Capitolo XX

 

  STORIA D'UN TALISMANO

 

 

  Un incontro del genere, in un momento particolarissimo come quello, avrebbe dovuto aggravare il mio disorientamento. Accadde, invece, l'esatto contrario. Quell'emozione, che si accavallava alla precedente, ebbe il potere di far scattare una positiva reazione psicologica.

  Continuai a guardare quell'uomo sforzandomi di trovare una spiegazione logica a tutto cio' che mi stava accadendo.

  Molto lentamente il signore dal vestito scuro mosse verso l'abitazione della Vitris. Continuai ad osservarne i movimenti fin quando non fu scomparso del tutto oltre quella porta.

  Me ne restavo indeciso sul da farsi quand'ecco che,  dallo stesso appartamento, vidi spuntare Marco Dotti; una presenza che mi parve, date le circostanze, quanto mai rassicurante.

   Malgrado i suoi mostruosi occhiali da presbite dovette riconoscermi immediatamente poiche', ancora sulla soglia, levo' la mano in segno di saluto.

  Si avvicino' e chiese: "Ci sei gia' stato?"

  Mi torno' gradito che mi si rivolgesse dandomi del tu.

  Ammisi di non aver spinto oltre l'ingresso la mia curiosita'.

  "Meglio così!" commento'.

  Mi vide aggrottare la fronte e volle essere piu' esplicito:

  "Ti sei risparmiato un brutto spettacolo...Non e' piacevole, credimi, vedere un corpo ridotto a quel modo".

  Noto' il mio disorientamento..

  "Immagino che sappia com'e' successo..."

  Scrollai la testa.

  "Una sera;...mancavano due giorni all'anno nuovo, doveva aver sentito il bisogno di attizzare il fuoco del fornello a legna. Era nel cortiletto attiguo al retrobottega; uno spazio angusto, nascosto alla vista del condominio da una tettoia in lamiera. Dev'essere stato un momento di stordimento; un capogiro...forse per via del fumo..."

  Attraverso dettagli raccapriccianti venni così a sapere che la vecchia era inciampata malamente trascinandosi il fornello nella caduta. La brace le si era attaccata al volto devastandoglielo in profondita' mentre gran parte del corpo riportava ustioni vaste e gravissime. I soccorsi, giunti tardivamente, l'avevano strappata alla morte, ma non avevano potuto impedire che languisse per mesi e mesi senza speranza.

  "Tra un'ora o poco piu' dovrebbero portarla via", aggiunse, "con buona pace dell'unico parente che c'e' e che non vede l'ora di potersene ripartire".

   "Quale parente?"

   "E' presente il fratello di quel Luigi Gritti di cui parlammo quella sera. Dicono che sia venuto controvoglia......Bisogna capirlo; vive a Cuneo da molti anni, non ama spostarsi e gli e' toccato accontentare il nipote che, da Pomigliano, premeva perche' un membro almeno della parentela presenziasse ai funerali".

  Ecco che, con mio comprensibile sollievo, l'intermezzo della strana apparizione giungeva ad un chiarimento; banale, se vogliamo fino al grottesco, ma non per questo meno razionale.

 

  Ormai eravamo fuori dall'edificio e passeggiavamo su e giu' nei paraggi.

  Le notizie sulle drammatiche circostanze di quella morte non avevano fatto altro che aggiungere angoscia allo stupore per le inquietanti coincidenze riscontrate.

  Alla ricerca, forse inconscia, di una qualche spiegazione raccontai a Marco lo strano sogno che avevo fatto.

  Vidi  l'altro accompagnare le mie parole con quel particolarissimo sorriso tipico di chi pensa di aver pronta una risposta.

  "Capita!" commento' quand'ebbi finito. "Anche piu' frequentemente di quanto si creda..." e prese a parlarmi della telepatia.  Ne ricavai l'impressione che stesse per lanciarsi in una dissertazione sulla tipologia del fenomeno e lo bloccai in tempo rivelandogli, in tutta franchezza,  i termini dell'altra coincidenza; quella tra la distruzione del quadro ed il mortale incidente toccato alla Vitris.

