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GRAFOMANIA
(postato con implicazioni moderatamente autoironiche)
![]() C'è una bella differenza tra gli artefici grandi e piccoli della nostra e delle altre letterature. Flaubert era la disperazione del suo editore. Quando attaccava a scrivere un libro trascorrevano diversi anni prima che si decidesse a consegnarlo. Tutto l'opposto di Bruno Vespa che te li spara a raffica; specie sotto Natale, quando è sicuro di guastare le feste a chi, aprendo il classico pacco dono, spera invano di non ritrovarseli tra i c...... Non è questione di comportamento imputabile ai canoni del consumismo, ma di un qualcosa che naviga nel DNA di noi italiani. Non ci credete? Allora andate a rinfrescarvi la memoria, tanto per fare un esempio, con il comportamento di Giulio Cesare. Scriveva di continuo. Anche mentre era sotto le armi non faceva in tempo a posare il gladio che già aveva impugnato lo stilo (variante maschile della futura stilografica) per continuare a buttar giù il 'De bello gallico'. Non contento di riempire impressionanti lungometraggi di papiro, s'attaccava in modo maniacale alle 'epistole', arrivando a dettarne anche dieci contemporaneamente. Un autentico genio della corrispondenza portato, tuttavia, a trascurare le incredibili potenzialità d'incasinamento che, anche a quei tempi, costituivano irrinunciabile patrimonio dell'organizzazione postale. Siccome non c'erano ancora le raccomandate, l'esatta individuazione del destinatario costituiva un optional molto più blando dell'attuale. Poniamo che Tizio Pomponio, avanzando dei sesterzi dal dittatore, si vedesse recapitare una lettera che parlava di tutto tranne che di palanche, come altro avrebbe potuto reagire se non bestemmiandogli morti e 'lari' fino alla settima generazione? Chiaro che, più o meno contemporaneamente, al senatore Gaio Lucrezio, noto per avidità ed insolvenza, sarebbe giunta del tutto insperata, una missiva con tanto di autorizzazione a prelevare dall'erario un credito che non gli spettava, motivandolo a ritenere che il grande condottiero fosse ormai uscito di testa. Poi si sa com'è che vanno a finire certe cose; di equivoco in equivoco ci vuol poco perchè alla fine ci scappi qualche congiura; una quarantina di coltellate, esequie con tanto di orazione funebre alla Marc'Antonio e tanti saluti alla produzione letteraria. E dire che non sono mancati casi di autentica ribellione ad opera del subconscio che talvolta ha urlato ai maggiori grafomani delle nostre glorie letterarie "Chi te la fa fare? Basta! Fermati un momento!" Riultato? Basta pensare ad Alfieri che, senza nemmeno avere la scusante di patologie masochiste, pagava il domestico perchè lo legasse allo scrittoio onde impedirsi di andare a fare quattro passi, mentre il suo contemporaneo Casanova, ricorrendo al 'coitus interruptus', si lasciava scappare con la massima naturalezza espressioni del tipo "scusami cara, riprenderemo più in là, ora mi sono venute in mente 10-15 pagine di 'Memorie'". E Dante? Oh! C'è mancato poco che la facesse franca. Nell'Italia di fine 'dugento' transitare come profugo da uno Stato all'altro della penisola, per chi come lui era sprovisto di contanti, equivaleva a sbarcare in gommone a Lampedusa. Cionostante, anzichè cercare di trovarsi un lavoro da cristiani (tipo lo scrivano di 'Miseria e Nobiltà') quello non finiva un tomo che già cominciava a compilarne un altro. Fortuna che, a quei tempi, gli scambi culturali s'arrestavano alle soglie del Bosforo, altrimenti, terminati 'Paradiso', 'Purgatorio' e 'Inferno', niente e nessuno avrebbe potuto impedirgli di attaccare col 'Nirvana' ed il 'Mahabharata'. Un'autentica mania nazionale che non ha risparmiato nemmeno chi era cosciente di vivere in situazioni di forte conflittualità con la composizione letteraria. Pensate al dramma di Giambattista Vico; una mente decisamente superfine con un'unica pecca: non si riusciva a capire un c....di ciò che scriveva. Poteva elaborare magnifiche teorie, ma, non appena le aveva inchiodate nero su bianco, finiva che non ci si raccapezzava più nemmeno lui. Cosa costava rivolgersi ad un consulente? Niente da fare! Non volendo nemmeno sentirne parlare contribuì, da autentico precursore della moderna incomunicabilità, a rizzare un'impenetrabile palizzata nei confronti di posteri e contemporanei. |