FORMULA ALGEBRICA PER PROIEZIONI HORROR DI SICURO SUCCESSO
(Agosto 2004)
La notizia è di quelle grosse; al punto che ne stanno dando ampio spazio periodici e rai tv. Una cosa che, fosse vivo il buon Marotta, alimenterebbe come si deve i commenti della gente del "Pilonetto" (ve li ricordate "Gli alunni del tempo"?).
Stando a quanto assicurano gli studiosi del Kings’ College di Londra gli effetti che ci mandano il cuore in gola durante la proiezione d’un film sono tassativamente riconducibili ad una formula algebrica; (es + u + cs + t) al quadrato + s + (tl + fs) + (a + dr + fs) + sinx – 1.
Per rendere la cosa meno gereoglifica traduco, letteralmente, da "La Repubblica" del 7 Agosto 2004 :
"Una sinistra colonna sonora col ritmo in crescendo (es) + la paura dell’ignoto (u) + scene di inseguimento (cs) + la sensazione di essere intrappolati in un luogo chiuso (t)".
Dopo aver spiegato che la somma di siffatti ingredienti va elevata al quadrato per assicurare la necessaria dose di suspense, il quotidiano precisa che ad essa vanno aggiunti il fattore shock (s) ed un giusto miscuglio di verità ed immaginazione (tl + f) diviso 2.
"Bisogna poi – precisa ancora il quotidiano – che ci sia un numero ristretto di personaggi (a) in un luogo chiuso (fs) (escluso ogni riferimento alle Ferrovie dello Stato – n.d.r.) e senza luce (dr)" e conclude aggiungendovi ancora effetti di spargimento di sangue sui quali è meglio non esagerare (sinx – 1).
Nel commentare la sensazionale scoperta tutti i media si son trovati sostanzialmente d’accordo nell’assegnare allo "Shining" di Kubrick (tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King) la palma della migliore aderenza ai canoni della formula. Un punto sul quale non posso fare a meno di dissentire.
Ho validi per affermare che antesignani nell’applicazione della formula sono stati, per l’esattezza, non pochi dei miei compaesani, in tempi in cui tutto lascia presumere che tanto Kubrick quanto King fossero ancora alle prese con tabelline e dettati.
Anzi, se vogliamo dire proprio fino in fondo come stanno le cose, dobbiamo riconoscere che questi contadinotti erano molto più bravi di qualsiasi maestro dell’horror, dal momento che riuscivano a concretizzare gli effetti della formula perfino durante la proiezione di film comici.
Unico strumento a disposizione per esternare questa loro performance artistica una vecchia sala cinematografica nella quale, segnatamente di domenica, affluivano quelli dei paesi vicini, per la semplice ragione che dalle loro parti ne erano sprovvisti.
Al "forestiero" che vi si introduceva, la sala appariva semivuota, del momento che trovava gli spettatori indigeni immancabilmente posizionati nell’area sottostante la galleria. Il nuovo arrivato aveva quindi modo di scegliere in tutto comodo la fila in cui collocarsi. Qualcuno, debole di vista, s’andava a piazzare deciso tra le poltrone più prossime allo schermo. Altri effettuavano diversi cambi di postazione prima di individuare il sedile giusto su cui spaparacchiarsi.
Scattava il buio in sala e dal loggione partivano (in rapido crescendo) urla del tipo "Sotto…ragazzi!" Era il momento in cui quanti avevano avuto la malaugurata idea di andare a sedersi fuori dall’area "coperta" venivano selvaggiamente bombardati da fitti lanci di gazzose, aranciate, birre e contenitori di altra e più svariata natura.
Com’è fin troppo facile constare non mancava nemmeno uno degli ingredienti della "formula" .
Sfido chiunque a sostenere che il crescendo di schiamazzi provenienti dalla galleria, uniti a quelli di quanti beccavano oggetti contundenti, non fosse quanto di più sinistro sia possibile immaginare. Anche con la paura dell’ignoto c’era poco da scherzare (non sapevi mai da dove ti sarebbe arrivata la botta e se saresti riuscito a scansarla). Il luogo chiuso era, poi, l’elemento che ingigantiva gli effetti orrorifici; se si considera che, costretti a muoversi al buio, in ambiente sostanzialmente ristretto e con la dovuta celerità, riuscire ad imbroccare l’uscita era, per gli sventurati, come prendere un terno al lotto. Molti, si capisce, restavano letteralmente choccati e non mancava nemmeno qualche modesto spargimento di sangue; colpa di un’epoca in cui le bevande venivano ancora confezionate in bottiglia e le improvvise cadute di corrente elettrica erano tutt’altro che rare.
Seguivano gli inseguimenti che, costituendo uno spettacolo fuori dallo spettacolo (si verificavano immancabilmente alla chiusura della sala), conferivano all’evento connotati di così spiccato realismo da esporre a cori di pernacchie quanti oggi si affannano nella realizzazione di reality.
Dipendesse da me, tuttavia, non mi stancherei di consigliare massima cautela agli studiosi del Kings’ College.
Quando si attacca con certi studi non sai mai dove si potrebbe andare a finire.
Chi mi dice che, sull’onda della sensazionale scoperta, non spunteranno ora varie equipes impegnatissime nella teorizzazione di altre e più eclatanti formule?
Esempio.
Espressione algebrica del successo.
(fc + ms ) al cubo + (a + cr) all’ennesima potenza. Vale a dire: faccia da culo e mancanza di scrupoli elevate alla 3^ sommate all’ennesima potenza del prodotto derivante da avidità moltiplicata a buone capacità di rapina.