   Avrei voluto poter scorgere ancora una volta il sorriso sul volto del mio interlocutore. Notai, invece, che sbiancava in viso diventando improvvisamente cupo e pensieroso.

  "Da non crederci!" esclamo' a mezza voce; sottotono, come parlasse a se stesso.

   Era il momento di provocarlo affinche' si aprisse a quelle rivelazioni delle quali, al tempo del nostro primo incontro, s'era dimostrato piuttosto avaro.

  "C'e' chi sostiene", azzardai, levando l'indice verso la casa, "che quella donna fosse una strega".

  Seguì, nell'altro, un secondo e piu' accentuato momento di mutismo. Non ci si poteva sbagliare; tutto lasciava supporre che fosse alla prese con un suo dilemma. Mi chiedevo quali remore dovevano trattenerlo dal dirmi cio' che sapeva.

   Alla fine parve scuotersi ed esordì con questa premessa:

   "Ciò che conosco non è tutto...Comunque, dal momento che delle tre donne non ne e' rimasta in vita nessuna...penso che potrei anche provare a rivelartelo".

  Cavo' di tasca le sigarette, me ne offrì una e cominciammo a fumare misurando a piccoli passi il marciapiede.

 

  "Non ho mai potuto appurare con precisione", ammise, "quale fosse il luogo d'origine delle Vitris. Franca, una volta, s'era limitata a parlarmi, di un grosso centro della Campania. Quel ch'e' certo dovevano provenire da una famiglia molto facoltosa ed avevano tutte un elevato grado d'istruzione.

   Orfane di padre gia' dall'infanzia, avevano perso anche la madre quando Franca, la maggiore, poteva avere ventitrè anni; a lei, di conseguenza, era toccato il compito di tirar sù le sorelle. Vi aveva provveduto senza incontrare particolari difficolta' dal momento che, tutte e tre insieme, avevano ereditato una libreria grande e ben avviata i cui proventi assicuravano piu' che una discreta agiatezza".

   Rivelavano, manco a dirlo, uno spiccato debole per la lettura. Franca, poi, in particolare, tra i titoli piu' inconsueti che le capitavano sottomano, mostrava di prediligere, fino a lasciarsene attrarre morbosamente, quelli dei testi esoterici ed i classici della parapsicologia. Era l'inizio di una vera e propria passione che l'avrebbe spinta, piu' tardi, a praticare lo spiritismo".

  Marco aveva pronunciato le ultime frasi gettandole lì, un po' alla veloce. Notai che si fermava come a voler riprendere fiato.

  Anche se ci si arrestava a sostare nei tratti ombreggiati della via il caldo era tale da rendere sempre meno sopportabili i suoi effetti. Temetti, per un momento, che l'altro, giunto a quel punto, potesse ripensarci; rinviare o, peggio, evitare il resto della storia. Volli insistere, allora, perche' ci si sedesse nell'accogliente sala di una cremeria che era lì, a pochi passi da noi.

  Due invitanti boccali di birra alla spina ed il refrigerio dell'aria condizionata fecero il miracolo di ridare la carica al mio interlocutore. Costui mise via il fazzoletto con il quale lo avevo visto detergersi il volto a più riprese, assaporo' a piccoli sorsi la fresca bevanda appena servita, inspiro' profondamente e butto' lì:

  "Ricordi cosa ti fu detto, quella sera, circa l'attivita' di Gritti?"

  "Che fosse,...mi sembra di ricordare,...ah ecco!...Un facoltoso commerciante..."

  Mi blocco':

 "Niente affatto! Quand'era prossima alla fine Franca mi rivelo' diverse cose sul conto di quell'uomo"

.   Cominciava, finalmente, ad affrontare un tema che ritenevo centrale per la spiegazione della singolare esperienza che m'era toccata".

  "Viveva nelle stessa citta' delle Vitris". E continuò:

  "Fin da giovane doveva essere stato un tipo estroso, irrequieto; essenzialmente un insoddisfatto.

