LA FABBRICA DEL LIBRO Ieri ed oggi

 

Un tempo, se ispirato al punto giusto,

L’autore si chiudeva in una stanza,

Dove accadeva che prendesse gusto

A scriver cose di propria spettanza.

D’estate lo beccavi sotto il fusto

D’un albero ma posto in vicinanza

Di luoghi poco o niente trafficati

(Boschi e foreste erano i più indicati).

 

Ed in siffatti siti egli pensava

Prima di porre mano alla scrittura;

Si sa che sempre lì si concentrava

A comprendere l’uomo e la natura

Fin quando il sonno non lo catturava.

Era, insomma, un’impresa alquanto dura,

Specie se, compilando il manoscritto,

Gli mancavano i soldi per il vitto.

 

Il risultato? Beh! Composizioni

Spesso di assai apprezzabile freschezza,

E pure storie, versi, meditazioni

Intrisi di letizia o d’amarezza;

Per cui quando firmava le edizioni,

Fossero state queste una schifezza,

Tu dell’autore non andavi a caccia;

Se l’incontravi lo sputavi in faccia.

 

Adesso non è più la stessa cosa.

La firma? Ma è questione di denaro.

Scrivere è un’arte tanto artificiosa

Che azzeccarne l’autore è molto raro.

L’editoria, ch’è impresa assai rischiosa,

Spesso si salva lanciando un somaro,

Visto che dietro quello, su per giù,

Potrà camparci tutta una tribù.

 

C’è una soubrette che, da gran puttana,

Vuol far fortuna rivelando a tutti

Davanti a chi s’è tolta la sottana

(Attori, faccendieri e farabutti)?

Scriver, per lei, sarebbe impresa vana;

Le uscirebbero frasi uguali a rutti.

Ma stè memorie fanno sensazione

E’ giusto trascurare l’occasione?

 

Ed ecco, allora, che, con grande impegno,

Un tizio (quasi sempre un co.co.co.),

Viene costretto a spremersi l’ingegno

Scrivendo al meglio tutto ciò che può

Onde narrare grazie al proprio segno

Le imprese di colei che assai scopò.

Lui ci ricaverà di che mangiare

Mentre altri ci potranno guadagnare.

 

Poi accade (ed è fenomeno scontato)

Che non manchi il lettore malaccorto;

Quello che questo libro l’ha comprato

Perché patito del pornorapporto.

L’ha letto, l’ha riletto, s’è eccitato

E sta di fatto che ora è più contorto;

Certo! Ha pagato la copia, ma non basta;

Maschio l’autor, lui è come un pederasta.

E come va col celebre scrittore

Che sempre sforna testi a tutto spiano?

Sono ben fatti (senza mai un errore)

Ma è tutto frutto della propria mano?

Non è che ci abbia in corpo un tal fervore

Che lo pervade fino al deretano.

Impegnato in convegni e conferenze

Delega ad altri queste sue incombenze.

 

Ed ecco che ti spunta l’estensore,

C’è poi chi t’arricchisce il contenuto,

Ci campa, è chiaro, pure il correttore

Che spesso cambia il testo pervenuto.

Non è finita, ora un ricercatore

Dell’altro apporterà (ciò è risaputo).

Solo quand’è conclusa stà frittata

L’opera è pronta ad essere editata.

 

Non ci si scappa; il libro d’oggigiorno

Sapete com’è proprio diventato?

Simile in tutto al telefono porno

Dove chi ascolta se ne sta arrapato;

Pensa di avere un gran f…attorno

Invece spesso resta buggerato;

Chi l’assicura che la lei è invitante,

Quando di racchie ce ne sono tante?