ISTIGAZIONE A DELINQUERE
Non è propriamente un reato da quattro soldi. Stupisce, di conseguenza, che a commetterlo siano proprio personaggi con tanto di toga e berretto; soggetti, vale a dire, pagati dalla società per disincentivare quanti rivelano spiccata propensione a vivere con i soldi altrui.
Ve la ricordate quella celebre sequenza di "Guardie e ladri"? Si! Proprio quella in cui il poliziotto Aldo Fabrizi inseguiva Totò nei panni d’un ladruncolo afflitto da colite? Roba d’altri tempi. Oggi non c’è verso che ne cucchino qualcuno. Questo, almeno, è quanto emerge dai dati snocciolati in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, laddove i massimi vertici della magistratura dichiarano, con incosciente disinvoltura, che il 95% dei furti resta di autore ignoto.
Mi domando se sono cose da andare a spiattellare in giro come fossero bazzecole. Sono notizie che dovrebbero restare gelosamente coperte dal "Segreto di Stato". Altrimenti è come voler invogliare gli aspiranti manolesta a vincere gli ultimi freni inibitori per dedicarsi a tempo pieno ad una carriera in cui il fenomeno dell’agguerrita concorrenza resta comunque compensato dalla quasi certezza di riuscire a farla franca.
E non mi si venga a parlare di quel restante margine ( 5%) di rischio. E fin troppo evidente la sua spiccata natura retorica, dal momento che i pochi iellati destinati ad incappare nei rigori della giustizia potrebbero sempre contare su almeno una delle sottoelencate possibilità:
Insufficienza di prove, infermità mentale, palese cleptomania, perdono giudiziario, remissione di querela, prescrizione, amnistia.
A conti fatti, per beccare una condanna, bisognerebbe essere scalognati al punto da rientrare in una percentuale prossima allo 0,0qualchecosa; ipotesi nella quale occorrerebbe rassegnarsi a vivere sotto la cappa della "condizionale". Non è il caso di farne una tragedia, dal momento che perfino chi si trova agli arresti domiciliari dorme di giorno per poter scorrazzare liberamente di notte.
Con questa piaga dei furti ho dovuto vedermela fin da ragazzo. Pensate che, già alle elementari, i volumi che ci portavamo dietro recavano tutti in copertina vistose scritte del tipo "L’Aritmetica di Arturo Rossi", "Sussidiario di Mario Pautasso", "Letture di Gennaro Esposito". Tutti nomi che, come avrete intuito, non avevano a che vedere con autori di testi per l’infanzia, ma con esponenti della scolaresca obbligati dai rispettivi genitori a segnare con la biro le loro generalità, onde impedire che, già al secondo giorno di scuola, gli strumenti del mestiere cominciassero a vagare per le bancarelle del quartiere. Una situazione molto prossima a quella descritta da Calvino nel paese in cui ciascuno impiegava il tempo a fregare la roba del vicino.
Forse non ci avrete fatto caso, ma è un fatto che nulla indispone il prossimo quanto l’eventualità di vedersi fregare oggetti appena grattati.
Soffiando un CD da qualche bancarella c’è la possibilità d’essere rincorsi dal gestore che, tuttavia, fatti pochi metri, si limiterebbe a mandarvi aff….. per poi tornare al proprio banco a ritoccare al rialzo i prezzi della restante mercanzia. Ma provate a fottere la bicicletta al ladro che se n’è appena appropriato. Nella più benevola delle ipotesi una buona dose di randellate non ve la toglierebbe nessuno.
Il guaio è che la tendenza ad allungare le mani sulle cose che non ci appartengono dev’essere un qualcosa di saldamente radicato nel nostro patrimonio genetico.
Chissà quanti appassionati di storia si staranno ancora chiedendo dove trovavano il coraggio le passate generazioni per correre a scannarsi l’un l’altro in una serie di conflitti e guerricciole che mandavano a puttane qualsiasi prospettiva d’incremento demografico.
