RITMO
(Ogni riferimento all’omonimo modello di auto Fiat è da considerarsi del tutto impossibile)
Parola che la mente associava un tempo al suono lento o indiavolato dei ballabili. Al solo sentirla il pensiero spaziava dal Charleston alla Samba; correva alle balere ed era naturale che evocasse con dolce nostalgia le tattili sensazioni provate con la dama di turno.
Un sinonimo di momento lieto, spensierato e forse anche condito con un pizzico di trasgressione.
Oggi, se ci pensate, la sola pronuncia provoca effetti del tutto diversi; simili, sostanzialmente, ad un attacco di vertigini.
Quando, specie nel tardo pomeriggio, in ufficio si comincia a battere la fiacca, c’è sempre chi è pronto ad incitare "Ritmo, ragazzi ! Ritmo!" , e non è che intenda stimolare gli impiegati a prendersi una salutare pausa dal lavoro ballando il tango con le colleghe.
Ritmo è diventato sinonimo di frenesia. Non si parla d’altro, se ci fate caso, che di ritmi della vita moderna, ritmi di produzione, ritmi delle scadenze. Tutte cose che ci fanno sentire come se perfino la permanenza in toilette debba sottostare alle regole imposte da un inflessibile orologio il cui ticchettio diventa sempre più serrato ed ossessivo.
Una realtà drammatica cui nessuno riesce a sottrarsi. Dagli operai in catena di montaggio agli addetti ai call-center, mentre, per quanto riguarda gli artigiani, pare sia giunta l’ora di loro un severo addestramento nelle pratiche sciamaniche finalizzate al raggiungimento dell’ubiquità.
E che dire dei manager ? Catapultati nell’era delle privatizzazioni, sono costretti a fare i conti con quei "parametri di produttività" che non promettono nulla di buono. Fateci caso e scoprirete che, al pari degli altri mortali, stanno prendendo confidenza con quelle trappole da tasca comunemente denominate agende elettroniche. "Viva la praticità !"
Fate circolare un individuo con l'organizer in una tasca ed un cellulare nell’altra e potrete avviare le vostre puntate su quanti giorni ci vorranno prima che finisca dallo psichiatra.
Quando affronto questi argomenti rischio di mettere a repentaglio la ventennale amicizia che mi lega a mio cugino Ernesto. A sentir lui saremmo pur tenuti a pagare qualche prezzo ai vantaggi del progresso. "Ti sarebbe piaciuto"…esordisce "vivere nell’’800 ? Un viaggio di 100 chilometri ti avrebbe portato via un paio di giornate. E…..poniamo che avessi avuto bisogno d’un intervento chirurgico…come la mettiamo con l’anestesia ? Nisba ! Se solo t’avessero cavato un dente avresti urlato peggio d’un contribuente alle prese con un accertamento". Io controbatto che quei cento chilometri li avrei fatti in carrozza, forse anche rompendomi le ossa, ma senza fretta e, soprattutto, niente e nessuno mi avrebbe costretto ad agitarmi come un dannato in un traffico che inghiotte annualmente tante migliaia di disgraziati. Evito poi di affrontare l’argomento salute per non umiliarlo. Una discussione sulle nuove malattie, causate proprio da quel progresso che gli sta tanto a cuore, è un tema che metterebbe a nudo l’ignoranza del mio interlocutore.
Pare che una persona su tre sia destinata a crepare d’infarto. C’è da crederci se pensiamo che, da quando apriamo gli occhi al mattino per richiuderli (scadenze cambiario-fiscali consentendo) alla sera, ormai non facciamo altro che agitarci come trottole impazzite.
Ve li ricordate i negozi d’una volta ? Prendiamone uno a caso; la rivendita di piccoli elettrodomestici. Trovavate, entrando, una sonnacchiosa commessa che distoglieva lo sguardo dal fotoromanzo per scrutarvi tutta assorta da capo a fondo. Naturalmente, se la figliola lo meritava, avevate tutto il tempo per attaccare bottone, sondare se ci stava, avanzare garbate proposte. Se dovevate acquistare qualcosa non era proprio il caso di rompersi la testa nell’imbarazzo della scelta. L’unico dilemma poteva riguardare la marca, ma trattandosi d'una semplice questione di prezzi, probabilmente lo avevate già risolto uscendo da casa.
