DELIZIE DELLA PUBBLICITA’
Fine Giugno. L’auto in panne mi costringe ad una sosta forzata in aperta campagna.
Nell’attesa dei soccorsi non mi resta che ammirare il paesaggio. La vista non è propriamentre da cartolina dato che la maledetta macchina mi ha bloccato nei paraggi d’una discarica abusiva. Un’ampia distesa ingombra a perdita d’occhio dai rifiuti della società consumistica.
Montagnole di contenitori in plastica provvisti delle loro brave etichette attorniano, fino a soffocarli, vecchi elettrodomestici. Ovunque è un pullulare di lattine e cartoni. Non mancano carcasse di mobili, passeggini sgangherati ed insegne di latta divorate dalla ruggine.
Al centro dell’immondizia troneggia il pannello che invita a provare un prodotto dietetico, la cui miracolosità è sponsorizzata dalla sapiente accoppiata tra una brunazza tutta ciccia ed un’altra che semplicemente ignora cosa siano grasso e cellulite. Da un foro (non si sa quanto accidentale) nell’esiguo slippino della seconda spunta la testa d’una grossa chiavica. Per un po’ l’animale si ferma ad annusare i fetori che lo circondano. Si muove con circospezione poi comincia a girovagare nel lerciume con la disinvoltura di chi è di casa. Infila un tubo zigrinato. Spunta dall’altro capo del condotto per tuffarsi deciso tra i residui di un materasso che ormai ha smesso di assicurare sonni lunghi e tranquilli. Rovista indaffarato tra le scorie che fuoriescono da un cartone di insaccati. Mi pare che arraffi qualcosa. Scompare.
Sono bestiole imparentate, anche se alla lontana, con quei portatori di pestilenze che per secoli hanno mezzo spopolato l’Europa. Comprensibile che ingenerino qualche ribrezzo in chi li osserva. Sensazioni che perdono tuttavia di fondatezza se si considera che il nostro attuale tenore di vita non è che differisca gran che dal loro. Per certi versi è anche peggiore.
Sguazziamo anche noi, come e più di loro, tra i rifiuti; solo che, per appropriarcene, siamo costretti a sorbirci martellamenti pubblicitari specializzati nel contrabbandare cacca per manna. E poi vogliamo o no mettere in conto che, a differenza dell’uomo, il sorcio non è tenuto a smazzare per procurarsi la m. di cui si nutre?
Sono pronto a scommettere che se tutti potessero comprendere la reale composizione di cibarie, cosmetici e lozioni di uso corrente quella degli atei diventerebbe una specie in via di estinzione. Quanto meno nessuno potrebbe più negare il ruolo della divina provvidenza; unica forza che ci impedisce di accasciarci privi di sensi all’uscita da un fast food o nel bel mezzo di un’allegra bicchierata tra amici.
Ci fanno senso le discariche ? E cos’altro sono diventate le nostre città ?
Polveri più o meno sottili, monossido di piombo, contenitori e rottami maleodoranti pateticamente depositati in prossimità dei cassonetti, inquinamento acustico ed elettromagnetico, piogge acide, scorie degli altiforni e chi più ne ha più ne metta ammorbano l’aria lasciata libera da murature la cui principale aspirazione
pare stia diventando quella di riservare alla pubblicità ogni centimetro quadrato di costruzione. C’è un palazzo tanto fortunato da disporre d’un lato cieco ? Quale miglior occasione per rivestirlo da capo a fondo con l’immagine del dentifricio che ti da denti che più bianchi non si può ? Sono messaggi captabili a grande distanza. Fin troppo naturale che i creativi più accorti ricorrano al richiamo dell’anatomia femminile sul solco del l’ormai classico "Chi mi ama mi segua".Poniamo che una qualche plausibile emergenza dovesse far praticare un foro sul prosperoso deretano della modella; chiunque, affacciandovisi, finirebbe per trovarsi in una situazione non dissimile da quella della chiavica.
