TEMPO DI TELELAVORO

Finalmente un’innovazione come si deve! Non tutti però potranno avvantaggiarsene. Difficile, ad esempio, che riesca ad attecchire su chi strappa la giornata scaricando cassette ai mercati generali. In compenso un buon numero di quelli un tempo definiti "mezze maniche" (e più volgarmente noti come"culi di pietra") potranno dare una svolta radicale al loro modo di lavorare.

Basta con le levatacce da pendolare, con gli imbottigliamenti nei serpentoni delle tangenziali, con i parcometri strategicamente disposti nei paraggi di fabbriche ed uffici. E’ tempo che anche gli abusivi della custodia comincino a cercarsi qualche altro "lavoro". Si avvera il sogno di poter destinare l’auto al ruolo che meglio le compete; quello delle gite di fine settimana (e in c. ai rincari del carburante).

Perfino i più "stanziali" degli operatori potranno tirare un sospiro di sollievo. O ci siamo scordati il travaglio delle quotidiane deportazioni su contenitori che abbisognano di grossi sforzi eufemistici per lasciarsi definire "mezzi pubblici"? Carrozzoni dove, tra gente stipata peggio delle sardine in scatola, salgono di continuo suonatori di Cumparsite mentre se ne allontanano quanti hanno raggiunto la dovuta professionalità nell’appropriarsi dei portafogli altrui.

Gli orari di lavoro? Elastici. Basta saper conciliare le esigenze personal-familiari con quelle della produttività aziendale.

 

L’avvento di un nuovo Eden? Beh!…..Cerchiamo di non esagerare! Ci sarà pure qualche buon motivo se chi ha varato la regolamentazione del cambiamento ha escluso che la scelta possa essere imposta "tout court" ai possibili recalcitranti.

Dov’è scritto che per rifiutare la svolta occorra essere per forza cocciutamente refrattari ai benefici dell’informatica?

Ve lo ricordate il Totò de "Le fanatiche"? Non è che fosse contrario all’acquisto degli elettrodomestici, ma aveva buone ragioni per incazzarsi col piazzista quando quello affermava che il loro impiego avrebbe reso superflua la presenza della domestica. Proprio come accade al dott. Rossi; uno che, sono certo, potrebbe prendere a morsi chi dovesse provocarlo parlandogli di telelavoro. Una resistenza, la sua, già contemplata da quelle indagini psicologiche su possibili controindicazioni, che parlano pudicamente di impoverimenti dei rapporti umani. Come si fa a dargli torto, quando si pensa che ha allacciato con la collega Bianchi un legame foriero di interessanti "approfondimenti"?

Ragioni non meno valide potrebbero opporre i "malati saltuari". Tutta gente alla cui salute, continuamente minacciata da campionati di calcio e tavolate domenicali, provvede il medico di famiglia quando s’affretta a riscontrare temporanee difficoltà di deambulazione.

Un posto a parte, tra gli irriducibili, quello occupato dai patiti delle mense aziendali. Gente perfettamente conscia di quanto tali servizi possano avere da invidiare a "Chez Maxim", ma che tuttavia ha buone ragioni per disertare cucine casalinghe, dove, a confronto di ciò che riescono a cucinarvi, gli intrugli della "Saponificatrice di Velletri" sembrerebbero stuzzicanti manicaretti.

 

Veniamo, ora, agli entusiasti dell’innovazione. Soggetti al passo coi tempi e che Eco non esiterebbe a collocare tra gli "integrati".

Requisito numero uno per evitare di partire col piede sbagliato? Accentuata predisposizione alle incombenze di tipo pionieristico. Nessun riferimento agli strumenti di lavoro, che hanno ormai raggiunto un’affidabilità pressochè totale (se si eccettuano le fregature sempre in agguato su Internet e posta elettronica). La componente avventurosa riguarda, manco a dirlo, l’habitat in cui dedicarsi al loro funzionamento.

Un po’ come avveniva per i colonizzatori del west, che pur disponendo di buone armi e adeguate masserizie, dovevano vedersela con una natura ostile e selvaggia in cui scorrazzavano gli indiani, proliferavano i ladri di bestiame e si era costretti a fare i conti con altre numerose etnie di rompicoglioni di professione.

La cosa non riguarda, ovviamente, i telelavoratori ubicati in villette mono (o bifamiliari) provviste di annesso parco, ma quanti vivono in casermoni afflitti da urla e liti condominiali al cui confronto le divergenze di opinioni tra sunniti ed ashemiti assumono connotati tipici d’una rimpatriata tra vecchi amici.

Nulla impedisce di dilazionare il lavoro riservandone alla notte le fasi più delicate ed impegnative. Possibilissimo! Sempre che non abbiano provveduto a piazzarvi nei dintorni qualche discoteca o, peggio, uno di quei famigerati raduni di scalmanati comunemente definiti "punti verdi". Va da sé che, scoprendovi alle prese con siffatte incombenze calamitose, ogni tentativo di resistenza assumerebbe connotati di autentica follia. Unico rimedio praticabile resterebbe quello di tirare fuori l’armamentario dell’ultimo campeggio, porre mano al notebook con scheda prepagata per collegamenti senza fili, stipare il tutto nell’utilitaria e ripiegare di corsa in aperta campagna, cercando di scansare campi nomadi e bande di malintenzionati che potrebbero mandarvi a p. anche quel poco che siete riusciti a realizzare nel corso della giornata.