"CHI L’HA VISTO ?"
Libere considerazioni sulla famigerata trasmissione
Tradizione vuole che i programmi delle TV 1, 2 e 3 debbano risultare quanto più possibile indigesti a causa dell'astronomica distanza che li separa dalla realtà.
Ho sempre avuto il sospetto che chi dirige la baracca tiri a considerare gli utenti una massa di rincoglioniti. Non si spiega altrimenti la veemenza messa nel contrabbandare ogni cosa per quel che non è.
Se il clown di turno fa proprio ribrezzo c’è chi s’incarica di presentarcelo come antesignano d’un nuovo genere di comicità. Gli sceneggiati hanno per protagoniste cadenti tardone misteriosamente sfuggite all’ospizio? Ci si farà notare che l’arte non ha età. La telenovela o il telefilm risultano melensi e pallosi al di là di ogni umana sopportazione? Poco male se ci si convince che sono stati realizzati, non per fare spettacolo, ma al fine preciso d’insegnarci ad essere più buoni, ottimisti, tolleranti, solidali ed umani.
Così, chi se n’è tornato dall’ospedale con un pezzo di garza nello stomaco, sventurati alle prese col preventivo del dentista, o in attesa dell’agognato ricovero, non mancheranno di trovare motivi di profonda edificazione seguendo le imprese del telemedico che si dedica ai pazienti con la stessa abnegazione di Fra Cristoforo tra gli appestati.
Quanti avvertono l’inderogabilità di operare drastiche scelte fra telefono, riscaldamento ed assicurazione auto non potranno che ricavare utili insegnamenti dalle peripezie sentimental-borghesi di telecoppie che si muovono in scenari totalmente liberi dai grattacapi procurati da bollette, fatture, tratte, cartelle pazze ed altre bazzecole del genere. Ed anche la casalinga, che smazza tra figli, nipoti e marito, potrà finalmente distrarsi seguendo le peripezie della telenobildonna combattuta fra passioni di tipica patologia ottocentesca..
Perfino chi s’è trovata svaligiata la casa ricaverà qualche giovamento verificando l’impegno e la sagacia di quei teleinvestigatori che, togati, intonacati, o gallonati, hanno in comune il dono dell’infallibilità.
Ora, considerato che il canone, al pari della scarlattina e degli orecchioni, è un male inevitabile, qualcuno già si starà chiedendo i motivi di questo mio accanimento incazzatorio ed avrebbe tutte le ragioni per farlo se non fosse per l’esistenza d’un programma i cui nefasti effetti vanno ben oltre la durata delle trasmissioni.
Impossibile tacere quando sono anni che, con la puntualità d’una cambiale, settimana dopo settimana, le note meste d’una musica cimiteriale (sempre la stessa) segnano l’inizio dell’ennesima puntata di quel vero e proprio teleflagello che è "Chi l’ha visto ?"
Siccome non guardo mai i titoli di coda (e, devo confessarlo, nemmeno quelli di testa) non saprei chi ringraziare per la messa in onda del programma; dettaglio, se vogliamo, del tutto trascurabile stante la mia convinzione che debba esserci per forza, dietro i titolari dello spettacolo, una qualche regia occulta gestita da raffinati esperti in sadismo psicologico.
Vi sembra che stia esagerando ? Abbiate la pazienza di seguirmi e poi vedremo se ve la sentirete di darmi torto.
Mio nonno, un accanito divoratore di spaghetti, aveva una vera fobia per la pasta scotta. La nonna, che pure era una donna a modo, per distrazione, incapacità o ripicca, si ostinava a servirglieli che non li avreste distinti da una colata di polenta.
Venne il momento in cui il brav’uomo, ormai in pensione, volle prendersi lo sfizio di sparire dalla circolazione (mancava poco dell’ora di pranzo - n.d.r.).
Trascorsero due giorni, poi, risultata vana ogni ricerca in paese, la povera donna chiese aiuto ai carabinieri, grazie ai quali non trascorsero tre mesi che lo scomparso, rintracciato in casa d’una vedova e richiamato con discrezione ai c.d. doveri coniugali, dovette convincersi a rientrare alla base.
Non era il caso di fare una tragedia sul fatto che aveva trovato chi la minestra sapeva servirgliela a dovere; anche se le malelingue non mancarono d’insinuare che la professionalità della solitaria signora andasse ben oltre la dimestichezza con gli arnesi da cucina.
Immaginate un po’ cosa sarebbe accaduto se, anziché nel ’30, la cosa avesse avuto luogo ai nostri giorni.
