SITI IMPOSSIBILI

 

Gran bella invenzione l’Internet. Peccato che alcuni se ne servano secondo la stessa logica dello zio Alfredo.

Cosa c’entra, ora, lo zio Alfredo?

Era, pace all’anima sua, uno che, sotto Natale, come in prossimità della Pasqua, compilava accuratamente un cospicuo numero di biglietti augurali, che ripartiva con ponderata equità su di un incredibile numero di burocrati, avvocati e magistrati sparpagliati un po’ ovunque in città.

Imbustava tutto con la massima diligenza. Poi, anziché attaccarsi alla più vicina cassetta postale, cominciava a scarpinare senza sosta di ufficio in ufficio per recapitare a mano i manufatti della sua gentilezza. Un’impresa che lo lasciava mezzo morto, ma anche soddisfatto all’inverosimile.

Siffatta consuetudine, derivata da abitudini del tempo che fu, s’era consolidata al punto che avrebbe destato negli uscieri di mezza città serie riserve sulla sopravvivenza del mittente, qualora non lo si fosse visto spuntare almeno una settimana prima delle fatidiche scadenze.

Per gli immancabili detrattori il poveretto avrebbe tirato a risparmiare sui francobolli. Un’insinuazione bell’e buona, dal momento che ciascuno di questi tour aveva per epilogo l’acquisto di un nuovo paio di scarpe.

Perché, vi starete chiedendo, s’ostinava ad infliggersi una penitenza che, oltretutto, fuoriesce dal novero di quante spalancano le sacre porte dell’indulgenza?

Discreto finchè si vuole, il gesto implicava forme di velato ricatto, dal momento che consentiva allo scrivente di ficcare il naso nelle faccende altrui; senza trascurare di aggiustare le proprie.

Naturalmente, per quanti restavano coinvolti nella faccenda, la cosa non poteva non tradursi in una insopportabile rottura di coglioni.

Poniamo che il capo-servizio della ditta Taldeitali se la stesse squagliando dall’ufficio per dribblare la visita d’un creditore (raggiungere l’amante, o correre a far la spesa). Transitando per la guardiola s’imbatteva nello zio Alfredo, che per nulla al mondo lo avrebbe mollato prima d’essersi documentato sulle condizioni di salute del fuggitivo, della consorte e connessa figliolanza. Poi, dato che c’era, risultava del tutto naturale approfittarne per strappare allo sventurato preziosi dettagli sull’andamento di qualche pratica particolarmente rognosa. Una situazione che poneva il malcapitato di turno in condizioni non dissimili da quelle che affliggono quanti vengono bloccati per le scale mentre si affannano a raggiungere i servizi igienici.

Gran bella invenzione la posta. Peccato che, per Alfredo, era come non esistesse.

 

***

 

State gironzolando senza meta, ma, ormai disavvezzi alla disponibilità di tempo libero, proprio non sapete come trascorrere la serata.

Il tabellone pubblicitario d’un cinema annuncia la proiezione de I promessi sposi.

Sarà un colossal, pensate, e vi augurate, raggiungendo il botteghino, che sia meno palloso dell’omonimo capolavoro trasmesso in tv (dove un incredibile numero di puntate ha fatto vendere alla Mondella montagne di detersivi, salumi e profilattici).

Poniamo che il buio della sala venga squarciato dalla proiezione ultrapanoramica della prima pagina del libro.

"Quel ramo del lago di Como…..". Diavolo d’un regista! Pensate – Bella trovata quella d’introdurre a stò modo lo spettacolo, e vi spaparacchiate in poltrona per godervelo come Cristo comanda.

Di paragrafo in paragrafo la schermata scivola lentamente al fondo della pagina.

Vi aspettate di veder spuntare, da un momento all'altro, un attempato parroco di paese che, breviario alla mano, se ne va a spasso per i c. propri lungo un viottolo di campagna. Invece il proiettore vi scodella la pag.2. Scoprirete, poi, con raccapriccio, che, dietro ad essa, numerose altre premono in lista d’attesa.

Chi ha girato il film s’è limitato a riprendere, pagina dopo pagina, gli eventi dell’ingarbugliata vicenda; dagli avvertimenti mafiosi rivolti a Don Abbondio fino alla ricongiunzione degli spasimanti (Trattandosi di castigato romanzo dell’800 non potreste nemmeno sperare in un intermezzo sul tipo di quello servito alle recenti anteprime di Cannes; dove gli scialbi protagonisti d’una scialba vicenda si sforzano di movimentarla alla bell’e meglio intrattenendosi a lungo in performances care al duo Clinton / Lewinshy - n.d.r.).

