VENDITE SOTTOCOSTO

(L’ultima frontiera degli accalappia-clienti)

 

Occorre ficcarsi bene in testa che la vita, ormai, è tutta una giungla.

Decidetevi una buona volta a sciropparvi qualche trasmissione di Piero Angela. Dite che non ve ne frega un tubo? Errore! Una sola puntata del programma arricchirebbe il vostro potenziale immunitario più e meglio dei tanti articoli messi giù alla meno peggio da quanti strappano la giornata sproloquiando sulla difesa dei consumatori. Lì c’è la sintesi, credetemi; l’intima essenza degli ammaestramenti che più vi servono per cercare di trascorrere la giornata evitando situazioni che vi porterebbero a consumare la notte in preda alle peggiori bestemmie .

Il conduttore del programma parte, di solito, dalle foreste, ma, molto opportunamente, s’affretta a sorvolare sulla flora, per concentrarsi anima e frattaglie su di una fauna che, stringi stringi, è composta da prede e predatori.

Di sommo interesse i servizi sulle tecniche di caccia adottate da animali bisognosi di proteine e fermamente intenzionati a scansare come la peste l'ipotesi di dover rientrare alla tana a stomaco vuoto.

Si tratta, gira e rigira, d’intrappolare la preda proprio nei momenti in cui quella meno se lo aspetta ed in luoghi (abbeveratoi, depositi di cibarie ed altro) che si traducono, per la disgraziata, in altrettante opportunità di andare a fottersi con le proprie mani.

Esattamente come accade alla specie umana; equamente ripartita, da che mondo è mondo, tra quanti praticano la nobile arte della caccia e quelli destinati a farne le spese.

Per questa specie di bipedi l’apertura della stagione venatoria coincide, grosso modo, con quei periodi in cui la selvaggina risulta più grassa, o, se si preferisce, meno striminzita del solito (leggi: vacanze estive, tempi di tredicesime ed altre ricorrenze di svariata natura).

Alle volte (come dimostra il nauseante ripetersi delle feste di quartiere) non si attende nemmeno uno straccio di evento per affrettarsi ad agghindare la foresta urbana con vistose scritte variopinte; trappole al cui confronto i richiami usati dai possessori di doppiette avrebbero validi motivi per correre a nascondersi in preda alla vergogna.

L’insidia sta tutta nel disseminare messaggi modellati sulla collaudata tecnica di quella pastura che ha sempre premiato i pescatori provvisti del dono della lungimiranza.

Al momento giusto non c’è isolato che non pulluli di avvisi del tipo VENDO TUTTO E MI RITIRO – LIQUIDAZIONE TOTALE – SALDI: SCONTI REALI DAL 30 AL 70%.

Tra tutti, il colpo basso più micidiale è quello della "vendita sottocosto"; un espediente che tira diritto alla mattanza della selvaggina consumatoria, sulla quale produce effetti non dissimili da quelli che è possibile raggiungere andando a pescare con le bombe a mano . Un marchingegno sofisticato al punto da risultare inafferrabile a meno di agevolarne la comprensione ricorrendo ad appropriate premesse esplicative. Vogliamo provare a sintetizzarle avvalendoci d’una barzelletta e d’un aneddoto?

 

Barzelletta

Rientrando in bottega, il proprietario d’una drogheria sorprende il nuovo commesso che sta liquidando il cliente con uno spiacente, ma ne siamo sprovvisti.

Disgraziato! Gli grida quando sono a quattr’occhi. Così mi mandi in rovina! Ti chiedono qualcosa che non abbiamo? Un minimo di fantasia….Che c! Dovrai dire che il tale prodotto l’abbiamo esaurito, ma che, in compenso, disponiamo di…e vedere di sbolognare qualcosa di più o meno analogo.

Il giorno seguente si presenta una signora che chiede rotoli di carta igienica. Il ragazzo scruta scrupolosamente lo scaffale retrostante e la carta igienica l’abbiamo finita, ma ci resta, fortunatamente, dell’ottima carta vetrata.

 

Aneddoto

Un episodio in linea con la rinomata inventiva partenopea e salito agli onori della cronaca sotto il nome di ricarica alla napoletana.

Era il tempo in cui i possessori di cellulari riuscivano ad aumentare il montante delle telefonate a disposizione in misura direttamente proporzionale alle chiamate che riuscivano a farsi fare.

Un sistema infernale. Immaginatevi alle prese con una figliola mozzafiato. Una per la quale sarebbe stato un gioco farsi telefonare dalla mattina alla sera. Ci avreste rimesso mezzo stipendio, solo per consentire alla creatura di effettuare a sbafo quante chiamate avesse voluto.

