MALEDETTA TOPONOMASTICA!
Ammettiamolo francamente; per quanto riguarda le strade non ci sono più oggi consuetudini e pratiche denominazioni di una volta. E’ vero che tanto tempo fa non c’erano "pagine gialle", e nemmeno navigatori satellitari, ma orientarsi per il disbrigo delle proprie faccende era molto più facile di oggi.
Poniamo che vi si blocchi l’orologio; siete un uomo d’affari e questo v’impone di farlo revisionare al più presto. Come vi regolate? Consultando una qualsiasi guida trovereste una miriade di laboratori e negozi che potrebbero soddisfarvi, ma, e non sarebbe che il primo di una lunga serie di intoppi, questi punti risultano sparsi; disseminati in città come una carica di pallini sparata ad ampio raggio. Dietro ogni insegna potrebbe annidarsi chi è pronto a speculare contando sul fatto che non vi andrebbe di scarpinare di qua e di là nella speranza di andare a spuntare altrove un trattamento meno indecente.
Una volta? Ma era tutta un’altra cosa. Tanto per cominciare, urbanisticamente parlando, gli "operatori" si raggruppavano per categoria, consentendo, ma è solo un esempio, al viaggiatore settecentesco d’infilarsi diritto in "Via degli oriuoli", per avvalersi di una vera e propria selva di esperti "mastri di settore" che avrebbero giocato al massimo ribasso pur di accaparrarsi i soldi della riparazione.
All’arrivo di Ottobre, con i primi freddi, niente di meglio di una capatina al "Vicolo dei lanaioli" dove, senza dover trascinare il culo di quartiere in quartiere, avreste potuto scegliere in tutto comodo, ed al miglior prezzo, calze, guanti, sciarpe e maglioni. Altro che ricorre a "saldi", sedicenti "liquidazioni" ed insidiose "vendite promozionali"; tutte imprese che, nella migliore delle ipotesi, vi costringono a sfacchinare un’intera giornata per raccattare un capo d’abbigliamento al cui prezzo dovrete aggiungere la multa per l’auto lasciata in divieto di sosta.
E pazienza se fosse solo questione di ubicazioni del terziario! C’è anche da lamentare che proprio non ci azzeccano nel denominare le strade con un minimo di criterio.
Vi risulta che Paganini avesse a che vedere con la prostituzione? Perché allora ostinarsi a dedicargli una strada in cui operatrici di questo, del terzo e perfino dal quarto mondo, non attendono nemmeno il pomeriggio per correre ad accaparrarsene ogni tratto di marciapiede? Paganini, se ben ricordo, aveva qualche dimestichezza col violino. Ma chi si aggira da queste parti è solito metter mano a ben altro genere di strumenti.
Impossibile riuscire a mandar giù l’aspetto sfacciatamente menzognero che caratterizza la moderna toponomastica. C’è la strada in cui sorge il municipio. E com’è che te la vanno a battezzare? "Via Palazzo di Città". Orrore! Siamo seri! Suonerebbe molto più consono un bel "Via della lentezza burocratica".
La faccenda si complica ancor più quando ci si mettono di mezzo due famigerati personaggi da calendario. Fateci caso; sono sempre loro: S. Antonio e S. Francesco.
Per sbrigare qualche pratica c’è chi, costretto a muoversi sotto un sole della madonna, si trascina con la lingua fuori dai denti per uno sconfinato numero di isolati. Raggiunge mezzo morto il civico 15, ma non fa in tempo a passarsi il fazzoletto sulla fronte che c’è già chi, sorridendo bonariamente, redarguisce il disgraziato facendogli presente che ha scambiato un Sant’Antonio da Padova per un Sant’Antonio abate. Cazzi suoi! (del viandante e non di S. Antonio – n.d.r.).
Equivoci del tutto analoghi quelli cui danno adito San Francesco d’Assisi in combutta con quel suo omonimo compare che risponde al nome di San Francesco di Sales.
Fin troppo chiaro che la colpa non è del Padreterno. Cosa dovrebbe fare costui? Gli si presenta un aspirante santo che porta lo stesso nome di quello glorificato secoli addietro. Può mica dirgli di scegliersi un nick-name se non vuol essere sbattuto a calci in c. fuori dal paradiso. La responsabilità ricade tutta sulle zucche dei "creativi" annidati nella gestione dei servizi anagrafici. Secondo me occorrerebbe sottoporli al responso di un apposito "fantasiometro", per verificare se sono in grado di sfornare, tempo un minuto, almeno venti nomi nuovi di vie, vicoli e piazze. Chi non supera la prova andrebbe immediatamente trasferito in centri al di sotto dei diecimila abitanti o, se fortemente raccomandato, presso capoluoghi attraversati da fiumi. Lì è più semplice; preposti ad organizzare un Lung’Arno o un Lungo Po è facile prevedere che ogni incasinamento resterebbe mitigato dal fattore numerazione.
Ora, come non bastasse, capita che ci si metta di mezzo pure la globalizzazione. D’accordo! Siamo a corto di martiri, ci scarseggiano i Nobel per la pace e pure in fatto di nuove leve di scienziati lasciamo parecchio a desiderare. Ma non mi sembra questo un buon motivo per cominciare ad impestare gli incroci di insediamenti periferici con nomi che sono un’autentica provocazione per quanti devono aver superato a stento la scuola dell’obbligo. Mazzini, Garibaldi, Pisacane, Machiavelli sono nomi che uno, bene o male, riesce a ricordarseli. Un po’ perché lo hanno fatto bestemmiare sui banchi delle elementari, ma anche e soprattutto per il fatto, riconosciamolo, che sono vocaboli da cristiani. Ora, invece, ti spuntano c. di cognomi zeppi di "w, y, k", per non parlare delle tante "h" che non sai mai dove andare a ficcare. Ci manca solo che comincino a spuntare targhe in arabo, cinese, cirillico e poi siamo a posto.
Riflettiamo, Cristo! Dov’è detto che sia obbligatorio accanirsi ad antropoformizzare ogni percorso urbano? Che, a rifletterci, non è poi nemmeno un’azione tanto decorosa. Poniamo che, dall’oggi al domani, spunti su di uno slargo il nome d’un celebre letterato inglese del ‘900. Non c’è in zona (e tutto lascia prevedere che mai ci sarà) chi conosce un solo rigo della sua produzione. Ma non manca chi ne ha sentito parlare in riferimento a curiose malignità biografiche. Prima o poi non potrà astenersi dal commentare "Si! Verissimo! Un grande scrittore!…..Peccato che portasse le corna!" Uno sputtanamento con i controfiocchi e tale da gridare vendetta di fronte alla normativa sulla privacy.
E se ci regolassimo secondo gli usi di altri paesi? Non è che gironzolando per New-York troviamo vie intitolate a Madre Teresa di Calcutta o ad un qualche eroico sergente dei marines . Trattandosi di gente pratica, da quelle parti risolvono tutto con la matematica; ti schiaffano un bel numero per ogni strada e non c’è più pericolo di sbagliarsi.
Perché non lo fanno anche da noi? Forse le remore stanno tutte nell’attuale criterio di dislocazione dei nostri uffici. Capisco che non sarebbe il top della consolazione sentirsi dire, dopo aver fatto la coda all’ufficio x nella diciottesima strada, "Per la vidimazione si rivolga ora alla tesoreria della trecentottantaseiesima per poter poi consegnare il tutto all’ufficio sito al n.15 della diciassettesima".