LE DISGRAZIE DI DRACULA

(In pratica un minipoemetto)

 

 

Manca poco che inizi ad albeggiare

Mentre Dracula, tronfio e ben saziato,

Non vede l’ora di poter rientrare.

Ha parecchio strafatto e s’è attardato;

Infatti è ancora intento nel viaggiare

Sulla carrozza dove s’è sdraiato.

Conte e cocchiere corrono come pazzi,

Se ne vola una ruota e sono cazzi.

 

Stò povero vampiro sventurato

Nell’incidente ha preso una tal botta

Che giù per terra l’ha scaraventato

E quando s’alza con la testa rotta,

"Fottutissimo stronzo patentato

Nonché figlio d’ignobile mignotta"

Grida al cocchiere che sta su in cassetta

"Come minchia la curi stà carretta?"

 

"E’ vero ch’è parecchio dissestata"

Ribatte l’altro con irritazione

"Tu ti ribelli mò che s’è scassata;

Ma non pretenderai d’aver ragione.

Son cinquant’anni dacchè mai negata

L’ultima spesa per la revisione.

Mò è meglio che t’avvolgi nel mantello;

Aggiusto il guasto e torniamo al castello".

 

"Come cazzo lo faccio, disgraziato!

Dato che s’è ridotto in più brandelli?

Finanche il frak è tutto danneggiato

Tanto che mi si vedono i fondelli.

Se spunta il sole sono rovinato;

I suoi raggi per me sono coltelli.

Vedi di trovar tu una soluzione

Sennò ti fotti il posto e la pensione"

 

"Pare ci sia una vecchia costruzione",

Nota il cocchiere, "proprio qua vicino.

Mi sembra, salvo sia immaginazione,

Che spunti nel bel mezzo d’un giardino.

Direi ch’è una magnifica occasione,

Non c’è manco da fare un gran cammino.

Io porto la carrozza in officina;

E attacco a ripararla stamattina.

 

"Rammenta che son come un metronotte"

Ricorda il conte al proprio vetturale

"Sai che del giorno poco me ne fotte,

Hai tutto il tempo a fare in modo tale

Da evitare in futuro ruote rotte.

Aggiusta tutto, poi, com’è normale,

Vieni dopo che il buio è già calato;

T’aspetterò davanti al fabbricato".

 

Da vampiro per bene ed educato

Dracula attende dietro quella porta.

Sono già quattro volte che ha bussato;

Ma nessuna persona se n’è accorta.

"Vuoi vedere che, essendo malandato,

Quelli di dentro l’hanno presa storta?"

Ma, mentre proprio questo sta pensando,

La porta s’apre lenta….. cigolando.

 

"In che merda di casa son cascato?",

Si chiede il conte alquanto furibondo.

Osserva il tetto in parte diroccato,

Quanto al locale è di formato tondo.

Qualcuno delle sedie vi ha lasciato

E c’è pure un gran palco verso il fondo.

Non se la sente adesso d’indagare:

E’ stanco e deve proprio riposare.

 

Quanto a farlo, s’intende, è cosa dura.

Trova un vecchio cassone abbandonato,

Se l’ispeziona e un po’ gli fa paura;

Per via che da gran tempo s’è abituato

Ai lussi della propria sepoltura.

Dopo aver lungamente bestemmiato,

Quantunque sia l’arredo molto vecchio,

Vi s’introduce e…buona notte al secchio.

 

Al suo risveglio ecco che vede un tale;

Gli sta vicino; pare resti in attesa.

Sta mascherato. Mica è Carnevale,

E ti puoi immaginare la sorpresa.

Il conte grida "T’avverto, caschi male;

Ti può costare cara quest’impresa!"

E l’altro "Cosa vuoi che me ne freghi?

"Sveglia guagliò! Qua siamo tra colleghi!

 

Ciò che porto sul volto l’hai notato ?"

"Parli di quella roba in cartapesta?"

"Tu adesso dimmi a cosa avrai pensato"

"Non so. Forse l’ho vista in qualche festa"

"Miii…nchia guagliò! Stai male combinato!

Si può sapere dove ci hai la testa?

Solo per te, fottuto deficiente;

Il ‘Fantasma dell’Opera’ or’è niente?

