LA "SFIGA"
"Solo lo stolto non teme l’accanimento della fortuna" Bella frase che l’aneddotica pone in bocca a Ludovico il Moro ed è originata dal fatto che il personaggio, dopo aver avuto un culo da superenalotto, s’era visto piovere addosso un accidenti dopo l’altro.
Nella vita concreta i momenti negativi si alternano, di norma, a quelli positivi, ma è una media che fa il paio con i rinomati polli delle statistiche; laddove, ammesso che ne risulti uno a testa, ci sarà sempre il giorno in cui qualcuno ne sbaferà due, tre o più lasciando altrettanti individui a bocca asciutta.
Il signore di Milano aveva vissuto un’esperienza simile a quella di chi, dopo aver mangiato pollo tutti i santi giorni e per svariati anni, si vedesse costretto, di punto in bianco, a rivoltare i cassonetti della spazzatura nel disperato tentativo di mettere d’accordo il pranzo con la cena. Non si capisce cosa avesse da lamentarsi dal momento che, quantunque sbilanciato, il suo rapporto fortuna-sfortuna restava comunque tale da rientrare perfettamente nella media.
Chi volesse affrontare il problema lasciando da parte i proverbi e rifacendosi alla constatazione del reale giungerebbe prima o poi a classificare i viventi in quattro categorie:
cularghi (abbreviazione di culi-larghi)
fortunati
sfortunati
sfigati
I primi, rarissimi, sono quelli del tutto invulnerabili alla malasorte. Quand’anche li si facesse precipitare dai piani alti d’un edificio il loro volo coinciderebbe cronometricamente con il passaggio d’un camion carico di materassi. Potrebbero commettere le peggiori carognate senza essere sfiorati dalla galera. Messi alle prese con gli affari tradurrebbero in oro sonante le imprese più sballate. E se anche incappassero in qualche disastro di proporzioni bibliche potete scommettere che ne risulterebbero gli unici supersiti.
Occorre riconoscere che, nei loro confronti, la malasorte si trova sempre con le mani insaponate.
Seguono a ruota i fortunati; soggetti che non chiudono mai in pareggio i loro conti con gli incerti dell’esistenza. Ampio o ristretto che sia, disporranno pur sempre d’un margine positivo che li trattiene di diritto nella casistica.
Rovesciate l’asserto ed eccovi alle prese con gli sfortunati.
Rivelando grande superficialità di giudizio, alcuni ritengono sfigate le persone del tutto allergiche alla fortuna. Di fatto, il profano, giudicando riduttivamente, tira a considerare la sfiga un sinonimo della sfortuna, mentre chi ha qualche dimestichezza con entrambe le cose sa benissimo che la seconda sta alla prima come il raffreddore alla broncopolmonite.
Un esempio di persona semplicemente sfortunata ? Il tale che, al rientro dalla ferie, resta bloccato per giorni da un improvviso sciopero degli aeroportuali.
E lo iellato ? Un tizio che, decidendosi ad una vacanza dopo una vita di duri sacrifici, va ad incocciare un certo volo con destinazione New York alla data dell’11 Settembre.
La storia, che alcuni vogliono sia maestra di vita, reca non pochi esempi di celebrità riconducibili ai due estremi della classifica.
C’è mai stato un pirata più delinquente, attaccabrighe e dissoluto di Morgan ? Anche la meno dotata delle fattucchiere non avrebbe faticato a pronosticargli la forca. L’elefantiasi anale che indubbiamente lo contraddistingue permette, invece, al personaggio (celebre per aver ridotto con le pezze al culo mezza popolazione delle Antille dopo averne spedito il resto all’altro mondo) di concludere i suoi giorni da rispettabile pensionato della corona (governatore della Giamaica) con tanto di licenza di uccidere nei confronti dei suoi antichi compagni di bisboccia.
Andiamo ora a gettare un'occhiata tra gli sfigati d'ogni tempo e paese, e chi ci troviamo in testa alla lista ? Il buon Donatien Alphons De Sade.
Figuratevi il rampollo di un'antica ed opulenta nobiltà, intelligente, colto e di bell'aspetto. Chiaro che, salute permettendo, non si stenterebbe ad immaginarselo proiettato, quanto meno, nella categoria dei comuni fortunati.
Andiamo ai fatti.
Tanto per cominciare, lo sventurato si ritrova accanto una moglie che la pietà per i trapassati induce a definire semplicemente inappetibile. Becca una suocera che è la quintessenza della cattiveria; al punto da farlo sbattere in galera non appena quello abbozza un tentativo di trasgressione nei riguardi della cognata (per altro consenziente).
Il poveretto non faceva in tempo ad uscire da un carcere che già la megera s’affrettava a farlo rinchiudere in un altro.
Anche se marginalmente coinvolto in un giro di cantaride (surrogato settecentesco della cocaina, n.d.r.) il soggetto doveva essere quanto di più mite il XVIII secolo fosse in grado di partorire. Lo dimostra il fatto che, anzichè concentrarsi sul come far fuori la vecchia alla prima licenza premio, dedicava tutto il tempo a scrivere racconti e romanzi. Cristo ! Avesse avuto la soddisfazione d'un pur modesto premio letterario. Niente ! Più scriveva e più anni di carcere gli davano.
