EFFETTI COLLATERALI

Alzi la mano chi, costretto ad ingoiare compresse, perché tormentato dall’emicrania o in preda ad attacchi di panico, s’è concentrato nella lettura delle controindicazioni. Su quelle avvertenze farmaceutiche, vale a dire, omertosamente ignorate dalla pubblicità.

Entrando in farmacia restate colpiti da manifesti con soggetti platealmente gioiosi per via del farmaco che li ha liberati dai brufoli. Nulla esclude che il prodotto possa aver menomato le loro prestazioni sessuali (ma questo il cartellone non lo dice). Vedete la ributtante cicciona trasformata in una star mozzafiato (ma perché escludere che la protagonista della vicenda sia poi finita nelle grinfie dell’anoressia?). Ed anche in televisione, obbligati per legge alla citazione delle controindicazioni, scritturano campioni olimpionici di scioglilingua, che non mettono più d’un nanosecondo per sparare le raccomandazioni di rito.

Ubriacati dalla pubblicità, non leggete e trangugiate, col rischio di ritrovarvi, da un momento all’altro, alle prese con complicazioni che, ve l’assicuro, sono tutt’altro che trascurabili.

Ricordo ancora la situazione in cui mi precipitò una sciagurata pillolina offertami con l’assicurazione che mi avrebbe aiutato non poco a superare l’ansia per gli esami di maturità. Quando ci penso riaffiora, puntuale, il dubbio che chi me l’aveva offerta potrebbe aver agito per motivi che hanno poco in comune con l’altruismo.

Questa compressa, come avrei appurato a mie spese, aveva, come tutte, alcune controindicazioni. Uno legge "sconsigliato a soggetti allergici al farmaco". E fin qui…..Poi "somministrare sotto indicazione medica". E quando mai s’è visto che per curare, poniamo una diarrea, si sia stati disposti a sobbarcarsi lunghe code presso il medico di famiglia? Parlava, è vero, di taluni "effetti collaterali", ma lo faceva con un linguaggio tale che era impossibile ricavarne un c.

Avevo un nervoso della Madonna e non esitai a mandarla giù con un bel sorso d’acqua. Un quarto d’ora dopo ogni senso d’inquietudine era scomparso.

Pur avendo una preparazione al di sotto d’ogni limite di decenza, il farmaco mi forniva la dose d’incoscienza necessaria ad affrontare come si deve il confronto con la commissione.

I guai cominciarono quando, non so più per quale malaugurato contrattempo, le interrogazioni, che avrebbero dovuto svolgersi di lì a poco, iniziarono con un’ora buona di ritardo.

Quando arrivò il mio turno, mi trascinai dai docenti afflitto da insopprimibili sbadigli. Per prima cosa scambiai il professore di lettere per quello di matematica. Naturalmente il soggetto prese la cosa come un affronto personale e reagì sottoponendomi ad un fuoco di batteria che nemmeno "lascia o raddoppia".

Io, intanto, sperimentavo gli effetti di una sorta di sdoppiamento della personalità. Era come se dormissi, seguendo in sogno, quasi in "terza persona", il ping-pong del botta e risposta. Come spesso accade per le reminiscenze oniriche, non è che ricordi gran che sui dettagli dell’evento. I compagni di classe avrebbero poi parlato d’una gran figura di m. E ci fu chi giurò che ero arrivato a coinvolgere Foscolo nel tentativo di rapimento messo in atto ai danni della povera Mondella dei Promessi Sposi.

Se c’è una persona che può dire d’essersela vista ancora più brutta quello à mio cugino Ernesto. Un ragazzo grande e grosso, aitante, sveglio, attaccabrighe, coraggioso fino all’incoscienza, ma che aveva un unico neo; quando cominciava a stravedere per qualche coetanea non era più lui. Balbettava, attaccava ad infilare papere una dietro l’altra, cambiava colore; tutte cose che, naturalmente, non sono il top tra le performances idonee a strappare successi col gentilsesso. Anche lui volle affidarsi ad una compressa; un farmaco anti-inibitorio che avrebbe dovuto far miracoli.

Al momento giusto la balbuzie scomparve di botto consentendo ad Ernesto di partire in quarta con una parlantina che avrebbe fatto schiattare d’invidia qualsiasi teleconduttore.

L’intruglio, purtroppo, non era esente da "effetti collaterali"; così, proprio quando le cose pareva stessero mettendosi al meglio, fu preso da un prurito che, dopo avergli martirizzato testa e braccia, s’estese di brutto alle gambe, senza peraltro risparmiargli deretano e genitali. La ragazza se la squagliò inorridita e non si trovò chi riuscisse a convincerla che la cosa non dipendeva da famigerate infestazioni di voraci parassiti.

Meglio; mille volte meglio, passare per timidi ed imbranati, che essere giudicati irrecuperabili pidocchiosi.

Ci sono casi, tuttavia, in cui nemmeno la più attenta consultazione delle "annesse istruzioni" può mettere al riparo da sgradite sorprese.

I lassativi, ad esempio, non sono tali da presentare chissà quali controindicazioni. Il guaio è che, talvolta, riescono a fare molto più di quel che promettono. Dipenderà dalla modestia di produttori restii a facili sparate pubblicitarie. Sarà che certi organismi risultano strutturati in maniera tale da accoglierli a braccia aperte; ma è un fatto che, in più d’un caso, la "grazia ricevuta" si spinge ben al di là delle aspettative del trangugiante.

Prendete il caso di mio nipote. Ha due anni. Dopo tre giorni che lo sollevano da un vasino irrimediabilmente vuoto, gli sparano la cucchiaiata d’un certo sciroppo. Conseguenze? E’ da ieri che il bambino resta in balia d’un fenomeno che ricorda da vicino l’esecuzione de "La foca innamorata"; strampalata "sinfonia" del "Toto’ a colori", che faceva tirare un sospiro di sollievo quando si pensava volgesse al termine, ma che, giunta alle ultime note del finale, riprendeva per infinite volte tale e quale a prima.