Ciò che sta fottendo l’intero occidente (e non solo gli Stati Uniti) è l’incapacità di affrontare i problemi con la stessa foga filosofica dei nostri antenati. Sarà perché, complici i media, il rincoglionimento di massa è ormai giunto a livelli che solo qualche decennio addietro sarebbe stato arduo pronosticare. Sarà perché (come autorevoli quotidiani non smettono di ripeterci) cinque su quattro risultiamo stressati, depressi e sostanzialmente incapaci di connettere appena siamo alle prese con problemi che richiedono un minimo di capacità logica. Sarà colpa del piombo che respiriamo a pieni polmoni o della merda camuffata da prodotto dietetico/alimentare che giornalmente trangugiamo. Sta di fatto che l’analisi non è più il nostro forte.
Una volta non era così. Abbondavano ovunque individui capaci di spaccare in quattro il capello su ciascun aspetto dell’esistenza. Pur ammettendo (come non manchereste di far rilevare) che dovevano costituire per i contemporanei una notevole rottura di coglioni, abituavano chi ne aveva voglia a mettere sotto torchio le proprie facoltà mentali. Qualcuno finiva in manicomio, ma altri , amorevolmente ammaestrati, riuscivano a tuffarsi nel complesso delle problematiche fino a centrarne i reali connotati che consentivano di superare gli incasinamenti che da sempre hanno costellato il cammino della civiltà.
Prendiamo Socrate. Un tipo tosto che, quando cominciava a frullargli per il capo qualche interrogativo di quelli che lo avrebbero proiettato nei nostri licei, lasciava a casa la povera Santippe ed anziché recarsi al lavoro raggiungeva l’agorà (notoriamente affollata da altri sfaccendati). Lì, acchiappando il primo che gli capitava a tiro: "Sapresti dirmi, Peppino, cos’è la virtù ?" L’altro per un po si grattava la zucca, poi arrischiava "la capacità di farsi i c. propri senza ficcare il naso in quelli altrui!".
Il filosofo, tanto per incoraggiarlo, gli batteva una mano sulla spalla: "La risposta è esatta! Ma….non è esauriente. Ciò che tu dici vale per il normale rapporto tra gli individui , mentre intendo riferirmi a valori di tipo, consentimi,.....decisamente più universali".
Peppino tornava a grattarsi la testa ed il filosofo cercava di venirgli incontro.
"Se ti fai i fatti tuoi, ma poi te ne freghi di lavorare (da che pulpito ! n.d.r.) e lasci la famiglia senza una dracma, potresti definirti virtuoso ?
Basta ! In capo a mezz’ora il povero Peppino, stimolato oltre le possibilità della propria capacità cranica, risultava prossimo a sragionare, dubitava delle proprie generalità e scommetto che doveva ricorrere all’aiuto di qualcuno per ritrovare la strada di casa.
Come per diventare virtuosi occorre avere ben chiaro il concetto di "virtù", per fronteggiare il dilagante terrorismo "fa d’uopo" conoscerne a fondo la natura.
Sono certo che ad una domanda di tipo socratico molti risponderebbero che il terrorista è uno che passa il tempo a seminare terrore. Un’autentica cantonata.
C’è, nel mio rione, un tizio che sarei disposto a pagare per scoprire quale autoscuola lo ha avuto in cura e, soprattutto, quale sciagurato s’è sognato di concedergli la patente. Da un pezzo, prima di azzardarsi ad attraversare la strada, le vecchiette scrutano a lungo gli angoli dell’isolato. Qualcuno è già finito all’ospedale e sono sicuro che, una volta dimesso (ma la prognosi è ancora riservata), non mancherà di tentare contro l’incosciente ritorsioni che poco avranno da invidiare a quelle che animano i propositi di Bush.
Ogni qualvolta transita incerto e malaccorto nel traffico (che lui per primo contribuisce ad aggrovigliare) volano al suo indirizzo epiteti tali da costringere le mamme a tappare le orecchie dei propri pargoli. Ho sentito dargli del cornuto, pazzo, figlio di padre incerto ed altro ancora, ma nessuno, almeno finora, lo ha gratificato del titolo di terrorista. Fin troppo evidente che il poveretto non farebbe male ad una mosca. Non è colpa sua se, tra quelle mani, il volante si trasforma in una variabile indipendente.
Intuisco che siete disposti a rettificare la prima definizione. Magari direste che terrorista è colui che genera scientemente il terrore.
Sarebbe giusto, secondo voi (anche se la cosa potrebbe non dispiacere) sbattere in galera i nuclei della G.d.F. che irrompono a bella posta in questa o quella impresa? Nessuno più di loro (salvo forse i graduati dei N.A.S.) è in grado di far paura; che dico ? Di ingenerare ovunque panico e terrore. E non è che non ne siano coscienti (al punto che qualcuno è finito male per essersi lasciato convincere ad intascare mazzette da malcapitati incapaci di reggere oltre all'angosciosa previsione di simili incursioni).