A Napoli non tardarono a perfezionare la cosa. Utilizzando, come strumento mediatico, riviste di annunci gratuiti, attaccarono a zipparle di offerte assolutamente imperdibili, che cominciavano con AAA e finivano con un numero di cellulare. Chi chiamava si beccava, per tutta risposta, una vocina (registrata) che invitava a pazientare. Chiaro che dopo 5/6 minuti il malcapitato di turno chiudeva il collegamento, forse anche ripromettendosi di richiamare in altro momento. Gli ideatori della pensata riuscirono a farsi tondi tondi ed agli eterni ingenui non restò altro, una volta divulgato il meccanismo della truffa, che lo scorno per il raggiro subito.

Una trovata geniale destinata alla cronaca nera per i suoi connotati innegabilmente artigianali. Fosse stato frutto di un’operazione scientificamente pianificata da qualche colosso della distribuzione si sarebbe parlato di nuove frontiere del marketing.

 

Per centrare l’obiettivo, una vendita sottocosto non può astenersi dal rispettare alcune condizioni.

Guai, innanzitutto, ad annunciarla come tale.

Provate ad accendere una tv locale. Potreste farlo in qualsiasi momento della giornata; tanto è sicuro che becchereste la pausa pubblicitaria. Chi vi propone l’acquisto d’un qualsiasi elettrodomestico s’affannerà sui vantaggi della rateazione pluriennale ad interessi zero mentre cercherà di abbindolarvi col miraggio di prezzi platealmente ultrastracciati. Ma non c’è pericolo che arrivi a provocarvi con un Pur avendoli acquistati per 1500 euro l’uno, vogliamo rovinarci e ve li regaliamo a 1000!

L’arte sta tutta nel saper somministrare al cliente l’illusione dell’eccezionalità d’un evento che dovrà sembrargli il nonplusultra dell’irripetibilità.

E’ poi indispensabile che l’offerta provenga da un noto ipermercato, o almeno da un supermercato che non sia spuntato dalla sera alla mattina. Trovando a 25 euro sulla bancarella dell’abusivo uno stereo che nessun negoziante sarebbe tanto pazzo da mollare per meno di 200, sareste autorizzati a sospettare che da qualche parte l’oggetto debba pur risultare riparato con del fil di ferro o, quanto meno, che provenga da refurtiva.

Se a proporvelo è invece l'elegante depliant del megastore, la cosa comincia a tentarvi. Specie se c’è scritto, da qualche parte, che solo un massiccio acquisto di siffatti aggeggi consente, in fase eccezionalmente promozionale, di proporvelo a prezzi da sballo. L’astio, o, quanto meno, forme di accentuato risentimento sui prezzi esposti nel negozio sotto casa, faranno il resto. Una volta considerata plausibile l’offerta non ci vorrà molto perché inforchiate l’auto per proiettarla a tutto gas verso il superantro delle meraviglie.

E’ poi sconsigliabile propagandare la cosa ricorrendo all’intasamento dei contenitori postali o intestardendosi a piazzare reclame sotto i tergicristalli.

Sprovvisti di chiavi, riuscite ad infilare il portone di casa incazzati per la snervante attesa impostavi da chi avrebbe dovuto precipitarsi al citofono. Dirigendovi all’ascensore gettate un’occhiata alla cassetta della posta per vedere se quel fetentone dell’amministratore s’è deciso a rispondervi. Non vi riesce di appurare un c. dal momento che il contenitore è zeppo di materiale pubblicitario. Per effettuare la verifica ficcate le dita nella fessura di sopra e vi fate male. Infilate la biro che subito ne approfitta per andare ad impigliarsi in mezzo alla cartaccia. Decidete di procurarvi le chiavi. State per entrare in ascensore, ma ricordate d’aver lasciato per terra la ventiquattrore. Correte a recuperarla. La porta, intanto, si richiude. Richiamate, ma la cabina non si sposta dal quarto piano per via della signora che la tiene bloccata, con un piede dentro e l’altro fuori sul pianerottolo. Sapete, per esperienza, che quella non si sposterà prima d’aver acquisito dal dirimpettaio dettagliate informazioni sugli alti e bassi del mercato rionale. Tanto vale farvela a piedi. Conquistate il quinto piano con la lingua fuori dai denti e le mani sui fianchi, ma dovrete sorbirvi la paternale della cara metà che non capisce perché, alla vostra età e con gli acciacchi che avete, preferite affrontare le scale. Richiedete, a cenni, le chiavi della cassetta. Ridiscendete, spalancate il tabernacolo della privacy, frugate febbrilmente nel composito campionario pubblicitario (che intanto s’è sparpagliato per terra, dal momento che non v’è riuscito di pararlo al volo) quanto basta per appurate la mancanza dell’atteso riscontro. Intanto avete recuperato un’ingiunzione di pagamento per 400 euro ed una bolletta Telecom il cui ammontare vi rafforza nel sospetto che debba esserci in famiglia chi non riesce a vivere senza il conforto del 144. Seguono: avviso di scadenza dell’assicurazione auto e modulo per il pagamento della seconda rata di riscaldamento. Non vi occorre la calcolatrice per realizzare che fanno, in tutto, 2500 euro tondi tondi. Soffocate la prepotente voglia di sacramentare per evitare che il condominio possa sollazzarsi sulla vostra disperazione. Intanto è spuntato un ennesimo bollettino di conto corrente. State per strapparvi i capelli, quando appurate che si tratta dell’invito a versare oboli per i poveri della parrocchia.

