PROFEZIE
L’avverarsi d’una profezia mi stupisce meno della serietà con cui la trattano i giornali. A sentirli pontificare chiunque non sia particolarmente scettico potrebbe trangugiarne le argomentazioni come fossero articoli di fede.
La fortuna incontrata dalle dissertazioni dei periodici deve non poco al fatto che gran parte dell’umanità è attratta dal paranormale almeno quanto i sorci dal formaggio. Come spiegare altrimenti lo strabiliante successo dei vari Bingo e della più variegata biscazzeria di Stato ? In mancanza di individui convintissimi di avere la fortuna aggrappata alla schiena lo spontaneo ricorso al gratta e vinci potrebbe costituire un valido test per l’accertamento dell’incapacità d’intendere. D’altra parte, anche quanti evitano di giocarsi l’anima al lotto come al tresette non è detto che abbiano tutti la testa a posto; molti preferiscono non tentare la sorte perché affetti dalla sindrome opposta; quella della iella congenita; tipica malattia che colpisce gli autolesionisti doc giunti alla fase degenerativa della loro affezione.
Dove più dove meno la domanda di divinazione risulta presente in ogni paese e società. L’essere umano non può fare a meno di folleggiare in ossequio a richiami ancestrali derivanti, con tutta probabilità, da remote incombenze di tipo tribale.
In un antico insediamento della specie sapiens il peloso rampollo d’un clan si aggira incazzato per la grotta dove non c’è verso che trovi qualche osso da spolpare. Indispensabile raccattare la clava per tentare di recuperare del commestibile attraverso la caccia. Fuori imperversa un temporale della madonna, con tuoni e fulmini a strafottere. I supermercati e le auto per raggiungerli sono ancora di là da venire; idem per le previsioni meteorologiche. Che fare ? Un troglodita che si rispetti, pur ignorando l’iter delle patologie broncopolmonari, intuisce benissimo che, avventurandosi in quel casino, rischierebbe la pelle. Riconosciamo francamente che il soggetto, pur tormentato dall’appetito, potrebbe starsene rintanato fino a rischiare la morte per fame se…..Se non trovasse la forza di autosuggestionarsi. Portando al naso un dito dopo l’altro, arriva a conteggiare che, dei sette coraggiosi usciti durante l’altra tempesta, ben due avevano riguadagnato la caverna dopo aver rimediato un paio di conigli. Una volta calatosi nei panni del predestinato favorito dalla sorte, il soggetto si tira sul capo la pelle di daino che lo ricopre fino alle cosce, mette a tracolla la mazza e s’avventura.
Ma ci sono situazioni che rendono la scelta decisamente più ardua.
Di fronte alla prospettiva di affrontare un mammouth i più cercherebbero di marcare visita ed è in circostanze siffatte che si rivela indispensabile il ruolo del prototipo del veggente; lo sciamano. Di norma un gran figlio di p. che, avendo deciso di vivere a sbafo, anziché condividere i rischi del branco, preferisce profetizzarne il successo. Ovvio che, trattandosi di previsioni a breve scadenza, l’autore dei pronostici dovrà pure accollarsi qualche rischio. Poniamo che alla fine della battuta due terzi della spedizione risultino dispersi mentre il mastodonte si allontana indisturbato acciaccando quanti incontra lungo il percorso. Cos’altro potrebbe fare il vate se non correre a perdifiato prima che i superstiti arrivino a mettergli le mani addosso ? Nessuno, anzi, potrà togliermi dalla testa che il rinomato Uomo di Similhaun facesse parte della rispettabile congrega; uno che doveva averla combinata grossa assai a giudicare dall’insolita altitudine dove lo si sarebbe rinvenuto a distanza di alcuni millenni.
Impossibile non rilevare la scarsa professionalità di questi remoti operatori del vaticinio. Raffrontati ai profeti storici farebbero la stessa figura d’una fattucchiera costretta a misurarsi con il più rinomato dei sensitivi.
