OCCHIO AI PIGNOLI
Se sbattete un pignolo in cella d’isolamento potete star certi che non si annoierà. Impiegherà il tempo a misurare ed a confrontare tra loro dimensioni , macchie e crepe della prigione. Passerà poi ad analizzare caratteristiche e movimenti dei probabili parassiti e, quando anche questi ultimi non avranno più segreti da rivelargli, concentrerà tutta intera l’attenzione su colore e consistenza delle proprie feci. Durante un’azione bellica come nel corso di eventi catastrofici occuperà posizioni di tutto rispetto nella lista dei soggetti più a rischio, risultandogli arduo astenersi dall’operare paragoni tra i crateri causati da un bombardamento, mentre, in presenza di eventi tellurici, nulla lo tenterebbe quanto un’accurata catalogazione dei detriti. A saperne sfruttare le caratteristiche sarebbe addirittura possibile impiegarlo in azioni utili quanto spericolate.
Purtroppo, nelle incombenze della quotidianità, siffatte "doti" si trasformeranno in altrettante calamità per quanti avranno la disgrazia di subirne il contatto. Ne sa qualcosa il mio fruttivendolo, spinto sull’orlo del fallimento dall’assillante presenza d’un cliente di siffatta natura.
Prima del suo arrivo il povero bottegaio non aveva di che lamentarsi dal momento che, smazzando a più non posso, era riuscito ad assicurarsi una consistente clientela. Chissà quali grandiosi progetti potevano frullargli per il capo il giorno in cui, per la prima volta, si vide comparire in negozio un vecchietto smilzo e ben curato. Dovette notarlo appena confuso com’era tra la gente che in tarda mattinata si accalcava attorno al banco. Simile ai banali sintomi d’un virus che non perdona l’individuo non era tale da allertare segnali d’allarme. Se ne stava sereno in coda sopportando con garbo il crescente brusio causato dalle massaie che ingannavano l’attesa chiacchierando in allegria.
Giunto il suo turno, con fare signorile, il vecchietto indicò la cassetta delle arance. Poi, con altro elegante gesto della mano, bloccò il negoziante che già si apprestava a prelevargliele, abbozzò un sorrisetto di cortesia e:
"Prima vorrei sapere da dove arrivano"
"Stia pure tranquillo; sono ottime arance siciliane"
"Ma di che tipo ?"
"Tarocchi !…Tarocchi della migliore qualità !"
"Intendevo appurarne la precisa provenienza…..Lei m’insegna che c’è una bella differenza fra il tarocco catanese e quello di Palermo"
(Breve grattata di testa del fruttivendolo) "Tarocco di Palermo……Garantito !"
"E…..per quanto riguarda il trattamento ?"
"Naturale ! S’intende"
"Vorrei essere certo che sia frutta non trattata……Cerchi di capirmi…….Non è per pignoleria….." E qui, a giustificazione dell’incombente logorrea, attaccò ad illustrare caratteristiche ed esigenze della dieta che gli era stata consigliata.
Alle sue spalle, intanto, com’è facile immaginare, la fila s’era ingrossata al punto da costringere gli ultimi arrivati a sostare sul marciapiede.
Incurante della crescente insofferenza che gli aleggiava intorno, l’anziano chiese ragguagli su caratteristiche vitaminiche, proprietà nutrizionali e percentuali di zucchero presenti nel tarocco.
Il venditore, poco versato il dietologia, visibilmente seccato e sempre più rosso in volto, si limitò ad allargare le braccia.
"Quasi quasi…"azzardò esitante il cliente "per maggiore tranquillità, ……… potrei ripiegare sulle mele".
L’altro tirò un sospiro di sollievo ed allungò le mani verso un’altra cassetta.
"Sempre che siano del Trentino" puntualizzò il vecchio.
"Non sono del Trentino. Arrivano dalle Langhe…Liberissimo di prenderle o di lasciarle"
Lunga esitazione da parte del compratore.
"Va bene! Va bene !..Non vorrei farle perdere tempo…….Me ne dia tre etti".
Spazientiti, quanti attendevano di essere serviti, poco per volta avevano abbandonato sbuffanti il locale lasciando al fruttivendolo la tentazione di sbattere il sacchetto delle mele sul grugno del vecchietto. L’uomo dovette farsi forza a posarlo invece sulla bilancia. "Tre etti e mezzo! ….Fanno 1500 tonde tonde".
