(Torino) UNA "MOLE" DI GUAI

 Se continua così c’è rischio di farci spiazzare dall’Argentina.

Già la recente classifica sulla vivibilità dei centri urbani ci sbatte molto al di sotto delle posizioni (per nulla invidiabili) occupate qualche anno fa.

Non si vive più.

A stare peggio di tutti sono gli addetti al Telefono azzurro, seviziati da una valanga di chiamate in pauroso crescendo.

Chi se la cava con la sociologia parla di crisi d’identità. Colpa dei terzomondisti che riempiono le cronache di San Salvario? Non esattamente.

Riflettiamo!

E’ dai tempi dell’unità che Roma vive di congressi e burocrazia varia . A Milano non hanno tempo di piangersi addosso, indaffarati come sono ad acchiappare i problemi per i capelli. Firenze campa di turismo. Napoli pratica da secoli la nobile arte dell’arrangiarsi. Venezia, male che vada, riesce sempre a strappare qualche evento di portata internazionale. Ed a Palermo non c’è antimafia che possa intaccarne le fonti di sussistenza.

Ma qui?

Impossibile afferrare le dimensioni del fenomeno prescindendo dalla coreografia allestita sulle spoglie di Agnelli.

S’è mai chiesto qualcuno perchè i pellegrinaggi al Lingotto ricordavano tanto quelli al mausoleo di Lenin? Lo scomparso non era Madre Teresa di Calcutta. E allora? Molti possono aver colto l’occasione di dare l'ultimo saluto alle speranze occupazionali.

Chi un tempo lavorava alle presse, o nelle fabbriche dell’indotto, ormai si sfianca ad infoltire cortei che attraversano la città con inquietante frequenza.

Si parla di Olimpiadi. Intanto non si sa più dove sbattere la testa.

Qualche soldarello potrebbe arrivare dall’ostensione della Sindone. Ma è poco che ce n’è stata una. A tirarla fuori di continuo si rischia di sciuparla. Oltretutto, con questi c. di terroristi islamici, c’è pericolo che possa andarsene in gloria anche quella.

Passare dall’opulenza alle ristrettezze è più difficile che procedere nella direzione opposta. Non è un caso se proliferano professionisti, imprenditori e commercianti costretti ad intrattenere rapporti sempre più serrati con magistratura e GdF.

Se lo sconforto che vi prende è tale da intaccarvi le coronarie, evitate di farvi ricoverare da queste parti. Con gente abituata a trattare valvole cardiache come fossero tappi di birra, non si sa mai come può andare a finire.

Avvertite disagio esistenziale? Guardatevi dal confidarlo al medico di famiglia. Novanta su cento vi diagnosticherebbe chissà quali patologie, vi riempirebbe di farmaci e non è detto che non provvederebbe a ricoverarvi seduta stante in qualche clinica di sua conoscenza.

Impossibile fare a meno di mangiare. E’ buona norma, tuttavia, almeno per quanto riguarda gli ortaggi, imparare a seminare il coltivabile direttamente in terrazzo. La resistenza ad oltranza opposta dagli ambulanti alla recente normativa UE la dice lunga sulle porcherie che potreste continuare ad ingerire.

Capisco che, con questi chiari di luna, c’è poco da stare allegri. Qui è tutta una congiura a renderci insopportabile l’esistenza. Se sentite di non farcela, procuratevi una corda ed assicuratela al soffitto (auspicabilmente dopo aver fatto pratica di nodi scorsoi). Sempre che non siate disperatamente single, dareste, quest’è certo, qualche dispiacere ai vostri cari. Ma fottereste quanti, con la scusa d’inserirvi in una comunità di sogno, peggiorerebbero il vostro inferno dopo essersi appropriati finanche delle vostre mutande.

Sperate nel futuro! Ma... occhio ai pronostici!

La disoccupazione ha costretto un mucchio di individui ad improvvisarsi veggenti. Vi si adesca col numero in sovrimpressione sul teleschermo, e quando vi trovate a quattr’occhi sono c. vostri. Non dimenticate che siamo nella capitale dell’occulto (anche in fatto di fregature).

 

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