FOLLIE DA INTERNET
Un giorno di molti anni fa, quand’ero uno studente infervorato dalla militanza politica, mi fu consegnato il testo d’un volantino da far stampare in tutta fretta. Chiesi in giro della tipografia più vicina e me ne fu indicata una distante non più di cento metri. Proseguii trafelato fino ad un portone con a lato la targa "TIPOGRAFIA". Penetrato nell’androne, un secondo pannello avvertiva "Tipografia nel cortile". Dopo aver vagato ansimante tra le innumerevoli porte che davano sull’interno, scovai, finalmente, un uscio dai vetri schermati sormontato dall’insegna "Tipografia". Tirai un sospiro di sollievo e lo schiusi. Non c’erano ad attendermi scaffali e macchinari, ma un lungo cunicolo, per la verità anche abbastanza lurido, lungo il quale una mano con l’indice puntato accompagnava la scritta "Alla tipografia" Il corridoio terminava con una porticina vecchia e sgargherata . Spalancandola mi ritrovai sul lato delle strada opposta a quella del portone.
Il primo d’aprile era passato da un pezzo e non era il caso di pensare che si fosse trattato d’uno scherzo. Ritornai sui miei passi sperando in qualche mia possibile sbadataggine. Niente da fare! Le indicazioni erano tali da condurre il malcapitato cliente sull’altro lato del fabbricato.
Il ricordo di questo episodio, sepolto da tempo sotto la spessa coltre di tanti altri eventi, è tornato con prepotenza alla luce da quando ho preso a navigare in Internet.
Poniamo che abbiate letto su di un periodico la pubblicità d’un qualche sito che stuzzica il vostro interesse. C’è da scommettere che, una volta raggiunto il monitor, l’indirizzo web è già bello che dimenticato. Cosa fate ? Mettete mano ai motori di ricerca e questi sembra provino un gusto matto a scarrozzarvi di qua e di là. Quando il tempo stringe o la vista comincia ad annebbiarsi vi lasciate andare a qualche bestemmia e chiudete la connessione. Questo nella migliore delle ipotesi. Consideriamone qualche altra.
Non essendo tipi da demordere, gli ostacoli non fanno altro che stimolare il vostro accanimento. Ecco che tra i link delle cento e più pagine segnalate dal motore spunta finalmente il sito che è di certo quello che state affannosamente cercando. Cliccate, si apre la videata. Sorpresa! Sulla home page, oltre al titolo del dominio, c’è solo il microgif d’un ometto che, armato di piccone, picchia e ripicchia sempre sullo stesso punto. Poco al disotto, la sintesi della fregatura "Sito in costruzione"
Talvolta iI sito c’è per davvero, ma è talmente infarcito di percorsi che impiegherete una vita prima di arrivare alle pagine che v’interessano, anche perché nella maggior parte dei casi tasti e comandi saranno tutti in inglese. Capisco che quella è la lingua del web, capisco anche come un siffatto idioma segua la logica dell’incombente globalizzazione. Ma, Cristo ! Qualcuno mi spieghi che bisogno ha di ricorrere a quei termini chi è già un miracolo se riesce a vende caciotte nell’ambito del circondario (Con questa storia della globalizzazione non è da escludere che ci si possa ritrovare dalla sera alla mattina con la segnaletica stradale conciata allo stesso modo e con un conseguente vertiginoso aumento dei morti ammazzati da traffico)
Come non bastasse la croce dei giochi a rimpiattino dobbiamo sobbarcarci anche quella dei tempi d’attesa.