  Non erano tempi allegri:.......c'era la guerra; fatto, questo, che lo costrinse a sospendere i corsi di medicina per indossare il grigio-verde e per andare incontro ad un destino non molto dissimile da quello di tanti altri della sua generazione. Dalla Grecia, dov'era di stanza la sua divisione, finì in un lager tedesco e riuscì a tornare in patria solo nell'estate inoltrata del '45.

  Trovo' ad attenderlo una situazione disastrosa. La vecchia casa di famiglia se n'era andata con i bombardamenti del '43 ed il padre, ormai vecchio e malandato, non era più in grado di provvedere al suo avvenire come aveva fatto in passato. Dovette dare un addio agli studi e rimboccarsi le maniche.

   Il lavoro scarseggiava, nè lui brillava per la voglia di affrontarlo. Si adatto', allora, ad occuparsi di modeste transazioni in veste di 'sensale'; un impegno d'intermediazione estremamente precario, anche perche' intrapreso di malavoglia e praticato in maniera sciatta e discontinua.

  Datano da quel periodo le prime frequentazioni delle Vitris. Il tempo libero, unica risorsa che restava a Gritti, gli consentiva di trattenersi per ore nella loro libreria, alternando lunghe chiacchierate e qualche frase galante alla curiosita' per i numerosi volumi di cui il negozio era fornitissimo.

  Elena, la piu' giovane delle sorelle, non dovette tardare a subire il fascino di quel giovane che, a detta di Franca, possedeva tutti i numeri per accattivarsene le simpatie. Spregiudicato, elegante, di gradevole aspetto, dotato, soprattutto, di una parlantina spigliata e suadente, rappresentava, ancorche' spiantato, il tipo d'uomo a cui, specie a quel tempo ed in quella zona, le ragazze stentavano a resistere.

  In capo a qualche mese avrebbero finito per mettere su' casa e per cominciare a dividersi i problemi di un'esistenza niente affatto scontata

.

  Quando Marco aveva dato inizio alle sue confidenze m'ero aspettato chissa' quali rivelazioni. Ora cominciavo a temere che quel monologo stesse incanalandosi lungo i canoni della piu' assoluta banalita'. Ero prossimo alla noia e non riuscivo a nascondere i segni di una crescente insofferenza. Avrei sbadigliato da un momento all'altro se l'altro non avesse tirato fuori una domanda che ebbe il potere di ravvivare immediatamente la mia attenzione.

"Hai mai sentito parlare del duca di...?" e pronunciò il nome di un antico personaggio partenopeo le cui imprese nel campo del paranormale restano, a tutt'oggi, celebri ed ineguagliate; al punto che il soggetto continua a godere di qualche fama anche presso studiosi che non si interessano specificamente di occultismo.

  Cio' che avrei appreso da Marco getta su quella figura una luce nuova e decisamente piu' cupa; ne rivela aspetti sinistri, sospettati ma mai accertati. Se a tanto si aggiunge che ancora oggi la nobile casata del duca e' tutt'altro che estinta, si comprenderanno i motivi che mi spingono a tacerne il nome.

  Volli assicurarmi di non aver frainteso. Chiesi, allora, se intendeva riferirsi proprio a quel nobile che, sul finire del '500, aveva compiuto alla presenza del vicerè tanti e tali di quei prodigi da polarizzare su di se' l'ammirazione stupefatta dell'aristocrazia, ma anche la pericolosa attenzione dei domenicani.

   Marco assentì, palesemente soddisfatto dalla constatazione che quel nome non mi fosse sconosciuto.

  Devo aggiungere che, ai suoi tempi, molti ritenevano il duca dedito a pratiche necromantiche. Erano sospetti dai quali la storiografia successiva si sarebbe affannata ad assolverlo per collocarne la figura nel novero dei ricercatori e degli scienziati con le idee molto in anticipo sui tempi.

 "Ora", disse Marco, "bisogna sapere che, per un caso non so quanto fortunato, Gritti entro' in possesso di un volume appartenuto, in tempi remoti, a questo personaggio. Era un grosso tomo rilegato in pergamena; un trattato di 'Disquisizioni magiche' arricchito da una dedica manoscritta talmente precisa e circostanziata da togliere ogni dubbio sulla provenienza dell'oggetto.

