(Dopo i fatti di Londra)
ALLARME ATTENTATI SU BUS E METRO’
Al ministero dell’Interno devono essersi passate le dita sul naso: 1 New York, 2 Madrid, 3 Londra……, vuoi vedere che adesso toccherà a noi? E allora, sotto con le "pezze"! Via libera a nuovi acquisti di telecamere e promesso zippaggio di poliziotti (in divisa e in borghese) sull’intero parco degli automezzi destinati all’utenza.
Fortuna che, nella fattispecie, dobbiamo vedercela con i kamikaze. Che, se per nostra disgrazia, fossimo alle prese con delinquenti di altra natura, l’Italia già se la sarebbe vista brutta per via della lunga ed ultracollaudata tradizione di impunità assicurata agli artefici di stragi.
Chiaro, invece, che, per chi sale in metropolitana decisissimo a catapultarsi nell’aldilà col suo carico di tritolo, le "specialità" dei nostri processi penali non arriveranno mai a rappresentare un’autentica ed irresistibile attrattiva.
Il fatto che ancora non ci abbiano colpito resta quindi da ricercare altrove.
Ora. È scientificamente dimostrato che organizzatori ed esecutori di queste stragi operano con precisione cronometrica, rispettando al nanosecondo tempi e modi delle operazioni. Ed è proprio qui che sta il nostro punto di forza. Da noi i mezzi pubblici funzionano se, come e quando Dio vuole. Pure in assenza di scioperi più o meno programmati, spontanei, selvaggi, intermittenti o a singhiozzo, è impossibile non tener conto del fatto che, prendendo un mezzo pubblico, non sai mai dove andrai a sbattere. Cantieri, manifestazioni, cortei di protesta ed intasamenti di varia e più eterogenea natura sono quelli che, novanta su cento, determinano deviazioni con giravolte da capogiro, capacissime di dribblare piazze monumentali e grandi arterie urbane per imboccare angusti viottoli e zone periferiche semideserte. Bisogna ammettere che un terrorista addestrato a puntare tutto su tempi e regolarità dei percorsi rischierebbe, come minimo, l’esaurimento nervoso.
La polizia londinese dichiara che non c’erano dubbi sul fatto che sarebbe stato compiuto un attentato. Il problema, sostengono, non era sul "se", ma sul "quando". Qui da noi, stando alle dichiarazioni di alcuni quotidiani, in fatto di previsioni si riesce ad andare ben oltre e l’intelligence nostrana (strafottersene di Scotland Yard) arriva addirittura ad indicare anche il "dove"; non si scappa "Roma o Torino" (così titolano i giornali). Si tratterà mica di una scelta motivata dall’alta efficienza dei rispettivi sistemi trasportistici? Nemmeno per idea! Potrebbero mai fare un attentato a Napoli, dove i morti ammazzati non fanno più impressione a nessuno? Dov’è certo che al "martire" fotterebbero lo zaino prima ancora che riuscisse a metter piede su di un qualsiasi mezzo pubblico?
Quanto a Milano i recenti "episodi" aeroportuali dimostrano che se la cava discretamente a "martirizzarsi" da sola. Genova? Da escludere! Prendendo un qualisasi autobus di linea fareste bene a sottoporre l'autista al responso dell'etilometro.
Se, come dice Pisanu, "il pericolo c’è ed occorre vigilare", s’impone l’introduzione di misure dirette a contenere i danni di una simile sciagurata eventualità. Immagino, ad esempio, che L’INPS possa aver predisposto una speciale tessera gratuita di libera circolazione da recapitare al più vasto numero di pensionati.
Dipendesse da me lascerei in pace i poveri vecchietti e punterei tutto sui parlamentari. In che modo? Ma obbligandoli (pena l’immediata decadenza da cariche e prebende) a servirsi sempre ed esclusivamente dei mezzi pubblici.