Cosa c’è di più rapido d’una e-mail ? Nulla, se avete l’esigenza di comunicare con gente d’un altro continente. Poniamo il caso, invece, che abbiate bisogno di trasmettere tre o quattro cartelle a chi vive ad un tiro di schioppo dalla vostra postazione. Fatti i normali preliminari, cercate di trasmettere il documento all’indirizzo del destinatario. Sul monitor compare una vaschetta che simula il contenitore della posta in partenza e nel quale il vostro testo si riversa sotto forma di un flusso stilizzato. Attendete,…….attendete ancora fino a radicarvi nel sospetto che si tratti d’un secchio senza fondo. Quando tutto va bene (vale a dire quando non intervengono interruzioni di rete che vi costringerebbero a ripetere dall’inizio le operazioni), trascorsi svariati minuti di connessione, la vaschetta scompare e siete con la cocienza in pace per aver fatto la vostra parte. Ora la "pietra della penitenza" passa nelle mani di chi attende il messaggio. Costui apre un qualsiasi PC fornito di collegamento, attende che un motore di ricerca di decida a riempirgli lo schermo (cosa che non sempre avviene), clicca sulla posta e non è raro che, in attesa dell’agognata apertura, gli avanzi tutto il tempo per una partita a tre-sette. Siamo alla password; seguita, di solito, da altra snervante attesa. Dopo di chè, sempre che il mittente sia stato così scrupoloso da verificare l’effettiva partenza del messaggio, il destinatario potrebbe accederne alla lettura. Il condizionale è d’obbligo, dal momento che, servendosi di spazi postali graziosamente concessi dai motori, è tutt’altro che infrequente sbattere il muso su avvisi che lamentano l’esistenza di problemi.tecnici che sconsigliano dal rompere le palle ed invitano a riprovare più tardi.
Le attese, ecco il vero dramma di internet; iatture che assumono tutti i connotati della rigidità cadaverica quando sciagure del tipo "Grande fratello", "Contestazioni del G8" o elezione di miss vattelapesca si abbattono sulla tenuta della connessione con la stessa valenza di un intruglio paralizante. Poniamo che, momentaneamente al coperto da occhi indiscreti, abbiate cliccato sull’icona porno che più v’intriga. L’immagine comincia ad aprirsi con la lentezza d’una clessidra intasata, poi, giunta al punto che più v’interessa, si blocca come il più testardo degli asini e non c’è verso di farla progredire.
Proibire il posizionamento in internet alle follie di massa ? Scherziamo ? Mille volte meglio sfornare sistemi che la pubblicità vanta come idonei a velocizzare i collegamenti.
Sono mesi che subisco la persecuzione della gentile impiegata d’una compagnia telefonica; una ragazza, indubbiamente addestrata nelle tecniche della costrizione psicologica, che mi telefona nei momenti meno indicati della giornata per invitarmi a provare "senza impegno" le meraviglie del
collegamento a 128 Kb. Giuro che alla prossima insistenza l’istinto di conservazione mi spingerà a raccontarle una barzelletta che circolava tra i liceali miei coetanei e che, a questo punto, non posso trattenermi dal riferirvi.Un obeso, schifato dal proprio aspetto, si rivolge ad un centro estetico che assicura rapidi cali di peso nell’ordine di 20 e 40 chili. Versa la tariffa da 100mila lire corrispondente alla prima delle terapie e si dispone in paziente attesa della cura. Da una porta del singolare ambulatorio spunta una biondona da schianto che reca sul camice il cartello "Se mi prendi son tua". Facile immaginare la lunga corsa a perdifiato ingranata dal grassone alle calcagna dell’agile figliola. Quando il paziente è costretto a fermarsi con un metro di lingua fuori dalla bocca, gli infermieri che accorrono a pesarlo rilevano l’effettiva scomparsa del peso promesso. L’uomo potrebbe ritenersi soddisfatto, ma gli è rimasta sul gozzo la ragazza; guarda il cartello dei quaranta chili, considera con astuzia il sicuro vantaggio che gli deriverebbe dai chili già persi, chiede la tariffa legata alla seconda terapia e non esita a sborsare altre 200mila lire.
Il giorno seguente lo vede in trepidante attesa nella stessa sala che lo aveva ospitato il giorno prima. Ecco schiudersi una porta, ma, sorpresa ! In luogo della biondona arriva un enorme negro con scritto sul camice "Se ti prendo sei mio".
L’intuibilità di quel che segue è tale da risparmiarmi il resto di questa innocente storiella che sembra fatta apposta per chiarire le regole del gioco sulle quali opera la telefonia.
