LIBERTA’ DI PENSIERO, DI PAROLA, DI STAMPA
Ottobre 2001
Libertà di pensiero
Mio nipote, del tutto refrattario alle discipline storico-filosofiche, discutendo con un suo coetaneo, se n’è venuto fuori pontificando: "Finiamola di contare balle! Ciascuno è sempre stato libero di pensare ciò che gli pare. Poniamo che m’intrighi la moglie del vicino o che voglia fantasticare su di un bel colpo in banca. D’accordo, saranno pure cose disoneste, ma voglio vedere chi potrebbe proibirmi di concentramici su anche dalla mattina alla sera. Potrei trovarmi in galera, a spasso o in treno, il mio pensiero resterebbe libero d’intrattenersi sulla signora in bikini come su di un ricco malloppo.
Ignora, il poverino, che tutta intera la civiltà dell’occidente riposa su di una conquista tanto recente da risultare non del tutto consolidata. Chiaro che nemmeno il più dittatoriale dei regimi potrebbe perseguitarci sulla base di ciò che ci gira per la testa. Diciamo, piuttosto, che le azioni mosse contro siffatto tipo di libertà sono di natura preventiva e che la coercizione agisce a livello psicologico e non fisico. Chiunque intenda esercitarla sui propri simili parte dal presupposto che impedire a qualcuno di pensare una certa cosa sia il modo migliore per evitargli di metterla in pratica. Si tratta, in definitiva, del tentativo di rendere impossibile un concatenamento pensiero – azione, considerando che, altrimenti, tutti sarebbero indotti ad agire secondo il celebre assioma di Totò (quello riferito, nella fattispecie, alle maggiorate). Ve lo ricordate ? "Non si può pensarle senza toccarle e non si può toccarle senza ‘cosarle’". Il vizietto della costrizione è una specialità tipica delle grandi religioni monoteiste. Nemmeno il Cristianesimo ne è andato esente; tant'è vero che ha impiegato qualcosa come diciassette secoli per farsi entrare in zucca il salutare concetto della tolleranza. Una conquista ancora lontana (come ormai tutti sono in grado di constatare) dalle possibilità di comprendonio dell’Islam. Naturale, dal momento che la predicazione di Maometto segue di sei secoli quella di Cristo. Ora, pur non volendo porre termini alla durata di un'esistenza (come diceva Andreotti ai giudici che lo indagavano per collusione con la mafia), penso sia lecito chiedersi quanto possa durare in fondo una religione . Tre – quattromila anni ? Stimiamo che il cristianesimo debba essere entrato nell’età adulta tra il ‘700 e l ‘800. Ora, a conti fatti, salta all'occhio che il calendario islamico è ancora fermo al XV secolo. Sant’Iddio ! Vogliamo dare o no ai musulmani il tempo di crescere (possibilmente senza operare eccessive forzature)? O ce ne siamo scordati di come ci si scannava tra di noi nell’Europa dell’evo c.d. moderno ? Una volta conquistato il diritto al "libero pensiero" non c’è voluto molto per renderci conto che si sarebbe rivelato una mezza bufala. Impossibile negare l'impegno messo dalla gran parte della gente a far lavorare il cervello. Lo strumento, tuttavia, non smetteva di operare a pieno ritmo sul solo versante delle preoccupazioni spicciole. Per poterle considerare pensieri dovremmo ripiegare sul gergo partenopeo che tira ad assimilare le due cose quando, per indicare qualcuno sottoposto ad intensa concentrazione, dice che "ttiene su sacco e pensiere". Insomma, dobbiamo pur riconoscere che questa importante forma di libertà, transitando dalla teoria alla realtà, finiva per dimostrare appieno caratteristiche del tutto elitarie. Conseguenze sul piano pratico ? Il controllo delle coscienze si affrancava dal monopolio clericale per affidarsi a quei partiti di massa che, ringraziando Iddio, mostrano di aver avuto un’esistenza molto più breve di chi li aveva preceduti.
