SORRISI
Il sorriso ? Riferito agli effetti della comicità s’è ridotto ad una variante stitica della risata. Più che naturale in una società che ha smarrito il gusto dello scompisciamento.
Una volta non era così. Poniamo che ci si riunisse a cena per commemorare l’amico scomparso. Lo svuotamento delle prime bottiglie causava la rimozione d’ogni traccia di cordoglio. Al secondo piatto c’era già chi s’era incaricato di rievocare episodi non proprio edificanti di vita comune. Prima della frutta ecco risuonare con fragore gli effetti causati dal ricordo di imprese boccaccesche e finiva che alcuni, stressati dallo sganasciarsi, proprio non se la sentivano di mandar giù il dolce.
Raramente la vera risata, quella capace di lasciarci con i fianchi doloranti, è conseguenza della battuta del singolo. Occorre, perché si verifichi, tutta una serie di circostanze che ne favorisca il crescendo della vis comica per determinare quel piacevole contagio cui di solito vanno esenti i rimbambiti e quanti hanno appena subito un protesto cambiario.
Nemico numero uno delle più autentiche esplosioni di buonumore resta il ritmo del vivere moderno che condiziona tutto e tutti. Difficile ridere mentre si corre per non perdere l’autobus, quando di continuo ci si concentra nervosi sul quadrante dell’orologio, quando non ci si rende conto, tanta è la fretta, nemmeno di ciò che si mette rabbiosamente sotto i denti. Non di rado corriamo addirittura il rischio di passare per coglioni ed è quando, al colmo dello stress, non ci riesce nemmeno di cogliere il senso dell’ultima barzelletta sui carabinieri.
Finito il tempo delle gioviali tavolate, quando proprio si vuole strafare ci si spinge in coppia ad una frugale consumazione in pizzerie dove la mefitica presenza di altri sventurati che sembrano predisporsi ad una veglia funebre è tale da toglierci l’appetito. Sai che spasso ? La cosa comincia ad innervosirci. Troviamo che la pizza fa schifo e, quel ch’è peggio, non riuscendo a trattenerci dall’esternarlo, accresciamo il senso di generale disagio che affligge l’ambiente.
Non si ride più. Ed ho il sospetto che la moda imperante delle diete sia tutt’altro che estranea a questo sciagurato fenomeno di mutazione genetica. Personalmente non mi riesce di dissociare la vocazione allo striminzimento corporeo da tante altre calamità che hanno contribuito a seppellire la voglia di buonumore. Se ci fate caso scoprirete che i rinsecchiti da trattamento ed i potenziali anoressici sono anche ferventi sostenitori del politically correct, camminano con la puzza sotto il naso, organizzano rigidamente la giornata, si deliziano di privacy, eccedono in perbenismo e sono a tal punto succubi del galateo da scoraggiare in partenza chiunque volesse rallegrare l’ambiente con qualche storiella pepata.
Se mettete piede in edicola troverete di tutto tranne periodici satirici. Ve li ricordate i tempi del Travaso, Candido, Calandrino ? Al giorno d’oggi chi andasse dal giornalaio con la ferma intenzione di sollazzarsi dovrebbe ripiegare sulle vignette de La Settimana Enigmistica; un effimero surrogato che sta all’autentico divertimento liberatorio come la saccarina allo zucchero.
Quanti non accettano una società proiettata verso modelli esistenziali cari al Savonarola cercano riparo dove possono. Non resta che appellarsi al cinema o alla televisione, pur sapendo che 90 su cento rischieranno la fregatura.
Nessuna ricerca, per quanto approfondita e supportata da avanzate tecnologie, è riuscita finora ad appurare le cause che hanno condotto all’estinzione la specie dei comici. Quanti pretendono di ricalcarne le orme risultano, per lo più, gente che avrebbe fatto bene a scegliersi un altro mestiere. Ahi voglia a strombazzarne presunte bravure; quelli proprio non farebbero ridere nemmeno ricorrendo a prolungate sedute di solletico. La colpa non è loro, ma di chi li seleziona con criteri che Dio solo sa. E dire che non ci vorrebbe poi molto per verificarne in partenza le potenzialità. Basterebbe costringere l’aspirante comico ad esibirsi in una qualsiasi piazzola di paese; fargli fare, a fine spettacolo, il classico giro col piattino e verificarne il contenuto. Risulta vuoto ? Con pochi spiccioli frammisti a bottoni ? Un bel calcione nel c. e sotto con un altro candidato.