Uno immagina che, se a 56 Kb la risposta impiega dieci minuti. spingendosi a 128 l'attesa non potrà che risultare dimezzata. Il chiacchiericcio dell’esperta in telemarketing sorvola sul fatto che l'intasamento delle linee è tale da riuscire ad azzerare ogni potenziale vantaggio. Come comprare un'auto che costa una barca di soldi perchè consente di toccare i 250 orari, ma se contate d'impiegarla solo e sempre in città avrete pagato un qualcosa che è come non ci fosse. La differenza tra l'auto veloce ed il sistema analogico ISDN sta tutta nel fatto che, una volta acquistata, non ci saranno, per la vettura, costi aggiuntivi, mentre con l'analogico da 128 Kb potreste prenderla in quel posto dal momento che, usufruendo di una chance della quale forse non avete nemmeno bisogno (telefono ed Internet in contemporanea) dovrete, comunque sobbarcarvi salate maggiorazioni di spese.
E che dire sei servizi gratuiti o dei più insidiosi presunti tali di cui la rete è letteralmente costellata?
Create un sito. Per due o tre giorni ve lo ammirate estasiati fino a quando non vi accorgete che manca qualcosa. Sentite nascere irrefrenabile la necessità di conoscere quanti verranno a visitarvi ed eccovi alle prese con il contatore di presenze. Ne troverete d'ogni forma e colore e, quel che più conta, rigorosamente gratis. Applicate allora un congegno senza il quale la vita finirebbe col rivelarsi priva di significato. Conseguenze ? Se il vostro dominio non fa proprio schifo (o se la sorte lo ha piazzato in testa agli elenchi dei motori di ricerca) nulla e nessuno riusciranno a trattenervi dal correre a stabilire continue connessioni all'unico scopo di verificare quanti (anche se non quali) naviganti hanno attraccato alla vostra pagina.
Naturalmente pagherete una sfilza di scatti alla risposta e la consultazione delle connessioni vi terrà incollati al video per tempi al cui confronto quelli richiesti dalla comune posta elettronica sembreranno uno scherzo.
Sperando che qualcuno dei visitatori si degni di scrivervi, fosse anche al solo fine di coprirvi d’ingiurie, correrete di continuo alla casella della posta in arrivo dove scoprirete che non c'è un cane che si degni di voi, tranne la fonte del counter che avete istallato. Quella si che vi pensa al punto da mandare in tilt la capienza dello spazio di e-mail. Vi tenterà giorno dopo giorno con offerte sempre più strabilianti ed in rapporto alle quali, una volta tanto, l'ignoranza dell'inglese costituirà per voi una provvidenziale ancora di salvezza. Noterete, trascorso qualche tempo, che il counter comincia a fare strani capricci fino al punto che di funzionare a dovere pare proprio non ne abbia voglia. Che c. sarà successo? Ed ecco il soccorso dell'amico poliglotta che, gettata un'occhiata alla posta, vi svelerà l'arcano: ciò che prima era in omaggio si è trasformato in servizio a pagamento. Vi tocca sborsare, rinunciare o mettervi sulle tracce di chi, affacciatosi di fresco sul mercato, inizia, a sua volta, la trafila della gratuità. Non è il caso di farne una tragedia. In fin dei conti avete usufruito a lungo di una possibilità per la quale, batoste telefoniche a parte, fino al momento dello stop non vi era costata una lira.
Molto più sofisticata la tecnica messa in atto dai tanti studi professionali che, a dar retta alle "recensioni" dei quotidiani pare vivano di pura disinteressata filantropia.
Non del tutto convinti che sotto ogni naso alberga una bocca vi tuffate nel sito di studi medici e legali abilisimi a tenervi per ore sulle corde. Vagando per domini che somigliano ad altrettanti labirinti v'imbatterete in strumenti di consultazione virtuale per scoprire, alla fine, che somigliano maledettamente a dizionari acquistabili per poche lire sulla bancarella sotto casa poi, se non siete particolarmente duri di comprendonio ( e sperando che non abbiate commesso la leggerezza di riempire con i vostri dati le frequenti connesse videoschede ), due o tre collegamenti basteranno a farvi capire che, se volete un minimo di autentico servizio, dovete prepararvi a scucire fior di quattrini.
Altri e più pericolosi abbagli quelli disseminati con la potenza di micidiali tagliole nella gran messe dei siti a luci rosse.
