COME T’INCASINO L’ARCHEOLOGIA

 

 

PREMESSA

Da una fantacronaca risalente al XXI secolo

 

 

  In un’afosa giornata del remoto estate 2006, languidamente spaparacchiata sul divano posto sotto una malriuscita imitazione di Botero, attendendo che le telefoni l’amante, una signora tatuata alla moda, se ne sta col cavetto del telefonino attaccato all’orecchio. Intanto prova ad ingannare il tempo scorrendo i titoli in prima pagina  di un quotidiano sul quale troneggia il faccione di Prodi affiancato da un’istantanea che inquadra, a tutto campo ed in pompa magna,  SS Benedetto XVI (leggi Sua Santità, a scanso di deplorevoli confusioni con la sigla dell’omonimo corpo scelto che andava tanto di moda settant’anni fa – n.d.r. per profani).

  Sono le 16, 35’ e 12” quando scoppia improvviso il più devastante dei cataclismi. E’ la natura che, vendicandosi della diffusa strafottenza riscontratasi sui Protocolli di Kioto, reagisce in modo tanto efferato da superare le più catastrofiche previsioni di menagrami e verdastri più pessimisti di Pecoraio Scanio. Un casino tellurico della madonna con connesso tremendo maremoto sconvolgono la sfera terrestre fino a cancellarvi ogni traccia di vita umana, che viene ricacciata implacabilmente nelle viscere della terra. Unici scampati pochi membri di una sperduta tribù di boscimani che, non avendo mai avuto contatti col resto del mondo, costringeranno la futura umanità a ricominciare tutto daccapo.

 

 

 

DIECIMILA ANNI DOPO

 

  I discendenti dei boscimani, dopo aver riscoperto la ruota, la vela, il gioco del pallone, l’aspirina e le teleconduttrici, conducono ormai uno schifo di vita non molto dissimile da quella degli antichi abitanti del pianeta..

  Nei più prestigiosi circoli culturali si diffonde intanto, con strepitoso successo, l’opera di un valente archeologo che ha avuto culo sufficiente ad azzeccare il sito della signora sul divano. Non è che ci abbia ricavato granchè. Si sono salvati pochi reperti; per l’esattezza:

CAVETTO DEL CELLULARE (diligentemente catalogato come “Reperto n.1”)

DUE TERZI DI TELA DEL FALSO BOTERO (“Reperto n. 2”)

LA PRIMA PAGINA DEL GIORNALE  (“Reperto n. 3”)

FRAMMENTO DI PELLE RECANTE TRACCE DI TATUAGGIO; sbiadite ma, tutto sommato, ancora leggibili (“Reperto n. 4”).

  E’ incredibile la quantità di dati che riesce a spremere da tre o quattro modeste bagattelle chi nasce tagliato a regola d’arte per investigare sui misteri dei mondi scomparsi.

  Il quotato studioso ne ha infatti ricavato una dotta dissertazione di 2.350 pagine intitolata

 

“VITA E COSTUMI DEL TERRICOLO MEDIO AGLI ALBORI DEL XXI SECOLO”

 

  Vergognosamente sprovvisto dell’erudizione che mi consentirebbe di apprezzare fino in fondo il valore dell’opera, non posso fare altro che limitarmi a trascrivere le didascalie delle quattro tavole fuori testo che ne arricchiscono la decima edizione.

 

“REPERTO N. 1”

 

  “Frammento di ornamento muliebre la cui sobrietà rivela un qualche destinazione di tipo votivo, forse legato ai riti della fertilità, come lascerebbe supporre la presenza del minuscolo ninnolo terminale di sagoma fallica”.

 

“REPERTO N. 2”

 

  “Indiscutibilmente il più interessante, dal momento che consente di appurare con accettabile approssimazione quali dovessero essere vestiario e fattezze degli archeo-terricoli. Addirittura stupefacente la straordinaria somiglianza di questo loro abbigliamento (pantaloni, gonne e vestaglie) che pare ricalcare fino all’inverosimile quello in uso ai nostri giorni”. Spiace, quindi, dover verificare che le dimensioni corporee di quanti lo indossavano risultano tali da far escludere a priori qualsiasi possibilità di apparentamento con l’attuale specie umana. E tanto spiega perché più di qualche antropologo a conoscenza di questo mio studio abbia teorizzato l’esistenza di un’ancestrale RAZZA SUINIDE. Ipotesi, questa, fortemente avvalorata dai lineamenti del volto che figura al centro del foglio relativo al

 

"REPERTO N.3."

 

Inoltre, restando allo studio dello stesso frammento, la riproduzione della vecchietta biancovestita e riccamente addobbata rivela quanto queste società tenessero in conto le esponenti della terza età, ritenendole , penso, specie se fortemente decrepite e prossime all’aldilà, tra le figure più idonee a stabilire rapporti tra terrestri e qualche (non meglio identificato) essere supremo”.

 

“REPERTO N. 4”

 

  “Fuor di dubbio il più enigmatico. Non c’è ancora chi sia riuscito a trovare una plausibile ragione sul perché una comunità in grado di utilizzare carta stampata continuasse a scarabocchiare sulla pergamena”.