NUOVE PROFESSIONI

 

Finiamola una buona volta con questa storia della disoccupazione ! Consideriamo il fenomeno per quello che realmente è; un tipo di emarginazione che colpisce solo quanti proprio non ne vogliono sapere di integrarsi in una società attraversata da profondi cambiamenti.

Pensate all’inqualificabile comportamento di chi s’è sbobbato cinque anni di liceo aggiungendovi un quadriennio di studi in lettere classiche. Uno che i guai se li è proprio cercati. Cosa c'è di peggio che inseguire il miraggio di nicchie occupazionali in un contesto che di classico ha solo la repulsione per quella cosa inutile e superata che è la cultura?

Con ogni probabilità, chi doveva curarne l’educazione, raddrizzandone per tempo le cattive tendenze, dev’esser venuto meno ai suoi doveri. Tanto valeva indirizzarlo, fin da piccolo, alle sottili arti del raggiro e della truffa. Sani presupposti alla base di lavori tra i più diffusi e redditizi, agevolati, oltre che dall’estrema improbabilità di finire al fresco, dalla proliferazione di soggetti amleticamente angustiati dalla propria agiatezza.

 

GENERICI

Anche chi s’è applicato per tempo ad impelagarsi in scandali di varia natura, rimpolpando di continuo le cronache dei giornali, ha oggi buone probabilità di trovare ottimi piazzamenti; segnatamente nell’ambito delle teletrasmissioni la cui audience non può prescindere dalla popolarità del conduttore.

Prendiamo l'agricoltura. Un settore in crisi ? Niente affatto ! E’ solo che oggi la dimestichezza nell’uso della vanga non serve più. Per intrufolarsi a dovere tra colture specializzate e relative dispense enciclopediche è d’obbligo il pollice verde. Se ne siete provvisti, bene ! Altrimenti non vi resta che intingere la mano nella vernice o trovare (dietro adeguato compenso) chi sia disposto a garantire per voi.

Anche chi s'è rivelato una frana in ogni settore potrà sempre ripiegare su spazi che, senza nemmeno richiedere grandi sforzi, consentono di mettere d'accordo il pranzo con la cena. La società dei consumi ha un tale bisogno di prestanome che, pur di arruolarne, non va tanto per il sottile. Unico requisito: quello di essere nullatenenti; meglio ancora se prossimi all'indigenza.

Imboccando questa carriera con la giusta determinazione vi troverete di botto proprietari di panfili o, a vostra insindacabile scelta, bersagli di multe plurimilionarie. Potrete infischiarvene delle ingiunzioni di chicchessia e tirare serenamente per la vostra strada, confortati dalla consapevolezza d'aver finalmente imboccato quella giusta.

Come si vede le occasioni non mancano e sono anche tali, manco a dirlo, da rispettare finanche il requisito delle pari opportunità.

Persino una figliola che avesse difficoltà a tracciare una "o" col bicchiere potrebbe aspirare a vivere più che decorosamente abbracciando la remunerativa carriera dell'accompagnatrice. Un'occupazione da svolgere, ovviamente, restando in sintonia con le attuali richieste del mercato. Offerte che poco hanno a che vedere con il lavoro di quelle disgraziate illuse di poter sopravvivere scarrozzandosi per strada una vecchina paralitica sempre pronta a cacciare urla bestiali ogni volta che le ruote prendono una buca.

 

 

CONSULENTI DI ALTO E MEDIO PROFILO

Superando i parametri della genericità è possibile aspirare a livelli di agiatezza di tutto rispetto; sono quelli riservati a quanti hanno fatto della consulenza la loro principale ragione di vita.

Unica conditio sulla via del successo: la frequentazione di stages e masters da tenersi rigorosamente all’estero ed il cui costo sia tanto proibitivo da distanziare a dovere i superdotati dal resto dei comuni mortali. Si tratta dei vivai destinati a scodellare specialisti in marketing, gestione di risorse umane e guru della comunicazione.

Per pagarli a peso d’oro, qualcuno penserà, saranno in grado di fare miracoli. Consentitemi qualche riserva.

