MALEDETTO NATALE

Arriva Novembre e gli edifici cominciano a "filare" come fossero fette di fonduta. Tutto merito degli elettricisti che, a rischio di farsi acciaccare nell’incasinamento del traffico, agganciano cavi e cordoni di sostegno per una miriade di microlampade che porteranno a tutti, una volta azionate, la consolante visione della più burocratica delle luminarie; quella con gli auguri della circoscrizione.

Siamo ai primi segnali d’un contagio che non mancherà di estendersi ai negozianti di zona. Tutta gente che, incazzata nera per la proliferazione dei megastore, non vede l'ora di ingaggiare al proprio interno una gara bestiale nel trasformare le vetrine in altrettanti tabernacoli del cattivo gusto. Aggeggi da presepio si insinueranno tra matasse, berretti e golfini, si farà grande spreco di pupazzi animati, ed un pò ovunque computer, penne, agende, ed ammennicoli espressamente prodotti per l'occasione si caricheranno di nastri, comete e pigne dorate. Le macellerie non sapranno resistere alla tentazione d’intrecciare salsicce con tubi luminosi, mentre nei bar stracarichi di panettoni e spumanti nessuno darebbe per scontata la possibilità di arrivare ad acchiappare la tazzina del caffè.

Sarà poi la volta di improbabili madonnari, suonatori ambulanti, abusivi d'ogni sorta, artisti di strada ed accattoni della più svariata estrazione che, contendendosi ogni palmo di selciato, conferiranno al quartiere l’aspetto di un’autentica corte dei miracoli.

Ancora qualche giorno e ci sarò la calata dei Babbi Natale la cui compagine (per via, immagino, della normativa sulla pari opportunità) arruolerà un discreto numero di ragazzotte. E’ il segnale perché le chiese si attacchino alle campane in ogni momento del giorno e (quel ch’è peggio) della notte, mettendo a dura prova timpani già seviziati dai normali rintocchi delle ore (è incredibile come le parrocchie non riescano a trovare sull’orologio lo stesso accordo raggiunto nelle esternazioni liturgiche). Suoni che, per quanti sono alle prese con la voce "spese natalizie", diventeranno altrettante campane a morto sull'illusione di poter salvare scampoli di tredicesime fortunosamente sfuggite a rincari, conguagli ed "une tantum".

La via crucis del "regalo", intanto, costringe masse irrequiete ad un tour che ricalca l’antica usanza di andare per presepi di parrocchia in parrocchia. Oggi si passa di negozio in negozio tracciando traiettorie in tutto simili a quelli del filo di cotone alle prese con una problematica imbastitura. I conti non tornano e si finisce per cadere nella tagliola dell’ultima trovata; quella dei "buoni regalo". Chi smercia incassa a futura memoria, e quando il malcapitato donatario si avventurerà a scegliere qualcosa dovrà accontentarsi di ciò che passa il convento, conguagliando (s’intende) in ragione degli immancabili rincari prontissimi ad insidiare i primi passi dell'anno nuovo.

Gli organi della così detta informazione, emotivamente coinvolti dall’evento, non tarderanno a sciorinare litanie ultraumanitarie che si tradurranno nella promozione di altrettante collette e sottoscrizioni sulla cui destinazione finale non tutti se la sentirebbero di mettere la mano sul fuoco. Un tripudio di buonismo che, partendo dal sindaco per arrivare al più chiacchierato degli assessori, vedrà l'intera fauna dei politici stanziali impegnatissima a chi le sparerà più grosse sui futuri traguardi dell’amministrazione.

Cene e cenoni reclamano la loro parte, ma la tredicesima è bella che andata. Bisogna rosicchiare la busta paga di Dicembre; un’impresa che renderà gli hard-discount molto simili al set di film impegnati nella realistica rievocazione degli antichi accodamenti da carta annonaria. La cosa, naturalmente, non mancherà di presentare risvolti gastronomico-sanitari, che si tradurranno in altrettanti intasamenti del pronto soccorso.

La malasorte non risparmierà nemmeno riccastri e duri di stomaco, dal momento che animatori d’ogni risma e livello; star della TV, comici da strapazzo e vedettes da discoteca gareggeranno nel dare il peggio del loro repertorio; approfittando del fatto che spettatori prostrati da spumanti abbondantemente adulterati troverebbero difficile impregnarsi in meritorie reazioni di linciaggio.

Al 2 Gennaio, sbollita ogni sbronza, una rinomata megera (più nota come Befana) provvederà a toglierci ogni residua velleità di arrivare con lo stipendio al 15 del mese. La vecchiazza è lì che occhieggia da ogni vetrina. Vorremmo tirarle una scarpa, invece dovremo affrettarci a fare incetta di calze e calzette zeppe di confetture, che, già lo sappiamo, costringeranno a qualche straordinario il pediatra di famiglia.

Che volete che vi dica? E’ da un pezzo che questa storia delle feste di fine d’anno continua a starmi sulle palle.

La ricorrenza troverebbe ancora una giustificazione qualora si vivesse il Natale come vibrata partecipazione alla nascita del Redentore. Purtroppo non è così. Ormai Babbo Natale ha scalato l'hit parade delle preferenze e batte almeno dieci a uno Gesù Bambino.

Ho chiesto a mio nipote cosa pensasse del Salvatore. Mi ha risposto che non gliene fotteva un c. (immaginava addirittura, equivocando, che intendessi sondarlo sul comportamento dell’omonimo salumiere, reo di averci rifilato giorni addietro una confezione di mozzarelle che con le bufale poco avevano a che vedere).

Una volta, almeno, c’era la scusante, delle rituali riunioni plurifamiliari.

Stuoli di parenti simpatici e neutri, per non parlare dei rompicoglioni, (quantunque geneticamente portati ad ignorarsi per il resto dell'anno) si sobbarcavano ponti e ferie per contribuire all’eccezionale momento della riunificazione tribale; con tutto quanto ne derivava in fatto di partite a tresette, interminabili bicchierate, scazzottature tra pargoli e montagne di piatti sporchi che richiedevano eccezionale padronanza del gioco della "morra" tra i disgraziati candidati al lavaggio.

Ma oggi?

Gira e rigira c’è rimasta la coppia. Poco male se la figliolanza fosse anche solo un terzo di quella d’una volta. Il guaio è che, sotto il profilo della prolificità, il duo finisce per rivelarsi alquanto stitico.

E non è tutto.

Se quanti redigono statistiche non si sono bevuto il cervello pare che il numero dei single punti al pareggio con quello dei nuclei familiari; entità, queste ultime, sulle quali, dovessimo metterci a fare le pulci, ci sarebbe di che uscirsene con le mani tra i capelli. Conviventi par-time, nuclei omosex (sia detto senz’ombra di offesa) e famigliole dove lei lavora di giorno e lui di notte (rifuggo dall’inversione dei turni che potrebbe dare adito a qualche malinteso – n.d.r.). Una situazione, insomma, dove non si capisce più un c.!

Quest’anno è andata! Ma giuro che la prossima volta non sarà più così. Ho già deciso che trascorrerò le famigerate feste lontano dalla città, in un piccolo appezzamento di terreno che dispone d'una vecchia baracca con annessa stalla per quattro animali. Sarà come dire "Natale con i buoi".

 

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