Libertà di parola Una volta era tutto. Per forza ! Se si considera la gran quantità di analfabeti che sguazzava nei paesi dell’occidente. Ne conseguiva che, parlando a vanvera, si rischiava di uscirne scottati (nel vero senso della parola). Pensate anche agli antichi capipopolo; gente che, pur non sapendo leggere né scrivere, bastava disponesse d'una sedia su cui salire ed era in grado di arringare moltitudini pronte ad infiammarsi. Ve l’immaginate al giorno d’oggi un Masaniello ? Mentre siete al mercato tutt’intenti a non lasciarvi fottere sul peso, un tizio, appollaiato su di un podio improvvisato, comincia a sproloquiare. Le vecchie e le donne con prole, persone di norma tra le più prudenti, si affretterebbero ad andare a concludere la spesa da qualche altra parte. Ci sarebbe chi scruterebbe l’intruso per indovinarne la psicopatia alla base d’un siffatto comportamento, mentre i buontemponi di passaggio non mancherebbero di gustarsi la scena dandosi allegramente di gomito. Non passerebbero quattro minuti e si sentirebbe la sirena di un’ambulanza che non la smetterebbe più di gracchiare. Due vigili, infine, fenderebbero garbatamente la calca per fare strada ad una coppia di signori in camice bianco che, con paternalistica determinazione, tirerebbero giù lo sventurato provvedendo a somministrargli il non richiesto "soccorso". Al giorno d’oggi nemmeno i politicanti più incalliti si sognano di esibirsi nelle piazze; preferiscono farlo in un parlamento dove (complice il dilagante menefreghismo di massa) sono certi di operare al riparo da occhi indiscreti. Del resto, disabuituati come siamo a pensare, preferiamo parlar poco e chiacchierare molto. Naturale che, confondendo le due cose, si finisca per invocare la libertà di parola su scemenze o pettegolezzi capaci di fare opinione. Manco a dirlo siamo giunti alla Libertà di stampa (intendendo per tale ogni mezzo di comunicazione di massa)
Con la scarsa alfabetizzazione dei secoli passati, cento copie d’un libello un po pepato sarebbero state più che sufficienti a mandarvi sulla forca. Oggi, fortunatamente, questo malvezzo è passato di moda. Frutto dell’era di progresso nella quale viviamo ? Consentitemi qualche dubbio. Cosa diceva Tocqueville a proposito dell’avvento delle moderne democrazie ? Se ben ricordo attribuiva la cosa al fatto che i governi avevano trovato più conveniente contare le teste anziché tagliarle. Applicate questa regola ai media dei nostri giorni e non potrete fare a meno di apprezzare la grande attualità del pensatore francese. Se vi guardate intorno con un minimo d’attenzione scoprirete l’esistenza d’una gran quantità d’idioti ai quali sarebbe inutile spiegare che il progresso tecnologico non sempre coincide con quello delle coscienze. Catapultiamoci per un momento nel secondo ‘700 calandoci nei panni d’un dissidente dalla penna facile ed operante, possibilmente, in una società almeno semialfabetizzata. Siamo in un’epoca sempre meno propensa all’eliminazione fisica degli oppositori. Disgustati da soprusi ed assurdi privilegi, stendiamo la nostra brava denuncia. Le tipografie sono ancora quanto di più arcaico ed economico si possa immaginare. Con quattro soldi commissioniamo la stampa del nostro manoscritto; alla peggio ne realizziamo in proprio la tiratura, che ci affrettiamo ad affidare, ancora fresca d’inchiostro, ad una mezza dozzina di strilloni. Ce la diffonderanno in cambio di pochi spiccioli dandoci la certezza d’aver colto nel segno. Come potrà reagire l’oggetto del nostro bersaglio ? Immaginiamo si tratti del signore del luogo. Potrebbe sbatterci al fresco, ma questo non farebbe altro che incrementare l’interesse per la pubblicazione appena diffusa. Potrebbe controbattere stilando (qualora non fosse analfabeta) una confutazione delle nostre tesi. Ma, e qui sta il punto, sarebbe pur sempre costretto ad avvalersi della stessa