La GENTE e la CRONACA OGGI
Poniamoci nei panni di un’anima candida che, sentendosi non proprio a posto con la salute, decidesse di confessarsi. Poi chiediamoci cosa potrebbe accadergli se dovesse incappare in un religioso ben informato sull’andazzo della vita odierna (uno, per intenderci, che Totò non esiterebbe a definire uomo di mondo).
"Quant’è figliolo che non ti confessi ?"
"Beh ! …..Veramente…….ho perso il conto. Capirà.. la mancanza di tempo, il lavoro, la famiglia.."
L’altro lo interrompe tra il paterno ed il comprensivo:
"Capisco ! Sono cose che capitano…..Importante è ravvedersi…..Non stia a farsene un problema e mi confidi serenamente cos’è che la angustia"
Il penitente, a seguito di lunga esitazione:
"Un debito…." E non trova la forza di procedere oltre.
Il religioso si sente in dovere d’incoraggiarlo:
"Non è il solo sa! Oggigiorno,…….purtroppo,…. sono tanti quanti come lei campano di strozzinaggio"
"Cos’ha capito… padre?" E s’affretta a puntualizzare che il creditore non è lui, ma che la cosa lo tormenta ugualmente poichè teme di aver fatto il passo più lungo della gamba e non vorrebbe andarsene col pensiero che le conseguenze della sua avventatezza verrebbero a ricadere sulla famiglia.
Segue un minuto di assoluto silenzio, rotto alla fine, dall’intervento del confessore:
"Allora ?"
"Allora, che?"
"Sto aspettando che si decida a dirmi dell’altro"
"Veramente…..non mi pare di ricordare…."
Chi lo ascolta intuisce di aver a che fare con un tipo tosto. C’è abituato. Non si perde d’animo:
"Su! Avanti ! Sarà mica venuto per parlarmi solo di queste bazzecole. Per quante cose gravi o vergognose possa aver commesso", prova a rassicurarlo, "tenga ben presente: primo: che la misericordia di Dio è infinita e, secondo: che chi l’ascolta è rigidamente tenuto al segreto della confessione" Poi, avvertendo l’esigenza di un ulteriore sforzo di incoraggiamento:
"Mi parlava della sua famiglia. Ne deduco che è ammogliato….Allora,…..avanti,….. cerchiamo di vedere quante volte può aver tradito sua moglie".
"Ma cosa le salta in mente ? A parte che sono vedovo da molti anni… Per il breve periodo che è durato il matrimonio ho sfacchinato tanto che, tornando a casa, non mi restava nemmeno la forza di fare qualche carezza a mia moglie; poi …"
"Peccati contro natura ?"
"Eh ?"
All’altro tocca spiegargli a cosa si riferisce
"Mi ha preso per un porco ?"
"Allora ….qualche furtarello ? Un ammanco,… magari piccolo piccolo ? O, che so, qualche imbroglio …"
"Da escludersi nel modo più assoluto !"
Ed è a questo punto che il sacerdote perde la calma. Già aveva faticato a trattenersi. Ma ormai non ne può più. Si spara fuori dal confessionale. Rosso in volto e forse prossimo ad un attacco di bile:
"Vada via ! Sciagurato ! E non si sogni mai più di venire a mettersi sotto i piedi la santità dei sacramenti !"
L’uomo s’affretta tutto confuso all’uscita seguito dallo sguardo attonito di due vecchiette che non smettono di segnarsi devotamente.
E’ raro che il parroco s’incazzi a quel modo. Ma bisogna considerare che appartiene alla schiera degli impegnati. Bazzica in quartiere ovunque ci siano soggetti da redimere (incombenza che già da sola richiederebbe giornate di 48 ore) per cui ne sa più della cronaca cittadina. Ecco perché l’impatto sopra descritto , una volta escluso che il confessando potesse arrivare da una comunità di alieni, non lasciava adito a dubbi circa la malafede dello stesso.
Ve li ricordate i giornali d’un tempo ?