"Ha da venì la Rivoluzione !" rifletteva il meschino quando l'angoscia minacciava di prendere il sopravvento. Ed effettivamente la demolizione della Bastiglia lo trasformò per un po nel più felice degli sfrattati.
Guai, tuttavia, allo sfigato che, vedendo scemare il proprio carico di disgrazie, s'illuda che la malasorte possa averlo dimenticato.
Ridotto sul lastrico, senza uno straccio di mestiere che gli consentisse di tirare avanti, cos’altro poteva fare se non continuare a scrivere ? Qualche altro paio di fantasticherie ed eccolo spedito dapprima nuovamente al fresco, poi addirittura in quel dannato manicomio di Charenton dal quale non sarebbe più uscito.
Per quanti rimedi vada a cercare scartabellando nel ricco armamentario della superstizione è difficile per lo sfigato imbroccarne di veramente validi. Potrà adornare casa con soprammobili fortafortuna; inchiodare alle porte ferri di cavallo, agghindarsi con corni e zampe di coniglio. Al momento giusto, state pur certi che la iella riuscirà a sgattaiolare fra gli amuleti per attaccarglisi addosso peggio d’una calamita.
Se prendiamo a riferimento il settore salute è giocoforza constatare come, oltre a beccarsi ogni primizia di quelle febbri influenzali che funestano l’autunno, costituisce il naturale bersaglio di malattie strane, rarissime, esotiche o, addirittura, considerate scomparse da secoli.
Non parliamo di affari. Dovesse ereditare il maggior giacimento petrolifero subito spunterebbe, da qualche parte, l’inventore del motore ad acqua. Se tirasse su un’impresa di pompe funebri l’inaugurazione della ditta non potrebbe non coincidere con il lancio del farmaco in grado di allungare a dismisura la durata dell’esistenza. Ed ho il fondato sospetto che l’epidemia della mucca pazza possa essere scoppiata dopo che un tizio di mia conoscenza, risultata vana ogni ricerca d’occupazione, s’era deciso ad aprire una macelleria di carne bovina. Significativo, poi, che, dopo il fallimento dell’impresa, abbia ripiegato su di un’agenzia di viaggi transoceanici.
Unica speranza per gli sfigati ? L’eventualità che un qualche ricercatore vada ad individuare il gene della loro menomazione. Qualora risultasse impossibile modificarlo sarebbe socialmente corretto predisporre appropriate provvidenze risarcitorie; tipo pensione d’invalidità con l’aggiunta di congruo assegno d'accompagnamento (da devolversi a persona incaricata di sorvegliare il soggetto quando s’accinge a transitare in zone interessate da lavori in corso, smottamenti, caduta massi ecc.).
Meglio sarebbe, una volta accertato l’handicap, addestrarli in massa alle maggiori imprese criminali. S'inaugura l'anno giudiziario ed il magistrato addetto alla prolusione di rito si trova nell'imbarazzo di concionare in maniera convincente sulle ragioni alla base del picco verticale registrato dalle statistiche del malaffare.
Provvisto di sufficienti motivi per chiudere la partita con questo mondo, il comune mortale opta per il suicidio. Un’estrema risorsa decisamente negata alla sfigato. Basta sfogliare le cronache dei quotidiani per rendersene conto. Se cerca d'impiccarsi, si sfonda la sedia prima che abbia messo il cappio; in alternativa: si spezza la corda o gli cade addosso la trave a cui è fissata. Se si lancia in un qualsiasi specchio d'acqua trova sempre chi s'incarica di strapparlo all’oblio della morte. Quand'anche si barricasse a tripla mandata nel cesso per chiudere la partita in assoluta privacy, potete star certi che la pistola s'incepperebbe, ed anche ripiegando sull'ingestione di letali pastiglie, scoprirebbe, a cose fatte, d'aver scambiato il flacone dei sonniferi con quello dei lassativi.
Occorre rassegnarsi.
Unica chance per membri della poco invidiabile congrega? La possibilità di aspirare alla celebrità post mortem. Concentratevi su di un qualsiasi calendario che rechi l'elenco dei santi. Estrapolate i martiri ed è probabile che almeno un buon 50 per cento dei nominativi restanti si riferisca a persone appartenute in vita alla categoria degli sfigati. Come avranno fatto a finire sugli onori degli altari ? Semplice ! Avranno offerto a Dio il carico delle proprie sofferenze, limitando al minimo le bestemmie e ricorrendo solo per lo stretto indispensabile a talismani ed amuleti. Tuttavia, quantunque onorati nelle ricorrenze liturgiche ed invocati dagli appassionati del lotto, non potrebbero esimersi dal conservare qualche astio verso il calendario stampato per ricordarne le gesta. Lo sfigato conserva, infatti, fra le altre peculiarità, quella di nascere in anni bisestili, andando ad allietare le attese di mamma e papà in quel fatidico 29 Febbraio che li costringe a ricevere i doni per l'onomastico solo una volta ogni quattro anni.