Naturalmente l’altro ebbe ad eccepire sulla maggiorazione di peso. E chi gliele aveva servite si vide costretto a fare più volte la spola tra cassetta e bilancia per calibrare al meglio l’operazione di pesatura.
Quel giorno il negoziante, con l’intestino in subbuglio per la gran rabbia repressa, non volle toccare cibo ed a sera, prima di arrendersi al sonno, implorò il suo santo protettore per non dover avere a che fare mai più con gente del genere.
Quando, alle undici del mattino seguente, il vecchietto ricomparve, il commerciante si affrettò a riporre sotto il bancone arance, mele e (per precauzione) anche i pompelmi. Fatica sprecata; quello voleva dei pomodori.
Ora, chi ha qualche dimestichezza, anche minima, col giardinaggio è in grado di valutare le tantissime varianti di quell’ortaggio e di farsi un’idea sullo scompiglio che avrebbe causato una richiesta del genere posta in bocca a quel tipo.
In capo a due settimane il numero dei clienti s’era più che dimezzato e quanti ancora si arrischiavano a metter piede in negozio si limitavano, di norma, all’acquisto del classico mazzetto di prezzemolo, di tre o quattro limoni, spingendosi tutt’al più alla richiesta di qualche etto d’insalata.
La forte disperazione è tale, alle volte, da trasformare in delinquente il più pacifico degli esseri umani. Cupi propositi cominciarono a lievitare nella mente del povero verduriere. Regolarsi come la regina con Biancaneve ? Seguire il cliente all’uscita dal negozio e, giunto in luogo propizio, somministrargli tante legnate da causargli una lunghissima permanenza in ospedale ? E perché non investirlo col furgone simulando una disgrazia ?
La sorte, una volta tanto benigna, finì per venirgli incontro togliendogli di torno il vecchietto. Che fosse morto ? Il fruttivendolo non osava sperare in tanta fortuna. E se fosse solo temporaneamente indisposto ? Solo a distanza di molti giorni avrebbe appreso, con comprensibile sollievo, che quello s’era trasferito d’abitazione in tutt’altra zona della città.
Chi può adotta tecniche preventive per tutelarsi al meglio contro gli attacchi della pignoleria.
I medici di famiglia, ad esempio, operano un'oculata censura preventiva sulla paccottiglia dei periodici da depositare in sala d'attesa. Se provate a rovistare tra quei cumuli di carta troverete di tutto; dalle guide turistiche alle pubblicazioni per la donna, dall'immancabile "Quattroruote" ai settimanali di varia attualità. Ma vi sarà impossibile rintracciare anche una sola di quelle riviste mediche che pure giunguno a frotte nello studio del dottore. Motivo ? Immaginate un pò cosa accadrebbe qualora uno di quei giornali dovesse cadere in mano ad un assistito affetto da cronica pignoleria. Un quarto d'ora di siffatte letture sarebbe più che sufficiente a produrre in quella testa tutta una serie di sintomi e relativi quesiti da porre allo sventurato professionista.
Più indifesi, in quanto poco tutelati dall'amministrazione, quanti, immobilizzati dietro uno sportello, pare costituiscano per i soggetti in esame un'attrazione simile a quella del baraccone che propone il lancio delle "Cinque palle a £.1000". Più esposti di tutti gli addetti alle informazioni, costretti, non di rado, a simulare improvvisi mancamenti pur di sottrarsi al bombardamento di domande di chi pare si rivolga loro con il fermo intento di apprendere ogni connotato dell'ufficio preso di mira.
Potrei sbagliare ma resto convinto che proprio l'esistenza dei pignoli dev'essere stata all'origine di quelle "Poste dei lettori" che quotidiani e settimanali non mancano di ospitare tra le loro rubriche.
Prima che si escogitasse un siffatto espediente la neuro deve aver curato un discreto numero di redattori alle prese con gente che pretendeva la trasformazione delle proprie fisse in articoli. Alla fine, qualche geniale editore si sarà chiesto: "Perchè non fare in modo che questi disgraziati se la sbrighino da soli ? La redazione ci guadagnerà in tempo e salute, mentre i lettori potranno divertirsi alle spalle di chi espone senza filtri le conseguenze della propria infermità mentale".
Talvolta il morbo, anziché annidarsi nel cliente, alberga in soggetti che, preposti, ad un qualche servizio, non fanno che tormentare chiunque capiti loro a tiro.