All’assenza d’azione propria del lungometraggio si contrapporrebbero le reazioni dei disgraziati spettatori che, dopo aver retto per qualche minuto a questo nuovo efferato genere di presa per il c., scatenerebbero un casino della madonna. L’operatore, abbandonata per tempo la cabina di proiezione, potrebb’essersi rifugiato (prudenzialmente) nella toilette del vicino bar. Non così l’ignaro bigliettaio che, assorto sul cruciverba, non avvertirebbe l’approssimarsi della bufera e finirebbe difilato al pronto soccorso.

 

***

 

Il pensiero corre ai ricatti dello zio Alfredo ogni qualvolta m’imbatto in siti, che, con perfidia di gran lunga maggiore, nascondono, sotto l’etichetta dell’associazione amatorial-culturale insidie degne del complesso di lenze che i pescatori assicurano nottetempo agli scogli (per consentire alle anguille di correre a fottersi con le loro stesse pinne).

Mi spiego.

Poniamo che intendiate effettuare una ricerca sulla storia della gastronomia. Digitate su di un portale le parole chiave che vi sembrano più opportune.

Avete ancora il dito sul muse che vi si para davanti un elenco di siti tanto lungo e complesso da crearvi qualche imbarazzo.

Scartate d’istinto il dominio di "Raffaele Cacace - grossista in salsicce e prosciutti". Idem per la "Premiata salumeria dei ‘Buongustai di Roccacannuccia’.

Spunta, alla dodicesima pagina, un "Rifugio del buongustaio". Qualche occhiata sarà più che sufficiente a chiarirvi che non fa al caso vostro. Tanto più che le scarne indicazioni di tipo agrituristico risultano abbondantemente surclassate da nutriti quanto prurigginosi elenchi di club privè nescolati a bella posta da accorti imprenditori (che devono aver meditato con profitto sull’antico motto "di gola in preda e di carnal diletto").

"Gastronomia ieri, oggi, domani" potrebbe fare al caso vostro. Cliccate.

La home page è decisamente accattivante. Grazie al sapiente impiego delle tecniche flash vi spara, alternandole in eleganti dissolvenze, nature morte e stampe di antichi banchetti. Pigiate sull’Enter. Ma, in luogo di una ouverture con panoramiche di antiche scorpacciate, vi si presenterà una scheda simile in tutto al più burocratico dei prestampati. Impossibile accedere alle delizie della sapienza culinaria evitando il recinto della registrazione.

Se l’accortezza non è il vostro forte vi affretterete a compilare tutta una serie di campi obbligati e facoltativi. Riempirete come meglio potrete finestre di dialogo ed autorizzazioni varie, senza sottrarvi alla più coscienziosa delle interviste su abitudini e preferenze agroalimentari dell’intera famiglia.

Una volta approdati all’agognato sancta-sanctorum non ci metterete molto per capire che si tratta di ennesima presa per il c.. Qualche ricetta copiata dal libro di suor Germana, immagini di arcinote scene conviviali (peraltro disposte malamente), brani di libri che l’ultimo dei rigattieri non esiterebbe a tirarvi dietro e, per finire, una foto tanto sfocata da lasciarvi seri dubbi che possa trattarsi d’una tavola imbandita.

Abbandonerete sdegnati la ricerca, convintissimi che la cosa sia finita lì. Un errore che la posta elettronica s’incaricherà di rivelarvi quando, di lì a poco, allertati dall’avviso di messaggio in arrivo, vi precipiterete ad aprirla.

Vuoi vedere che zia Adelina s’è decisa a concedere la tanto attesa fideiussione? Dovrete vedervela, invece, con una missiva dal tono mellifluo cui terrà dietro un inventario enogastronomico più articolato, esauriente e variopinto degli opuscoli che si ostinano a schiaffarci nella buca delle lettere.

Ahi voglia a cestinare ! Chi sta dall’altro capo del terminal non è tipo da mollare. Cambierà nome, stile e ragione sociale pur di riuscire a fottervi a suo piacimento tutte le volte che metterete mano all’e-mail.