Se in qualche fattaccio ci scappava il morto ammazzato, bene che andasse, quelli ci avrebbero inzuppato il pane per un anno. Ragguagli d’ogni tipo avrebbero occupato pagine su pagine. Terminata la fase delle supposizioni redazionali, si sarebbe passati a quella dei supertestimoni, dei memoriali, delle dichiarazioni sensazionali e di continui colpi di scena che avrebbero tenuta desta l’attenzione fino al momento del giudizio; altra ghiotta occasione su cui lanciarsi a capofitto. Incontrandosi al mercato le massaie, ma anche gli anziani più rimbambiti, non avrebbero parlato d’altro.
Oggigiorno per raggiungere soglie d’attenzione, che pure impallidirebbero a confronto dell’interesse suscitato da casi tipo Montesi o Fenaroli, c’è bisogno, come minimo, che, senza apparente motivo, qualcuno, dopo aver sterminato i propri congiunti, abbia provveduto a riservare analogo trattamento a quelli dei nuclei familiari circostanti.
A destare l’interesse d’una società cloroformizzata come la nostra le indagini della benemerita non servono più. Di fatto, lo psicologo ha scalzato l’investigatore.
Se qualcuno si mette a raccontare del Pippo che ha tirato quattro coltellate al Ciccio perché gli dava del cornuto ogni volta che lo incontrava, chiunque, pur astenendosi educatamente dall’esternare, commenterebbe "C. suoi !". Quando invece la madre amorevole acchiappa l’ultimo nato per trattarlo peggio dell’inquilino d’un pollaio le cose cambiano. Sfugge il movente e spunta l’individuo professionalmente incaricato di scandagliare nel profondo. Dopo due o tre puntate di cronaca non ci sarà chi potrà astenersi dall’operare introspezioni fai da te per appurare se i ceffoni mollati al figlio giorni addietro non siano, guarda caso, la spia di terrificanti pulsioni. Chiaro, a questo punto, che ogni disgraziato genitore, lettore o teledipendente che sia, avrà mille motivi per seguire all’infinito l’umana vicenda di quanti, di punto in bianco, si accaniscono sulla propria prole. Se sentirà piagnucolare un pargolo sospetterà nel vicino un potenziale squilibrato e non è detto che non si affretti a chiamare il 112.
Il mantenimento della quiete generale pare ormai dipendere dall’imperativo: "Scannatevi pure, dove come e quando c. vi pare, ma fatelo per una ragione da cristiani, senza che uno debba guastarsi il sangue per faccende che teme potrebbero riguardarlo !"
Siamo alla mitridizzazione dell’opinione pubblica. A forza di sentire, vedere e commentare fattacci d’ogni genere, siamo diventati impermeabili a tutto ciò che non ci tocca da vicino.
Alcune vecchiette osservano insospettite le manovre d’un tizio che incontra un bambino, gli offre qualche caramella e cerca di tirarselo dietro. Corre subito il passaparola. Il barbiere strizza l’occhio al tabaccaio che non manca di allertare il verduriere e rispettiva signora. In un batter d’occhio il duo sospetto viene accerchiato ed è fatale che volino insulti e ceffoni. Fortuna che qualcuno ha chiamato la benemerita. Così, prima che si abbozzino tentativi di linciaggio, si riesce a chiarire, primo: che l’uomo è lo zio del bambino; secondo: che solo un miracolo può aver fatto ripescare l’innocente creatura allontanatasi da casa e data quasi per dispersa; terzo: che l’espediente delle caramelle serviva solo a tener buono il pargolo a cui nessuno avrebbe lesinato salutari legnate una vola riportato all’ovile.
Quanti hanno provato le trepidazioni legate alla cura dell’infanzia sobbalzano al solo pensiero di cosa potrebbe accadere a figli e nipoti in una società in cui certo non scarseggiano i degenerati.
Immaginate ora una scena completamente diversa.
Le stesse vecchiette di poco fa sono al bar. Chiacchierano con una grazia degna delle protagoniste di "Arsenico e vecchi merletti". Una di loro, quantunque sdentata, attacca a ridacchiare e non la smette più di dare gomitate alla vicina cui ha ricordato qualche episodio di giovanile dissipazione. Dal 28 pollici troneggiante sul bancone continuano a scorrere nel totale disinteresse degli avventori immagini simili a quelle d’un ossario. Sono i superstiti (adulti, meno adulti e neonati) d’una comunità extraeuropea mezzo massacrata dalla fame. Il telegiornale prosegue con le sequenze sugli effetti dell’ennesima strage operata dal kamikaze di turno. Impossibile captarne il sottofondo curato dalla voce afona del conduttore dal momento che qualcuno ha fatto scopa ed ora batte allegramente il pugni sul tavolo rivendicando la consumazione messa in posta.