Fallito in pratica lo stesso tentativo di sopperire alla crisi immettendo in un solo spettacolo terzetti, quartetti e quintetti di sedicenti maestri della risata, lo sconsolato spettatore si vede costretto a ricorrere ad altre fonti. L’Internet, traboccante com’è di barzellette, non sarebbe poi tanto male, se non fosse per il rizzamento di capelli dovuto a canoni, diritti, tasse e soprattasse che ne accompagnano implacabilmente l’uso. Non resta che rivolgersi alla televisione. Nemmeno quella è gratis, ma almeno offre il vantaggio che, se cedi ad un colpo di sonno, non ci sarà alcun marchingegno pronto ad addebitarti scatti per il tempo trascorso in braccio a Morfeo. Semmai occorrerebbe scansare le c.d. situation comedy; e non solo perché ad ogni risata di sottofondo saltereste sul divano peggio che se vi avessero mollato una sberla. Poniamo che la trasmissione non sia ancora riuscita a conciliarvi il sonno. Squilla il telefono. Correte a rispondere lasciando accesa la TV. Dall’altro capo del filo qualcuno vi sollecita col dovuto tatto la restituzione d’un prestito. E’ tanto cortese da scusarsi per il disturbo, ma "E’ proprio perché spese impreviste mi hanno lasciato a secco…". Mentre studiate una scusa per rinviarne la restituzione una fragorosa risata collettiva provvede a lasciare di m. il vostro interlocutore. A quel punto v’impappinate e, prima ancora che possiate abbozzare una spiegazione, l’altro ha già immaginato che ad un vostro cenno l’intera famiglia si stia scompisciando alle sue spalle. "Vedo che la cosa vi diverte….". Il creditore non fa in tempo a finire che resta tramortito da una seconda e più bestiale risata di gruppo. Non c’è Cristo che tenga. Avete chiuso ! Ridete ora, se ne siete capaci!
Altri Sorrisi
Tutto ciò che si perde in profondità lo si guadagna in estensione. Un detto la cui fondatezza salta agli occhi constatando che, mentre non si ha modo di ridere e nemmeno tanto di sorridere, si è sempre più circondati da soggetti che pare riescano a sopravvivere pubblicizzando dentifrici. Tutti volti che ignorano carie e mestizia. Non è che i rispettivi proprietari passino il tempo a ricordare barzellette o siano invulnerabili ai grattacapi che affliggono il resto dell’umanità. La cosa dipende dalla radicata convinzione che la misura del successo personale dipenda dalla maggiore o minore perizia dimostrata nel palesare al prossimo le caratteristiche della propria dentatura. Come spiegare altrimenti la famigerata esosità dei dentisti ? Non dovendo mostrare il c. ad ogni piè sospinto potrò tenermi il foruncolo che spunta sulla natica fin quando non avrò trovato chi sia disposto ad estirparmelo gratis. Impossibile regolarsi alla stessa maniera quando la malaccorta apertura d’uno sportello ci ha fatto volare un incisivo. Immaginate di uscire conciati a quel modo. Incontrate per le scale la nuova conturbante coinquilina che vi saluta sfoderando il più irresistibile dei sorrisi. Guai a liquidarla con un semplice cenno del capo. Capite, tuttavia, che se apriste la bocca i vostri tratti le tornerebbero in mente ogniqualvolta dovesse vedere un film dell’orrore. Fin troppo intuitivo che vi conviene raggiungere di corsa il più vicino studio dentistico (sperando di non incappare in qualche professionista reduce da accertamenti fiscali).
Non c'è manifesto pubblicitario privo di volti sorridenti. Unica eccezione: l'austera reclame delle pompe funebri che, tuttavia, almeno per quanto riguarda la mia città, tende ad una rapida omologazione quando accosta il proprio messaggio al ritratto incorniciato d'una vecchietta con l’espressione di chi ha appena realizzato un terno a lotto (come dire: "Un vero piacere farsi seppellire da costoro!") .