Beati i volatili
In "Ricomincio da tre" Troise s’intenerisce sulla sorte dei passeri tormentati dalla petulanza d’un San Francesco caparbiamente votato a portar loro la parola del Signore. Traumatizzati dall’invadenza del frate, i poveri pennuti lanciano il passaparola ogniqualvolta lo vedono aggirarsi nei paraggi ed alla fine, presi dalla disperazione, optano per la migrazione.
Sprovvisti di ali, siamo impossibilitati a seguirne l’esempio per sottrarci al fuoco di sbarramento dell’invadenza pubblicitaria.
Spaparacchiato su d’una panchina al limitare del parco m’illudo di strappare qualche momento di pace. Sfoglio distrattamente una rivista fino a quando non becco l’articolo che m’intriga. La lettura delle prime righe mi costringe a voltar pagina dove mi ritrovo catapultato fra le ricette di Suor Germana. Il fatto che sono a dieta mi motiva ad un ulteriore, rabbioso giro pagina per imbattermi in una gran faccia di m. che m’impone perentoriamente di perdere peso. L’articolo dovrà pure continuare da qualche parte. Torno indietro. Effettivamente, una scritta microscopica in calce all’ultima riga mi assicura che il testo prosegue a pagina 52. Trovarla (A qui esta el busillis) ! Raggiunta pag. 43, la numerazione s’interrompe per sprofondarmi nella giungla delle cucine che fanno la differenza e delle pappe che renderanno il bebè più forzuto di Superman. E siamo al 57. Torno indietro spazientito. Faccio quattro calcoli e mi posiziono sul foglio che, a lume di naso, dovrebbe fare al caso mio. Vengo colpito dal volto grinzoso di un ultracentenario. Deve avermi scambiato per un rincoglionito dato che insiste a volermi ridare la memoria con un farmaco espressamente confezionato. Prossime al margine inferiore di stampa altre cinque righe che invitano a raggiungere pag. 92.
Non avendo particolari attitudini per le cacce al tesoro, ripiego accuratamente il fascicolo e lo scaravento nel cestino della spazzatura.
Non mi resta che fissare la cima dell’albero dove una colonia di uccelli s’è appollaiata per salutare il tramonto gorgheggiando in coro. Passa un minuto ed i minuscoli concertisti abbandonano terrorizzati l’arbusto. La causa ? Il furgone del fioraio ambulante che, procedendo con l’andatura d’un funerale, non la smette di elencare via megafono pregi e convenienza della mercanzia.
Quando l’infausta vettura è ormai fuori dalla portata delle mie orecchie tiro un sospiro di sollievo. Intanto calano le prime ombre della sera: Finalmente, il silenzio ? Illusione ! Spunta, dalla curva del viale, un tizio gravato da un tale carico di catene e legacci da non rendere scartabile l’ipotesi che sia appena evaso da una sala di tortura. Reca, quel ch’è peggio, un pesante stereo che sforna a tutto volume melodie da discoteca cui si alternano i messaggi scassapalle delle emittenti locali. E’ troppo! Mi affretto a togliere le tende prima che lo sciagurato possa soccombere alla tentazione di accamparsi su d’una panchina prossima alla mia.
Molto peggio dell’AIDS
Ci sono slogan passabili, altri più indigesti ed altri ancora che, provenendo da un qualche accidenti di ente pubblico, fanno veramente schifo; come quello sull’AIDS, con il virus che se lo conosci lo eviti . Un’autentica provocazione quando si considera che, se c’è una rottura tanto subdola da colpirci a tradimento non può che riguardare la pubblicità di regime, specializzata ad intrufolarsi camuffata da notizia.
Prendiamo un pensionato con la minima e chiediamoci in tutta coscienza cos’altro può fare alla sera se non attaccarsi alla TV come un neonato al biberon. Provate a chiedergli perché, fra tanti canali, finisce per sintonizzarsi sui nazionali. Vi risponderà che si annoia a sbobbarsi pubblicità ad ogni piè sospinto. La testa, che non lo accompagna più come ai bei tempi, stenta a ricucire brani di film abbondantemente intervallati dalle trovate dei persuasori di turno.