La scena è meno felliniana del previsto. In altri tempi esempi di così stoica passività avrebbero fatto il giro del quartiere. Oggi non più. Le anziane clienti sono sicuramente pensionate; non è detto che la reversibilità della buonanima consenta un tenore di vita molto allegro, ma di certo non hanno il problema della fame. Quelli che giocano a carte vi riderebbero in faccia se solo avanzaste l’ipotesi di un commando disposto ad andarsi a suicidare proprio nella bottega del Pautasso. E’ poiché l’idea di immaginarsi costretti ad indossare il completo dei caschi blu non li farebbe scompisciare di meno, resta del tutto naturale che la sopportazione del telegiornale abbia a sua unica giustificazione l’atteso servizio sulla nazionale di calcio.
Forse sbaglierò, ma ritengo che la crescente insensibilità sugli stessi episodi criminali potrebbe dipendere dall’eccessiva democratizzazione che ne ha caratterizzato la diffusione a tutto discapito del fattore qualità. Prendiamo il caso dei ladri, costretti, un tempo, a collocare la loro professionalità in tipologie ben definite e rigorosamente gerarchicizzate. Chi proprio non sapeva resistere alla tentazione di appropriarsi delle cose altrui era chiamato ad un duro tirocinio. Partiva, di solito, dalla gavetta (leggi: ladro di polli) per approdare, solo a seguito di severe selezioni, alla condizione di scassinatore. I più dotati potevano aspirare al rango di rapinatori, ma solo e sempre dopo aver dato prova di grande applicazione (testimoniata non di rado da qualche stage a spese dello Stato). Oggi non si capisce più una mazza, al punto che se senti qualcuno lamentarsi d’aver subito un furto nessuno potrà darti la certezza che non si tratti di cosa a sua volta grattata. Pare proprio che l’intera società si sia trasferita nel paese immaginato da Italo Calvino e dove tutti passavano il tempo a derubarsi l’un l’altro.
Si arraffa, di solito, tutto quanto capita sotto mano. Intere legioni di impiegati considerano res nullius ogni aggeggio e fornitura che transita per gli uffici, mentre signore più che rispettabili e del tutto irreprensibili frequentano gli ipermercati con una predisposizione non dissimile da quella che spinge i cacciatori ad addentrarsi nottetempo per i campi. Ormai sparisce di tutto; dai soprammobili esposti in vetrina, alle cose più assurde e meno commerciabili, al punto che molti, necessitando di un qualche accessorio, anziché chiederlo al negoziante preferiscono cercarselo per strada, lasciando qua e là biciclette prive di ruote e sellini, contenitori spogli di maniglie e moto orfane di specchi. Le cose di ardua asportazione è difficile che sfuggano al pericolo di distruzione. Ne sanno qualcosa i cestini dei rifiuti, le panchine dei giardinetti ed i sedili dei bus.
Talvolta penso all’incasinamento in cui dovrebbe dibattersi Lombroso qualora fosse chiamato a riadattare le sue teorie partendo dall’analisi della società attuale. Come riuscire a ripescare "L’uomo delinquente" ? Quello, per intenderci, che recava stampate in faccia le stimmate delle sue anomalie ? Messi da parte gli antichi cataloghi, il criminologo dovrebbe rassegnarsi a trascorrere il resto dell’esistenza archiviando in un megacomputer i tratti somatici di manager, diplomatici, sportivi, star dello spettacolo, grandi e piccoli imprenditori, ma anche medici, pensionati, casalinghe e (privacy permettendo) bambini appena congedati dall’asilo.
Ormai, fatta eccezione per le stragi e le aggressioni a mano armata, un numero di persone sempre più esorbitante delinque senza nemmeno rendersene conto. Provate a chiedere all’amministratore del vostro condominio con quale criterio s’è deciso ad avviare costose ristrutturazioni nel momento economicamente meno propizio. Vi guarderebbe con la stessa attonita espressione assunta dal Nibbio spinto dall’Innominato a pronunciarsi sul significato dell’onestà . E, se dovesse scaturirne una discussione tale da richiedere il parere d’una terza persona, nulla escluderebbe che quest’ultima finirebbe col darvi torto.
