LA MORTE OGGI (Ovvero: "CHE CAZZO DI MONDO È PIÙ QUESTO?")
In passato, alla vista d’un cadavere, la fantasia aveva poco da galoppare. Novanta su cento si trattava di decesso dovuto a stenti, incidente o malattia. Ora, invece, è tutta un’altra musica; non ci si raccapezza più.
L’INPS s’ostina a voler dimostrare, statistiche alla mano, che non si muore quasi più. Sarà! Intanto è un fatto che, per dirla alla romana, "si muore strano".
Vogliamo parlare di decessi per cause nutrizionali? Una volta erano imputabili all’inedia ( "fame" per i profani). Oggi si muore tale e quale, ma per anoressia; patologia di soggetti che, se gli metti davanti una bistecca alla fiorentina, c’è pericolo che diano di stomaco. E non è detto che abbiano tutti i torti. Quanti la pensano in maniera diametralmente opposta rischiano di crepare lo stesso per colpa della fettina agli estrogeni, per aver trangugiato prodotti ittici saturi di mercurio o anche solo per aver innaffiato il pranzo con "prelibati" vini al metanolo.
Ormai chi produce generi alimentari se ne fotte della qualità; guarda al risparmio ed investe solo in pubblicità. Voi vi sorbite in TV delicate sequenze di paffuti ragazzotti alle prese con merendine che danno la carica. Intanto la creatura che vi pappa accanto continua impunemente a trangugiare merde di provenienza indecifrabile al punto che, dovesse schiattare di botto, nemmeno con l’autopsia riuscirebbero ad appurare le cause del trapasso.
Non c’è verso, insomma, che si possa defungere di semplici, salutari stenti. Perfino i barboni; non fanno in tempo ad appisolarsi sugli assi d’una panchina che già spunta il maniaco con la tanica di benzina.
E i suicidi? Ce le siamo scordate le forme di autoeliminazione del bel tempo che fu? Entravi in cucina e trovavi la buonanima appesa al gancio del lampadario. Motivo? Potevi scommettere che c’erano di mezzo pene d’amore (o questioni di corna).
Se oggi becchi il tizio che s’è lanciato dal quinto piano col cazzo che riesci a fartene una ragione. Mistero! Al punto che, impossibilitati a raccapezzarsi e prossimi all’esaurimento nervoso, magistrati e medici legali finiscono sempre per gettare la croce sul movente "depressione".
E che dire poi della teatralità che accompagna il così detto "insano gesto"?
Una volta, chi intendeva congedarsi dai propri simili si sforzava di farlo nella maniera più appartata, discreta e sbrigativa possibile. Qualche riga di scuse ai parenti e poi via (in mancanza di veleni e pistole a portata di mano) alla volta del primo cavalcavia; da raggiungere rigorosamente nottetempo onde operare senza causare disturbi di stomaco ad incauti passanti.
Adesso? Pur sorvolando sullo sconcio di quanti optano per il suicidio di massa (preceduto da meticolose registrazioni filmate), è assai raro trovare chi rifugga dal coinvolgere nell’evento quanta più gente possibile.
Il tizio si barrica in casa per farla finita? "Cazzi suoi!" direste. Quello intanto si affaccia al balcone per annunciare al quartiere ("e al mondo intero") che intende ammazzarsi. Quanti transitano per strada, indaffarati come sono, è naturale che se ne fottano. L’altro, allora, mette mano alla doppietta per vedere di selezionarsi un certo numero di compagni di viaggio. L’impresa determina il fuggi fuggi generale e finisce col tirare in ballo quelli della benemerita; obbligati a stazionare nei paraggi per evitare che la zona si trasformi nel set d’un film western.
Non si può più fare affidamento nemmeno sui pensionati. Finito il tempo degli aspiranti suicidi del genere "Umberto D", chi anela a chiudere i conti con le amarezze terrene preferisce ricorrere, con allarmante crescendo, all’ausilio del gas domestico. E non capisci perché voglia andarsene all’altro mondo tirandosi appresso tre quarti del caseggiato.
In passato, quando proprio si doveva strafare, capitava di morire in guerra; dove, per diventare eroi, era d’obbligo continuare a sparare (mentre gli altri se la squagliavano) e far secchi un fottio di nemici prima di doverli raggiungere all’altro mondo.
Oggi no! Prendete il più pacioso dei graduati; uno che, se gli ordini di smontare la pistola, sgrana tanto d’occhi per evitare l’inghippo del proiettile in canna. S’è fatto per pranzo una spaghettata come Cristo comanda ed è naturale che senta impellente il bisogno di chiudersi in bagno. Assolta la "bisogna" tira un sospiro di sollievo, s’attacca allo scarico e finisce per attraversare il soffitto con tutto il water.
Ammesso che ci sia un aldilà, ci arriverebbe convintissimo che è stata tutta colpa dello sciacquone. Come spiegargli che, proprio mentre stava per tirarsi su i pantaloni, un cazzo di commando suicida aveva deciso di andarsi a schiantare contro il recinto delle latrine? Per convincerlo che è morto da eroe l’addetto alla reception ultraterrena non potrà esimersi dal prenderlo per l’orecchio ed accompagnarlo nottetempo a constatare di persona cos’hanno scritto di lui sulla targa commemorativa affissa di fresco nella piazza del paese.