tecnologia (arcaica e mal pagata) che ha fatto al caso nostro. In altri termini: un duello ad armi pari. Rispediamoci ora ai tempi nostri. Ben consapevoli della gran massa di soprusi, megatruffe e delinquenziali prevaricazioni tuttora esistenti, ci facciamo in quattro per accumulare materiale di denuncia, ci documentiamo, poi giù a scrivere fino alla realizzazione del nostro bel "libro bianco". Non ci resta che diffonderlo. E’ una parola ! "A qui esta el busillis" ! Stamparlo a nostre spese ? Possibile, a patto di vendere l’alloggio per fronteggiarne i costi. Dopo di che ci ritroveremmo in una stanza d’affitto ingombra di copie che nessun distributore si accollerebbe il rischio di diramare. Meglio trovare un editore disposto a lanciare il parto delle nostre meningi. Possibile, sempre che l’opera sia tale da movimentare l’attenzione di massa; un’esigenza di mercato che fa il paio con il requisito della famigerata audience dei mezzi radiotelevisivi. Difficile convincerci che la morte sospetta d’una vecchietta in ospizio (oggetto della nostra ricerca) non è storia da determinare intasamenti in edicole e librerie. Allora ? Realizziamo un bel sito Internet ed attendiamo che il mondo intero, edotto del caso, faccia esplodere la propria indignazione. Delusione ! Dopo tre mesi le uniche presenze rilevate sono quelle da noi stessi effettuate per verificare l’afflusso degli internauti. C. ! Nemmeno i parenti della defunta ! Qualcuno, mosso a pietà dalla nostra ignavia, ci chiede in che mondo viviamo e come facciamo ad ignorare che, privo di pubblicità, il nostro sito è come fosse ancorato nel porto delle nebbie. Ed ecco che i costi d’una modesta inserzione a pagamento su stampa quotidiana ci costringono a svendere parte del mobilio accompagnandone il ricavato con metà dell’ultimo stipendio. Finalmente ! Qualcuno approda al dominio. C’è perfino chi c’invia delle e-mail; la cosa ci consola, anche se il contenuto delle missive tira a coinvolgerci in sospette sottoscrizioni pro-vecchietti. Un successo simile ad un fuoco di paglia sul quale, tuttavia, avremo molte chance di finire rosolati a dovere una volta raggiunti dalle reazioni dell’istituto di riposo. Una denuncia per diffamazione è il meno che possa capitarci. Dovremo cominciare a cavarci il pane di bocca per introdurlo nelle fauci di qualche principe del foro per poi ritenerci fortunati se, alla fine della vertenza, ospizio e legale si saranno accontentati di prelevarci a vita il quinto dello stipendio. Ben diverso il caso di prodotto in grado di attrarre l’attenzione della c.d. opinione pubblica. Non mancherebbero editori diposti a fiutare l’affare. Non scuciremmo una lira (Euro) ed il nostro nome acquisterebbe una qualche risonanza. Coinciderebbe tale successo con lo sputtanamento dei malfatori ? Consentitemi di rispondervi richiamando la poesia di Trilussa sulla libertà. Non la ricordate ? Una rinfrescatina alla memoria non guasta. "Or bene". Come fu, come non fu, venne il giorno in cui la verità annunciò di voler emergere dal pozzo profondo che la occultava. Non mancò chi fece notare che la poverina sarebbe apparsa nuda come un verme. Per evitare lo scandalo, furono in molti a preoccuparsi di rivestirla in tutta fretta da capo a piedi. Così, una volta sortita dal baratro, risultò a tal punto imbacuccata da renderne impossibile il riconoscimento. Con i media accade press’a poco la stessa cosa. Quando spuntano libri o servizi in grado di bruciare la credibilità di organizzazioni, imprese e relativi manager la pioggia di cacca destinata a colpirli viene prontamente fronteggiata dall'azione di altri fogli che, operando in maniera del tutto analoga ad una compatta formazione di mosconi, si precipitano sull’escremento per celarne vista e lezzo. Il ronzio da essi ingenerato a mezzo di smentite, puntualizzazioni , testimonianze e memoriali non la smetterà di suonare