 

Mo’ me la passo male. Ciò è scontato,

Ma dovevi vedere le mie imprese

Quando in un bel teatro ero imboscato;

Da gran signore: mai ci avevo spese.

Proprio per questo nulla m’è mancato,

In quanto, da perfetto ‘portoghese’,

Me ne stavo acquattato tra le quinte

Dove azzardavo pure azioni spinte.

 

C’era un’attrice bona? L’afferravo,

Me la portavo su per le soffitte;

Faceva storie, però ci scopavo.

Mai una denuncia; sempre tutte zitte.

Insomma, quando penso a come stavo,

Il cuore mio riceve delle fitte.

Ridotto adesso tra queste rovine

Non rimedio nemmeno le galline.

 

Purtroppo c’è che m’hanno pensionato,

Visto ch’ero fantasma un po’ all’antica;

Oggi è il momento del degenerato,

Mica del mostro a cui piace la f…!

Vivo in questo teatro diroccato

E strappo la giornata con fatica.

E’ la sorte dei vecchi, caro amico!

Tu puoi capirmi! Scusa se te lo dico".

 

"Neppure io me la passo allegramente"

Dice il vampiro, "Pensa che nel villaggio

Dove piombavo per succhiar la gente,

La cosa richiedeva del coraggio.

Scappavan tutti, è vero, prontamente,

Ma talvolta accennavano al linciaggio.

Ora manco le tentano le fughe;

Ci stanno in giro troppe sanguisughe!

 

Adesso, intanto, avrei un problema urgente.

Tra poco torna a prendermi il cocchiere.

Così conciato sono assai indecente.

Poni che passi qualche carabiniere.

Sono sicuro che immediatamente,

Senz’alcun garbo nè buone maniere,

Pensando che io sia solo un vagabondo

Mi farebbe un gran culo bello tondo.

 

Qualora mi prestassi un tuo mantello,

O un altro capo della biancheria,

Potrei sottrarmi a un simile tranello

E aspettare tranquillo nella via.

Una volta arrivato poi al castello

Stai certo che sarebbe cura mia

D’impacchettare ciò che m’hai prestato

Per rispedirlo dopo averlo usato".

 

"Ho solo pochi stracci sottomano"

Risponde il mostro ed apre uno stanzino

"C’è sto’ costume d’antico romano;

Se credi, ci puoi fare un pensierino".

"Vedendomi conciato così strano

Chiunque mi darebbe del cretino.

Pensi che mi farebbero un encomio?

Finirei difilato al manicomio!".

 

"Guagliò! Mettiamo in chiaro la faccenda!

Qui la scelta è piuttosto limitata.

Quello che trovi dietro questa tenda

E’ roba che in teatro l’ ho grattata.

Non lo capisco cosa tu pretenda.

Decidi un pò. Datti una regolata!

Guarda, ad esempio, ciò che tengo in mano

Ti andrebbe un saio da carmelitano?"

 

"Allora dillo che vuoi provocare!

Non vedi che di croci è tempestato?

Come tessuto potrebbe anche andare,

Ma il dettaglio lo rende inadeguato.

Questa roba non la posso indossare!

Se lo facessi resterei spacciato.

Del resto non è affatto colpa mia

Se soffro tanto di quest’allergia".

 

"Qui c’è rimasta solo un’altra cosa.

Non so! Guarda un po’ tu se ti conviene!

St’abito è di un’attrice capricciosa

Che ha dato poche gioie e molte pene.

Era una bella donna assai formosa.

Ma c’è che recitava poco bene;

Questo spiega il perché di alcune toppe

(Che se le conti scopri che sono troppe)".

 

Quantunque insoddisfatto e contrariato,

Sbuffando il conte indossa l’indumento.

E’ alquanto lercio e tutto spiegazzato,

Ma ci ha di buono, come complemento,

Una parrucca con crine intrecciato

Che perfezionerà il camuffamento.

Così servito e tutto imbacuccato,

Ecco che lascia il cupo fabbricato.

 

Purtroppo la carrozza non arriva.

Dracula un po’ si ferma, poi cammina,

Restando in preda ad ansia molto viva

Quando pensa al cocchiere che in cantina

Correva a bere quando lui spariva.

