza di opinioni che
doveva intercorrere tra me e lui su di un tale argomento.
"E
no!" tenne a puntualizzare:"Sono cose tra loro diversissime...Prendi
me, per esempio. Ho qualche esperienza di sedute spiritiche, non per questo
permetterei che mi si definisse un necromante".
Mi sembrò
che lo indignasse perfino l'idea di un larvato accostamento. Volle spendere ancora
qualche parola sull'argomento per accentuare la distanza tra le due cose.
"Lo
spiritismo", s'affannò a sostenere, "trae le sue motivazioni
dall'umana vocazione a speculare oltre i limiti della realta' sensoriale. La
necromanzia, invece, e' cosa completamente diversa. Non a caso nei secoli
passati la si considerava come la forma piu' perversa di stregoneria. A parte
gli orribili rituali che ne accompagnano le pratiche, resta un'attivita' che
non ha nulla a che vedere con le ricerche di ordine metafisico.
Lì si
opera, in definitiva, per piegare ai propri voleri le forze malefiche
ultraterrene forzandole . Esattamente cio' che quei due cominciarono a fare.
Pare che
Irene confidasse a Franca i particolari agghiaccianti delle oscure pratiche
messe in opera con il cognato. Si trattava, stando a quanto mi fu riferito, di
evocazioni che esigevano tutto un complesso rituale legato alla recitazione di
arcane formule, accompagnate da una messa in scena particolarmente macabra ed
orripilante, talvolta cruenta. Non mancava, ovviamente, la presenza del cerchio
magico, al riparo del quale, e grazie ai poteri dell'anello, pare riuscissero a
stabilire contatti con realta' demoniache e con le ombre di alcuni trapassati.
Da uomo
pratico, ed avido com'era, Gritti ne approfitto' per indirizzare fin
dall'inizio questi poteri alla ricerca di quel benessere al quale aveva sempre
agognato inutilmente".
Marco mi
parlo' di una sorta di patto scellerato che avrebbe consentito, a lui e ad
Irene, di mettere le mani su di un vecchio tesoro, tanto ricco da doverlo
asportare a piu' riprese ed in piu' tempi.
"Il
fatto, poi", aggiunse ammiccando malignamente, "che il grosso di
quelle fortune restasse a disposizione di Gritti aprirebbe la porta a varie
illazioni circa la possibile evoluzione dei rapporti tra quei due......
"Comunque", riprese ricomponendosi, "l'acquisizione di
quelle ricchezze segnava, anche, l'inizio di una fase ancor più ambigua e
pericolosa, che si sarebbe via via colorita di tinte sempre piu' fosche.
Sì! Perche'
occorre sapere che quell'anello non resto' a lungo alle dita di Luigi Gritti.
Costui lo smarrì, ed in circostanze a dir poco singolari. Accadde durante una
giornata di pesca; aveva recuperato un remo e, nel riassicurarlo allo scalmo,
il talismano gli scivolo' via e s'inabisso' in un tratto di mare tanto profondo
che sarebbe stato impensabile tentarne il recupero. Svanirono i poteri, ma non
cessarono i contatti con le creature demoniache tante volte evocate.
La sera una
di quelle entita' si presento' ai due complici ormai privi della protezione
dell'anello. Pretese obbedienza e li legò, in cambio di favori e della vita
stessa, ad un vincolo infernale che li avrebbe spinti a compiere mortali
sortilegi per il resto dell'esistenza. Era l'unico modo che restava loro per
ripagare quelle strane entita' delle ricchezze
che erano state costrette ad elargire per i poteri legati al
talismano".
Queste cose
mi tornavano esagerate al punto che non riuscii a trattenermi dal sorridere.
"In tutta sincerita'...", chiesi, "ci credi?"
L'altro
parve rifletterci sopra.
"Mah!......Anche a me sembrerebbero enormità", disse,
"resta il fatto, tuttavia, che, respingendo in blocco questa storia, non
vedo quali altre ipotesi si potrebbero formulare per spiegare l'origine delle
enormi ricchezze venute in possesso del Gritti..........Intanto resta un punto
fermo l'episodio dell'anello.
Dopo la
morte di Franca ottenni dall'archivio de 'Il Mattino' una copia di alcuni
numeri dell'epoca..."
"Ed
allora?"
"Effettivamente......in cronaca figuravano notizie, anche
dettagliate, sulle modalita' con cui quella tomba era stata profanata.