la grancassa fino a quando la massa non si sarà convinta che ciò che sembrava sterco tutto è tranne che merda. Prima di lasciare le testa sotto la ghigliottina Madame Roland ebbe a lamentarsi dei crimini commessi in nome della libertà. Beh ! Gira e rigira, usi ed abusi perpetrati dai media sono la stessa cosa. Certo, ci sono stati e ci sono paesi dove l'informazione va fatta coi controfiocchi. Non da noi, da sempre orfani d'una stampa che non fosse appannaggio e longa manus di più o meno oneste congreghe. Un degrado partito dal travisamento della realtà e degenerato addirittura nella parcellizzazione di pseudoservizi confezionati al solo scopo di riempire le tasche a quanti li realizzano; lo stesso diritto di cronaca s'è trasformato in un libero territorio di caccia dove perfino l’ultimo dei praticanti può esercitarsi nella redditizia tecnica che tira a fregarci rifilandoci a palate pubblicità camuffata da notizia. Centrate un telegiornale ed a meno che non abbiate visto la sigla d’apertura nulla potrà scalfire la certezza d’essere alle prese con la sponsorizzazione di questo o quel prodotto. Tramontata l’epoca dei conflitti ideologici, tutto intero il sofisticato armamentario dei media s’è concentrato sulle logiche del profitto ad ogni costo; sul business della globalizzazione e sulla conseguente mortificazione del patrimonio culturale, storico ed artistico dell’occidente. Resta da chiedersi, in presenza d’un siffatto contesto, se sia possibile confrontarsi con l’Islam contrapponendo al terrorismo degli integralisti solo tecnologie capaci di sfornare bombe più o meno intelligenti. Intanto, come non bastassero i giornali a pagamento, cominciano a proliferare anche i periodici gratuiti; quelli che, pare, tirino a finanziarsi con la sola pubblicità. Gli editori hanno, per il momento, la delicatezza di non ficcarceli in buca, preferendo depositarli (come un tempo si usava con l’infanzia indesiderata) all’ingresso di locali molto frequentati. Fin quì nulla di male, anche se a portarveli appresso sarà come trasportare un quartino d'acqua in un bidone da dieci litri. Il problema vero riguarda la qualità di quell'acqua. Vivendo di onesta pubblicità ed ammucchiandone tanta, chi intende fare informazione a quel modo si trova in una situazione del tutto analoga a quella d'un tizio che, ridottosi in soffitta per aver locato il resto dell'abitazione, dovrà per forza servirsi di arredi da campeggio. Autentiche acrobazie tipografiche consentiranno di concentrare in spazi poco maggiori d'un francobollo fatti ed analisi di quella politica estera che richiederebbe 5 e più pagine. Gli eventi dell'economia non potranno andare molto oltre l'area occupata dal titolo. Si potrà largheggiare, in compenso, sulla cronaca locale; sempre che riporti episodi particolarmente ributtanti, ed a patto che il lettore sia in grado di seguirne la lettura serpeggiando tra l'invito ad una cura dimagrante, la linea delle nuove cucine ed i prodigi del veggente che tutto sa e tutto prevede. Ecco che, senza nemmeno accorgercene, siamo tornati al punto di partenza; a quella libertà di pensiero ritenuta foriera d'ogni sviluppo di civiltà. La pratica agostiniana del "cogito ergo sum" (l'abbiamo già detto) non è mestiere tale da scatenare la libido dei più. Già per venire alla luce è raro che l'essere umano riesca a fare tutto da solo; figuriamoci per addestrarsi nella difficile arte del ragionare. Che piaccia o no, c'è stato, c'è e ci sarà per i più chi si assumerà l'incarico di stimolarli alla ragione. Sappiamo come vanno certe cose e quanto raro sia il caso dell'impegno disinteressato (non per niente si cita l'esempio dei santi).Resta allora il timore che la libertà di pensiero, sottratta agli antichi condizionamenti clericali e sfuggita di mano a quelli partitici, sia ormai matura per arrendersi con armi e bagagli alle sirene della pubblicità.