VITA DA CANI

Gran bello schifo questa società

Dove, nel mezzo della recessione,

C’è sempre chi la grana se la fa

Mentre rasenta la disperazione,

Senza trovare scampo né pietà,

Chi sta cercando qualche occupazione.

Meglio guardarci in giro attentamente

Per chiederci chi siamo veramente.

In passato, se stavi a lamentarti,

Oppure ti beccavi un accidente,

C’era qualcuno pronto a confortarti.

Oggi nessuno se ne fotte niente;

Dal quinto piano puoi precipitarti

Senza destar stupore nella gente.

Ciascuno pensa solo ai fatti propri

Se non ci credi, fallo che lo scopri.

Sui cambiamenti di quest’italiano

Pesano molto i ritmi infernali

Ai quali, e questo più mi torna strano,

Si aggiungono di norma tanti mali

Di mode che, affermatesi pian piano,

Stanno causando effetti demenziali.

Volete che vi faccia qualche esempio

Nel panorama di siffatto scempio?

Esci di casa a fare un po’ di spese,

Vai per negozi o nei supermercati,

Vedi le scritte: son tutte in inglese,

Perfino sulla frutta e gli insaccati;

Poi paghi in euro e trovi le sorprese

Di prezzi che ti sembrano attentati.

Esci tutto arrabbiato e inebetito

E cosa trovi? Un traffico impazzito.

Dopo mezz’ora di paziente attesa

Sali sul bus di qualche linea urbana

Ed è qui che ti attende la sorpresa

Della più variegata specie umana.

Tieni d’occhio la borsa della spesa

E ti destreggi in mezzo alla fiumana

Di chi parla gli idiomi più impensati

(Se protesti ce l’hai con gli immigrati).

Scendi e ti becchi in fronte tabelloni

Che ricoprono il muro d’un palazzo:

Pubblicizzano l’arte dei r……..:

La cosa ti disgusta e gridi  “C…!”

Sarà forse questione di opinioni

Ma, poiché ti disgusta quest’andazzo,

Con l’esigenza di riprender fiato

Adocchi un bar e ci entri difilato.

Ma non c’è pace per la tua persona.

Mentre ti accingi a leggere il giornale

T’aggredisce un rumore che rintrona;

E’ il maxischermo che ti fa star male,

Questo perché più che suonare tuona.

Ogni bar si comporta tale e quale

Dopo che Sirchia (che sia maledetto)

Sopra al tabacco ha messo l’interdetto.

C’era un tempo il rimedio della fede,

Che quando proprio tutto andava storto,

Almeno per colui che in fondo crede,

Poteva assicurar qualche conforto.

Ma chi alla chiesa ancor oggi lo chiede,

Appellandosi ansioso e stanco morto,

Non s’assicura manco un contentino;

Col papa che rispolvera il latino.