"Certo", s'affrettò ad aggungere, "nessuno puo' impedirci
di considerare che questa storia fosse stata montata ad arte per mascherare ben
altre attivita'. Dovremmo dedurne che la vicenda dell'anello e quella dei
rituali necromantici, anche se vere, non c'entrassero affatto con
l'arricchimento del soggetto. Solo che, dandoci questa spiegazione, tornerebbe
difficile far quadrare i conti..."
"Perche'?"
"E'
presto detto", ribattè "Quando un malvivente riesce a mettere a segno
qualche buon colpo, non e' certo tanto ingenuo da affrettarsi a spendere e
spandere, con il rischio di tirarsi immediatamente addosso ogni sorta di
sospetto. Non solo, ma, facendo conto degli incerti del mestiere, studia come
salvaguardare al meglio il maltolto; progetta qualche buon investimento; in una
parola, pensa al futuro.
Per Gritti,
invece, sembra che si verificasse l'esatto contrario. L'attitudine allo
sperpero massiccio e sistematico pare fosse diventata la costante fondamentale
dell'esistenza. Chi puo' permettersi di comportarsi a quel modo se non chi ha
la certezza di potersi rifare, come e quando vuole, delle sostanze dilapidate?
Ed
ancora......Se il ricorso alle arti magiche non fosse servito che a stornare
altri sospetti, a rigor di logica avrebbe dovuto lasciar trapelare l'esercizio
di siffatte pratiche che, invece, teneva a nascondere, ........fino al punto da
preferire che le malelingue attribuissero la fonte del suo benessere ad una
spregevole attivita' di strozzinaggio".
Marco
tacque e si abbandono' con le spalle sullo schienale della poltrona. Il gesto
indicava chiaramente che su quella storia non aveva altro da dire.
Volli
porgli, allora, la domanda che da tempo mi frullava per il capo.
"Perchè", gli chiesi, "quella sera ti accalorasti a
mettermi in guardia dalla possibilita' che l'incubo avesse a ripetersi per la
quinta volta?"
Lo vidi
ammutolire di colpo ed mmaginai che stentasse a rievocare un episodio che in
quel momento doveva essere lontano dalla sua memoria.
Si carezzo'
a lungo il mento con i gesti tipici di chi si vede chiamato a sbrogliare un
quesito imprevisto ed impegnativo.
"Bada", tenne a precisare, "che questo esula dalle
rivelazioni della vecchia.....E' frutto di una mia supposizione, alla quale,
tuttavia, non sarei giunto se non mi fossero state confidate le cose che ti ho
rivelato".
Tradì
qualche esitazione.
"Riconoscere a quel quadro la sola funzione di veicolo per un
sortilegio significa limitarne fortemente la malefica portata.
A mio
avviso, l'oggetto doveva aver assunto un valore molto più inquietante e
sinistro; quello di una vera e propria 'porta' ".
Comprese da
un mio gesto la difficolta' che incontravo ad intendere cio' che lui,
indubbiamente, aveva dato per scontato e spiegò:
"Nella
terminologia iniziatica rappresenta un luogo, od anche un oggetto, che ha il
potere singolarissimo di costituire un valico; un'occasione permanente di
contatto tra il nostro mondo e quello ultrasensoriale.
Di
certo", tenne a ricordarmi, "quel quadro era stato l'ultimo oggetto
sul quale Gritti aveva messo le mani prima che la sua esistenza si chiudesse
nel modo tragico che conosciamo. Ad esso potrebbe aver affidato una traccia
della propria vitalità; il ricordo delle nefandezze compiute; la speranza,
forse, in una qualche forma di sopravvivenza".
Sostenne,
ancora, che Irene, sottoponendo quella tragica immagine alle pratiche arcane di
cui era rimasta la sola depositaria, potesse averne potenziato la carica
negativa di cui era intrisa, esaltandone le proprieta' evocatorie fino al punto
da rendere possibile alla nefasta entita' dello scomparso di stabilire un
contatto con chiunque ne fosse venuto in possesso.
Quantunque
non mi riuscisse di sottrarmi al fascino di questa tesi, non potevo fare a meno
di valutarne il conflitto che ne derivava dall'impatto con i riferimenti
razionali che guidano i processi mentali dell'uomo moderno. Temevo che
accoglierne i contenuti, anche solo sul piano delle ipotesi, equivalesse a
rinnegare le certezze acquisite in almeno tre secoli di progresso.