Chiaro che, in circostanze siffatte, solo un incosciente o un individuo anelante al riconoscimento dell’incapacità d’intendere e di volere, potrebbe infilare in tasca con noncuranza l’insieme delle scadenze per concentrarsi sulle offerte di elettrodomestici, cosmetici e corsi di yoga.

Non parliamo della pubblicità spiaccicata contro i parabrezza; un’usanza che, in tempi di accentuato accanimento vigilistico, potrebb’essere consentita, tutt’al più, nella sola giornata del primo Aprile.

Passa il tizio che piazza sotto i tergicristalli delle auto in sosta i depliant della profumeria appena inaugurata in quartiere. A distanza d’un quarto d’ora la strada ha già registrato il ricambio pressochè totale delle macchine parcheggiate. Dal momento che le contravvenzioni rappresentano, dopo le pestilenze, le sciagure di più difficile sopportazione, tutti s’adeguano alla tecnica del mordi e fuggi (scendo, compro e riparto). Spuntate trafelati a due isolati di distanza sperando di averla fatta franca. L’occhio compie sull’auto una zoomata da 300 mm. E poco manca che vi prenda un colpo. Fottuto! Pensate. Le gambe quasi si rifiutano di portarvi fino al luogo del delitto. Ci arrivate col fiatone e tutto per trovarvi fra le mani l’offerta della casa; una crema che la mettete la sera ed alla mattina addio brufoli!

Ditemi voi se è modo di fare.

Mille volte meglio regolarsi adottando tecniche decisamente più soft.

Ed arriviamo al reclutamento di procaci figliole; preferibilmente dotate di sguardo equivoco e, comunque, rigorosamente addobbate in maniera da nascondere il meno possibile. Occorrerà sguinzagliarle dove si noleggiano videocassette, nei fast-food, e lungo i gremiti percorsi delle fiere per buongustai. Difficile opporre rifiuti a chi ti tende un pieghevole con ammiccamenti capaci di costituire altrettanti surrogati del Viagra.

Ecco come mi ritrovai nella giacca il depliant d’un rinomato magazzino che apriva con il classico per esempio una lunga lista di offerte, una più strabiliante dell’altra.

Tra forni a microonde, aspirapolvere e fotocamere digitali campeggiava un modello di notebook proposto ad un prezzo incredibile.

Trovai il megastore nel quale m’ero intrufolato più affollato di una stazione assaltata dai vacanzieri. I commessi ce la mettevano tutta, ma ritenevo problematico che riuscissero a reggere fino all’ora di chiusura.

Captando a mezz’aria indicazioni smozzicate ed armato di tanta buona volontà, riuscii a raggiungere la vetrina depositaria del fantastico articolo. Arrivava il momento più impegnativo; quello di beccare a volo qualcuno del personale senza lasciarselo soffiare nel bel mezzo della transazione.

L’appostamento si protrasse per una buona mezz’ora prima che mi riuscisse di sequestrare un tipo occhialuto con tanto di targhetta appuntata sul camice bianco. Pochi gesti accompagnati da ancor più rapide parole e mi ritrovai indirizzato alla cassa con il modulo d’acquisto.

Abbandonai quel casino reggendo a due mani un pacco dalle dimensioni tanto mostruose da crearmi qualche problema al momento di riporlo tra le fette di gommapiuma che avevo assicurato ai sedili posteriori dell’auto; nemmeno avessi dovuto provvedere al trasporto del più delicato dei neonati.

Una volta tra le pareti domestiche adagiai il portatile sull’unico tavolo libero; quello di cucina e cominciai ad ammirarmelo con una tensione prossima a quelle che precedono un amplesso. Pigiai sull’accensione e l’apparizione della videata di Windows contribuì a stimolare ulteriormente le mie riserve di adrenalina.

Passai al Word per una semplice prova di scrittura e furono c. Un disastro! Per capire lo stupore che mi prese occorrerebbe che chi legge avesse qualche dimestichezza con i fenomeni della scrittura automatica; quella branca della parapsicologia dove cominciano col metterti in mano una matita. Segue la raccomandazione di raggiungere il top del rilassamento. E capita che, mentre stai pensando ad una bella figliola, senza che te ne accorga, la mano attacchi a scrivere frasi impensate e non volute, del tipo, ma è solo un esempio : ricorda che ti scadono le cambiali.

