C. XVI VERSO LA SOLUZIONE ?
Nei giorni
che seguirono, e per un'intera settimana, il mistero del negozio resto' al
centro dei miei pensieri. Non che scarseggiassero grattacapi d'altra natura; solo che l'essere giunto nelle indagini
ad un punto morto; ad una fase che non lasciava intravvedere spiragli,
stuzzicava tanto prepotentemente la fantasia da far sì che trascurassi ogni
altra cosa.
La
schiarita parve annunciarsi alle 13 del 5 ottobre.
Ero lì che
pranzavo tranquillamente quando sentii squillare il telefono.
"Pronto?...Si!...Pronto?"
Stentai a
riconoscere la voce del Baretti. La trovavo alterata e ne attribuivo la causa
all'apparecchio. Avrei capito, di lì a poco, che il fenomeno era dovuto
all'emozione con cui mi parlava.
"La
disturbo?"
"No!
No!...Niente affatto! Parli pure tranquillamente" e m'affrettai a mandar
giu' il boccone che stavo ancora masticando.
"E'
per quella faccenda di cui s'era parlato...Pare ci sia una traccia".
"Si?...Quale?"
"Se
la sentirebbe di perdere una mezza serata?"
"Quando
vuole".
"Sarebbe
per oggi...alle 18 e 30".
"Va
bene!"
"Dovremmo
andare fuori citta'".
"Ahi!"
"Che
c'e'?"
"L'auto!...E'
in riparazione dal carrozziere".
"Passarei
a prenderla con la mia".
"Dove
andiamo?"
"La
zona e' prossima a Caselle...Quaranta minuti dovrebbero bastarci...Passo un
quarto alle 6?"
"D'accordo!
L'attendo".
Ci
salutammo.
Le ore che
mi separavano da quell'ignoto appuntamento mi videro occupato in varie
congetture che, via via, il buon senso mi spingeva a scartare.
Ci fu
anche un momento in cui ebbi fortissima la tentazione di coinvolgere Franco
nella faccenda. Non sapevo, tuttavia, fino a qual punto il Baretti avrebbe
potuto gradirne la presenza. Era poi compatibile col programma? Finii per
lasciar perdere.
Con lieve anticipo
sull'ora convenuta sentii al citofono la voce del negoziante. Lo invitai a
salire per un caffe'.
"Un'altra
volta...con piacere", rispose concitato, "potremmo incappare in
qualche coda ed arrivare in ritardo".
Quando fui
giu' lo trovai che girava nervosamente con le mani alla schiena attorno alla
sua Tipo metallizzata. Partimmo immediatamente.
Inizio' a
parlarmi tutto concitato:
"E'
un po' distante dall'abitato, ma le indicazioni che ho ricevuto dovrebbero
consentirci di trovarlo".
Ancora non
capivo di chi stesse parlando. Glielo feci notare.
"Ma...il
Gorati;...Alberto Gorati".
Ora ne
sapevo quanto prima.
Per
esprimersi a quel modo doveva essere in preda ad un'emozione non da poco.
Freno'
bruscamente ad un semaforo passato dal giallo al rosso. Da un'auto dietro di
noi, che per poco non ci aveva tamponato, sentii partire distintamente una
serie d'insulti che, tuttavia, non scatenarono alcuna reazione nel mio compagno
di viaggio. Sembrava immerso in una sorta di estasi e la cosa non manco' di causarmi
qualche apprensione per la nostra incolumita'.
A
quell'ora le strade erano ancora intasate dall'ondata di rientro dei pendolari.
Ero curiosissimo di saperne di piu' sull'incontro in programma, ma temevo che
le mie domande potessero distrarre del tutto un guidatore gia' così frastornato
da trascurare le piu' elementari cautele richieste da quel traffico caotico.
Quando,
finalmente, le condizioni della circolazione parvero consentirlo, azzardai:
"Vuol
dirmi, una buona volta, chi e' Alberto Gorati?"
"In questi
giorni", rispose, "non me ne sono stato con le mani in mano, così ho
pensato di consultare il più informato dei residenti della zona; uno che del
quartiere conosce vita, miracoli e misfatti.
Ha
presente quella piccola farmacia ad un isolato dal negozio?"
Non
ricordavo d'averne viste, ma volevo evitare ulteriori divagazioni e m'affrettai
ad assentire.
"Bene!...Lì
vive il Porini...E' il caso di dire 'vive'", puntualizzo', "poiche',
fuori da quel luogo, e' difficile immaginanrne l'esistenza, anche se sono ormai
dieci anni che, a dirigere la baracca, gli e' subentrato il nipote.
Nel borgo
e' il farmacista per antonomasia. Avra' curato gli acciacchi di almeno tre
generazioni di abitanti e quando si vuol rintracciare un nome, una data, fosse
anche l'epoca d'un trasloco, per evitare errori non c'e' che da rivolgersi a
lui. Esattamente cio' che ho fatto, ricavandone notizia dell'esistenza d'un
fratello di Giacomo Gorati".
"Questo....Alberto?"
"Per
l'appunto!"
"E
come mai il vecchio della Barca non gliene aveva fatto cenno?"
"Non
lo so!...Devo aggiungere che quando mio padre faceva riferimento a chi l'aveva
preceduto nel possesso del negozio nominava sempre e solo Giacomo. Da quì la
mia convinzione che non ci fossero altri riferimenti all'infuori di lui.
Le insistenze
del Porini m'hanno spinto a rivedere l'atto d'acquisto, dal quale e' saltato
fuori il perche' dell'equivoco.
Al momento
della stipula, Alberto, fratello minore di Giacomo, era in Argentina ed il
passaggio di proprieta' s'era attuato mediante delega conferita al maggiore.
Da
svariati anni, per nostra fortuna, Alberto Gorati risiede poco lontano da
Caselle e l'esistenza di suoi sporadici rapporti col Porini mi hanno consentito
di contattarlo e di convincerlo a
riceverci".
"Che
tipo le sembra?"
"Non
molto in forma, a giudicare dalla voce. Divaga e tende a ripetersi,...per il
resto, ed in considerazione dell'eta', lo direi piu' che a posto...Ma...me lo
farebbe un favore?"
"Eh?"
"Piantiamola
di darci del lei".