"Prendiamo il telegiornale", sosteneva il nonno, "se di punto in bianco s’intromette quello delle lavatrici , va a finire che delle nuove provvidenze per i combattenti non ci capisco più un c." Aveva fatto la guerra mondiale, lo avevano schiaffato nella mitica schiera dei Cavalieri di Vittorio Veneto, e la speranza di acchiappare qualche lira era tale da inchiodarlo tutte le sante sere davanti ai canali 1, 2 e 3.
Il poveretto è passato a miglior vita senza vedere l’ombra d’un aumento, ma almeno s’è risparmiato lo spettacolo dello scempio offerto da mezzibusti di regime specializzati nell’ingrassare sulla studiata minchionatura dei teleutenti.
Siamo in tempo di vacanze; un periodo dell’anno che, almeno da noi, è sinonimo di scioperi. Naturale che, per non ritrovarsi in mezzo ad una strada con una pila di valige, uno s’attacchi alle informazioni di fonte istituzionale.
Comincia il TG ed un tizio ingessato in tanto di giacca e cravatta attacca a maneggiare con professionale eleganza la mazzetta di veline che ha sul tavolo (col caldo boia che sta battendo ogni record non è azzardato immaginarselo in tenuta adamitica oltre la linea della scrivania, e con i piedi immersi in una bagnarola colma d’acqua fredda).
Il panegirico inizia secondo il ben collaudato copione delle recenti quanto infruttuose ricerche del superlatitante Bin Laden. "Doveroso !" commentate. Ma la seconda notizia non potrà che affrontare il tema delle agitazioni; tanto più che la precedente puntata della telenovela sindacale s’era chiusa con le note del cauto ottimismo. Vuoi vedere che finalmente hanno trovato la quadra ? Sperate e tanto vi consente di sopportare l’immancabile servizio sulla casa reale inglese cui segue, purtroppo, un dettagliato documentario su quanti strappano la giornata gorgheggiando all’Arena di Verona. Prima che la vostra ansia trovi appagamento chi vi parla, intuitivamente conscio della vostra curiosità circa vita e costumi dei crostacei sardi, ve ne serve un più che esauriente resoconto. Vogliamo trascurare lo sport ? E giù altri dieci minuti di notizie, pronostici ed interviste. Comincia ad insinuarsi il sospetto che nemmeno sotto tortura il tizio si deciderebbe a rivelarvi ciò che più vi sta a cuore. L’orologio segna la mezz’ora. State per spegnere quando l’espressione confidenziale, a tratti amichevole, assunta dallo speaker vi lascia un barlume di speranza.
"Siamo in piena estate", attacca il mezzo busto, "tempo di viaggi e di spiagge…..
Tirate un sospiro di sollievo. "Ci siamo, finalmente !"
Ma l’altro continua a parlare di mare, passa agli ombrelloni, attacca col solleone, si preoccupa degli inconvenienti che potrebbero colpire la vostra epidermide. E dove va a parare ? Con l’abilità del più consumato piazzista tira fuori tutta un campionario di creme che, oltre a preservarvi dalle scottature, conferiranno alla vostra cute un aspetto irresistibile.
Sigla di chiusura ed ancora una volta l’avete presa in quel posto.
Nuove frontiere del mecenatismo
Talvolta il binomio informazione-pubblicità si rivela meno pestifero del creduto.
Prendiamo il caso dei quotidiani. Chi se ne guarda dall’acquistarli fa derivare la scelta dal fatto che fanno pena. Chi li dirige si affanna a sostenere che, in presenza d’un mercato meno asfittico, il prodotto non mancherebbe di migliorare. Ed è un po come il dilemma dell’uovo e della gallina.
Sta di fatto che, privo d’inserzionisti (e relativi santi protettori), qualsiasi foglio non tarderebbe a chiuder bottega.