 

Marketing

Tanti anni fa c’era in paese un vecchietto che dava i numeri. Non perché fosse uscito di testa, ma nel senso che aveva trovato il sistema di arrotondare la pensione distribuendo consigli agli accaniti del lotto. Bastava che saltasse fuori un ambo e già c’era chi gridava al miracolo. Ed anche se la gran parte finiva col rimetterci i soldi nessuno si sarebbe sognato di andare a fare le pulci sulla bontà dell’oracolo. Alle prime avvisaglie di contestazione, l’anziano, tutt’altro che fesso, chiamava a sé l’interessato e gli faceva ripetere punto per punto le tappe del sogno che era stato chiamato ad interpretare. Prima o poi qualche topica doveva pure saltar fuori. L’abilità del pensionato stava tutta nel saperla cogliere al volo per rimproverare a dovere lo sprovveduto intimandogli di non fornirgli mai più false indicazioni.

Con molti esperti di marketing le cose precedono press’a poco alla stessa maniera.

Se l’azienda attraversa un periodo fortunato i consulenti saranno i primi ad attribuirsene il merito. Quando invece le cose cominciano a girare per il verso storto la responsabilità non potrà che ricadere su qualche anello della catena, che dev’essersi avvalso dei suggerimenti dell’esperto unicamente per pulirsi il c.

Se fossi un industriale con problemi di marketing non esiterei ad avvalermi dell’opera d’un esperto. Non prima però di averlo convinto ad accettare come onorario i soli utili derivanti dalla suo illuminato intervento.

Se provate a scorrere il curriculum d’uno qualsiasi di questi geni vi cadranno sottocchio titoli accademici ed elenchi di ditte a non finire. Ma siete pregati di farmi un fischio se doveste appurare che il tizio s’è mai arrischiato a gestire qualcosa di suo.

Non c’è dubbio che si tratti di persone accorte; almeno quanto il vecchietto di poco sopra, che distribuiva numeri a tutta forza senza mai cedere alla tentazione di giocarsene in proprio.

C’è ancora da aggiungere che i più lungimiranti non esiterebbero a sputare sulle offerte dei privati qualora appropriati legami partitici consentissero l’arrembaggio alla ghiotta greppia rappresentata dalle c.s. aziende pubbliche in via di privatizzazione; un eufemismo che fa il paio con quello dei paesi in via di sviluppo (dove la gente continua a crepare di stenti peggio che ai tempi del colonialismo senza mai scorgere un barlume di progresso).

 

Gestione risorse umane

Quando il genio del marketing ha ultimato la sua opera incasinando le cose al limite del fallimento, altro non resta, a chi ha avuto la sventura di subirla, che ricorrere fiducioso all’esperto in gestione delle risorse umane.

Il passaggio delle consegne apre le porte a consulenti attestati su postulati che, saranno pure scientifici, ma a me mettono i brividi.

Principale caratteristica della categoria: l’attaccamento a statistiche ed istogrammi. Maniacale al punto da ingenerare forme di assoluta fobia per tutto quanto potrebbe avere a che fare con persone in carne ed ossa.

Pare che la loro principale bravura stia tutta nell'impostare e risolvere equazioni capaci di rendere le retribuzioni inversamente proporzionali allo sfacchinamento di chi le percepisce.

Un primo impatto con gente siffatta vi darà l'impressione che sia animata da sadismo verso quanti tirano a guadagnarsi la giornata. Giudizio che, praticandola, sareste indotti a correggere. Prima o poi, infatti, appurereste che costoro sono mossi dalla ferma convinzione che il lavoro, svincolato dalla variante stipendio, costituisca di per se motivo di autogratificazione per chi lo compie.

Stando ai dettami di siffatta filosofia, l'appagamento dell'individuo dovrebbe crescere a dismisura man mano che aumenta il carico di lavoro.

Non sta a me mettere in dubbio la bontà degli insegnamenti che quella gente può aver ricevuto. Tengo solo a puntualizzare che, forse a causa del mio scarso senso di osservazione, non mi è mai capitato di sorprendere persone colte dall'orgasmo mentre mettevano mano ad una montagna di pratiche e nemmeno quando erano intenti a spingere un carrello zeppo di laterizi.