"Download" E che sarà mai ? Cliccate e vi si serve uno spettacolino hard modello Kinetoscopio. Sul momento, pur trovando alquanto modeste le prestazioni della protagonista, sorridete soddisfatti e vi cullate nell'illusione che, talvolta, le attese servono pure a qualcosa. Cambierete idea ed un ghigno satanico vi altererà i connotati quando, di lì a poco, dopo essere stati raggiunti da una bolletta da capogiro, troverete chi si assumerà il penoso compito di spiegarvi che, pigiando il fatale bottone, siete rimasti collegati a tariffa intercontinentale per ammirare (dopo il caso delle aspiranti pornodive genovesi non è da escludere) le impacciate acrobazie erotiche di una casalinga che abita a quattro passi da casa vostra.
Quanti si ritengono furbi o segnatamente trasgressivi preferiscono ricorrere all’uso di quelle web-cam che, spuntate in sordina, vantano ormai una miriade di modelli grandi e piccoli, imponenti e civettuoli, costosi ed ultraeconomici, accomunati, tuttavia, da un unico neo; quello di trasmettere e ricevere immagini di formato decisamente filatelico.
I pericoli per il portafoglio non sono gli unici scogli contro i quali potreste andare a cozzare. Pur sorvolando sul luridume della pedofilia (e su quello non minore di chi si arricchisce con la scusa di salvaguardarvene), è impossibile non considerare i rischi rappresentati da dementi, visionari, ufologi e veggenti di varia natura. Incappando inavvertitamente in qualcuno di siffatti domini avrete notizia di eventi catastrofici che vi faranno rischiare un colpo simile a quello provato dagli americani con la famosa raditrasmissione di Orson Wells sulla guerra dei mondi. Oltretutto, l’epoca pazza in cui viviamo contribuirebbe a rendere credibili disastri d’ogni genere. C’e solo da augurarsi che un più attento esame del sito consenta di individuarne la fonte in una delle tante M.me Pizia; astrologa, cartomante e radioestesista su appuntamento.
Anche quando non si corrono pericoli d’alcun genere occorre far conto delle indesiderate lungaggini alle quali ci espongono le ricerche nei siti realmente utili (v. periodici e raccolte di leggi on-line). Necessitando d’ina rapida consultazione verreste a trovarvi in condizioni del tutto analoghe a quella di chi, prossimo a levare le parti molli dal water, si guardi attorno e scopra che c’è il distributore automatico della carta igienica. Schiaccia un bottone, ma, in luogo dell’agognata striscia, compare una scritta che invita a selezionare la preferenza tra materiale di tipo increspato e liscio. Apprezzate la delicatezza ed optate per il liscio. Ecco che appare un’ulteriore possibilità di selezione tra materiale: spesso, a triplo ed a doppio velo. Non è più tempo di mettersi a cavillare e schiacciate a caso uno dei pulsanti. L’infernale congegno intende ancora appurare se le vostre preferenze propendono per il bianco o per il tipo colorato. Avendo intuito che la cosa non finirebbe lì c’è solo da sperare che in tasca alla giacca vi sia rimasto il quotidiano, degli appunti o almeno l’agenda (non del tipo elettronico).
Esagerazioni ? Provate a consultare la cronaca cittadina di alcune importanti testate. Salterà fuori una interminabile lista numerica che vi costringerà a scorrere 15-20 pagine prima di poter verificare la possibile presenza della notizia che vi sta a cuore.
La tecnologia evolve e le procedure che regolano la vita pubblica e privata non possono fare altro che adeguarvisi. Da qui l’esigenza di informatizzare procedure le cui lungaggini erano proverbiali già prima che Bill Gate emettesse i primi vagiti.
Si fa quindi un gran parlare di giustizia, fisco, istruzione (e chi più ne ha più ne metta) rigorosamente on-line. Né mancano appositi decreti zeppi di normative che fissano con cronometrica determinazione l’ora zero in cui dal più alto magistrato al più umile dei commessi, abbandonati timbri, scartoffie, e fascicoli, tutti, ma proprio tutti dovranno adattarsi ad operare in digitale. Sarà vero ? Consentitemi qualche dubbio alimentato dalla convinzione che, almeno da noi, risulterebbe più facile acclimatare fuor d’acqua uno scorfano che cambiar testa ai burocrati. Se un siffatto miracolo dovesse avverarsi non esiterei a sfrattare da un’antica teca di cristallo il sant’Antonio al quale il nonno ci teneva tanto per affrettarmi a rimpiazzarlo con l’effigie di Bill Gate religiosamente ritagliata dal primo giornale che dovesse capitarmi per le mani.