La gentile conduttrice di "Chi l’ha visto" avrebbe aperto la classica parentesi dedicata alle emergenze per segnalare la misteriosa scomparsa.
La nonna, interpellata in studio, non sarebbe stata (questo è certo) sprovveduta al punto da confessare all’Italia intera la propria imperizia nella cottura degli spaghetti. Tutt’al più si sarebbe soffermata a descrivere l’abbigliamento del nonno al momento della scomparsa, e siccome quello vestiva in modo a dir poco eccentrico, il dettaglio avrebbe dato la stura a svariate congetture di natura neuropsichiatrica. In paese, infatti, la faccenda avrebbe polarizzato l’attenzione generale e già il particolare del vestiario, evidenziato dalle autorevoli osservazioni della conduttrice, avrebbe autorizzato qualcuno a scuotere il capo e dichiarare: "ve lo dicevo io che quella testa doveva esserci qualche ingranaggio fuori posto?"
Alle analisi di tipo introspettivo si sarebbero ben presto accompagnate quelle di ordine investigativo.
Che gente praticava il nonno ? E si sarebbe appurato che la combriccola dello scopone da lui frequentata era composta da gente in grado di far rizzare i capelli.
Di certo l’ipotesi d’un rapimento a fini di riscatto, quantunque timidamente ventilata, sarebbe caduta dopo aver appurato che le risorse della famiglia stavano tutte nella striminzita pensione dello scomparso; cosa che avrebbe autorizzato il commentatore di poco sopra a sentenziare: "avevo torto a dire che sono dei morti di fame?"
Nell’alloggio d’un vicino paesetto , intanto, il nonno, impegnato sul water dalle conseguenze d’una scorpacciata di spaghetti, sarebbe stato raggiunto dall’urlo strozzato della vedova, fulminata, mentre ramazzava, dallo spettacolo del volto pacioso del neopartener sbandierato in TV.
Devo continuare ?
Non sarebbero mancate, a metà trasmissione, telefonate di soggetti che, deboli di vista (o solo perché della specie Amici miei) si sarebbero distinti nel segnalare la presenza del ricercato in zone di dubbia fama ubicate, di norma, all’altro capo della penisola. La conduttrice avrebbe avuto buon gioco per allargare l’indagine ai mezzi di locomozione abitualmente usati dallo scomparso. E tutti si sarebbero sollazzati un mondo ad apprendere che il nonno si spostava solo a dorso di mulo. Oltretutto, risultando i quadrupedi sprovvisti di targa ed uniformati su di un unico modello, l’informazione si sarebbe dimostrata di scarsa ultilità.
Gli accorati appelli della nonna, privi di espliciti impegni sulla metodologia di cottura degli spaghetti a venire, non avrebbero sortito alcun effetto, mentre la vedova, impaurita del probabile sputtanamento, avrebbe sequestrato in casa il buongustaio, contribuendo ad incasinare l’intera faccenda oltre l’inverosimile.
E che dire della sorte di quegli scomparsi che proprio non ci tengono a farsi rintracciare? Ce ne saranno che, per starsene lontani dalle pareti domestiche, dispongono di motivi più validi di quelli del nonno. Vogliamo mica prendere sempre per oro colato tutto ciò che fuoriesce dalla bocca degli amati congiunti prima durante e dopo la formulazione dei teleappelli.
Intanto per le persone bersagliate da teleindagini la sorte è segnata.
Impossibile, anche a mille chilometri dal luogo di provenienza, andare a farsi un cognacchino al bar senza sentirsi addosso lo sguardo severo degli altri avventori; senza sospettare che il tale ed il talaltro si siano eclissati a bella posta per segnalare a chi di dovere la presenza sospetta.
Qualcuno, scarsamente dotato per reggere a lungo nel ruolo della bestia braccata, finisce per rifugiarsi nei boschi. Ma, e qui sta il punto, avrà chiare cognizioni sulle tecniche del survival? Quando, nella peggiore delle ipotesi, trascorsi due o tre mesi, il classico cercatore di funghi dovesse rintracciare ciò che resta dello sventurato, un velo di marcata tristezza calerebbe sul volto della conduttrice la cui voce tradirebbe segni di profonda emozione nel commentare in totale coinvolgimento le riprese effettuate sul luogo del macabro ritrovamento.
Non mancano situazioni in cui già nella diretta si opera scientemente per dare al caso un finale da tragedia.
Ho sentito con le mie orecchie la conduttrice istigare pesantemente un giovanotto perchè tornasse dalla sua mamma.