Parrocchia dei SS. Apostoli all’ora delle confessioni.
Una distinta quarantenne, bisbigliando con la discrezione richiesta dalla circostanza, inizia ad elencare le trasgressioni della settimana. Sta per passare al peccato n.2 quando il prete la blocca per chiederle ragguagli sul primo.
"Ma si !" ammette la donna "è successo con un collega di mio marito"
"Giovane, anziano o di mezza età ?"
La signora si rassegna a rivelarne i dati anagrafici.
"Dentro o fuori dalla casa coniugale ?"
"Fa differenza ?"
Quasi fosse costretto a soppesare con cura attenuanti ed aggravanti della faccenda, chi sta dall’altra parte della grata si dilunga sulla necessità di appurare la reale gravità della mancanza.
Seguono ulteriori pazienti delucidazioni da parte della penitente che, dopo una buona mezz’ora, visibilmente frastornata, esce dal sacro luogo con lo stesso stato d’animo che se avesse abbandonato un commissariato di polizia.
Che si tratti d’uno sporcaccione ? Niente affatto, come dimostra il tenore della successiva audizione.
Un tipo sanguigno, che ha tutti i tratti di quanti mantengono con l’alcool un rapporto privilegiato, prende il posto della donna e non esita ad ammettere di aver bestemmiato più volte nel corso della settimana.
Al reverendo interessa appurare l’esatto ammontare delle bestemmie, in quali giorni hanno avuto luogo, all’indirizzo di chi sono state profferite e se le inopportune esclamazioni possono aver colpito le orecchie del prossimo.
Talvolta il pignolo non manca di affliggere soprattutto sé stesso; cosa che puntualmente si verifica quando è costretto all’acquisto di arnesi o macchinari.
Giunto tra le mura domestiche si sofferma per ore ad analizzare l’oggetto di cui è entrato in possesso. Il giorno dopo, potreste scommetterci, il venditore se lo vedrà rispuntare davanti prima ancora che abbia avuto il tempo di sollevare la saracinesca e dovrà fare appello a tutta la propria pazienza per fargli entrare in testa che il gioco della tale puleggia non è un difetto di fabbrica ma una precauzione creata ad hoc per evitare attriti nel funzionamento dell’apparecchio. Naturalmente la cosa non finirà lì. Chissà quanti altri "difetti" salteranno fuori nei giorni a seguire ed il poveretto, formalmente diffidato a rifarsi vivo dal fornitore, avrà modo di macerarsi in solitudine.
Altra e più drammatica occasione di autolesionismo quella rappresentata dal bricolage.
Rivolta ai pignoli la scritta "Fatelo da soli" dovrebbe risultare obbligatoriamente postillata con l’avviso "finirete al manicomio".
Prendiamo zio Alfredo; un uomo baciato in fronte dalla fortuna, non fosse per l’incapacità di affidare ad altri la cura del suo giardino.
Quando attacca a pareggiare le siepi un rapido passaparola tra i vicini fa sì che chi può si dilegui di corsa, mentre chi proprio risulta impossibilitato ad abbandonare la casa, non manca di chiudere porte e finestre per simulare al meglio la propria assenza.
Dopo una mezza giornata d’intenso lavoro, l’ingegnoso parente ripone gli arnesi e si sposta da una zona all’altra del giardino per esaminare, curvo al punto giusto, la resa prospettica di quella sua sfacchinata. Seguono frequenti scrollate di testa e reiterate puntate al deposito degli attrezzi. In pomeriggio inoltrato è la volta che "quattro occhi vedono meglio di due", ed inizia la caccia alla ricerca del vicino. Quando va bene non trova nessuno e la cosa finisce lì. Ma c’è quando becca il disgraziato di turno ed allora le cose volgono al peggio.
"Che te ne pare del cespuglio centrale ?"
L’interpellato finge di analizzarlo a fondo e conclude: "Perfetto ! …Assolutamente perfetto!"
L’altro resta dubbioso: "La cupola…..sembra un po’ sformata"
Meglio dargli ragione e consentirgli di porre mano ancora una, due, tre ed altre infinite volte alle cesoie fino a quando l’imponente ornamento erboso non sarà stato ridotto ad una misera escrescenza che non mancherà di animare le discussioni familiari fino alla successiva potatura.