DIARIO TORINESE (28 Dicembre 2005) 

della serie: Storie di ordinaria follia

 

Ore 9,15

Dopo venti minuti di attesa sono riuscito ad insaccarmi, a forza di gomitate, nel bus gremito all’inverosimile che, salvo imprevisti, dovrebbe portarmi all’estrema periferia urbana dove ha sede l’ufficio “raccomandate inesitate”.

Chi avrebbe dovuto consegnare la busta si è ben guardato dal pigiare il campanello giusto ed ha evitato come la peste scale ed ascensore. Con una tecnica degna degli affiliati alla “Rosa bianca” dev’essersi dileguato a tutta birra dopo aver imbucato il microavviso di giacenza che, salvo ‘intrufolamento’ nel nutrito pattume pubblicitario pre e post-natalizio, condanna il disgraziato destinatario a girovagare il giorno dopo con 5° sotto 0.

 

Ore 9,30

Si attracca al capolinea. Ancora mezzo chilometro tra sterpaglie disseminate in una specie di discarica a cielo aperto e raggiungo l’austero edificio delle PP.TT. dove, incolonnato in paziente attesa, è accampato uno sconfinato campionario della più variegata umanità ‘raccomandatizia’.

La tradizionale assenza di erogatori di tikets costringe i nuovi arrivati alla rituale domanda “chi è l’ultimo?”, autorizzando i più incalliti teledipendenti a riecheggiare prontamente con uno tra i più idioti ritrovati della teleimmondizia pubblicitaria.

 

Ore 10,30

Ho davanti solo quattro persone.

Purtroppo dev’essersi verificato uno di quei ‘quiproquo’ solitamente cagionati da chi ha qualche difficoltà nel maneggio della biro. La cosa induce l’unica operatrice ad abbandonare lo sportello per recarsi a chiedere ragguagli a chissà chi. Precisione vuole che non impieghi meno di venti minuti.

 

Ore 11,10

Sono riuscito a ritirare l’agognato plico e mi avvio sulla strada del ritorno.

 

Ore 11,30

Dopo paziente attesa al capolinea vedo spuntare in lontananza la sagoma amica del bus. Trovo strano che non rallenti. Ne afferro la ragione quando, transitandomi sotto il naso, perfino i miei occhi da miope riescono a decifrare la scritta fuori servizio”.

 

Ore 11,50

E’ arrivato un altro bus e mi ci intrufolo mezzo congelato. Ad intervalli sempre più rapidi giunge, da fondo della vettura, il rumore secco di portiere che non riescono a superare l’esame apertura..

Correndo dai comandi alla sede del guasto l’autista continua a scrollare il capo.

 

Ore 12

Non mi fregano! Facciano tutte le manovre che vogliono, ma fino all’arrivo del prossimo mezzo, da qui non mi muovo!

L’esperienza mi ha insegnato che, costretti a servirsi dei mezzi pubblici, è meglio attrezzarsi con qualche spesso tascabile (non per nulla le più avveniristiche aziende del TPL diffondono l‘usanza dei “libri in tram”). Cavo dal giaccone “La rivoluzione digitale” di Paolo Ferri (“Comunità, individuo e testo nell’era di Internet”). Rifletto che ormai, non solo notizie, ma anche corrispondenza, compresi audio e videomessaggi, viaggiano ovunque alla velocità della luce. Peccato che l’organizzazione postale debba ancora fare affidamento all’abilità pedalatoria dei suoi operatori!

 

Ore 12,20

L’autista m’invita a sgombrare; deve riportare la vettura in deposito.

Scendo e resto ancora una vola al freddo.

Sulla mia testa un lungo muro sbrecciato reca il megamanifesto sul quale, a braccia spalancate e con un sorriso da pubblicità dentaria, Berlusconi assicura che, grazie a lui, qui in Italia tutto fila a meraviglia.