TOPONOMASTICA PROSSIMA VENTURA
Gli americani sono pragmatici per natura. Questo lo si sapeva, ma chi avrebbe pensato che sarebbero arrivati a ribattezzare col logo della Coca-Cola le stazioni della metropolitana di New-York?
Se provi ad intervistare gli artefici della "pensata" ti risponderanno che considerano i ricavi della sponsorizzazione un autentico toccasana per far quadrare i bilanci dell’azienda di trasporto.
Potenza della pubblicità! Noi ci proviamo, ma abbiamo ancora molta strada da percorre! Dovremmo vergognarcene, anche se su molti lati ciechi dei caseggiati urbani già campeggiano insegne di megascarpe (che se fossero autentiche emanerebbero tali e tanti effluvi alla gorgonzola da determinare l’evacuazione del quartiere).
Anche la RAI-TV pubblica, impossibilitata com’è a pagare col solo introito dei canoni le trasferte dei suoi numerosi giramondo, qualche passo avanti l’ha pure fatto, inserendo stacchi pubblicitari che poco hanno da invidiare al modo di fare delle emittenti private. Ma siamo solo agli albori di una prassi che, oculatamente applicata, potrebbe fornire un bel mucchio di soddisfazioni.
Personalmente, ad esempio, sono stanco dei reiterati piagnistei con i quali le amministrazioni locali accompagnano l’approvazione d’ogni nuova finanziaria. Lamentano di non avere risorse sufficienti ad assicurare l’erogazione dei servizi, maggiorano l’ICI, sfrattano anzitempo gli ospiti dei cimiteri per intascarsi il "pizzo" delle traslazioni e, mentre continuano a piangersi addosso, sguinzagliano per ogni dove commandos di vigili guidati da un unico categorico imperativo; quello di multare a tutta forza quanti disgraziati capitano loro a tiro.
Lo vedete? E’ la fantasia che ci manca! Ci avete mai pensato alle risorse che potrebbe fornire un più moderno uso della toponomastica?
Prendiamo (tanto per non parlare in astratto) questa benedettissima città di Torino. Consultatene una di quelle cartine in vendita nelle edicole. Salta agli occhi l’enorme numero di strade tuttora intitolate a personaggi del Risorgimento. Siamo pieni di cosi Umberti, Vittori Emanueli, Regine Margherite, Principesse Clotildi, conti di qua e duchi di là; una cosa che proprio non regge, visto che da sessant’anni abbiamo una Repubblica (anche se è quella che è). Seguono nomi di condottieri e generali (tipo Cialdini, La Marmora & C.) che, specie in tempi di rivisitazioni storiche, sarebbe meglio rimuovere alla chetichella (piantiamola di sfottere la memoria storica dei meridionali!). D’accordo; sarà sempre possibile scorgervi anche qualche personaggio laico, ma non è che dica molto alle odierne generazioni. Primo perché la scuola della storia pare proprio se ne strafotta. Secondo……..Oh ma ce lo siamo scordati che siamo una comunità multietnica? Per ogni italiano che nasce (aborto domiciliare permettendo) spuntano almeno tre cinesi e una decina di musulmani; tutti pargoli a cui, giunti all’età della ragione, le generalità anagrafiche di Umberto Biancamano come quelle d’un Vittorio Alfieri non diranno un c. di niente.
Cerchiamo, allora, di essere almeno un poco pratici. Copiamo pure dagli americani (come hanno fatto intere generazioni di giapponesi ) e vediamo di mettere una pezza sul secolare protrarsi di questo malcostume.
Com’è che si potrebbe rimediare? Ma sant’Iddio, ce l’abbiamo o no uno straccio di sindaco? E allora cosa aspetta a stabilire contatti col mondo industriale per poter porre mano al totale rimaneggiamento della toponomastica?
Qualche breve trattativa da concludersi con l’erogazione, poniamo, di 300 milioni e Via Settembrini diventa Corso Auricchio. Edmondo De Amicis? Obsoleto! Meglio rimpiazzarlo con un bel Corso Buitoni; che poi sono nomi che è anche più facile da tenere a mente. Uno se li annota sul palmare, se li ritrova sul navigatore satellitare e, anche nel caso dovesse scordarseli, gli basterebbe accendere la TV per riuscire a rinfrescarsi la memoria.