Capitolo
IV
UNA VILLA 'LIBERTY'
Trascorse qualche giorno di relativa tranquillita' fino a quando,
nella notte di lunedì, non si verificò qualcosa di assolutamente inatteso:
ancora un sogno, sempre riconducibile a quelli fatti precedentemente, ma dai
connotati alquanto differenti; forse meno terrificanti, ma anche piu' misteriosi ed inquietanti.
Sognavo di essere entrato in salotto a prendere un libro e di
essermi avvicinato, spinto da irresistibile attrazione, alla parete sulla quale
era il quadro. L'immagine naif era sparita. Al suo posto campeggiava una grande
porta-finestra che, stranamente, conservava del quadro gli elementi fortemente
ingranditi della cornice. Al di la' dell'ampia vetrata, ad una distanza
indefinibile, s'intravvedeva una costruzione; forse una villetta, in chiaro
stile liberty.
Era come se quel vano
del mio appartamento si fosse trovato al piano terreno e che bastasse
attraversare l'esile cornice di quel varco per spingersi in una dimensione
affascinante e paurosa al tempo stesso.
Mosso da morbosa curiosita', volli superare quell'insolito
passaggio e mi ritrovai in un'atmosfera stranamente ovattata in cui, come per
effetto di aberrazione ottica, le immagini perdevano definizione ai bordi fino
a mostrare in quelle zone particolari e dettagli sempre piu' sfumati e confusi;
come se osservassi il paesaggio circostante attraverso un pesante filtro
flou. Ciononostante, man mano che
procedevo, sempre piu' chiari mi apparivano i connotati architettonici della
costruzione; una dimora a due piani sovraccarica di decorazioni floreali ed
arricchita da bellissime vetrate policrome.
A pochi passi da me c'era, adesso, una piccola scala in pietra e
ferro battuto, che pareva costituire l'unico accesso esterno alla casa.
Ricordo che esitai a lungo
prima di decidermi a superare quei pochi gradini, ma, nel momento stesso in cui
mi risolvevo a farlo, mi ritrovai di colpo all'interno della costruzione.
Mi sentivo trasportato in un ambiente del quale percepivo la
vastità delle dimensioni.
La stanza in cui venivo a trovarmi era pervasa da una spessa
penombra così che non mi riusciva di distinguervi alcunche'. Solo da un angolo,
che avvertivo lontanissimo, trapelava una tenue luminescenza.
Mi giungeva, da quel punto, un gemito confuso; quasi una nenia
lamentosa interrotta da violenti sussulti ed intervallata, a tratti, da un
ansimare pesante.
Fui assalito da un senso di profonda angoscia allorche' notai che
qualcosa, in quella direzione, prendeva corpo e pareva animarsi. Scorsi
distintamente una massa biancastra delle dimensioni di un tronco informe. La
vidi dapprima vorticare nel buio per poi avvicinarsi ed assumere connotati di
uno sconcertante antropomorfismo.
Improvvisamente si squarcio', quasi fosse dilaniata dal suo
interno e...mi ritrovai di fronte l'uomo dal cappello di paglia.
Aveva, stavolta, un'espressione che mi torno' strana; il suo
volto sembrava implorare.
La sensazione di paura della
quale ero in preda lasciava spazio alla curiosita'; una curiosita' che intuivo
mortalmente pericolosa e che, tuttavia, non mancava di affascinarmi.
L'atteggiamento dello sconosciuto muto' bruscamente. Gli si
dilatarono gli occhi mentre la bocca si schiudeva in una smorfia agghiacciante.
Dovetti agitarmi in preda a violente contrazioni poiche' ricordo
che, al momento del risveglio, scuotevo ancora la testa da un lato all'altro
del guanciale.
Guardai mia moglie e vidi che riposava serenamente.
Al mattino, mentre le raccontavo del sogno, notai, ad un certo
punto, che la sua attenzione era altrove.
Temetti di averla stancata e
mi fermai.
"Che strano!" mormoro' Elsa con il tono di chi
riflette ad alta voce, "sono trascorsi esattamente cinque giorni".
"Cinque giorni da cosa?" chiesi con una punta di
malcelata irritazione (ero convinto che stesse mettendo in atto qualche
espediente per cambiare argomento e risparmiarsi il seguito della narrazione).
"Cinque giorni", replico', "da quando hai avuto
quell'incubo che ci ha tenuto in piedi per buona parte della notte".
"Non vedo cosa ci trovi di tanto sensazionale",
osservai.
"Nulla...se non fosse per il fatto che da mercoledi scorso
al venerdi precedente intercorrono esattamente altri cinque giorni".
Un rapido calcolo mentale mi costrinse a riconoscere che mia
moglie aveva ragione.
La fissai per un po' in silenzio, quasi attendendomi da lei una
spiegazione della strana
circostanza. Elsa, invece,
scrollo' lievemente il capo ed in tono affabile concluse: "Mah!..sara'
stata una semplice cincidenza".