IL TELEFONO CELLULARE
(VERSIONE N.2)
Gennaio 2004
Non fai in tempo a padroneggiare le peculiarità d’un moderno marchingegno che già quello s’è evoluto al di là di ogni avveniristica previsione. Un fatto che mi costringe a tornare su connotati e prodigi di questo impietoso tassametro che ci teniamo in saccoccia e dal quale, "custa lon ca custa" (come dicono i torinesi), mai e poi mai riusciremmo a separarci.
Resta da spiegare com’è che, in tema di disponibilità pro-capite dell’aggeggio, arriviamo a surclassare di gran lunga tutti gli altri terricoli.
C’è di mezzo, questo è certo, la chiacchieromania. Una fregola tipicamente nostrana che ci assale quando meno ce l’aspettiamo, spingendoci a dialogare con forme di urgenza assimilabili a quelle che governano i più impellenti bisogni corporali.
Non è che quando ti viene puoi attaccare bottone col primo estraneo che ti capita a tiro. Passeresti per pazzo; specie in presenza d’una società tanto immusonita da riuscire a sbracarsi solo in cerchie ristrette.
E, tuttavia: "Est modus in rebus!"
Traduco.
Poni che bruci dalla voglia di mandare aff……qualcuno; devi disdire di botto un appuntamento; ti serve l’ambulanza. Chiaro che non potrai fare a meno del telefonino. Ipotizza, invece, che qualcosa ti sia andata per traverso: hai incocciato un ristorante dove si mangia di m. o ti hanno cacciato in malo modo dall’ultima selezione per voci nuove. Gradirei tanto mi spiegassi per quale c. di ragione vai ad impiegare non meno di un’ora per intrattenere, uno ad uno (e manco a farlo apposta nei momenti meno indicati), quanti hanno la sventura di "godere" delle tue confidenze. Sarebbe il caso di compilarsi una bella m-list per potersi sfogare in tutto comodo.
Perché sprecare ricariche ad ogni costo?
Perché accanirsi nella rottura dei timpani altrui?
Volete proprio che ve lo dica?
PERCHÉ IN QUESTO C. DI PAESE NON C’È MODO DI RIUSCIRE A SCRIVERE COME SI PARLA! Tanto è vero che, quando tirano a fotterci di brutto, i nostri politici non fanno altro che parlarci come stessero scrivendo.
Poi c’è da mettere in conto la fauna dei logorroici (autentico asso nella manica dei vari Tim, Vofone ecc.)
Ti domando, per semplice forma di cortesia, come stanno in famiglia e tu che mi combini? Anziché uscirtene con un "tutti bene….Grazie!" approfitti della telefonata a mio carico per erudirmi esaustivamente sulle cartelle cliniche dell’intero nucleo familiare. Va bene! Dovrà pure venire il tuo turno. E non appena chiamerai, fosse anche solo per dirmi che ti hanno regalato un cronometro, non mancherò d’inchiodarti sul contenuto delle ultime dispense dell’enciclopedia sugli orologi.
Secondo me l’impennata denunciata dall’Eurispes sui delitti che si consumano tra le mura domestiche dipende tutta da questo c. di consumismo cellulartelefonico.
Dopo aver visionato l’estratto conto dell’ultima busta paga, un poveretto torna a casa con i capelli alla punk. In strada s’è astenuto dal dare spettacolo. Conta di farlo tra le mura domestiche; sennò le mogli che ci stanno a fare?
Entra e la sua compagna, con un gesto spazientito, lo zittisce prima che possa aprir bocca. Dal momento che la suocera (tradizionalista) passa le giornate al telefono fisso, l’altra non può fare a meno di starsene attaccata al portatile. Discute di moda ed è arduo illudersi che possa piantarla prima di cena.
Meglio ripiegare sul figlio maggiore. Che comprenda quanto dura e precaria stia diventando la vita d’un genitore a reddito fisso. Ma quello, che non è nuovo a certe porcate, deve averne combinata qualcuna di troppo. Lo si deduce dal fatto che sta mettendo a dura prova le batterie del cellulare nel laborioso tentativo di convincere l’amichetta a concedergli un’ultima chance.