 

***

 

Con l’ipotesi numero due è peggio. E mi meraviglio che ancora non ci sia un cane capace di obbligare per legge certi siti ad apporre al centro della home-page scritte del tipo:

 

Se ne sconsiglia la consultazione a soggetti affetti da cardiopatie, stati d’ansia e crisi di panico.

 

Al pari del regista tuttora fermo al linguaggio del codex, esistono, anche se limitati a domini amministrati da enti pubblici, o paratali (leggi: sindacali) aree che paiono create all’unico scopo di far impazzire quanti vi si avventurano sprovvisti dell’indispensabile somministrazione di Valium.

Poniamo che abbia da porre un quesito relativo a normativa sul lavoro.

Ecco un’eventualità condizionata dalla semplice alternativa tra consultare domini di privati (smaniosi, manco a dirlo, di servirmi allo stesso modo dell’apprendista gastronomo) o accedere ai portali c.d. istituzionali che, non avendo più nulla da togliermi (le tasse che ci stanno a fare?) non c’è pericolo che si mettano a curiosare sulle mie generalità anagrafiche.

Tutto filerebbe a meraviglia, qualora non fossero usi a strafottersene anche di quel che cerco.

Scorrazzate soli soletti in un edificio con tante porte e vi scappa la pipì. Ne aprite una, un’altra, un’altra ancora, ma non c’è verso di azzeccare la toilette. Come vi regolereste? Vinti dalla disperazione, non vi resterebbe che farla contro il muro (deterrente che, praticato a più riprese, convincerebbe il titolare dell’ufficio a fornire visibili indicazioni sull’ubicazione del wc.). Reazioni impossibili quando si è alle prese con la rete. Oltretutto, i webdesigner di questi fottutissimi siti se ne guardano bene dal lasciare crepe del tipo registro degli ospiti, dove almeno sarebbe possibile scaricare i propri eccessi di bile.

Che si sia digitato in portale lavoro+normativa, o lavoro+diritto non ci si salva. Ovunque si vada a sbattere ci si troverà alle prese con una selva di bottoni creati, suppongo, per sola glorificazione di quanti si trovano dall’altra parte della staccionata.

CHI SIAMO (me ne frega assai!)

DOVE SIAMO (buono a sapersi nel caso debba sputarvi in un occhio!)

COMPOSIZIONE COMITATO (l’elenco dei ragni che, acquattati in rete, trovano di che vivere imprigionando sine tempore gli incauti naviganti).

Se appena digito una parola in un campo-ricerca tanto striminzito che non ci caccerebbe il cognome, mi saltano fuori interi volumi di decreti, note interpretative e disegni di legge, invariabilmente accompagnati dalle immancabili sentenze di Cassazione, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale.

E’ come se, recandoci in farmacia per una compressa contro il mal di capo, ci si rovesciasse addosso un intero scaffale di preparati.

Bisogna rassegnarsi a girovagare di pagina in pagina tirati per il naso da gente che dimostra per l’interattività la stessa predisposizione che ha il diavolo per l’acqua santa.

Conosco burocrati che vanno soggetti a crampi di stomaco se solo si allude alle chances offerte della moderne tecnologie informatiche. Potessero, non esiterebbero a sterminare i dissacratori della carta bollata, della modulistica, e di quelle amenità tipicamente nostrane rappresentate da code agli sportelli, che costringono gli italiani a giocarsi un buon trenta per cento dell’esistenza.

Riluttanti a contatti che prescindano dal sonnacchioso andirivieni di scartoffie, rasenterebbero l’orgasmo qualora si soffermassero sulla vista di postini intenti a pedalare con la prudeniale pigrizia consigliata dai picchi del traffico

Quesiti e responsi? Per via ufficiale.

Risultato?

Se si è alle prese con problematiche sindacal-contrattuali, occorrerà scarpinare fino alla sede del patronato. E per dubbi di natura giuridica niente e nessuno potrà risparmiarci la frequentazione d’uno studio legale.

Ve li ricordate gli scrivani pubblici? Sì, proprio quegli esponenti dell’antico precariato immortalati dallo Scarpetta di Miseria e Nobiltà? La maleassortita accoppiata Rete-burocrazia non ha fatto altro che precipitarci in una situazione molto simile a quella di una comunità dove tutti, bene o male, riescono a leggere e scrivere, ma sono impossibilitati a farlo per non urtare la suscettibilità della nobile congrega degli scrivani.

 

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