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PAOLO E FRANCESCA
"Amor che a nullo amato amar perdona" (CORNA D’ALTRI TEMPI In diretta dall’Inferno di Dante)
Cianciotto Malatesta era cornuto. Pare, però, non ne fosse al corrente. Diciamo che non era prevenuto. Stò soggetto era tanto imprevidente,. E di fatto a tal punto sprovveduto, Che uno si chiede "Ma era deficiente?" Perch’è s’allontanava dal castello Giusto quand’arrivava suo fratello?"
Donna Francesca già s’era stufata Di star tra quattro mura e due fornelli. Molto evidente che s’era annoiata. Ci avesse avuto un paio di monelli, Gente con cui passar qualche serata, Un defilè di moda, i menestrelli… Che vita! Invece; una disperazione! Non c’era manco la televisione.
Va poi detto, per colmo di sventura, Che dei libri presenti nel palazzo, Di fatto questa povera creatura Giammai se ne sarebbe fatto un c. Considerando che, con la lettura, Lei lo diceva "Assai poco c’arrazzo" Per questo si serviva del cognato Che a leggere sembrava ben portato.
Non sarebbe successo proprio niente Se quello avesse letto storia antica. Ma siccome era tipo intraprendente, Si sobbarcava, è vero, stà fatica, Pensando tuttavia costantemente Solo una cosa (occorre che lo dica?), Per cui scoppiò quel brutto pateracchio Concluso da un marito assente e racchio.
Come si vede erano tempi oscuri Dove sfociava in sangue ogni rancore. Scopando non si stava mai sicuri; C’era di mezzo il "delitto d’onore" Che non la perdonava agli atti impuri. Trovandoli oggigiorno a far l’amore, Cianciotto, forse, qualora contrariato, Dalla Francesca avrebbe divorziato. |