Scommetto che ora, ripensandoci, rettificherete ancora sostenendo che terrorista può dirsi chi, mette in atto comportamenti stigmatizzati dal codice penale al fine di terrorizzare le persone prese di mira.
Esattamente ciò che fanno mafiosi e camorristi, che tuttavia, pur mostrando grande dimestichezza con gli esplosivi e singolare perizia nelle intimidazioni e negli agguati, è impossibile collorare nella vasta schiera dei terroristi. Li penalizza, noterete, il dettaglio che ogni loro azione tira sempre e solo a ricavare grana.
La conclusione possibile è una sola; quella di considerare terrorista chi, avendo sposato una qualche causa, perfettamente consapevole di commettere gravi reati, si dispone a farli sapendo in partenza che, comunque vada, personalmente, non ci ricaverà una mazza.
Ciò detto, occorre puntualizzare che sarebbe sbagliato (ed in definitiva pericoloso) fare di tutt’erba un fascio. Anche volendo ragionare alla grossa siamo costretti ad un minimo di classificazione.
Cominciamo, allora, con l’escludere gli pseudo-terroristi; che una volta andavano tanto di moda. Quelli, per intenderci, che puntavano su banche e supermercati, li ripulivano come meglio potevano poi, quando l’impresa andava proprio per traverso, tentavano di salvare la faccia tirando in ballo la storia degli "espropri proletari".
Altra cosa l'autentico terrorismo made in Italy che, per essere tale, non poteva prescindere da quei tipici connotati di "modestia" che hanno sempre caratterizzato ogni nostro appuntamento con la storia. Tuttavia, anche se scarsamente spettacolari, le "imprese" ad esso legate contano un così nutrito numero di vittime (ivi compresi quelli finiti in galera per sbaglio) da togliermi ogni voglia di ironizzare.
C’è, infine, il terrorismo degli integralisti islamici che, al pari di quello del più esasperato "patriottismo", comporta, non di rado, il ricorso a missioni suicide. Una tipologia, manco a dirlo, decisamente estranea alle tradizioni dell’eversione nostrana i cui protagonisti, una volta acchiappati, spesso si "dissociano", quando addirittura non calzano la casacca dei pentiti affrettandosi a rivelare nomi, cognomi e codici fiscali dei compagni rimasti alla macchia.
Questa delle azioni suicide, francamente, è un qualcosa che esula dalle mie capacità di comprendonio. Già da ragazzo, assistendo nel circo alle esibizioni dell’ "uomo proiettile" (da non confondersi con la "donna cannone"), mi risultava difficile capire le ragioni che potevano indurre un essere raziocinante ad accettare quel ruolo. Bastava che l’assistente sbagliasse la carica perché il disgraziato forasse il tendone per andarsi a sfracellare contro lo stabile più vicino.
Oggi, invece, non passa giorno senza che i quotidiani diano notizia di gente decisa a lasciare la pelle pur di causare una strage.
Pensate un po. Suona la sveglia e si alza un tizio che, al pari di tutti gli altri mortali, va a fare la cacca, poi (a meno che non si tratti d’un sozzone) si rade e si lava. Si veste nello stesso modo di chi, forse bestemmiando, sta per andare in fabbrica, ma, dettaglio non trascurabile, agghinda la cintura con una fascia imbottita di esplosivo. Non è escluso che prenda qualche mezzo pubblico per raggiungere, mettiamo, un determinato bar dove, anziché ordinare cappuccino e brioche, schiaccia un bottone e salta in aria con il resto della compagnia. Questo, sempre che l'operazione vada a fagiolo. Poniamo il caso, invece, che l'aspirante martire venga colto nel tragitto casa - "lavoro" da un qualsiasi accidenti (svenimento da digiuno liturgico, lesioni causate da non previsto incontro con un creditore) che lo spedisca difilato in ospedale. Sarebbe dura convincere quelli del pronto soccorso che tutto quell'esplosivo era destinato alla pesca di frodo, senza contare la figura di m. che ci si verrebbe a fare con i sostenitori .
Se chiedo a qualche amico psicologo d’illuminarmi sui meccanismi mentali alla base di siffatte scelte mi si risponde, invariabilmente, che l’autore del gesto, convintissimo di entrare nel paradiso di Allah, opera puntando anche sul perenne ricordo causato dal suo gesto. Una spiegazione che non mi convince. Per me i casi sono due: il bombarolo è un credente oppure non lo è.