 

Comunicazine

Impossibile chiudere il paragrafo degli emergenti senza includervi quanti eccellono nella sublime arte della comunicazione.

Un’occupazione non nuova, dal momento che annovera, tra gli antesignani che si sforzarono di praticarla, quegli antichi banditori che, muniti di trombetta e provvisti di discreta memoria (non si dimentichi che erano analfabeti), provvedevano a rompere i timpani dei compaesani decantando pregi di fiere bovine, recitando contenuti di pubbliche ordinanze o, più prosaicamente, ricordando ai fedeli tempi e percorsi delle processioni.

Riconoscere al primo impatto un esperto del settore non è difficile.

Girovagando nel dedalo di un’azienda mossi da specifiche esigenze v’imbatterete, prima o poi, in qualche funzionario che s’affretterà a scaricarvi nell’area delle c.d. pubbliche relazioni.

Novanta su cento troverete a ricevervi una cortese impiegata pagata apposta per farvi perdere una mezza giornata in sala d’attesa.

Quando l’intorpidimento degli arti inferiori avrà preso il sopravvento sulla vostra pazienza vi si presenterà un personaggio dai modi estremamente melliflui; al punto da giustificare indiscreti interrogativi sulla sua esatta catalogazione sessuale. Qualora, trascorsa mezz’ora di elaborate illustrazioni, il tipo dovesse lasciarvi con gli stessi dubbi che avevate in partenza, state pur certi d’esservi imbattuti in un esemplare della pregiata categoria dei comunicatori.

Insostituibili in aziende ossessionate dalla necessità di occultare ai profani le proprie magagne, non mancano di rosicchiare risorse anche laddove non c’è proprio nulla da nascondere.

Bisogna convincersi che è tutta una questione d’immagine.

Eccezion fatta per gli ambulanti e per i negozietti a stretta conduzione familiare, guai a quella ditta che pensasse di poterne fare a meno. Equivarrebbe a mettersi, legata mani e piedi, in balia della concorrenza. In pratica: "Dove vai se il comunicatore non ce l’hai?"

Dopo l’ultima incazzatura dovuta ad incontri del genere, io stesso ho finito per farmene una ragione. Un minimo di pacata riflessione è bastato a convincermi che il ruolo di questi professionisti (fatte salve le differenze retributive) non è dissimile da quello svolto dalle guardie piazzate all’ingresso delle banche. Poveracci che non incuterebbero soggezione nemmeno al più squinternato dei rapinatori. E tuttavia indispensabili dal momento che, in loro assenza, non ci sarebbe assicurazione disposta a coprire il rischio dei furti.

 

CONSULENTI COMUNALI

La società democratica nella quale sguazziamo annovera tra i suoi pregi quello di non precludere un ruolo di consulenti nemmeno a chi non ha avuto la fantasia di spingere oltreoceano la brama della propria formazione.

Un esempio tra i più esaurienti ce lo forniscono gli specialisti dei consultori preposti alla salvaguardia della pace familiare.

Una categoria prossima ad attribuirsi valenze di tipo missionario dal momento che è chiamata a colmare le numerose lacune che affliggono la coppia; quella basilare cellula della società, vale a dire, che, quantunque predisposta allo sfascio, incontra non poche difficoltà ad orientarsi tra le molte occasioni che potrebbero motivarlo.

Prendiamo la tipica famiglia composta da padre, madre e due figli. Se è monoreddito ha poco da scialare e molto da litigare. Se entrambi i coniugi lavorano, ai figli chi ci pensa ? Quand’anche tutto dovesse filare per il verso giusto c’è pur sempre da mettere in conto che, a rovinare la pacifica convivenza, provvederebbe quella miriade di adempimenti macroburocratici che ha già costretto numeri single a ricorrere alle cure dello psichiatra.

Nella vecchia famiglia patriarcale il consulente avrebbe fatto la fame.

Chiaro che, alle prime avvisaglie di battibecchi, un fitto stuolo di consanguinei si sarebbe tuffato a capofitto nella meritoria impresa di ricondurre la coppia alla ragione. Marito e moglie, pur di togliersi dai c. il resto della parentela, si sarebbero affrettati ad abbassare le creste (eventualmente dopo aver concordato tra loro luoghi e modi per protrarre le liti in tutta segretezza).