E’ giocoforza convincersi che, in fondo, non c’è colpa laddove manca perfino la consapevolezza di aver commesso qualche porcata.
Una volta, quando era meno nebuloso il confine tra lecito ed illecito, ci si appellava alla coscienza del prossimo. A farlo oggi si rischierebbe di passare per provocatori; e non è detto che non ci si esporrebbe anche a qualche querela.
Una volta…….Una volta mio nonno pescò il maggiore dei nipoti che aveva appena riempito un cesto con le nespole del vicino. Non è che il vecchio fosse particolarmente rigido, ma non ci teneva a passare per parente d’un ladro. Acchiappò il ragazzo per l’orecchio, gli tolse il cesto di mano e non ci pensò due volte a raggiungere il confinante per restituirgli, tra mille scuse, il maltolto.
Oggi, purtroppo, dove ci sono gli anziani mancano i nipoti e viceversa. Spesso scarseggia la presenza stessa dei genitori. Chi ha avuto la malaugurata idea di mettere al mondo rampolli in un contesto condizionato dall’imperativo della superproduttività non potrà fare a meno di riempirli di giornalini, piazzarli davanti ad un teleschermo ed abbandonarli con la speranza di ritrovarli vivi al rientro dal lavoro.
Le conseguenze di un andazzo siffatto sono sotto gli occhi di tutti. Non è trascorso un mese da quando il ministro Sjrchia ha prospettato l’opportunità di irrobustire con consistenti rinforzi le strutture psichiatriche di quartiere. Qui, tra genitori stressati e bambini rincoglioniti, pare non si salvi proprio più nessuno. E’ fosse solo questione di precoce rimbecillimento. Passi pure la sporadica defenestrazione di neonati che spingono alla follia padri e madri stressati da un trend bestiale. Il guaio vero; quello socialmente più rilevante, sta nelle conseguenze della descritta pratica pedagogica. Per valutarne gli effetti occorrerebbe riandare a quella vecchia poesia che era un pezzo forte delle elementari: "Ovunque il guardo io giri…..". Basta rimpiazzarne il soggetto; sostituire al Creatore un qualsiasi testimonial, e sarà impossibile disconoscerne la grande attualità. La pubblicità non è un dio di misericordia, ma un demone che condiziona e danneggia ogni cosa (per non parlare della gran rottura di coglioni che procura a chi proprio non la sopporta). Se un affermato scassapalle dovesse incaponirsi a chiedere di voi potreste sempre incaricare qualcuno che certifichi la vostra assenza. Ma come regolarsi quando, pigiati nel bus delle ore di punta, vi vedete penzolare sul naso la locandina dove una faccia da galera vi invita ad esoteriche consultazioni soddisfatti o rimborsati ?
Che guardino, che leggano o che ascoltino il leit motiv che martella grandi e piccini; uomini e donne, resta sempre e solo quello suonato sul monocordo della pubblicità.
Il livello di consumismo (contrabbandato per benessere ) resta l'unico metro con cui misurare il valore dell'individuo. Al punto che se uno dovesse trascorrere l'intera giornata senza approvvigionarsi di una cosa qualsiasi (fosse anche la più inutile e dannosa) correrebbe il rischio di cominciare a nutrire seri dubbi sulla veridicità della propria esistenza.
Girate pure a piacere per tutti i canali televisivi, tuffatevi senza remore in Internet, sfogliate quante riviste vi pare; non troverete più un cane disposto a predicare su ciò che è bene e su quel ch'è male. Ma qualche ora trascorsa in svaghi del genere basterà a radicarvi nella convinzione che l'arredamento di casa fa veramente schifo e che è arrivato il momento di cambiarlo. Non avete mai pensato di fare ginnastica ? Male ! L'obesità; ecco l'handicap che vi penalizza e vi manda in bianco con tutte le fate che incontrate. Meno male che c'è chi ha pensato a prendersi cura del vostro caso. Potrete scegliere tra mille diete preconfezionate ed una più portentosa dell'altra. Non ve l'ha mai detto nessuno che avete un colorito da far ribrezzo ? Ora che ne siete convinti potrete ponderare in tutta serenità se attrezzarvi con un appropriato kit (pagabile a piccole rate senza interessi) o rivolgervi al solarium che (quando si dice la fortuna !) sorge proprio a pochi isolati da casa vostra.
