CAVALLI, AUTO, GIORNALISTI e
BLOG
C’è stato un tempo in cui, fatta eccezione per i bipedi più spiantati, chiunque fosse stato costretto a sobbarcarsi tirate chilometriche o traslochi di masserizie non avrebbe potuto fare a meno dell’ausilio degli equini (leggi: cavalli, muli e asini). Una consuetudine che l’avvento della motorizzazione avrebbe stravolto. La prima batosta per i “quattrozampe” coincise con l’invenzione delle locomotive, che misero una croce sulle carovane dei “tiri a quattro” e di quelli “a otto”. Poi fu la volta del motore a scoppio e per gli sventurati animali da traino non ci fu più scampo.
Tutto questo per il semplice motivo che, a conti fatti, l’introduzione di automobili, moto e ciclomotori rappresenta, in rapporto alle preesistenti ferrovie, qualcosa di molto analogo all’avvento di PC, notebook, palmari (e affini) giunti di rincalzo ai pochi e monumentali marchingegni telematici disseminati sul territorio.
Chiaro che, fatti quattro conti, chiunque poteva permetterselo non esitava a scartare il cavallo per orientarsi all’acquisto di quei primi scoppiettanti catorci che la pubblicità dell’epoca già s’ingegnava a presentare come altrettanti bolidi.
Questo perché non si azzoppavano, non s’imbizzarivano, non seminavano cacca, non tentavano approcci con motori dell’altro sesso, ignoravano qualsivoglia moria, ma, soprattutto, non c’era pericolo che s’ingozzassero una volta rinchiusi nella stalla prontamente elevata al rango di garage.
La crescente diffusione dei blog, resa possibile dal corrente uso di personal sempre più tascabili e miniaturizzati, costituisce oggi per i giornalisti un pericolo del tutto simile a quello che l’utilitaria rappresentò per le specie equine.
Fino a poco tempo fa i “cavali di razza” dell’informazione e perfino gli “asini” imboscati nelle redazioni di qualche sperduto periodico di provincia trovavano vita facile. Una volta “patentati” non c’era chi se la sentisse di negare loro uno stipendio corredato di ferie, tredicesima e assistenza sanitaria. Oggi, invece, lamentano, chi più chi meno, i morsi del precariato. Per dirla “papale papale” si trovano nella stessa situazione in cui precipiterebbero provette peripatetiche qualora, per un capriccio di massa, tutte le donne attaccassero a darla gratis.
Si salvano, per il momento, i mezzibusti della RaiTv e gli opinionisti politici pagati entrambi con i soldi dei contribuenti, Per tutti gli altri sono c.
Una sorte che, bisogna riconoscerlo, certe redazioni se la sono proprio andata a cercare. Prendiamo un bisettimanale di paese. Venti pagine di cui quattro zeppe di pubblicità, tre di annunci economici, una di necrologi, almeno tre zeppe degli sproloqui generati dalla logorrea cronica di politici ed amministratori locali. E’ corretto lasciar fuori l’omelia del parroco? (come minimo un’altra mezza facciata). Il resto accaparrato dall’immancabile resoconto delle fiera bovina, delle imprese calcistiche di zona e, tutt’al più dalla rievocazione di antichi mestieri che, in quanto tali, non dicono niente a nessuno. Insomma, ammettiamolo! Non fosse per qualche squinternato col pallino dell’incendiario, o per le imprese di qualche ladruncolo, potrebbero anche chiuder bottega.
Il blog? Ma è tutta un’altra cosa!
Anche se redatto in ambito rigorosamente paesano reca pur sempre qualcosa d’intrigante. Che si tratti delle corna del primo cittadino come delle imprese del capo ufficio dalle lunghe mani non mancherà di stuzzicare la curiosità dei naviganti (senza contare il fattore gratuità che, stante l’incombenza dell’euro, significa pure qualche cosa).
Non parliamo poi dei quotidiani; specie quelli a tiratura nazionale (che adesso si lamentano della pubblicità appaltata ai vari Leggo, Metronews, City ecc.). Dovessero vivere dell’obolo dei lettori starebbero freschi! Come spiegare (se si esclude il più o meno costante flusso di sovvenzioni) che testate pomposamente autodefinitesi “indipendenti” si schierano sempre con questo o quel partito non appena si profila una qualsiasi campagna elettorale?
Ed ancora, perché accanirsi a sparare interminabili colonne di piombo sui più improbabili argomenti dopo che l’Eurispes ha reso di pubblico dominio la difficoltà incontrata dai più anche nel decifrare il resoconto dell’amministratore dello stabile?
Per me è tutta gente in attesa del colpo di grazia. Nè mi meraviglierei se a somministrarglielo dovesse provvedere il podcasting.
Il conto è presto fatto. Se vado a comprare in edicola “L’ECO DEL VATTEPASCA” troverò un’intera pagine (e forse anche qualche foto) sulla scazzottatura verificatasi ieri durante la manifestazione in pieno centro cittadino. Ma se accedo al blog potrò gustarmene il filmato, apprezzare dal vivo la sonorità delle bestemmie, assicurando, in più, la possibilità di dire la mia, prontamente ed in versione tutt’altro che purgata.
Tornando ai cavalli è d’obbligo riconoscere come la diffusione della motorizzazione abbia coinciso con il moltiplicarsi delle macellerie equine. Le povere bestie, oltre che da vive, si sono rivelate utili pure da morte. Tutto l’opposto di ciò che si potrebbe dire per molti tra gli appartenenti al premiato albo degli operatori a mezzo stampa.