Oggi ci si può scannare fin quando se ne ha voglia senza pericolo di intromissioni.

I coinquilini, a meno che ne risultino disturbati nel sonno, sono i primi a fottersene. E se dovessero mostrare un qualche interesse non si può escludere che lo farebbero nella speranza di veder volgere al tragico la vicenda.

L’inizio d’un battibecco somiglia maledettamente ai principi d’incendio; dove si rischia la catastrofe in mancanza di interventi decisi e gestiti (possibilmente) da gente che sa dove mettere le mani.

Uno torna a casa incazzato nero. La moglie, che si trova a sua volta con la luna per traverso, non ci pensa due volte a cantargliene quattro. Nel frattempo l’arrosto prende fuoco. Dalle parole si passa alle mani e da queste alle mestolate. Finisce, talvolta, che qualcuno voli dalla finestra ( e non è detto che, per farlo, sia obbligatorio il requisito della maggiore età).

Un obbrobrio col quale sono chiamati a vedersela le amministrazioni locali, destinando a siffatte emergenze parte dei soldi cavatici di tasca con le tasse.

Cos’altro potrebbe fare un ente locale al passo coi tempi se non creare appositi consultori ? Strutture, appunto, alle quali si rivolgono, nei momenti di quiete, le coppie che hanno avuto modo di mettere a dura prova la resistenza dei rispettivi cuoi capelluti.

Talvolta provvede, ad indirizzarvele, gente che vorrebbe evitare di trovarsi a testimoniare su casi di uxoricidio, o condomini stanchi di beccare la loro parte di legnate nei reiterati tentativi di dividere i litiganti.

Contattato telefonicamente, l’esperto in pacificazioni consulta l’agenda e, quando tutto va bene, fissa un appuntamento a quindici giorni dalla richiesta.

Qualora i contendenti non mettano a frutto l’attesa per scannarsi come si deve, potranno presentarsi all’appuntamento speranzosi di azzeccare chi li aiuti a definire una volta per tutte la loro posizione.

Troveranno ad accoglierli un signore che, dopo aver lanciato segnali di evidente sopportazione per la tiritera delle lagnanze esposte, porrà mano ad una sorta di questionario sulla cui base si accanirà a formulare una lunga sfilza di domande. Trattandosi di termini astrusi e vocaboli mai sentiti, e’ raro che i due sventurati riescano a raccapezzarsi.

Uno scamiciato con pantaloni alla moda di vent’anni addietro e ad una poveretta addobbata con gli scampoli dell’ultima liquidazione finiscono, così, per trovarsi alle prese con quesiti che nemmeno al tempo della scuola dell’obbligo. Chi li inquisisce, intanto, non la finisce più di stilare nervosamente appunti su appunti. Poi, quando lo spessore del notes comincia a tradire qualche cedimento, il professionista si acquieta. Ripone il manoscritto ed abbozza un sorriso in tutto simile a quello che affiora sulle labbra di Poirot quando ha in pugno la soluzione del giallo.

Contrariamente ad ogni aspettativa, il responso, che sembrava a portata di mano, richiederà, come minimo, un altro paio di settimane.

Poniamo pure che per tutto questo tempo i due riescano a tenere a freno mani ed arnesi da cucina. In fondo non è colpa loro se il modello del loro legame non collima esattamente con quello di Giulietta e Romeo. C'è di mezzo che la baracca gira male; tutta colpa dello stipendio che non basta più (specie dopo che l'avvento dell'euro ha trasformato negozi e supermercati in altrettanti luoghi di sofferenza).

Tanto spiega perché l'esperto se li vedrà ricomparire davanti nella stessa tenuta della volta precedente. Non fosse quell'animale che è, potrebbe intrattenerli erudendoli alla meno peggio sui sistemi del lotto o, meglio, sugli stratagemmi più in voga per grattare qualche contributo assistenziale. Cosa fa invece lo sciagurato ? Dopo aver dato ad intendere che per tutto quel tempo s'è impegnato a logorarsi sul caso, suggerisce la terapia d'una bella vacanza corroborante; in pratica una seconda luna di miele, da effettuarsi, preferibilmente, alle Maldive (o altra equipollente località esotica).