Pur avendo riavviato più volte l’aggeggio fui costretto a prendere atto del fatto che i pezzi della tastiera rappresentavano altrettante variabili indipendenti nei confronti delle intenzioni di chi ci smanettava sopra.

Mai viste cose del genere! Chiaro che mi sarei affrettato a protestare ed imporre che mi si cambiasse l’apparecchio.

Fui accolto, rientrando al megastore, da un commesso meno occhialuto e decisamente più sveglio di quello che mi aveva servito la prima volta. Esposi il problema. L’altro cercò di liquidarmi con un no problem e cominciò a compilare il tagliando per il rimborso. Feci timidamente osservare che avrei preferito cambiare il personal, ma mi sentii rispondere che erano andati via tutti in un batter d’occhio. Mi dia, allora, quello in vetrina! Preso in contropiede, il commesso, tradì un attimo d’esitazione. Dopo di che: Onestamente – esordì – non me la sentirei di garantirglielo. Veda….anche su quello – e rivolse l’indice allo scaffale – c’è stato chi ha trovato da obiettare. Non ci resta, anzi, che rispedire al fornitore entrambi gli apparecchi insieme alle nostre rimostranze.

Dovetti rassegnarmi e ritirare alla cassa la somma versata.

Avessi avuto tempo da perdere, mi sarebbe piaciuto stazionare nel reparto dove, con un po di fortuna, prima o poi avrei potuto assistere all’arrivo di qualche altro pollo con sottobraccio la confezione di analogo personal.

Avrei anche potuto cambiare settore, usando a mo’ di bussola il depliant delle offerte irripetibili. E scommetto che sarei stato testimone di rimostranze da parte dell’acquirente del forno a microonde come di quello che s’era precipitato ad assicurarsi la fotocamera digitale.

Intendiamoci! Difficile andare a fare le pulci su chi si affretta a restituirti sull’unghia il corrispettivo della fregatura. Finisce, anzi, che alcuni nemmeno si accorgono della presa per il c. Valutano il comportamento come raro esempio di fulgida correttezza. E non è detto che non abbiano le loro buone ragioni. Quante volte avete rischiato di sfasciare sul capo del negoziante un prodotto rivelatosi subito vistosamente difettoso mentre quello si accaniva a dire che era cosa da niente e che, tempo due/tre mesi, la ditta ve lo avrebbe riconsegnato in condizioni perfette?

Il punto è che un modesto rivenditore è già tanto se riesce a smerciare in un mese sei o sette di quegli aggeggi. L’utile che ne ricava serve a fronteggiare tratte e cravattari. Ostinandosi a negare la restituzione dei soldi chi è dietro il bancone sa benissimo di esporsi ai rischi dello sputtanamento. Non è in altri termini tanto sprovveduto da non figurarsi che appena usciti dal negozio vi affrettereste a coprirlo di cacca, al bar, in panetteria e finanche nelle rivendite della concorrenza. Condizionato com’è dalla modestia dell’esercizio gli è tuttavia impossibile proporvi una qualche alternativa. E’ come se gli mancasse perfino la cartavetrata che lo sprovveduto commesso pensava di rifilare al posto della carta igienica.

Tutt’altra musica nel megastore. Mettendovi piede per acquistare, poniamo, una modesta radiolina, finirete, raggiungendo il reparto indicatovi da una sculettante valchiria, per trovarci un’infinità di articoli dei quali scoprirete di non saper fare a meno. Se appena vi azzarderete a nominare marca e prezzo dell’oggetto per il quale eravate entrati, il commesso che vi ha preso in custodia non riuscirebbe a trattenere una smorfia di disgusto. Come fa a chiedermi cose tanto superate?…Lei parla, mi creda, di articoli che nessun rigattiere si sognerebbe di rilevare ………Il modello XVH 27 (e scandisce bene le parole in modo che tutti possano accorgersi di quanto sia bestiale la vostra richiesta)…. ma se è una vita che è uscito di produzione!

Avrete tutti i motivi per sprofondare dalla vergogna e, se vi resta un minimo di amor proprio, dovrete affrettarvi a scegliere qualcosa di meno antiquato e più funzionale anche se, fatalmente, più costoso.

Il miraggio del portatile aveva funzionato nei miei confronti esattamente e meglio della famigerata ricarica alla napoletana. Anche lì, irretiti dalla prospettiva dell’affare, erano stati in molti a cascarci. Ed ancora m’interrogo sul probabile numero di quanti, convogliati a tradimento nelle viscere dello sconfinato ipermercato, se ne saranno usciti stracarichi di cose delle quali nulla esclude che ignorassero perfino l’esistenza.

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