  E, fin qui, nulla di particolare, tranne, tutt'al piu', il fatto che fosse riuscito ad accaparrarsi una chicca da bibliofili; un caso tutt'altro che eccezionale se si considera che, nell'immediato dopoguerra, la gente vendeva di tutto; spesso anche per pochi soldi".

  Mi fu detto che, oltre a Gritti, anche Franca s'era cimentata piu' volte nella lettura di brani di quel libro. Marco calcava l'accento sul fatto che l'opera, oltre che antica, doveva essere anche abbastanza rara. Di conseguenza, mentre l'altro parlava mi sforzavo di indovinare, senza riuscirvi, quale peso potessero aver avuto questi fattori sul resto degli eventi.

   Ed ecco la sorpresa.

  "Una sera", riprese a raccontare, "sfilando quel libro dallo scaffale, una delle copertine resto' impigliata nel gancio del ripiano ed in un batter d'occhio la pergamena che la rivestiva ne risulto' lacerata per l'intera lunghezza del dorso. L'incidente rivelò la presenza di tre paginette che, estratte con cura, mostrarono una serie di note tracciate con grafia chiara, anche se fitta e minuta; terminavano con la firma del duca e la data 'A.D. 1594' ".

 

  Sapevo, per essere stato in passato un discreto bibliofilo, dell'antica usanza di rilegare i volumi rinforzandone i dorsi con i piu' impensabili materiali cartacei. Ancora oggi, restaurando libri dei secoli passati, non e' infrequente riesumare bandi, proclami, addirittura stralci di spartiti musicali; quasi mai dei manoscritti. Questi si conservano o si distruggono. L'insolito luogo del loro ritrovamento poteva far pensare solo all'opportunita', se non alla necessita', di occultarli. Il fatto, poi, che il segreto aveva sfidato i secoli testimoniava assai bene sull'efficacia dell'insolito nascodiglio.

 

  "Quell'autografo", rivelo' Marco, "costituiva la chiave di lettura per attivare i poteri di un antichissimo oggetto dagli influssi arcani".

  "Un amuleto?"

  "Un talismano!". preciso' ed aggiunse: "Bada che non e' questione di sinonimi. Il primo si limita ad allontanare le forze negative; il secondo opera, invece, attivamente nella realizzazione di prodigi ed incantesimi".

  Venni a sapere che si trattava di uno strano anello di bronzo entrato chissa' come in possesso del duca. Recava incastonato quello che il mio interlocutore definì 'polindromo'; un quadrato costellato de vari caratteri che occorreva leggere seguendo le istruzioni del manoscritto.

  Marco proseguì:

  "Poco tempo dopo quel ritrovamento Franca sposo' un imprenditore torinese, liquido' la libreria e si trasferi in Piemonte recando con se Irene.

   Cominciarono per Gritti  momenti particolarmente difficili. Esaurito, infatti, il ricavato della sua quota di proprieta', Elena non era piu' in grado di contribuire al bilancio familiare e per loro due divento' problematico mettere d'accordo il pranzo con la cena.

  Poi....le cose cambiarono. Si tratto' d'un mutamento consistente e repentino al punto che, a soli quattro mesi dalla scomparsa della donna, in casa Gritti regnavano l'abbondanza ed un solido benessere economico."

 

  Gli ultimi passi del racconto mi erano giunti frammisti al rumore del traffico; un frastuono talmente alto da sovrastare le parole e disturbare la concentrazione necessaria alla comprensione degli argomenti.

  Anche in piena estate, e con mezza citta' in ferie, il movimento veicolare di quel tratto di strada, collocato com'e' nelle immediate vicinanze di via Po, continua a presentarsi, nelle ore di punta, particolarmente intenso e fastidioso. Vi transitano, in prossimità, insieme alle vetture tranviarie di svariate linee, numerose auto con lo stereo a tutto volume mentre, sempre piu' spesso, vi si danno appuntamento gruppi di fracassoni su due ruote.

  Ci basto' un rapido cenno d'intesa, poi, quasi all'unisono, prendemmo cio' che restava delle nostre birre ed andammo a piazzarci in una saletta piu' appartata.