"Quello? So già sarà la mia rovina!

Poni che anche stavolta s’è ubriacato,

La prendo in c….(io qui resto appiedato!)"

 

Intanto s’avvicina un tipo strano

Che procede guardingo e sospettoso.

Stringe un lungo coltello nella mano

E tutto sembra tranne che spiritoso.

"Qua sarà meglio se me ne allontano"

Valuta il conte e procede a ritroso.

"Mò che m’hai visto" dice lo sconosciuto,

"Non lo capisci perché sono venuto?

 

Mi chiaman Jak, detto ‘lo squartatore’.

Giro tutt’allupato quand’è notte,

Tra le battone semino il terrore;

Le uccido dopo averle prese a botte.

Poiché stè cose fanno assai scalpore

Son ricercato, ma chi se ne fotte?

E adesso sù preparati sgualdrina,

Che sto per fare una carneficina!"

 

"Tu cerchi cazzi! Dato che son vampiro"

Ribatte il conte scoprendosi la testa

"Se ti ‘mozzico’ hai chiuso col respiro.

Mò l’hai trovato chi ti fa la festa!".

"D’accordo! Statti calmo! Mi ritiro!"

L’altro ribatte "torno nella foresta.

Però, com’è che circoli in sottana

Visto che sei vampiro e non puttana?

 

Sarà che non lo fai per professione;

Ne prendo atto, sto buono e ti rispetto,

Ma forse un po’ ce l’hai l’inclinazione.

Non t’offendere sa? Come non detto;

Qua c’è che ti comporti da ricchione,

Mentre non ti soccorre assai l’aspetto;

Poichè, se devo dir la verità,

Mi sembri troppo avanti con l’età".

 

Ma nemmeno ha finito di parlare

Che parte un ululato raggelante.

Che minchia deve ancora capitare?

Lo si capisce dopo qualche istante.

Infatti d’improvviso ora compare

Una sagoma scura ed inquietante;

Appartiene ad un tizio ch’è scontato

Sarà di certo quanto mai incazzato.

 

Stà taglia d’individuo repellente

Agitando con rabbia il suo randello

Arriva ad assestare un gran fendente

Su quello che girava col coltello.

Poi, non contento ed ancor più furente,

Gli grida "Aspetta che ora viene il bello!"

Frattanto chi ha beccato la legnata

Mezzo sciancato, già se l’è svignata.

 

(Ed ora l’uomo armato di bastone

Vuol spiegare il perché di tale azione)

 

"Gliela dovevo dare una lezione

A quel pezzo di merda maledetto!

Pensa un po’ tu qual è la situazione

In cui viene a trovarsi un poveretto

Quando, per colmo di disperazione,

Si presenta nell’orto col carretto

E trova le verdure calpestate

Da chi transita a caccia di sbandate.

 

Stavolta è stato pure fortunato

Per via che non c’è più la luna piena.

Se in quella fase l’avessi cuccato

Son certo che gli avrei rotto la schiena.

Parte sul posto l’avrei divorato

Conservandone il resto per la cena.

Tal mio modo di fare non è raro

Dal momento che son lupo mannaro".

 

La carrozza! Fortuna ch’è arrivata!

"Quando mi servi è sempre una disdetta!

Mò perché me l’hai fatta stà porcata?"

Grida il conte a colui che sta in cassetta.

"C’è una faccenda che m’è capitata.

Non t’incazzare che ti spiego. Aspetta!

Ho riportato a casa una figliola

Che piangeva per strada tutta sola.

 

Quanta pena m’ha fatto, poveretta!

Stava sopra una zucca, disperata

In quanto s’era persa una scarpetta

Ballando in una festa altolocata

Dalla quale era uscita in tutta fretta

Per seguire i consigli d’una fata….."

"Che mi racconti mai? Su quest’andazzo

Ti giuro che non ci ho capito un c…!

 

Comunque sia, piaga d’un vetturale"

Conclude il conte, che ora s’è calmato,

"Me la son vista brutta appress’a un tale

Che per fortuna è stato bastonato.

Poco è mancato che finisse male.

Insomma c’è che ormai sono scocciato!

Non esco più. Già ci ho le palle rotte;

Girano troppi mostri quand’è notte!".

 

FINE