Sono consigli che compiono talvolta il miracolo di riunire la coppia, ma solo per rafforzarne la forza d’urto da impiegare contro il malaccorto consulente

Se pensate che stia esagerando non dovrete fare altro che appostarvi all'ingresso d'uno di questi famigerati centri. Se avrete pazienza ed un pizzico di fortuna prima o poi ne vedrete fuoruscire qualcuno incerottato e con gli abiti a brandelli.

 

 

Nulla esclude che tra quanti mi stanno leggendo qualcuno tema che passi ad occuparmi anche della sua professione. Spero non appartenga alla schiera degli animatori, perché è proprio su costoro che sto per affondare la penna.

 

ANIMATORI

E' gente che, in mancanza del c.d. tempo libero, dovrebbe documentarsi sulle tecniche del suicidio indolore, o prendere il coraggio a quattro mani e cercare qualche altra occupazione.

Non è che scarseggi la materia prima. Se guardiamo ai disoccupati non possiamo fare a meno di ammettere che di tempo ne hanno a strafottere; ciò che difetta loro sono i soldi per poterselo godere come Dio comanda. C'è anche chi fa grana a palate; ma è un'occupazione che non concede pause e per la quale gli interessati non mancherebbero di prendere a morsi quanti dovessero arrischiarsi a consigliare momenti di sano relax.

A conti fatti, l'effettiva clientela sulla quale gli animatori possono fare affidamento si restringe ai pensionati ed ai pargoli di quegli indaffaratissimi genitori che non perdono occasione per toglierseli dai c.

Passando ai programmi di norma allestiti salta agli occhi che sono confezionati apposta per dar ragione a quanti rivendicano per i membri della terza/quarta età strette analogie con i comportamenti tipici dell'infanzia.

Più rivoltante d’un teleprogramma per ragazzi non può esserci altro che la sua imitazione. Ed è esattamente l’arte in cui eccellono, dedicandovisi anima e corpo, quanti sono pagati per allietare i soggiorni ai malcapitati che cadono tra le loro grinfie.

Chi ha parcheggiato il nonno in qualche villaggio della famigerata serie sarà colto, al momento del recupero, da viva apprensione per la sua salute mentale. Sconsiglierei eccessivi allarmismi. E, prima di gettare la croce sulle devastazioni dell’arteriosclerosi o dell’alzheimer, suggerirei approfondite indagini sulle peripezie che deve aver affrontato il vecchietto.

Talvolta, purtroppo, i danni provocati da questo genere di vacanze risultano irreversibili, come dimostra ampiamente il recente fenomeno dei girotondini; tutti individui che, da piccoli, devono aver trascorso gran parte del loro tempo alle prese con questa particolarissima genia di educatori.

Qualcuno si starà chiedendo come mai le vittime non trovino il coraggio di ribellarsi, riducendosi, nella maggior parte dei casi, a consumare fino in fondo il proprio martirio. Il fatto è che, in tema di astuzie, gli animatori ne sanno una più del diavolo.

Consumati nelle più sofisticate tecniche della costrizione mentale, non lasciano agli ospiti il tempo di pensare. Sempre più spesso, dopo averli stressati di giorno con estenuanti idiozie (tra le quali eccellono per efferatezza numerose varianti di caccia al tesoro), arrivano a tormentarli anche nottetempo, organizzando balletti, recite e spettacolini indegni perfino della più scassata organizzazione parrocchiale.

 

E' accaduto, di recente, che si siano accaniti perfino sui pensionanti d'un ospizio.

Con quale animo possano essersi risolti a farlo resta un mistero. Quantunque ribattezzato "Istituto di riposo", il luogo è ben lontano dall'aver perduto caratteristiche che impedirebbero finanche al padreterno l'allestimento di qualcosa di appena decente.

Senza un briciolo di coscienza, ed ispirati da una teletrasmissione che ha già molti peccati da farsi perdonare, hanno inteso trasformare gli anziani in altrettanti barzellettieri.