Posto che gli introiti pubblicitari restano proporzionati alla diffusione, molti editori devono aver ragionato: "Chi ce la fa fare a rischiare la bancarotta per quattro spelacchiati di acquirenti ? Meglio diramare gratis grossi mucchi di cartaccia riciclata con quattro notizie in croce circondate da tanta, tantissima pubblicità". Andate a dargli torto ! Tutto sommato, non è il peggiore dei mali, dal momento che incoraggiano una sorta di alfabetizzazione di base in quanti, privi di altre fonti eruditive sull’attualità, forse vivrebbero meglio, ma continuerebbero a fare la figura dei pirla con chi, anche se estraneo alla corporazione dei politicanti, le notizie le legge e le commenta. Tuttavia, poiché ogni medaglia dispone d’un rovescio, è scontato che quanti si abbeverano a questo genere di periodici non potranno fare a meno di associare mentalmente le offerte del Cercacasa alle ultime ammissioni del pentito di turno o i richiami delle telefoniste hard al pezzo sulla santificazione di Padre Pio.
Da storcere il muso
Tra le mode più riprovevoli quella dei bus stracarichi di messaggi che poco hanno a che spartire con le esigenze dell’esercizio.
Pazienza per le mezze fiancate decorate con invitanti forme di Parmigiano. Ma il malvezzo di piazzare jeans e lingerie sotto ciascun finestrino mi sembra un’autentica barbarie. Due cosce da schianto sottolineano l’ultimo grido in fatto di collant o di reggicalze; peccato che tutto quel ben di dio si degradi all’altezza del cristallo nelle avvizzite sembianze d’una vecchietta rinsecchita ed occhialuta .
Non è molto che i mezzi dell’ATAC recavano in coda un fondoschiena da fare invidia alla Marini. Ed al di sotto dell’imponente mappamondo la scritta "Culo basso bahi bahi !" Ve l’immaginate la figura da c. del pensionato seduto a leggere il giornale in corrispondenza del lunotto di coda ?
La situazione finanziaria del trasporto pubblico non è esattamente tra le più indicate a stimolare le ghiandole salivari degli investitori privati. Ma, vivaddio, c’è un limite a tutto! Ostinandosi a tinteggiare di nero le vetture per ospitare degnamente la pubblicità delle pompe funebri si corre il rischio di giocarsi l’utenza degli "anta"; plausibilmente autorizzata a grattarsi energicamente il sottovita prima di disporsi a farsela a piedi.
Avete un conto corrente più in secca delle campagne sicule. Fin troppo consequenziale che il pagamento dell’ICI vi sospinga all’Istituto di credito con uno stato d’animo non dissimile da chi si prepara per l’ultima dimora. E cos’è che vi attende dopo una trafila antirapina degna dell’antiterrorismo USA ? Cartelli, cartellini, totem e depliants protesi ad amministrarvi quei risparmi che, specie dopo l’avvento dell’Euro, costituiscono purtroppo un nebuloso ricordo.
Se siete allergici alla Moka e preferite il caffè del bar, state ben accorti a non sorbirvelo all’aperto; la vista d’un Benetton potrebbe mandarvelo per traverso. E’ uno che non esita ad andare sul pesante puntando tutto sull’immagine che traumatizza. Fortuna che, ogni tanto, alcuni soggetti, ripresi a tradimento, s’incazzano e gli sparano una vertenza coi controfiocchi. "Forse faccio ribrezzo", ragionano, "sarò pure pelle e ossa , avrò una faccia da clown, ma a te chi c. ti autorizza a farmi schifare da mezz’Italia ?"
Insidie
Più discreta, ma decisamente infernale, la pubblicità che si acquatta negli anfratti di Internet per avventarsi sui "navigatori" con la stessa avidità dei leggendari Fratelli della Costa.
