CORRIERINO DEL BUONUMORE

n. 88 del 29 Agosto 2007



INCUBI DA MINACCE DI "SCIOPERI FISCALI"
(della serie: Insidie del subconscio)

 Padoa-Schiopa è rimasto incollato al televisore fino a sera inoltrata per assicurarsi della "correttezza" con cui mamma RAI avrebbe dato notizia  dell'ennesima agitazione leghista (leggi: minacce di scioperi fiscali).
 Nulla da eccepire. Il "servizio", che non eccede la durata di dieci secondi, risulta oculatamente collocato al fondo della classifica. Chi ne avesse voluto acquisire cognizione sarebbe satato costretto a sorbirsi le telecazzate della popolosa troupe stabilmente accampata in Garlasco e dintorni, indispensabili dettagliati ragguagli sulle ulteriori esternazioni del Corona-pensiero, seguite da numerose e ghiotte indiscrezioni sulle previsioni relative alla moda autunno-inverno nella Papuasia del sud.
 Moderatamente soddisfatto, Padoa-Schioppa se ne va a letto e......sogna  di essere un vampiro.
 Manca poco all'alba quando approda in carrozza blu al fatiscente castello di Montecitorio. Raggiunge la cripta adiacente la sala del "tesoretto", appende il mantello sulla riproduzione lignea di Romano Prodi in grandezza naturale (che funge da attaccapanni), Spolvera frac e marsina quindi si adagia nella lussuosa bara realizzata a spese dei contribuenti.
 Non ha il tempo di tirare uno sbadiglio che vede stagliarsi, diritta sull'ingresso, una minacciosa sagoma.
 "Chi sarà mai?" Difficile appurarlo, dal momento che il 'popolare' ministro  ha riposto sulla consolle la coppia di quei suoi fondi di bottiglia che si ostina a definire occhiali.
 Realizza l'entità del pericolo che lo minaccia solo quando, giunto in prossimità del catafalco, l'intruso si rivela per quello che è; Bossi in carne ed ossa, abbigliato in perfetta  tenuta di antico lumbard, con tanto di tunica scudocrociata.
 L'annichilito morto-vivente gli vede sfoderare qualcosa che, inizialmente scambiata per una spada, si rivela un palo lungo, aguzzo e maledettamente robusto.
 Il ricordo del malcapitato corre in un battibaleno alle tecniche degli ammazzavampiri (esaurientemente illustrate nei film visti da giovane). Per evitare che l'uomo del Carroccio gli trafigga il petto effettua con mossa fulminea una rotazione a 180° che lo piazza a pancia in giù nel feretro. Quantunque abituato alla matematica questa volta ha fatto male i suoi calcoli; tanto è vero che, di lì a poco, parte un urlo disumano che squassa la mura del castello (Bossi non è tipo da desistere nè si può dire che manchi di  fantasia).
 Più sudato di chi pratica i bagni turchi, il ministro si sveglia di soprassalto. Naturalmente si tocca il fondoschiena per assicurarsi che il sogno sia esente da postumi. Realizza subito dopo la provvidenziale causa del fortunato risveglio; è il telefono che continua a squillare con incredibile insistenza.
 "Chi caz..!....Ah! Scusa Visco, non ti avevo riconosciuto!". Ed appura, così (quando si dice "i casi della vita"), che anche lo stimato collega è rimasto vittima di analogo incubo.
 "Consolati!" dice Visco "a me è andata molto peggio!"
 "Non vedo come sia possibile"
 "Dipende dal fatto che, nel mio sogno, Bossi non s'era intrufolato da solo nella cripta"
 "No?"
 "S'era tirato dietro mezza Padania!!!!" 



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