Chi ci salverà ? La Chiesa ci prova, reiterando appelli sul rilancio della spiritualità. Il risultato ? Ti santificano un bravo frate da tempo in lista d’attesa ed otto milioni di pellegrini si precipitano a Pietralcina per fare man bassa dei più incredibili souvenir legati all’evento. E’ come degradare il santo a testimonial dei gadget che lo riguardano.
Ciascuno, in definitiva, resta libero di farsi pelare come meglio crede. I casini cominciano quando la voglia di lasciarsi fottere non risulta opportunamente supportata dalle proprie risorse. Non si scappa ! Non ci sono altre alternative ! Incrementare le entrate senza andare tanto per il sottile o cogliere la prima occasione per appropriarsi, come che sia, degli aggeggi che altrimenti non la smetterebbero di togliervi il sonno.
Gli indiziati di reato sono più numerosi degli abitanti: Ma chi se ne fotte? Chi volete che abbia a ridire se appartenete alla vasta schiera dei protestati o se avete appena lasciato il commissariato per la firma di rito ?
Il sembrare e l’avere hanno preso il pieno sopravvento sull'essere. Presentatevi nel più rinomato dei bar dopo essere scesi da una Ferrari testa rossa. I giornali potrebbero aver versato fiumi d'inchiostro sulla megatruffa che vi ha visti implicati. Nessuno troverebbe da obiettare, ed è anzi probabile che qualcuno si affretterebbe a chiedervi l'autografo. Ma provate a presentarvi al Garden con le scarpe sfondate. Potreste avere una fedina più candida di quella dell'arcangelo Gabriele; la cosa non tratterrebbe i camerieri dal prendervi per le ascelle e scaraventarvi fuori dalla porta di servizio.
Finanche le sventure hanno cambiato di significato. Prendiamo le corna. Una volta potevi essere un magnate della grande industria o l'ultimo degli attacchini che quelle corna erano e tali restavano. Ora non è più così ed il cornuto di rango merita la massima comprensione a differenza dell'anonimo poveraccio che se l'è proprio cercate.
Se si dovessero sbattere in galera tutti quelli che un tempo si bollava come malviventi l'edilizia carceraria sovrasterebbe di gran lunga quella civile e le impegnative megacostruzioni, impossibilitate ad andare per il sottile, dovrebbero per forza calpestare vincoli urbanistici e paesaggistici. Meglio lasciar perdere. Finire al fresco ? Molto, ma molto più improbabile che arraffare un lavoro non precario.
Anche i giornali, alla fine, hanno dovuto adeguarsi. A sfogliarli fanno tenerezza costretti come sono a relegare le imprese della mala tradizionale in spazi sempre più angusti e simili in tutto al rosario delle necrologie. Non è che la dovizia di spazio avanzante sia riservato per intero alle imprese di un popolo che si soleva definire di santi, poeti e grandi navigatori. Della gloriosa genia, scomparsi i santi e soffocati i poeti nel generale marasma dell'analfabetizzazione di massa, ci restano i navigatori. Ma non sono più quelli d'un tempo. Oggi i membri emergenti della categoria sono quelli in grado di pilotare i propri affari nelle acque torbide della grande finanza, popolata, essa pure, da intere turbe di pirati e dove certo non mancano le bufere; quelle di ordine giudiziario. Tutto sommato, un discreto osso da buttare in pasto ai lettori. Non basta ? Ed i mostri che ci stanno a fare ? Se anche dovessero scarseggiare non ci si metterebbe molto ad inventarne qualcuno. La singolarità dell'azione prende il sopravvento sull’attendibilità della notizia. Poniamo che nella frazione di Vattelapesca ci sia stata una razzia notturna di galline e che, nel trambusto dell’azione, qualche quarto di pennuto sia precipitato fuori dal furgone. Impossibile trattenersi dal titolare: "Riti satanici nella bassa padana"; giusto quanto occorre per destare dal sonnacchioso torpore bradipi del tutto refrattari alla normalità.