Ecco che s'intrufolano nella pia casa dove, con l’inspiegabile connivenza di chi dovrebbe dirigerla, in quattro e quattr'otto trasformano il salone centrale in una sorta di telestudio.

Per prima cosa stendono un telo su "La Passione" (approssimativa riproduzione d’un quadro ritenuto poco stuzzicante ai fini della migliore riuscita dello spettacolo). Poi montano una pedana alla quale assicurano il pannello degli impianti stereo regolandone al massimo il volume e partono sparati sulla compilazione di elenchi destinati ad inchiodare gli incauti che, complice l’età, si lasciano irretire docilmente nel ruolo dei più stagionati buontemponi.

Le conseguenze ? Fin troppo prevedibili

C'è il vegliardo che, afflitto da incorreggibile timidezza, viene trascinato al podio da uno stuolo di allegre megere, inciampa, batte la testa e si risparmia il resto della serata grazie al pronto ricovero in infermeria.

Non manca chi raggiunge spontaneamente il microfono. Attacca con una barzelletta che data alla prima guerra mondiale. Purtroppo, arrivato a metà, la memoria lo abbandona, comincia a balbettare e finisce che se la svigna in direzione delle latrine.

Un altro pare sappia il fatto proprio. Sa raccontare che è una bellezza. Tutto lascia supporre che potrebbe aver avuto qualche remota esperienza di avanspettacolo. Peccato che il grosso del pubblico, afflitto da sordità senile, ne copra di continuo la voce applaudendo fuori tempo.

Un manicomio.

 

ARTISTI DI STRADA (Leggi: Clowns)

Che ne direste se passassimo ad argomenti meno tristi?

Nei manualetti di orientamento al lavoro graziosamente distribuiti ai giovani c'è qualcosa che proprio non quadra. Bel consiglio quello di prendere in considerazione solo lavori che pochi sono in grado di svolgere. Proprio non convince che l'autore si ostini ad argomentare che nessuno sarebbe disposto a retribuire lautamente un qualcosa che è alla portata di tutti.

Abbiamo la ventura di vivere in un paese dove ci si potrebbe lamentare di tutto, tranne che della penuria. di buffoni e di pagliacci. Soggetti equamente distribuiti in ogni settore; quotidianamente impegnati, per giunta, ad esibirsi a titolo rigorosamente gratuito. Se dovessimo prendere per oro colato le istruzioni dell'opuscolo dovremmo pronosticare condizioni di vita terzomondiste per chiunque pensasse di guadagnarsi il pane operando in qualità di clown.

Ancora una volta la realtà provvede a sconfessare certe assurde teorizzazioni. Basta guardarsi in giro per convincersi che anche il meno dotato dei praticanti questa nobile arte ha molte chances di cavarsela meglio degli sconsiderati che vivono arroccati nelle officine.

Il segreto del successo sta tutto nell'aver saputo rivoluzionare in chiave ultramoderna i canoni di un'antica professione.

Una volta, per assistere alle loro esibizioni, occorreva:

sprecare un'intera serata;

scarpinare fino al Circo;

trascinarsi dietro tutti i membri della nidiata familiare;

scucire la grana per i biglietti d'ingresso;

predisporsi agli incerti del tutto esaurito correndo il rischio di non riuscire a vedere un c.

Oggi, vivaddio, è tutta un'altra musica.

Non siete più tenuti a mettervi sulle tracce dell'artista. Sarà lui che vi sbalordirà con la capacità di spuntarvi davanti alla stregua del genio della lampada.

Lo spettacolo non vi costerà un centesimo e, considerato che si svolge all'aperto, potrete anche usufruire del non trascurabile privilegio di gustarvelo fumando quante sigarette vorrete.

Unico inconveniente: la difficoltà di allontanarvi a vostro piacimento. C'è da considerare, infatti, che gli odierni operatori del buonumore non sono più dei solisti. Agiscono in branco ed hanno una spiccata predisposizione all'intasamento stradale; un'operazione nella quale hanno modo di eccellere ogniqualvolta si organizzano feste di quartiere.

Il guaio è che ormai non potete più fare quattro passi senza imbattervi in cerimonie del genere.