Volendo tentare una carrellata tra le espressioni facciali che simulano buonumore sarebbe impossibile non piazzare in testa di lista il sorriso modello "permanente ed inossidabile" (quello di esclusiva competenza dei politici)
L'inesperienza adolescenziale mi procurava al proposito qualche amletico interrogativo. Mi chiedevo come c. facessero i giornalisti a riprendere quella gente sempre e dovunque nell'espressione più azzeccata. Avrei capito più tardi che la foto, scattata una sola volta, veniva archiviata per essere utilizzata a corredo di qualsiasi servizio stampa riguardasse l'interessato. Di rigore per l’onorevole il ricorso ad autentici professionisti del ritratto; gente capace, per intenderci, di domare il tizio incazzato che proprio non riesce ad assumere l'espressione della Gioconda. E se si è alle prese con facce deformi o cimiteriali ? Farli sorridere ? E' una parola! Per tirare dalla fotocamera qualcosa di decente i fotografi più accorti hanno dovuto spesso rimpiazzare l'uccellino con una grossa busta da lasciar penzolare a mezz'aria al momento dello scatto
La trovata dell'immagine precotta ha di brutto che non sempre si dimostra all'altezza della situazione. Va bene il mezzobusto che arriccia le gote quando si parla di provvedimenti occupazionali. Assai meno quando, con la stessa espressione, caccia il capo nel bel mezzo d'un articolo sulla la necessità di nuove imposte (tutto indurrebbe a credere che il soggetto provi gusto a vederci sgonfiare il portafoglio).
Meno elitario e decisamente più democratico: il sorriso sadico.
Un'espressione concessa a tutti (non esclusi gli sdentati) e che ti si materializza in volto spontaneamente; quando meno te lo aspetti . Non è tale, in altri termini, da richiedere estenuanti simulazioni preparatorie davanti allo specchio della toilette (tappa d'obbligo per chi invece intenda cimentarsi in richieste di aumento salariale).
Può degenerare, talora, nel ghigno satanico; come accade, di norma, quando ci riesce di assestare una pedata al gatto del vicino sorpreso a rovistarci la cucina o anche vedendo inciampare malamente per le scale il padrone di casa che ci ha appena ritirato la pigione.
E che dire del sorriso acido ?
La signora Mara mostra orgogliosa all’amica la nuova lavatrice. L’altra è obbligata a schiudere cortesemente le labbra mentre si rode al pensiero di dover tirare avanti con l’elettrodomestico regalatole vent’anni fa dalla zia buonanima.
Non manca il sorriso a calibratura variabile. Quanto di più elitario sia possibile immaginare dal momento che il suo impiego, oltre a richiedere grande studio ed applicazione, è monopolizzato dalle dive in vena di pubblicità.
Aprite un canale TV e subite l’impatto con una vamp da infarto. Superando la rapidità d’un personal realizzate di quanto le parti scoperte eccedono quelle pudicamente sottratte alla vostra curiosità. La diva ritrae le mani che teneva incrociate sul dorso per mostrarvi l’ultimo prodigio in fatto di cosmetica.
Se vi avanza forza sufficiente per staccare gli occhi dalle parti polpose della figliola noterete che il sorriso col quale accompagna le parole resta viziato da evidente mestizia. Che soffra d’una qualche indisposizione ? E ve la prendete col disgraziato che ha avuto cuore di mandarla in onda pur sapendola inferma. Dovrete ricredervi quando, da li a poco, estraendo da un cofano altri prodotti, la donna allarga le labbra fino a mostrare le gengive. La voce diventa più fluida ed i movimenti più disinvolti.
La presentazione del terzo oggetto ha il potere di palesare appieno lo splendore del suo sorriso. Avvenente così non l’avevate vista mai. Né dovrete vergognarvi ad ammettere d’ aver attribuito miracolosi poteri tonificanti alla crema che la creatura non ha esitato a spalmarsi tutta raggiante sulle mani.
I salti umorali sono una caratteristica tipica delle star e bisogna essere proprio dei malpensanti ad insinuare che qualcuna possa dosare il sorriso proporzionandolo alla stecca target offertale dalle ditte produttrici.
Impossibile chiudere la casistica ignorando il meno gradito dei sorrisi; quello demolitorio. Una smorfia che, quando vi colpisce a tradimento, ha il potere di stirarvi le palle o di gonfiarvele a dismisura.
Avete ruscato come bestie un’intera mattinata; più che naturale concedevi un caffè. Stanchi morti, ve ne state appoggiati all’erogatore, cominciate a sorseggiare lentamente la bevanda quando interviene chi è destinato a mandarvela per traverso. Il capo non vi muove alcun appunto; ciò che pensa di voi è sintetizzato nella mimica del suo sorriso: "e dove altro sarebbe stato possibile rintracciare Rossi ?"