Già ai primordi dei tempi biblici non c’era più modo d’incontrarne uno disposto a tracciare scenari rassicuranti. Il meno che si potesse pronosticare riguardava stragi, cataclismi e pestilenze, la cui anticipazione non mancava di procurare nei contemporanei inclini al pessimismo effetti del tutto simili a quelli d’un energico lassativo. Tuttavia, pur operando in tempi che avevano quei disastri all’ordine del giorno, poteva capitare che il profeta non ci azzeccasse. Mettiamoci nei panni di quanti erano stati terrorizzati a vuoto. Costoro avevano tutte le ragioni per impegnarsi nel togliere al predicatore la vocazione a profetizzare. Ahi voglia a controbattere sostenendo che una certa calamità non s’era verificata per le accorate preghiere di chi l’aveva prevista; il più delle volte lo sventurato finiva vittima d’una bestiale scazzottatura.
Ammaestrati dall’esperienza dei precedessori, quanti vollero ricalcarne le orme finirono per concordare sul punto che le previsioni era meglio farle a profeta morto. Volevano anticipare cataclismi interplanetari ? Padronissimi di farlo; a patto di collocarne l’evento in data quanto più possibile lontana dall’aspettativa di vita del predicatore.
Il sistema, ineccepibile sotto il profilo dell’antinfortunistica di categoria, si rivelò ben presto poco funzionale per la carriera dei futuri predicatori . D’accordo che nessuno si sarebbe sognato di andare a pestare un tizio per castigarlo delle cazzate rivelate da chi era ormai passato a miglior vita. I danni per la corporazione erano di altra e non meno grave natura. Le nuove leve di profeti, sputtanati dalle palle sparate dai predecessori, finivano col trovarsi in una situazione diametralmente opposta a quella del Nerone petroliniano; ancor prima di aprire bocca dovevano tapparsi le orecchie per sottrarsi ai fischi ed alle pernacchie dell’occasionale pubblico.
Poiché a tutto c’è rimedio non mancò chi ebbe la bella trovata di cominciare ad attenuare opportunamente la brutalità degli eventi collocandoli, con saggezza, in ambiti extratemporali ed ammantandoli di prudenziali eufemismi. Così, anziché arrischiarsi a sentenziare: "Nel Marzo del tale anno il re TALDEITALI, scampando miracolosamente ad una congiura di palazzo, concluderà ugualmente i suoi giorni per aver calpestato le bucce di banana che quella sozzona della sua amante era solita abbandonare lungo le scale", ormai si preferiva stilizzare l’evento ricorrendo ad espressioni del tipo: "Dopo anni di carestie e nel momento in cui il tempo comincerà a fare le bizze il grande personaggio, uscito fresco fresco da un accidenti, si lascerà fottere dalla stronzata commessa da una donna".
Il bello della nuova procedura stava proprio nell’aver democratizzato al massimo la sublime arte del profetizzare. Anche al meno dotato dei veggenti un minimo di dimestichezza con siffatta tecnica consentiva di poter esercitare la professione anticipando la formula soddisfatti o rimborsati.
Analizziamo
"Dopo anni di carestie"
Dalla remota antichità al tempo dei nostri nonni la carestia ha sempre dimostrato verso i comuni mortali un attaccamento simile (se non superiore) a quello dei cani.
La campagna, insidiata dalle più voraci ed ostinate specie di parassiti, risultava avara all’inverosimile. Quando poi, nonostante gli sforzi congiunti di insetti siccità ed erbacce, un raccolto andava a segno, ci si poteva giurare che ben pochi ne avrebbero gustato i benefici. Pur trascurando l’accanimento degli abituali saccheggiatori, c’era da fare i conti con i creditori, con gli accaparratori di professione e con un fisco già in allora altamente professionalizzato nell’arte di lasciare il contadino con una mano davanti e l’altra a protezione del deretano.
Le bizze del tempo
Ci vuol poco a comprendere che non sono monopolizzabili da Marzo.
Basta un periodo di eccessiva calura, una pioggia particolarmente insistente, perfino una ventata di freddo fuori stagione perché qualsiasi mese dell’anno possa rivendicarne la paternità.
"Il grande personaggio"
E’ dove sta scritto che debba trattarsi necessariamente d’un monarca ? I termini della profezia non sono certo tali da escludere nobili, ecclesiastici, agiati borghesi e studiosi; senza contare che anche gli esseri più inutili della società sono tutt’altro che esenti dal ritenersi altrettanti geni.
"Uscito fresco fresco da un accidenti"
Ammirevole la polifunzionalità del termine.