Uscite incavolati dal bar dove vi hanno servito un qualcosa che Totò non esiterebbe a definire ciofeca, superate l'angolo e subito affogate tra file di bancarelle dai contenuti più eterogenei.

Cercate subito d'ingranare la retromarcia. Impossibile! La via della ritirata è ormai preclusa da uno stuolo di negri che avanzano al ritmo dei tamburi dimenandosi in acconciature che vi daranno la sensazione di esser piombati sul set d'un vecchio film di Tarzan.

Non potrete fare altro che prendervela con la vostra sbadataggine. Dove avevate la testa mentre l'attacchino tappezzava il rione con i manifesti della festa multietnica "Identità e Differenza" ? Colpa vostra se siete piombati all'insaputa nel tratto di strada interessato dalla manifestazione.

Rassegnati a tirare avanti, finite per trovarvi coinvolti in un carosello di clowns, i cui componenti non la smettono più di girarvi intorno sparando grandi risate.

La cosa vi mette a disagio ed è fin troppo naturale che vi assicuriate d'aver chiuso a dovere la cerniera dei pantaloni. Vorreste avere a disposizione uno di quegli specchietti da signora per verificare che la vostra faccia non risulti impiastricciata. Arrivate a toccarvi il didietro nell'atroce dubbio che una flessione di troppo possa aver aperto indesiderati spiragli nel fondoschiena.

Quelli, intanto, si allontanano per riservare analogo trattamento allo sventurato che s'è arrischiato sullo stesso vostro percorso.

 

Non passa una settimana e la quiete domestica viene turbata dall'improvviso malessere di vostra suocera; una donna fortemente motivata a fottersene del diabete. Ha fagogitato tre quarti di torta gelato che l'ha resa tale e quale ad un soggetto da obitorio. La caricate in macchina, annodate un fazzoletto al deflettore e tirate a tutto gas verso il più vicino pronto soccorso.

Non fate in tempo a superare tre isolati che vi trovate la strada sbarrata da nastrini multicolori, oltre i quali si sta scatenando un casino d'inferno. E' pretendere troppo che, passata la banda, il vigile crei un varco che vi risparmi il giro di mezzo quartiere ? Manco a farlo apposta, aggregata come il clero alle spalle del vescovo, la schiera dei clowns risulta incollata alle terga dei musicanti. Impossibile diradarla dal momento che le movenze del branco sono appesantite dalle performances di quanti si esibiscono su trampoli; superstecche esagerate al punto da consentire lo stravolgimento della privacy per le abitazioni dei primi piani.

Fortuna vuole che chiudiate in bellezza. Anche se il merito della dea bendata è mitigato dal fatto che le suocere possono vantarsi di avere sui gatti maggiori opportunità di sopravvivenza.

 

Come non bastassero le feste gastronomiche e le manifestazioni multietniche, ora ci si mettono anche i negozi.

C'è stato un tempo in cui il metodo più sicuro per indicare i percorsi urbani era quello di procedere per botteghe.

Se si doveva mandare la bambina a comprare tre etti di prosciutto dal tizio che non fregava sul peso, le si diceva: "Cammina diritto per due isolati. Svolta a destra, supera il panificio, va oltre il negozio dell'idraulico, poi,.........attenta a non sbagliare, che il nostro salumiere si trova esattamente tra la cartoleria ed il portone".

Provate a farlo oggi. Rischiereste di non vedere più il prosciutto. E non è da escludere che fatichereste non poco nel recupero della bambina.

La colpa è tutta del fatto che nel settore commercio gli esercizi proliferano e muoiono al ritmo delle farfalle.

Un poveretto si gratta qualche un chilometro per recuperare un fisco di vino della tale marca. Arriva a destinazione con mezza lingua fuori dai denti e, che ti trova ? Il vinaio ha chiuso baracca. Lo stesso locale reca ora vetrine rigorosamente schermate ed ornate dalla pubblicità delle pompe funebri.

Per ovviare ad inconvenienti del genere, ma anche e soprattutto per pubblicizzare l'apertura di un qualsiasi nuovo negozio, è indispensabile far precedere l'inizio dell'attività da un discreto buffet attorno al quale i clowns saranno impegnati a svolazzare con lo stesso impegno dimostrato dalle mosche nei confronti della cacca.