Provate un po oggi ! Quand’anche a servirvi ci fosse la Ferilli capireste dalla sua fredda gentilezza che la tipa, stanca e nervosa com’è, non ci metterebbe molto a mandarvi a quel paese. Che volete ? La colpa non è sua e nemmeno del femminismo. Sta di fatto che, per la poveretta, è come se il numero dei clienti d’un tempo si fosse moltiplicato. Non pensiate che si siano triplicati gli incassi; è anzi probabile che la baracca giri male (al punto da far coincidere il nervosismo con l’autentica incazzatura). E’ che oggi quanti mettono piede in siffatti locali pare lo facciano girando con il teschio in mano (tanto è amletica la loro posizione). Prima di decidersi a comprare qualcosa (e sempre che lo facciano) dovranno barcamenarsi nella scelta tra un’infinita varietà di modelli, sui quali loro per primi non riescono a raccapezzarsi. Un telefono cellulare ? E’ una parola ! Ce ne saranno, a parità di prezzo, almeno una trentina (senza contare quelli della nuovissima generazione tanto reclamizzati da mamma TV).
La sventurata che vi sta di fronte, rintontita a sua volta da diluvi di domande cui nemmeno Bill Gates saprebbe trovare risposta, si rivolge al commesso di rinforzo il quale, manco a dirlo, è alle prese con problemi analoghi. Non le resta che frugare tra lo scatolame retrostante alla disperata ricerca di questo o quell’ opuscolo, mentre dal fondo della sala dardeggia, lo sguardo di rimprovero del titolare che fissa alternativamente la ragazza e l’orologio a significare "Ritmo figliola! Ritmo!"
Nel frattempo si accodano al primo altri indecisi; attendono il loro turno per tre, quattro minuti al massimo, poi, condizionati a loro volta dalla dannata fretta che non risparmia nulla e nessuno, abbandonano sbuffando il locale.
" Mille volte meglio la vita dell’impiegato !" Potrebbe osservare qualcuno, pur valutando che passare la vita col c. incollato ad una sedia non è stato, non è e, con ogni probabilità, non rappresenterà nemmeno in futuro il massimo delle soddisfazioni cui un essere umano possa aspirare.
Sapevo che ci sarebbe cascato. Chi ragiona così non fa parte della categoria o appartiene alla schiera dei pensionati di lunga data.
Certo che,…una volta, la vita di quella gente non era gran che diversa da come la descriveva Courteline nel suo libro sulle mezze-maniche.
C’è stato un tempo in cui, decorosamente mimetizzata dietro cataste di pratiche in eterna attesa di smaltimento, la categoria impiegatizia godeva del privilegio di prepararsi la colazione (e qualche volta anche il pranzo). Il soggetto portato alla lettura era libero di far spaziare la propria ricerca da "I promessi sposi" (quanta gente ha preso la maturità in quel modo) alle castigate riviste dalle quali il porno faceva appena capolino. Non mancavano, per i più intraprendenti, condizioni di galeottismo ambientale che, complice la frequente latitanza del capo, favorivano il sorgere e l’ingarbugliarsi di languide passioni. Tutt’altra musica per la donna con la testa a partito, che si limitava ad oculati controlli dei prezzi prima di decidersi a fare la spesa nei negozi prossimi all’ufficio.
Certo che, talvolta, qualcuno finiva col pagare a caro prezzo siffatta libertà. E non alludo all’ipotetica eventualità d’una indiscreta ispezione, ma al caso specifico di mio nonno che, afflitto dal morbo del gioco, proprio in ufficio s’era giocata al tre-sette una discreta fortuna.
Oggi ?
A ricordo di quei tempi beati restano solo le pile di scartoffie; indistruttibili, impenetrabili, polverose e monumentali. Ma per il resto, quanti cambiamenti !
Ora che sentono traballare il sostegno del deretano i dirigenti fanno a gara nel presidiare gli uffici e, tanto per dare una parvenza di utilità al proprio ruolo, sottopongono i subalterni a continue riunioni. A sentir loro si tratta di coinvolgere nelle problematiche gestionali le c.d. risorse umane. Di fatto, si moltiplicano simposi la cui frequenza è inversamente proporzionale all’utilità dell’inizitiva. Come si fa ad imporre lezioni di marketing a gente che ha superato a stento la scuola dell’obbligo, percepisce stipendi da fame ed in molti casi è prossima al pensionamento ?
Così.
Poniamo che il Rag. Rossi voglia "sfiziarsi" con la collega che opera ad un palmo da lui. Una volta il difficile stava tutto nel riuscire a convincerla. Oggi che anche queste faccende vanno per le spicce ci vuol poco a capire se l’altra ci sta. Il difficile, in caso di positivo riscontro, sta tutto nel conciliare siffatte effusioni con i ritmi dell’ufficio.