Mi piacerebbe incontrare chi anche solo nel corso della giornata possa vantarsi di non averne avuti.
Quella dell’accidentato è una patacca conferibile a chiunque. Spetta a chi ha subito un intervento chirurgico sull’arto sbagliato come al passeggero del bus che, approdato al bar della fermata, scopre di non poter pagare il caffè perché gli hanno fregato il portafoglio. Impossibile negarla a chi vede piombarsi in casa la suocera senza alcun preavviso ed anche all'onestuomo che dopo aver attivato il parchimetro si ritrova la macchina decorata da fregi non richiesti.
"si lascerà fottere dalla stronzata commessa da una donna"
Alzi la mano chi, pur senza arrivare a rimetterci la pelle, può dirsi immune dall’essere incorso in sventure del genere.
E comunque, pur ovattato da un frasario ambiguo, il messaggio, per risultare all’altezza di chi lo formulava, non poteva deragliare da binari che conducessero invariabilmente alla disgrazia ed alla disperazione. Non c’e stato verso mai di convincerne gli autori ad immettere qualche nota ottimistica. Piuttosto che desistere da siffatta deformazione professionale intere generazioni di appartenenti alla confraternita hanno preferito collocare i rispettivi uffici in zone desertiche, boscaglie, antri che nemmeno l’ultimo degli sfrattati e cocuzzoli di montagne raggiungibili solo da esperti rocciatori. Cosa ci voleva, mi chiedo, ad operare secondo il criterio adottato dai bidelli delle superiori ? Ed il ricordo corre ai momenti più tetri della mia gioventù; quando si attendevano con ansia i risultati degli esami appena conclusi. Oscure premonizioni spingevano il sottoscritto a stazionare nei tetri uffici della segreteria in compagnia di coetanei con la coscienza non proprio a posto. Inutile interpellare docenti il cui mutismo superava, per la circostanza, ogni modello di omertà mafiosa. Privandoci delle poche sigarette a disposizione ed operando modeste collette si finiva per rivolgerci a Ciccio; l’oracolo del posto. Costui aveva il dono d’intuire con largo anticipo come si stessero mettendo le cose, ma, anche nella sessione in cui si rasentò la strage, anziché anticipare:
" Ragazzi per quest’anno la vedo brutta assai. Tira aria che ci saranno un sacco di fregati" preferì non traumatizzarci. Ricorrendo alla collaudata valutazione del bicchiere mezzo pieno minimizzò con un: "Coraggio ! Che anche quest’anno ci sarà chi, pur non avendo fatto un c., non mancherà di cavarsela".
Al di là del malvezzo di anticipare guai validi per ogni luogo e circostanza, non mancano solide motivazioni per prendere con le pinze le anticipazioni formulate sui tempi a venire.
Qualcuno dovrebbe spiegarmi come mai perfino i veggenti più quotati collocano nel futuro tipologie di sciagure copiate pari pari dal dizionario delle cose che già conoscono. Provate a vagliarne gli scritti, scorrete, se ne avete voglia, le rinomate Centurie e poi venite a dirmi se, da qualche parte, vi è capitato di trovare premonizioni del tipo:
"Ancora qualche secolo e le battaglie di medievale memoria vi sembreranno una scampagnata fuori porta al confronto delle stragi vacanzifere causate dal pauroso scorrazzare di cavalli meccanici forniti di quattro ruote".
O anche:
"Le generazioni a venire dovranno vedersela con immonde cassette (leggi. Televisori - n.d.r.) che una volta installate ftra le pareti domestiche si impegneranno senza sosta al rincoglionimento dell’intero nucleo familiare".
Concluderei con una curiosa osservazione
Tra le città che vantano la presenza di talenti profetici è impossibile annoverare il capoluogo della Campania. Una metropoli notoriamente inadatta alla permanenza di siffatti personaggi. Non appena il soggetto dovesse uscire a fare la spesa tutta la strada si spopolerebbe d’incanto e perfino il salumiere s’affretterebbe a calare la serranda. Quand’anche limitasse le sue sortite alle ore più buie della giornata potreste star certi che i passanti, riconoscendolo, verrebbero colti da pruriti tanto violenti da esser costretti a grattarsi senza ritegno le parti prossime all’addome.