RICERCHE PARALLELE

Dimostrazione di come sia possibile approfondire determinati fenomeni attingendo a fonti bibliografiche che poco hanno a che vedere con la materia in oggetto

VOGLIAMO PARLARE DI ICONOGRAFIA?

Una scienza in grado di rivelare parecchi aspetti della storia; dove, tuttavia, l’accanita consultazione di specifici testi accademici potrebbe talvolta rivelarsi fuorviante. Io, ad esempio, ho avuto modo di sbrogliarne taluni "lati oscuri" grazie al prezioso contributo fornitomi dall’assiduo ricorso ai fascicoletti de "La Settimana Enigmistica".

E’ incredibile quanto possano affinare il fiuto rubriche del tipo "Caccia all’errore", o anche "Scoprite le differenze". Ce li avete presenti quei doppi riquadri con innocenti vignette accompagnate dall’invito a cuccare le sette/otto differenze che le trasformano in rompicapo? Le prime le beccate facilmente, ma, già attorno alla quinta, chi non risultasse più che allenato, rischierebbe di trovarsi in serie difficoltà. Chi centra l’ottava rischia di passare per campione; al punto che potrebbe cimentarsi, con qualche probabilità di successo, ad individuare tutte le papere che prende un politico le rare volte che non si avvale delle veline scrupolosamente confezionate dal suo staff..

Devo quindi dire grazie alle impegnative applicazioni richieste da quel periodico se mi è stato possibile raccapezzarmi nella decifrazione della sconfinata produzione di fotografie "ufficiali" sfornate dal vecchio PCUS.

Scommetto che nei settanta e passa anni di Unione Sovietica nemmeno La Bibbia può aver registrato un numero di riedizioni lontanamente paragonabile a quello dei libri diffusi a piene mani da quel regime. I testi, gira e rigira, erano sempre gli stessi, ma quanti cambiamenti sulle foto!

Il fatto è che non passava giorno senza che qualcuno dei grossi papaveri cadesse in disgrazia. Un bel guaio se mentre quello si trovava impegnato a spaccare legna in qualche sperduto gulag gli studenti avessero dovuto ritrovarselo immortalato in pose auliche sui libri di testo. Accadeva, allora, che il libro venisse ristampato prima ancora che lo sventurato avesse il tempo di abbozzare una qualsiasi rituale "autocritica".

A prima vista la ristampa risultava tale e quale all’edizione precedente. Finanche le immagini sembravano le stesse. E lo erano, tranne che per taluni dettagli destinati a sfuggire a quanti non avessero avuto lo stesso fiuto di chi scrive.

Mettiamoci ora nei panni d’un ripetente che, dopo una meritata tirata d’orecchie, si fosse trovato a sfogliare la "nuova versione" del testo dell’anno prima. Arrivava, poniamo a pagina 21, e s’imbatteva nella sapiente zoomata sul palco d’onore riservato ai big troneggianti sulle sfilate della Piazza Rossa. Se la riguardava distrattamente (roba già vista) e passava oltre. Qualora, invece, quantunque duro di comprendonio, avesse avuto una memoria visiva particolarmente sfiziosa, la cosa lo avrebbe lascerebbe alquanto incerto. "Eppure……." (ed ecco intuire la mancanza d’un qualcosa). Raro riuscisse ad andare oltre la constatazione d’un Kusciov visibilmente ingrassato; proprio come il collega Bulganin che gli stava a lato. Ora, non è che i due avessero approfittato del lasso editoriale per correre ad abboffarsi come maiali. La causa della variante? Tutta colpa di Beria, che, nel frattempo, s’era fatto fucilare prima che riuscisse a riservare analogo trattamento ai suoi allegri compari. Un bene, tutto sommato. L’ex capo della polizia non era tipo da andare per il sottile; diciamo pure che avrebbe fatto fuori come niente l’intero nucleo del Comitato Centrale. Un’ipotesi, questa, che avrebbe messo a dura prova la professionalità del curatore della nuova versione (costretto, suppongo, a riproporlo da solo e più gonfio d’una mongolfiera).

Siffatta tecnica, resa possibile dalle svariate manipolazioni cui si presta la riproduzione fotografica della "realtà" non era tuttavia esente da svantaggi; rappresentati, nella fattispecie, dall’esistenza di incorreggibili bibliofili. Chiaro che per chi avesse conservato le varie ristampe sarebbe stato tutt’altro che impossibile risalire alle origini del marchingegno. Molto più improbabile che l’accaparratore di libri assumesse atteggiamenti da esperto enigmista; la Siberia non figura tra le regioni particolarmente appetibili ed i lavori forzati non costituiscono, di norma, il top delle occupazioni più ambite.