Certezza nel premio post mortem ? E’ una parola ! Basti pensare che i dirottatori destinati alle "torri", per non desistere dalla "missione" hanno dovuto recitare fino alla nausea il catechismo dei fondamentalisti mentre andavano a spiaccicarsi contro quegli edifici. Accorgimento più che plausibile considerato che, se non si dovesse fare affidamento su di un’esistenza ultraterrena, ci sarebbe da fottersene della stessa riconoscenza dei fans dal momento che risulterebbe difficile poterne gustare gli echi. Mi torna strano, tuttavia, che il credente non rifletta sulle possibili reazioni delle "anime" convolate per sua mano nell’altro mondo. Ragionandoci a fondo non me la sentirei di escludere che il comportamento suicida possa avere qualcosa a che vedere con i costi dei processi, tali, sotto ogni latitudine, da stuzzicare chiunque ad adottare qualsiasi rimedio pur di sottrarvisi.
Un mio nipotino, che è ancora alle elementari, se n’è tornato da scuola visibilmente turbato ed impensierito. Motivo ? L’insegnante s’era soffermata (sorvolo con quali termini) sui temi dell’integralismo e del fondamentalismo islamico anticipando l’esigenza d’un tema in classe per l’indomani (se son cose da proporsi a delle innocenti creature).
Cos'è l'integralismo? Potrei rispondervi con una testimonianza dal vivo.
Da bambino c'era a farci da maestra in asilo una suora racchia e tanto scheletrica che qualsiasi adulto avrebbe potuto stenderla con uno sputo, ma tanto inflessibile da renderci la vita impossibile. Qualcuno voleva andare al cesso ? Niente da fare. Si poteva solo quando lo decideva lei. Qualche altro tirava fuori una mela. Anche se imboscato nell'ultimo banco, non faceva in tempo a vederne il colore che già l'arpia gli era piombata addosso per sequestrargliela. Si doveva mangiare solo quando lei ne dava il segnale. E se qualcuno si cagava addosso scoppiava l'ira di dio.
Io, con le scarse cognizioni di cui dispone l’infanzia, la ritenevo una gradissima stronza, solo crescendo avrei capito che si trattava d'una integralista.
Volendo abbozzare la differenza che intercorre tra uno stronzo ed un integralista la spiegherei con una constatazione alla portata di tutti. Lo stronzo, anche quello più efferato, avrà pure dei momenti di umanità o di cedimento; l'integralista mai.
Non è nemmeno questione di fede politica o religiosa, dal momento che, per la sventura dei viventi, siffatti esemplari pullulano un po dovunque. Se non se ne avverte a fondo l'insostenibilità della presenza lo si deve al solo fatto che non tutti arrivano a "realizzarsi" attraverso imprese terroristiche. Potenzialmente pericolosi, necessitano, come ogni bacillo che si rispetti, d'un adeguato habitat di coltura.
Integralisti si nasce, ma terroristi si diventa; restando, talvolta, solo allo stadio potenziale perchè frenati, mitigati (o anche prematuramente "mazziati") dall'ambiente circostante. Certo è che se un integralista cresce a contatto d'una società dove, anzichè farlo ragionare, si fa di tutto per esaltarne le qualità come altrettante doti eroiche ci va poco ad immaginare quali potranno essere le conseguenze.
Mentre scrivo siamo agli sgoccioli di settembre. L'intero occidente è in preda a squilli di trombe e rulli di tamburi. Dappertutto è un gran via vai di diplomatici, di mobilitazioni, di basi aeree pronte all'attacco, anche se ancora non si capisce su quale spartito andrà a suonare un'orchestra siffatta. Speriamo solo che tutto non si risolva in un'ecatombe di quegli sventurati afgani che, già abbondantemente martirizzati da decenni di tribolazioni culminate con l'indottrinamento dei Telebani, rischiano pure di sorbirsi incursioni che accomunerebbero nella barbarie vittime ed artefici dei recenti gesti terroristici. E’ fin troppo risaputa l’impressionante ramificazione della rete terroristica su più continenti. Perché accanirsi tanto su di un solo paese ? La terapia che per ora s’intravede sembra analoga a quella d’un medico che, per estirpare una cancro diffuso sull’intero organismo, volesse accanirsi a martirizzare con continua somministrazione di supposte un unico buco di c.
Bin Laden giura sulla sua estraneità nei raid terroristici. C’è da credergli ?
Poniamo il caso che lo sceicco ammettesse francamente il contrario. Dovrebbe essere coerente e lasciarsi catturare dai danneggiati. Chiaro che questi, come minimo, gli farebbero la pelle, consentendogli, con ciò, di raggiungere nel paradiso islamico gli adepti che intanto lo hanno preceduto senza fare tante storie. Mettiamoci anche nei panni degli USA e chiediamoci pure, malignamente, quanto converrebbe un’eventuale cattura del personaggio. Gli afgani, per primi, avrebbero occasione di dire "Volevate Bin Laden ? L’avete avuto ! Adesso accomodatevi fuori dai c.!" Fine delle operazioni.