"A cena ? Con piacere !…No, stasera è impossibile…..per via del corso di excel. Domani…ecco! Sarebbe ideale…"
"Manco a pensarci….Capirai…..la terza riunione del master sulla comunicazione….." L’uomo consulta nervosamente l’agenda scuotendo il capo ad ogni pagina. S’arresta ed il volto gli si illumina di botto "sabato !"
L’altra risponde con un sospiro "E con lo straordinario come la metto ? Questa settimana le riunioni operative hanno preso tanto di quel tempo che….."
Se la passione è proprio travolgente, scontato un ricorso alle ferie (improponibili col da fare che c’è) non avranno altra alternativa che mettersi in mutua.
Volendo emulare l’esempio del suo antenato, il Geom. Bianchi, mimetizzato dietro il massiccio roccioso delle pratiche ereditate dal de cuius, ha appena addentato un panino al prosciutto quando il telefono prende a squillare. Deglutendo a fatica, l’impiegato risponde, riattacca, riaddenta, ma subito il cellulare di servizio provvede a mandargli per traverso il secondo boccone. Prima di procedere oltre lo sventurato stacca entrambe le linee. Si affaccia, per precauzione, a gettare uno sguardo lungo il corridoio. Rientra, allunga le mani sul fagotto che ha appena scalfito quando lo schermo del personal segnala posta urgente in arrivo. Decide di vedere subito di che si tratta. Meditando di barricarsi subito dopo in latrina con l’agognato panino, l’uomo clicca sul mause. Entra il capo il cui sguardo s’appunta sul corpo del reato "Figuriamoci se Bianchi rinunciava ad ingozzarsi!……..Siamo in arretrato ! Quante volte dovrò ripeterlo ? Cristo, Ritmo…Ritmo!"
L’ossessione del rapporto "cose da fare-tempo per farle" non ci da tregua e continua a perseguitarci anche quando siamo in casa, al punto da rendere inutile la presenza dell’articolo pantofole tra le pareti domestiche; credo che non passerà molto e le vedremo appese al muro del soggiorno perché tengano compagnia ad altri aggeggi del beato tempo che fu (tipo macinino del caffè, lume a petrolio e miniarcolaio). Credetemi, anche il pigiama comincerà a vedersela brutta dal momento che, per lo sfinimento da stress, il c.d. riposo ristoratore dovrà cedere il passo ai colpi di sonno. Finirà che ci risveglieremo in poltrona vestiti di tutto punto e convintissimi, sulle prime, di essere stati tramortiti da malintenzionati penetrati mottetempo per derubarci.
Esagerazioni ?
Tornate dal lavoro stracchi morti. Non fate in tempo ad aprire la porta che già la moglie vi porge il telefono ("fortuna che sei arrivato…."). Lo riponete e, "c’è posta per te !" (raro si tratti di buone notizie). Segue lettura del referto medico sulle tonsille del figlio più piccolo. Il cane intanto, convinto che la cosa vi tonificherà, non smette di aggrapparvisi ai pantaloni. Riuscite a guadagnare il salotto lasciando fuori la bestiola e sprofondate in poltrona. Avvertite fastidio al sedere. Per forza ! Vi eravate adagiati sui questionari tutt’ora in paziente attesa di compilazione. Provate a concentrarvi quando l’urlo improvviso di chi aveva dimenticato qualcosa sul fuoco vi manda le carte per aria. Le raccattate, ma vi giunge dalla strada il rumore d’un botto. Correte ad affacciarvi. Fortuna ha voluto che, almeno per questa volta, l’auto in sosta non è stata bocciata. Profondo sospiro di sollievo troncato a metà dallo scampanellio della porta. E’ il Cav. Guidi che sollecita la vostra presenza in androne (avete scordato che c’è assemblea di condominio ?). E si potrebbe continuare all’infinito.
L’affanno che precede, accompagna e conclude le nostre giornate è tale che, pur evitando il ricorso al telefono amico, gradiremmo un minimo di comprensione. Accendendo il televisore ci giunge invece puntuale lo sberleffo di chi, con la scusa della pubblicità, pare abbia pianificato le più efferate tecniche di sfottimento via etere.
Siete afflitti dalla scadenza di tratte e cambiali ? La valletta di turno non fa che parlarvi di comode rate. Ulcera e gastrite da stress vi costringono a diete rigorose ? Non manca chi vi spiattella sotto gli occhi i più gustosi e proibiti manicaretti. Siete con la lingua fuori dai denti per una giornata senza fiato ? Ed ecco le provocatorie immagini di allegre famigliole che pare non abbiano altro da fare che svolazzare spensierate per prati in fiore, pedalare pigramente in gruppo lungo itinerari sconosciuti al traffico o felici di adagiarsi sul materasso che assicura sonni lunghi e tranquilli.