Pur di arraffare gratis qualcosa di commestibile i passanti saranno insuperabili nel simulare interesse per le piroette degli omini variopinti. Intanto, senza trascurare di rimpinzarsi a dovere, i più oculati si concentreranno sui cartellini dei prezzi; una verifica che, nove volte su dieci, motiverà la gente a cambiare strada nei giorni a venire.

Ogni tanto, anche nel corso di queste modeste esibizioni, gli artisti di strada registrano insperati successi di pubblico. Esattamente ciò che è successo all'apertura di un nuovo sexy shop.

C'era, attorno a loro, una calca bestiale; tanto che, sulle prime non si capiva bene cosa stesse accadendo. E scommetto che ci sarà stato pure chi s'è avvicinato con la speranza di godersi la scena d'una qualche sciagura.

L'affluenza di pubblico, rigorosamente maschile, era alimentata da due o tre giullari che, pagliacciando a più non posso, non si stancavano di fare la spola tra la strada e l'interno dell'edificio. Molti, di conseguenza, col pretesto di non perdersi proprio niente dello spettacolo ed ostentando la più innocente delle disinvolture, potevano intrufolarvisi a prender nota, in tutto comodo, del materiale in vendita.

 

Talvolta gira male anche per i clowns. Accade, di norma, in tempo di campagna elettorale quando, stracarichi di santini, si abbassano al punto da tallonare i passanti, o si sprecano nel vano tentativo di bloccare le massaie che transitano nel mercato.

 

Nuove frontiere

E se c'è chi, a differenza della maggior parte dei conterranei, proprio non riesce a far ridere ?

Ha solo da non arrendersi e guardare con coraggio al futuro. Nulla e nessuno potrà impedirgli la continuazione della carriera. C'è solo che, per godere del privilegio di continuare a mangiare, dovrà disporsi ad abbandonare la strada per operare in spazi decisamente più ristretti.

Gli ospedali ! Ecco dove sono gli artisti scacciati perfino dalle porte dei negozi.

Cosa avete capito ? Che ce li hanno mandati i bottegai ? Errore ! Sono stati scritturati in blocco dopo che s'è scoperto quanto terapeutica possa dimostrarsi in quei luoghi la loro arte.

Pare che possano arrivare dove falliscono i medici ed accelerare a pieno ritmo la guarigione dei degenti.

Queste, naturalmente, sono le fesserie che sparano i giornali.

La verità ?

Tutto deriva dall'attenta consultazione di quel capolavoro di Stephen King che è "I.T." associata ad un' approfondita analisi sulle difficoltà che affliggono i bilanci delle strutture sanitarie.

Un' operazione connotata da altissima professionalità che ha consentito ai menager del servizio nazionale di potersi togliere finalmente le mani dai capelli.

Per scoraggiare gli appassionati del ricovero ci avevano provato in mille modi. Avevano cominciato con liste d'attesa degne delle lungaggini d'un tribunale italiano, per poi spingersi all'introduzione del ticket. Non era servito a niente. Nemmeno la libertà di saccheggio introdotta nelle corsie ed i sorci nelle minestre erano riusciti a scongiurare la crisi dei posti-letto.

A mali estremi........Ed allora: Sotto con i clowns !

Chiaro che, ancora oggi, i malati in attesa di sfratto non è che se ne stiano con le mani in mano. Il passaparola di radiospedale provvede per tempo ad allertarli sul possibile impiego di questa devastante forza di rimozione. Eventualità che costringe i parenti a rifornire i loro cari con tappi auricolari e bende del tipo guerciobis.

E' tutto inutile. Ahi voglia a tirarti le coperte fin sopra la testa. Quella è gente che non demorde. Ti si pianta davanti e lì resta fino a quando non ti decidi a levare le tende sotto tua responsabilità.

Si narra di qualcuno che sarebbe riuscito a resistere per un paio di giorni. Secondo me sono esagerazioni. E credo proprio che, prima o poi, vedremo sbucare nel Guinness dei primati la voce che immortalerà chi, forse, deve ancora nascere.

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