Per chiudere con una nota ottimistica è necessario partire dalla premessa che ogni società (comprese quelle del fanatismo, dell’intolleranza e del terrorismo) finisce con il covare al suo interno i principi della propria dissoluzione. Per cui, a ben riflettere, la stessa vastissima diffusione registrata dall’integralismo islamico potrebbe segnarne il futuro declino. Come ? Che diamine !….Basta avere un più d’immaginazione !
C’è da sperare che i missionari del peggior fondamentalismo, dopo aver raccolto proseliti tra gli immigrati di mezza Europa, spingano la loro opera di evangelizzazione in una regione del nostro paese (che lascio al lettore lo sfizio di localizzare).Un territorio dove profughi dal terzo e dal quarto mondo vivono da tempo a contatto degli autoctoni; gente esperta da secoli ad arrabattarsi alla meno peggio per garantirsi il diritto all’esistenza. Nulla esclude che politiche tese al raggiungimento dell’integrazione multietnica possano aver favorito autentiche simbiosi tra musulmani ed indigeni conferendo ai primi peculiarità tipiche dei secondi. Possibile ipotizzare, allora, la presenza di una comunità extraeuropea aperta a qualsiasi credo, disposta ad imboccare, se istigata, anche la strada del terrorismo, ma propensa anche a conservare nel profondo costumi che, una volta acquisiti, risulta impossibile sradicare e tali da venir fuori alla prima occasione.
Ipotizziamo un certo numero di siffatti neofiti disseminati nelle varie cellule terroristiche e non tarderemmo a prevediamone le possibili conseguenze. C’è un’auto carica di tritolo pronta a schiantarsi contro un affollato ristorante. Il suicida di turno stringe nervosamente il volante recitando mentalmente i versetti coranici più idonei alla circostanza. Cerca di mettere in moto. Sorpresa ! La macchina non parte. Fatalità ? Niente affatto ! Qualche adepto deve essersi fottuto il pieno del carburante. Nè ci sarebbe da meravigliarsi se, da lì a poco, dovesse saltar fuori che qualcun altro aveva venduto di nascosto la dinamite sostituendo il carico esplosivo con innocui pezzi di manici di scopa.
In una località segreta un manipolo di irriducibili ha da poco concluso il digiuno rituale? Sarà costretto a protrarlo ben oltre i limiti della prescrizione coranica per il semplice fatto che, mentre tutti erano rivolti alla Mecca col sedere per aria, c’è stato chi ne ha approfittato per svuotare il magazzino dei viveri.
E com’è possibile sincronizzare le delicate fasi di un attentato quando si scopre che i cronometri acquistati per i congiurati sono altrettante patacche che è impossibile mettere d’accordo ?
Ad un tiro di schioppo dalla base terroristica c’è un villaggio sul quale gravano pesanti sospetti, meglio eliminarne al più presto gli abitanti. Uomini armati attendono la notte per fare la festa a quanti sorprenderanno nel sonno. Finalmente, dopo che lo snervante agguato ha mezzo acciaccato le ossa del truce commando, arriva il segnale d’attacco. Si corre a sfondare le porte dei miseri cascinali per scoprire che risultano deserti e più di qualche sospetto cadrà sul tizio che trafficava in formaggi con quella gente. Impossibile identificarlo dal momento che circolava con un turbante tanto imponente da coprirgli tre quarti del volto. Altrettanto arduo identificare l’esatta provenienza della rombante pernacchia giunta a conclusione d’un accorato comizio dello sceicco.
Stranamente, intanto, la presenza di nuovi adepti viene a coincidere con il verificarsi d'uno strano fenomeno; mentre diminuiscono (o falliscono) ovunque stragi ed attentati, nei villaggi del Medio Oriente si moltiplicano a vista d'occhio razzie d'animali e trafugamenti di generi di prima necessità. Fatalità o congiura ?
Visibilmente preoccupati, i capi delle varie organizzazioni cercano di correre ai ripari. Fanno di tutto per individuare e neutralizzare le "mele marce" del terrorismo, che però si rivelano impareggiabili nell'incanalare i sospetti su false piste. Conseguenze ? Pestaggi e violente scazzottature tra gente del tutto estranea a quel genere di malefatte.
Quanto potrebbe resistere una struttura così a mal partito ? Non passerebbe molto che già i primi comincerebbero a squagliarsi. Altri tirerebbero a lottare di malavoglia riducendo sempre più il complesso della congrega ad una sorta di "Armata Brancaleone". I pochi che dovessero tentare ancora qualche attacco, anzichè in galera, finirebbero diritti al manicomio e, prima o poi, quasi tutti preferirebbero rintanarsi da qualche parte per sottrarsi al ridicolo (nonchè a possibili richieste di risarcimento - danni).