C. IX  UN GESTO SCONSIDERAT0

 

 

 

 

Luca aveva escluso in premessa che la sua fosse una storia eccezionale. Ma l'attenzione con la quale Pino, Rodolfo ed io stesso l'avevamo seguita mi spingeva a pensare che fosse stata la scarsa emotivita' del narratore a fargliela ritenere tale.

E se avesse minimizzato al solo scopo di rendere tutto piu' interessante?

 

Seguì all'esposizione dei fatti una lunga pausa di silenzio, che servì a ciascuno di noi, ne sono certo, per fare i conti con le proprie convinzioni e per valutare se il singolare personaggio incontrato a Rimini fosse da ritenere uno studioso degno di fede, un demente  o, nemmeno questo era da escludere, un buontempone della specie piu' infida e pericolosa.

Quale che fosse l'ultimo giudizio raggiunto da ciascuno di noi nessuno ebbe voglia di esternarlo. Solo Rodolfo tiro' fuori una domanda che, a quel punto, era quanto di piu' naturale ci si potesse attendere. Chiese che fine avesse fatto la famigerata moneta. Per tutta risposta Luca si frugo' in tasca, la tiro' fuori, la fece saltare a mezz'aria e l'avrebbe anche recuperata con i soliti gesti che accompagnano le operazioni di 'testa e croce' se quella non gli fosse sfuggita per andare a depositarsi al centro del tavolo.

Notammo, con sgomento, che la faccia visibile era quella della trireme.

"Perche' ti sei ostinato a conservarla?" chiese Pino, che, di tutti, era indiscutibilmente il piu' superstizioso e, senza lasciare all'interpellato il tempo di rispondere, intimo' "buttala adesso!" rivolgendo al contempo lo sguardo alla porta finestra che dava sul viale alberato sottostante.

"Non ci penso nemmeno lontanamente", replico' Luca mentre, scrutando in volto  noi altri due, cercava d'indovinare quale potesse essere il nostro orientameto.

Sentii intervenire Rodolfo:

"nella fogna! Quello sarebbe il posto più adatto!"

Gli occhi di Luca restarono inchiodati sui miei.

"Non ho partecipato alla spartizione; non vedo perche' dovrei intervenire adesso". Era, la mia, una scelta di comodo. Non me la sentivo di dare a Luca il colpo di grazia, ma, se devo esser sincero, il verdetto che la coscienza mi suggeriva era analogo a quello pronunciato dagli altri.

"Privarmene a quel modo", protesto' l'interessato, "sarebbe come riconoscere d'esser stato il piu' fesso dei tre".

Ecco, forse, al di la' di ogni altra considerazione, la ragione intima che doveva averlo spinto all'ostinata conservazione di quel dannato frammento d'oro.

"Non eravamo stati noi ad imporre i termini della spartizione", intervenne Pino, mostrando di aver compreso al volo dove l'altro intendeva condurre il discorso.

Luca non frappose altre obiezioni.

"E va bene!" lo sentii esclamare. Proruppe in una pesante imprecazione ed aggiunse, "se la cosa puo' farvi felici...vada pure a farsi fottere!" Con gesto fulmineo riprese di tasca la moneta e la scaglio' con forza al di la' della porta-finestra.

Vidi volare lontano quel dannato dischetto metallico ed ebbi l'impressione che andasse a piantarsi a  distanza nel bel mezzo del fogliame.

La cosa servì a riportare la calma.

Rodolfo, che s'era alzato d'istinto, come a seguire la traiettoria dell'oggetto, torno' a sedere.

In tavola c'erano ancora numerose vivande ed altrettante bottiglie ancora intatte.

Il gesto di Luca parve avere l'effetto d' un atto liberatorio, in grado di porre fine a quel fondo d'inquietudine nel quale c'eravamo ritrovati e che non ci aveva mollato per l'intera serata.

Mi sembrò, e fu certo piu' d'un'impressione, che ai tre fosse tornato perfino l'appetito. Rodolfo si decise a ripulire coscenziosamente il piatto dai residui della bistecca che s'era limitato a tagliuzzare, mentre Pino, anche lui visibilmente sollevato, si affrettava ad accaparrarsi una consistente fetta di Gruviera.

Il vino, che fino ad allora era stato l'alimento di gran lunga preferito, torno' a colorare i bicchieri con una frequenza che giudicai eccessiva, per non dire allarmante.

 

S'era fatto tardi: troppo perche' potessi trattenermi oltre. Gli impegni del giorno dopo mi avrebbero costretto ad alzarmi prestissimo e, come sai, non sono tipo da limitare il sonno a tre o quattr'ore per notte.

Congedarmi da loro non fu impresa facile. Tutto lasciava intendere  che tirassero a fare le ore piccole e quella mia improvvisa defezione, piu' che rattristarli, mi parve li contrariasse profondamente.

Protestarono.

Niente e nessuno, comunque, sarebbe riuscito a trattenermi; tanto piu' che capivo di essere un po' brillo e che, se mi fossi attardato, il rientro in auto avrebbe potuto presentare qualche difficolta'.