Personalmente ho trovaro la risposta osservando attentamente quella sorta di istruttivo fumetto che si snoda da cima a fondo lungo la colonna di Traiano. Quantunque eretta per celebrare la gloria militare di Roma, sta di fatto che, tra epiche cavalcate e scontri vittoriosi, s’insinua, ogni tanto, l’immagine di militari che si tirano dietro sacchi e forzieri sui cui contenuti è difficile nutrire dubbi. Tutta roba regolarmente fregata ai Daci (che poi sarebbero gli antenati di quegli attuali rumeni, motivati – da probabili fattori di Nemesi storica – a sciamare per le nostre città rubacchiando quanto capita loro a tiro).
Il bottino derivante dai saccheggi! Ecco la vera molla di tante gloriose gesta destinate a riempire i testi della scuola dell’obbligo. D’accordo! Il rischio di rimetterci la pelle era sempre in agguato. Ma si deve pur ficcare sull’altro piatto della bilancia il vantaggio che, tornandosene a casa, era impensabile che qualche magistrato s’andasse a sognare di sequestrar loro la merce per poi sbatterli in galera.
Logico che c’entri poco l’"amor di patria". A quale patria avrebbero potuto attaccarsi i campioni della pirateria? Eppure è difficile trovare altrove plateali dimostrazioni di un altrettanto "fulgido" eroismo.
Tra i pochi esempi di soggetti obbligati a combattere gratis spiccano i soldati della I Guerra Mondiale; non a caso gente che, avesse potuto, ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ma tant’è, coi carabinieri alle calcagna e tribunali di guerra lontani mille miglia dall’applicare norme del tipo "salva-Previti", c’era poco da scegliere.
E non è un caso se, proprio a seguito di quel conflitto, le menti più illuminate (unite a quelle dei più ingenui tra i sognatori) hanno messo il massimo impegno nel progettare piani di pace universale (SdN, ONU ecc.). Funzionano? Dipende dall’andamento dei prezzi del petrolio, dalla disparità di ricchezze tra etnie confinanti o (peggio) coesistenti su d’un unico territorio, nonché dalle connotazioni psicopatiche di chi, anziché ritrovarsi al manicomio col colabrodo in testa e la mano nel panciotto, arriva ad imporsi come capo carismatico d’un consistente numero di illusi.
Una volta, almeno, c’era il così detto "furto con destrezza". Promettente attività in grado di far raggiungere ai suoi artefici veri e propri livelli artistici, fino a trasformarli ,di diritto, negli accattivanti protagonisti di fortunati generi letterari.
Ma è roba d’altri tempi. Oggi, fatte le doverose eccezioni per i clonatori delle carte di credito, bisogna riconoscere che anche di quella gloriosa stirpe è rimasto ben poco.
Il fatto è che s’è democratizzato anche il furto.
Tempo addietro le valige sparivano per via di abili sostituzioni, o perchè risucchiati in pseudobagagli di più ampia proporzione. I viaggiatori, quantunque umanamente incazzati, erano costretti a riconoscere il "genio" di chi li aveva fregati. Ma oggi? Provatevi a depositare un aggeggio qualsiasi alla Malpensa, a PortoMarghera, o dove altro accidenti vi capita di approdare. V’incazzereste e basta.
La constatazione delle odierne azioni ladresche è ovunque desolante.
Biciclette assicurate al palo ma rese orfane di ruote e sellini, pensionati cui si dovrebbe imporre l’obbligo del casco (almeno lungo il tragitto dalle Poste a casa), per non parlare di cani e gatti destinati a sparire più delle galline d’un tempo.
Anche ciò che avviene nei negozi è indice del tempo.
Una volta? Ma era tutta un’altra cosa.
La mattina andavi a sollevare la serranda e scoprivi che t’avevano portato via finanche il bancone. I giornali, sfornando a piene mani titoli del tipo "Audace colpo dei soliti ignoti " narravano di individui che, pur di fotterti, erano capaci di venirti a scavare in una notte metri e metri di galleria. Adesso non più. Perfino nei supermercati c’è solo chi cerca di dribblare le casse con i salamini sotto la giacca. Sarà pure questione di incontenibile reazione all’aumento dei prezzi o di autentica fame. Ma non sempre. Ieri, ad esempio, hanno cuccato un’ultraottuagenaria che, volendo fregare lei pure qualcosa, s’era riempita la borsetta di preservativi.