Fuorioso ed imbestialito, il capofamiglia cerca di raggiungere il bagno dove, però, sorprende il figlio minore, che ha dimenticato di chiudere la porta e che, quantunque preso dalle incombenze della defecazione, non trascura di documentarsi , ovviamente via cellulare, sulla più aggiornata aneddotica della tifoseria calcistica.
Cieca ed irrefrenabile esplode a quel punto la furia omicida del titolare di monoreddito. Fortuna vuole che ci sia stato chi ha provveduto ad occultare per tempo le chiavi della cucina onde impedirgli l’uso improprio di determinate stoviglie.
Tutto si conclude con qualche giorno di ospedale; dove (manco a dirlo), sbollita la rabbia, s’incroceranno a ritmo serrato telefonate su telefonate per tranquillizzarsi sulle reciproche condizioni dei ricoverati.
In questo inizio di 2004 si sta facendo un gran parlare degli arnesi che ci hanno cambiato l’esistenza? Si farfuglia fino alla nausea delle mutazioni dovute alla RAI-TV. Capirai! Per passare dal I al II canale quella non ci aveva messo meno di sette anni. E per arrivare al colore? Cristo! Un’attesa che, condizionata dai se e dai ma del Pal e del Secam, ci aveva reso i c. più gonfi delle mongolfiere della lotta al cancro
Col radiomobile, invece, tutta un’altra cosa.
Te n’eri procurato un modello standard e già dovevi rassegnarti ad usarlo di nascosto, per non rendere plateale la leggerezza d’aver ignorare i vantaggi del GSM. Cercavi di rimediare procurandotene uno fornito di vibracall ed accesso Internet ed ecco che da manifesti e schermi TV spuntava la stangona eurorientale a significarti che avresti fatto la figura del pirla ostinandoti a rimandare l’acquisto della versione color e con telecamera.
Ce l’avete proprio tutti? Bene! Sarebbe ora (stando a quel che i giornali lasciano intravedere) di ficcarvela nell’orifizio anale. Un’ubicazione oggettivamente più che appropriata se si considera che questo miracolo della miniaturizzazione (tipico dei modelli di ultima generazione) sta assumendo ruoli analoghi a quell’antipatico marchingegno che ci schiaffano sul braccio non appena messo piede in ospedale, per spararci raffiche di endovenose evitando di ridurci gli arti simili ad altrettanti colabrodo.
Potevano questi c. di gioielli sottrarsi alla morsa dei videomessaggi pubblicitari? Certo che no! In Inghilterra ci stanno già provvedendo; non ci vorrà molto e toccherà anche a noi.
E’ risaputo che basta accendere l’apparecchio perché sia immediatamente possibile localizzarci.
Un’inqualificabile intrusione che impedirebbe a chiunque di continuare a farsi tranquillamente i "cosiddetti" propri? "Nemmeno per idea!" ci si premura di puntualizzare. "Pensiamo al tizio col pallino dello smarrimento in montagna. Quando c. lo si ripescherebbe qualora non si disponesse d’una simile possibilità?"
Osservazione sacrosanta. Almeno quanto quella che i potenziali consumatori sono di gran lunga più numerosi degli alpinisti.
Conseguenze?
Bombardamenti di "pubblicità mirate"; sparate sul cellulare non appena dovessimo entrare nel raggio d’un megastore, come d’una sala cinematografica o d’un negozio di gastronomia.
"Meditate, gente!" Vien voglia di dire.
Poniamo che abbiate qualche conto in sospeso con la finanza. No problem! Non fareste in tempo ad accorgervi d’aver imboccato il vicolo prossimo all’intendenza che già vi zomperebbero addosso solerti esponenti della GDF.
E vogliamo sottovalutare le conseguenze dovute alla proliferazione degli eros center?
Entrate, senza accorgervene, nel "campo" d’un particolare condominio ed ecco che il telefono attacca a trillare. "Vuoi vedere che mia moglie ha già ‘buttato la pasta’?" Errore! Il micromonitor risulta invaso dal seno prosperoso d’una supermaggiorata che sussurra messaggi analoghi a quelli cuccabili in TV dopo una certa ora. La vostra morigeratezza v’induce a chiudere? Meritate un encomio. Solo che, fatti quattro passi, il fenomeno torna puntualmente a ripetersi e dovrete fare appello ai più alti valori della famiglia per evitare di ritrovarvi lungo distesi sotto le mani di chi saprebbe spillarvi fino all’ultimo euro.