Se per strada incocciate il tizio che vuol regalarvi biro e blocchetto in cambio di un’innocente intervista, nemmeno il fastidio procuratovi dalla scarpe nuove v’impedirebbe d’affrettare il passo. Ma quando un portale v’invita a scaricare qualcosa di gratis non ci pensate due volte a cliccare, magari dopo aver compilato con scrupolo un questionario tanto particolareggiato da esporvi all’infarto qualora, a proporvelo, fosse un vigile o un finanziere.
Deviazioni
Vivamente consigliabile per gli affetti da masochismo pubblicitario la disponibilità d’un consistente numero di telefoni, da impegnare il meno possibile con ciance personali, onde consentire ampia creatività seviziatoria agli operatori del sado-marketing . Anche in presenza di patologie decisamente toste, non è il caso di disperare; gli orizzonti schiusi agli SMS dalle nuove generazioni di cellulari sono tali da soddisfare a sazietà finanche le aspettative dei più pervertiti.
Verso nuove frontiere
Se c’è una cosa che più fa rabbia nel bailamme pubblicitario (ormai ci segue con la stessa perseveranza d’uno sciame d’api disturbato nella pace dell’arnia) è il verticismo della sua organizzazione. Compagnie telefoniche, ipermercati, case automobilistiche e varia, tuttora arroccati su modelli fordisti, non fanno che negare spazio a forme di parcellizzazione intese ad incoraggiare la libera iniziativa dei singoli. Dove sta scritto, mi domando, che lo slogan debba essere partorito per forza dalle teste d’uovo delle case produttrici ? E’ vero che, talvolta, queste ultime si affidano ai c. d. studi pubblicitari, ma resta il fatto che tali strutture scuotono sempre meno l’apatia del consumatore.
Alternative ? Signori…. un minimo di fantasia !
Basta guardarsi in giro !
Prendiamo la situazione dei madonnari; una nobile categoria visibilmente incrementata dalle attuali prospettive occupazionali.
Vi pare bello lo spettacolo offerto da poveracci costretti a chiedere l’obolo dopo aver smazzato ad affrescare con santi e gesucristi interi tratti di strada? Che diamine! Vogliamo semplificarne l’esistenza ? Proviamo, allora, a dotarli del logo d’uno spumante. Che dico ? Visto che vanno forte col disegno, li si potrebbe equipaggiare con la foto di un’intera combriccola intenta a tracannare questa o quella marca di Barbera. Le immagini su strada ne guadagnerebbero in gaiezza ed i rispettivi autori si sottrarrebbero agli incerti dell’elemosina.
Idem per i suonatori ambulanti; una confraternita di onesti mendicanti la cui occupazione attraversa momenti di esplosivo revival. Basta con la Cumparsita sui mezzi pubblici e nei cortili delle case popolari. Un bel motivetto che decanti, che so…..l’ultimo prodigio in fatto di detersivi, ed anche per costoro la promozione sociale è cosa fatta.
E le casalinghe? Veramente vogliamo trascurare le potenzialità d’impatto che queste hanno vagando per mercati o facendo la coda ai vari sportelli del belpaese ? Svegliaaaa ! E’ da un pezzo che gli arricchimenti culturali prodotti dalla società multietnica hanno fatto assumere alle epidermidi delle nostre donne parvenze da paralume. Uno spreco che grida vendetta, dal momento che il tatuaggio d’un bel prosciutto invece di quello d’una rosa consentirebbe salutari occasioni di guadagno che non tornerebbero sgradite a chi trascorre la vita fuori da fabbriche ed uffici.
Perfino chi già dispone d’un lavoro sicuro non è detto che se la sentirebbe di sputare sulle possibilità offerte dalla nuova moda della decorazione corporea.
Qualche spunto ?
Poco pratico di discoteche, non posso che ignorare i guadagni medi delle cubiste. Intuisco, tuttavia, che, per guadagnarsi la giornata, debbano mettere il massimo impegno nella ritmica agitazione del fondo schiena. Vogliamo consentire anche a costoro la chance di qualche onesto arrotondamento ? Niente di più facile; nulla di più produttivo. Due tatuaggi. Uno per natica: Coca e Cola.