Marco, ora,
taceva. Sembrava intento a scrutare sul mio volto gli effetti prodotti dalle
sue parole. "D'accordo!" esclamò. "Sei
liberissimo di darmi del visionario,...non prima pero' d'avermi detto quale
significato attribuisci ai segni tracciati sul retro del dipinto".
Non capii,
dapprima, di quali segni stesse parlando. Poi, improvvisamente, come per una
folgorazione, un'immagine mi baleno' nella mente; era associata ai gesti rapidi
e nervosi che avevo compiuto mentre davo fuoco al quadro. Ricordai, allora, di
aver intravvisto sul dorso del soggetto naif una figura; come di un piccolo
cerchio, o qualcos'altro del genere, le cui tracce erano ben presto svanite nel
processo di rapido incenerimento della carta.
Trovandomi
pensieroso,Marco ebbe la conferma che il particolare non era passato del tutto
inosservato e ne sembro' visibilmente soddisfatto. Torno' a rievocare, allora,
un momento dell'ultima seduta medianica tenuta in casa Vitris.
"Come
sai", ricordo', "quella sera eravamo fortemente preoccupati per le
condizioni della vecchia. Stentava a riprendersi dalla trance travagliata in
cui era caduta e, quando alla fine vi riuscì, ebbe, come prima reazione, quella
di allontanare il quadro. Lo fece bruscamente e questo finì per terra.
Mentre gli
altri cercavano di soccorrere la sensitiva, mi ero chinato a raccattare
l'oggetto. Nella caduta, la cornice, fissata al dorso in maniera
approssimativa, si era spostata fino a lasciare scoperto un ampio bordo del
foglio. Recuperando il quadro con gesti malaccorti avevo lasciato scivolare via
il vetro di protezione.
Volevo
risistemare le cose e rigirai il dipinto per riallinearlo alla cornice. Notai,
ciò facendo, la presenza di cinque piccole macchie rosso-scure dai contorni
irregolari. Seguivano una disposizione circolare e m'incuriosì il fatto che le
loro dimensioni aumentavano progressivamente procedendo in senso
antiorario".
"Sul
momento non mi soffermai piu' di tanto su questo particolare che, invece, mi
avrebbe dato non poco da pensare a seguito delle rivelazioni della
medium".
Quei segni,
mi spiego', avrebbero simboleggiato le ferite inferte a Gritti e la loro
disposizione ( proprio nel retro del punto in cui avevo scorto il volto di
quell'uomo) avrebbe potuto indicare un percorso magico inteso a favorire il
contatto con la dimensione remota ed indefinibile in cui doveva agitarsi
l'ombra dello scomparso.
Anche a
volerla accogliere, questa spiegazione non avrebbe diradato a fondo il mistero
legato all'opera di Renier.
Molte cose
restavano da spiegare e da capire; impresa impossibile dal momento che Irene
Vitris, se pure avesse avuto le facolta' demoniache che le si attribuivano, le
custodiva ormai cristallizzate in quella testa semicarbonizzata sulla quale
doveva già esser calata l'armatura di zinco della bara.
Marco continuava ad argomentare con altre sue
congetture; animato, ormai, dall'intento di fare sfoggio della propria cultura
in materia.
Ormai non
riuscivo a seguirlo; forse non ne sentivo nemmeno piu' l'interesse.
Da lì a
mezz'ora mi sarei congedato da lui avendo chiaro il presentimento che non ci si
sarebbe rivisti mai più.
* * * * *
Dal tempo di questi fatti sono trascorsi ormai cinque anni.
Quando passo in via Principe Amedeo getto un'occhiata in
direzione del n.37; penso di rivedere
la cartoleria e, sistematicamente, dimentico che, al suo posto,c'è, adesso, un
minimarket piccolo ma appariscente e sempre affollato. Anche al Balon c'è stato
qualche cambiamento. E' sparita la bottega del rigattiere, la facciata dello
stabile ha assunto un aspetto decisamente più decoroso e nel vasto locale, il
cui interno ha però mantenuto tutti i connotati dell'antro, s'è piazzato un
rivenditore di motocicli.
Ah!...Dimenticavo che domani rivedrò Enrico. E' appena rientrato
da una vacanza nell'entroterra calabro dove, a quanto pare, dev'essersi
procurato uno strano reperto archeologico. Dice di volermene fare dono per il
mio imminente compleanno. La cosa mi costringe a chiudere queste mie note per
affrettarmi ad inventare qualcosa che
lo induca a desistere.