Che c'è di male ? Bazzecole ! Pensate ad una vecchietta tutta pelle e ossa che narra del figlio traviato da cattive compagnie, manesco, dedito alla droga ed alla perenne ricerca di soldi. Sarebbe l'occasione giusta per esortare l'anziana a rallegrarsi dell'avvenuta scomparsa.
Una professionista con un minimo di sale in zucca troverebbe subito le parole adatte a consolare la povera mamma: Pensi, - che so - cara signora, alle tante disgraziate costrette a continui ricoveri per le violenze subite da pargoli in crisi di astinenza. Perchè sputare addosso alla fortuna invocando il ritorno di chi può darle solo legnate e dispiaceri?"
Sull'altro fronte si dovrebbe diffidare lo sciagurato dal rifarsi vivo significandogli a chiare lettere che, se mai dovesse cedere alla tentazione di ripresentarsi, una denuncia per maltrattamenti non gliela toglierebbe nessuno.
Cosa fa, invece, la conduttrice ? Si rivolge implorante al ragazzo supplicandolo di tornare e lasciando intendere che quella larva di madre è pronta ad allentare i cordoni della borsa pur di poter riabbracciare l'amato rampollo.
Quando scarseggiano i morti ammazzati, i gialli mozzafiato e finanche i coniugi in vena di innocenti evasioni allora è la volta, potete giurarci, delle scomparse relative a terzomondisti ed a gente fuori di testa.
Una mamma si strappa i capelli davanti alle telecamere invocando il ritrovamento del figlio. Tutti vorremmo aiutarla, ma ci mette in difficoltà il fatto che si tratta d'un cinese. Per noi occidentali torna difficile, alle prese con la razza gialla, distinguere un individuo dall’altro. Qui i casi sono due; cambiamo canale per risparmiarci uno strazio che ci vede impotenti, oppure ci lasciamo suggestionare dall’emozione e cominciamo a segnalare la presenza del soggetto ovunque sappiamo ci siano dei cinesi.
Con i disabili mentali è peggio.
Sullo schermo dello studio compare un volto dal chiaro taglio lombrosiano. Come se l’immagine non parlasse da sola, o forse per richiamare i distratti, la conduttrice ci spiega col dovuto garbo che si tratta di persona mentalmente non autosufficiente. E fin qui nulla da eccepire. Segue una lunga indagine circa i motivi che possono aver spinto l’elemento ad abbandonare la propria dimora. Quando ciò accade è naturale che uno s’incazzi. Dov'è scritto che un poveraccio del genere debba avere validi motivi per comportarsi a quel modo ? All’inizio sperate che il comportamento della presentatrice sia dovuto a semplice gaffe, ma l’altra insiste fino a rafforzarci nel dubbio che voglia verificare fino a qual punto possa tirare a prenderci per il c.
E le psicosi ? Come la mettiamo con le psicosi ?
Provate ad osservare per qualche secondo uno che si stia grattando. C. suoi! direste; invece non è così e sono sicuro che gli istanti successivi vi vedrebbero intenti a tormentare con le unghie le identiche aree anatomiche nelle quali l'altro ha avvertito prurito.
Con "Chi l’ha visto ?" accade qualcosa di analogo. A forza d’ascoltare telefonate di gente che giura d’aver riconosciuto scomparsi un po’ ovunque, il fatto di non averne ancora beccato qualcuno comincerà a pesarvi sulla coscienza ingenerando complessi d'inferiorità che non vi daranno tregua fino a quando non vi sarete attaccati al telefono della trasmissione. Insistendo a resistere l’ansia sarà tale da togliervi il sonno e da negarlo, quel ch’è peggio, anche a chi ha la disgrazia di dormirvi accanto.
Ne sa qualcosa mio zio Pasquale; ogni notte la stessa storia. Non faceva in tempo a posare il capo sul cuscino che zia Rosa (resa teledipendente dal cadenzato ripetersi della trasmissione), dopo avergli dato di gomito, Ma sì che l'hai vista anche tu - bisbigliava - solo che non lo ricordi. Ed espletata l'introduzione di rito, attaccava ad elencare tutti gli elementi di somiglianza tra una donna intravista al mercato e l'eroina d'una lunga serie di avventurose scomparse.
Per un po lo zio riusciva a reggere simulando interesse alla faccenda, ma quando il sonno mostrava di prendere il sopravvento perdeva la pazienza e diventava una bestia. Da qui litigi a non finire, con intuibile coinvolgimento degli altri abitanti del condominio.
Non so quanto la cosa possa avervi influito, ma sta di fatto che Pasquale da due giorni si è reso irreperibile. La zia, sempre più preoccupata, sta già pensando di segnalarne la scomparsa a "Chi l'ha visto?".